COMBONIANUM – Formazione e Missione

— Sito di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA — Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa — Blog of MISSIONARY ONGOING FORMATION — A missionary look on the life of the world and the church

Commento al Vangelo della XXXI Settimana del Tempo Ordinario

XXXI Settimana del Tempo Ordinario 
Commento al Vangelo, di Paolo Curtaz


bibbia

Lunedì 5 Novembre > 
(Feria – Verde)
Lunedì della XXXI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Fil 2,1-4   Sal 130   Lc 14,12-14: Non invitare i tuoi amici, ma poveri, storpi, zoppi e ciechi.
Martedì 6 Novembre > 
(Feria – Verde)
Martedì della XXXI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Fil 2,5-11   Sal 21   Lc 14,15-24: Esci per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, perché la mia casa si riempia.
Mercoledì 7 Novembre > 
(Feria – Verde)
Mercoledì della XXXI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Fil 2,12-18   Sal 26   Lc 14,25-33: Chi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.
Giovedì 8 Novembre > 
(Feria – Verde)
Giovedì della XXXI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Fil 3,3-8   Sal 104   Lc 15,1-10: Vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte.
Venerdì 9 Novembre > 
(FESTA – Bianco)
DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE
Ez 47, 1-2.8-9.12   Sal 45   1Cor 3,9-11.16-17   Gv 2, 13-22: Parlava del tempio del suo corpo.
Sabato 10 Novembre > 
(Memoria – Bianco)
San Leone Magno
Fil 4,10-19   Sal 111   Lc 16,9-15: Se non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera?
Domenica 11 Novembre > 
(DOMENICA – Verde)
XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)
1Re 17,10-16   Sal 145   Eb 9,24-28   Mc 12,38-44: Questa vedova, nella sua povertà, ha dato tutto quello che aveva.

Lunedì della XXXI settimana del Tempo Ordinario 
Lc 14,12-14: Non invitare i tuoi amici, ma poveri, storpi, zoppi e ciechi.

Quanto è esigente il Signore e quanto ci spiazza! Ci chiede di essere autentici sempre, senza tentennare, senza eccezioni, soprattutto quando abbiamo a che fare con la manifestazione dell’amore verso i più poveri… Ha ragione: con diverse sfumature secondo il proprio carattere ma tutti, tendenzialmente, facciamo le cose per averne un tornaconto. Amiamo chi ci ama, ci innamoriamo di chi ci fa i complimenti, abbiamo amici fra le persone simpatiche e coltiviamo le conoscenza che ci arricchiscono o che ci possono tornare utili… E questo mi sembra normale, istintivo, da parte della sopravvivenza e della capacità dell’essere umano di adattarsi all’ambiente circostante. Ma quando entra in gioco la fede, però, le cose cambiano inevitabilmente. L’amore di Cristo in noi, quell’amore che scopriamo essere più grande dell’istinto che ci motiva e ci spinge, ci porta ad amare gratuitamente come Dio ci ama. Senza porre condizioni, senza averne un tornaconto, senza calcoli… amare per amare, amare per la gioia di rendere gloria a Dio e di assomigliargli nel suo gesto creatore dell’amore totale.

Martedì della XXXI settimana del Tempo Ordinario
Lc 14,15-24: Esci per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, perché la mia casa si riempia.

Mentre si pranza di parla del più e del meno, tutti contenti di avere a tavola un ospite d’eccezione come è il Nazareno. Ad un certo punto uno dei commensali, probabilmente per innalzare il livello del dialogo e per fare bella figura, afferma che stare insieme a mangiare è bello ma pensa come sarà bello farlo al banchetto del Regno, aspettandosi forse una spintarella da parte del profeta. E Gesù, tenero, ne approfitta per constatare una orrenda verità: molto spesso diciamo di desiderare Dio, di avere voglia di vederlo, lo cerchiamo mettendoci in gioco e diventando discepoli… salvo poi, al momento opportuno, accampare mille scuse. Non è il momento opportuno, non ho la testa, non me la sento… E così ci perdiamo la felicità: qui e altrove. Vorrei assistere alla scenetta quando, dopo il nostro passaggio, davanti alla bellezza immensa di Dio ci sentiremo sciogliere e diremo a Dio: che meraviglia Signore, a saperlo prima quanta meno sofferenza avrei vissuto! Immaginatevi l’espressione di Dio! Non aspiriamo genericamente al Regno di Dio ma realizziamolo giorno per giorno, a partire da oggi!

Mercoledì della XXXI settimana del Tempo Ordinario
Lc 14,25-33: Chi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.

Che presuntuoso è Gesù! Che coraggio ha nel chiedere ciò che chiede! Ai discepoli, a noi, dice di essere la gioia più grande della più grande gioia che possiamo sperimentare! Che l’esperienza più coinvolgente e luminosa che possiamo vivere, l’innamoramento, la genitorialità, l’amicizia è sempre e solo seconda all’amore che egli può dare e che possiamo ricambiare! La sfida è lanciata: è possibile ciò che egli chiede? O fa parte della categoria delle cose pie e devote che alcuni fra noi, quelli per capirsi portati alla vita religiosa fin dalla culla, sentono di abbracciare? È un amore asettico, disinfettato, angelico, etereo quello che propone Gesù? Un amore per persone che non possono che essere sdolcinatamente accondiscendenti col capino reclinato e la vocina suadente? No, certo. Questa pagina è proposta ad ogni discepolo e la sua forza consiste proprio in questo! Mettere Gesù nel mezzo significa ridefinire ogni relazione, dandole spessore e valore, ma anche limite e opportunità. Nessuna moglie, nessun figlio, nessuna soddisfazione, dice Gesù, possono colmare l’infinito desiderio d’amore che abita il nostro cuore e che Dio solo colma!

Giovedì della XXXI settimana del Tempo Ordinario
Lc 15,1-10: Vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte.

Gesù scandalizza col suo atteggiamento libero e adulto. Nella logica ebraica, attenta a distinguere le cose sante dalle cose profane, il puro dall’impuro, l’atteggiamento di Gesù era assolutamente incomprensibile: avere a che fare con l’impurità, i peccatori, ad esempio, significa inesorabilmente venire macchiati dall’impurità. Perciò i farisei evitavano di frequentare i peccatori. Gesù, invece, non esita a frequentarli. Ma questa idea, tutto sommato, è rimasta intatta anche nella nostra cultura. Siamo abbastanza convinti che chi va con lo zoppo impara a zoppicare e, ancora oggi, se qualche prete frequenta ambienti non troppo ortodossi storciamo il naso. Gesù esplicita la sua logica, cerca di coinvolgere gli altri riguardo alle sue scelte: avere a che fare con i peccatori è un atteggiamento di Dio che cerca la pecora smarrita, la moneta perduta. Dio vede in ogni peccatore il santo che non è ancora, vede brillare la scintilla che gli ha posto nel cuore. Perciò insiste, accoglie, perdona, cerca. Con una libertà interiore e un rispetto assoluti, senza guardare dall’alto chicchessia, senza cedere al compromesso, manifestando l’instancabile volontà salvifica di Dio.

Venerdì 9 Novembre >
(FESTA – Bianco) DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE
Gv 2, 13-22: Parlava del tempio del suo corpo.

All’inizio del IV secolo, Roma cominciò a cambiare il suo tradizionale aspetto architettonico grazie all’imperatore Costantino e all’attività edilizia da lui favorita. Egli fece costruire la basilica di San Giovanni in Laterano con un battistero e un palazzo che divenne la residenza dei vescovi di Roma.
Cattedrale di Roma, San Giovanni in Laterano è la madre di tutte le chiese dell’urbe e dell’orbe. E’ il simbolo della fede dei cristiani nei primi secoli, che sentivano la necessità di riunirsi in un luogo comune e consacrato per celebrare la Parola di Dio e i Sacri Misteri. La festa odierna, come ben evidenzia la liturgia, è la festa di tutte le chiese del mondo. (www.santiebeati.it)

In questo giorno la liturgia romana celebra la data della dedicazione della basilica di san Giovanni in Laterano, la Cattedrale di Roma che non è san Pietro, come quasi tutti pensano.
Il cristianesimo porta alle estreme conseguenze l’intuizione che Israele ha maturato durante la sua travagliata storia e di cui troviamo tracce nella Scrittura: nessun tempio umano può contenere la presenza di Dio, non esistono luoghi “sacri” perché tutto appartiene al Creatore. Gesù, attribuendosi la sacralità dell’appena ricostruito (e non ancora concluso) tempio di Gerusalemme, ammonisce la samaritana e noi: non a Gerusalemme né sul monte Garizim si adora Dio, ma nel proprio cuore. Gesù, vero tempio di Dio, consacra, rende sacro ogni uomo, ogni luogo, ogni tempo. Incarnandosi, diventando uomo, Gesù annulla la divisione fra sacro e profano, restituisce armonia, ricostruisce l’unione che era all’origine della Creazione. E allora a che ci servono le chiese fatte di pietra e mattoni? A ospitare “la” Chiesa fatta da persone, da credenti. In splendide basiliche romaniche o in anonimi chiesoni in cemento delle periferie degradate, sono i discepoli che fanno la Chiesa e non viceversa. Al punto che il diritto canonico dice che se in una parrocchia non si celebra più l’eucarestia domenicale e non si raduna più una comunità, il vescovo ha il dovere di abolire la parrocchia.

Sabato 10 Novembre (Memoria – Bianco) San Leone Magno
Lc 16,9-15: Se non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera?

(Papa dal 29/09/440 al 10/11/461)
Arcidiacono (430), consigliere di Celestino I e di Sisto III, inviato da Valentino a pacificare le Gallie, venne eletto papa nel 440 circa. Fu un papa energico, avversò le sopravvivenze del paganesimo; combatté manichei e priscillanisti. Intervenne d’autorità nella polemica cristologica che infiammava l’Oriente, convocando il concilio ecumenico di Calcedonia, nel quale si proclamava l’esistenza in Cristo di due nature, nell’unica persona del Verbo. Nel 452 fu designato dal debole imperatore Valentiniano III a guidare l’ambasceria romana inviata ad Attila. I particolari della missione furono oscuri: è solo che il re degli Unni, dopo l’incontro con la delegazione abbandonò l’Italia. Quando Genserico nel 455 entrò in Roma, Leone ottenne dai Vandali il rispetto della vita degli abitanti, ma non poté impedire l’atroce saccheggio dell’Urbe. Dotato di un alto concetto del pontificato romano, fece rispettare ovunque la primazia del vescovo di Roma. Compose anche preghiere contenute nel “Sacramentario Veronese”. Benedetto XIV, nel 1754 lo proclamò dottore della Chiesa, E’ il primo papa che ebbe il titolo di Magno (Grande). (www.santiebeati.it)

Gesù continua la riflessione iniziata ieri con la sconcertante parabola dell’amministratore disonesto e chiede ai discepoli di essere liberi dalla bramosia e dall’attaccamento al denaro e di accumulare ricchezza davanti a Dio. Evidenzia poi un aspetto simpatico, una piccola regola di vita che può aiutarci tanto nella quotidianità: essere delle persone oneste e precise sin nelle piccole cose, nelle minuzie. Vivere come se le cose che facciamo fossero le più importanti del mondo, sapendo che non c’e nulla di inutile agli occhi di Dio. Sappiamo che la Creazione, così come ci racconta il libro della Genesi, non è compiuta, non è conclusa. Dio affida a noi uomini, i giardinieri del Cosmo, di custodire e abbellire l’Eden. Perciò qualunque attività che facciamo collabora al compimento della Creazione. Anche il lavoro più umile e nascosto, fatto con correttezza, precisione e sentimento, collabora alla salvezza del mondo. Che bello! Anche quel lavoro noioso, o i “mestieri” da fare a casa, o la fatica affrontata per sopportare quel datore di lavoro arrogante, se fatti con cura diventano una splendida testimonianza della nostra fede…

XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)
Mc 12,38-44: Questa vedova, nella sua povertà, ha dato tutto quello che aveva.

Ci sono momenti nella vita in cui perdiamo tutto: salute, lavoro, una persona cara (non necessariamente perché muore), voglia di vivere. Momenti faticosi, terribili, in cui abbiamo l’impressione di non sopravvivere. 
Sono le vedove, le ultime della società, ad essere al centro dell’attenzione della Parola di Dio di oggi. La prima vedova si trova a Zarepta di Sidone, fuori dal territorio di Israele. Elia, il grande profeta, le chiede accoglienza alle porte della città. Questa povera donna, senza mezzi di sussistenza, accetta di ospitare questo sconosciuto, straniero, condividendo l’ultima porzione di cibo che possiede. Questo immenso segno di generosità cambierà la sua vita: l’olio nell’orcio e la farina nella madia non verranno mai più a mancare. Così la vedova del Vangelo getta nel tesoro del Tempio qualche euro, mentre i notabili della città e i devoti si spintonano per far notare le somme considerevoli che versano nelle casse del Tempio appena ricostruito. Gesù loda la generosità di questa donna che ha dato il suo necessario come offerta a Dio. Come la vedova di Elia, trasciniamo un passo dopo l’altro, tenuti in vita da qualche affetto (il figlio per la vedova) ma rassegnati a veder consumare ogni forza, ogni energia. Eppure, in quel momento di rarefazione esistenziale, di dolore assoluto, con o senza Dio presente, possiamo diventare capaci di accoglienza, di dono, di condivisione, di non lasciarci soffocare dalla rabbia assoluta e vedere altro dolore, altra sofferenza.

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Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 04/11/2018 da in ITALIANO, Liturgia, Settimana - commento.

San Daniele Comboni (1831-1881)

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