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Sulle tracce di Maria (6) Bra, Santuario della Madonna dei Fiori

Trascrizione della trasmissione radiofonica “Sulle tracce di Maria”, condotta da Diego Manetti (Radio Maria) 


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Sulle tracce di Maria (6)
Bra, Santuario della Madonna dei Fiori

La traccia mariana che andiamo a illustrare questa volta, cari amici, con l’intento di ripercorrerla insieme a voi, ci porta nella località di Bra. Il comune di Bra, che attualmente conta poco meno di 30.000 abitanti, si trova situato nella provincia di Cuneo, più precisamente nella zona del Roero, a eguale distanza – una cinquantina di chilometri – da Torino e da Cuneo. La città vanta origini antichissime e tracce dei primi insediamenti umani nel sito della attuale Bra risalgono all’epoca romana (III sec. d.C.). La massima espansione e fioritura della città si ebbe nel corso del XVIII secolo. Il nome “bra” deriva dall’antico termine longobardo “brayda”, che indicava una proprietà terriera con estesa porzione dedicata al pascolo. Questo per quanto riguarda le prime informazioni sulla città, quelle che una qualsiasi guida turistica può presentare.

Ma perché recarsi a Bra con voi, cari amici, compiendo un immaginario percorso sul luogo, nella speranza di far nascere in voi il desiderio di recarvi di persona a visitare tale città? Perché questa località ha ricevuto in passato una importante visita, tale da rendere Bra una città per sempre speciale. Non mi sto riferendo a personaggi più o meno illustri che a Bra hanno avuto i natali: né a San Giuseppe Benedetto Cottolengo, che nell’Ottocento fondò a Torino quella mirabile opera di carità che è la Piccola Casa della Divina Provvidenza; né a Carlo Petrini, fondatore dello Slow Food, il movimento internazionale di cultura alimentare; né tanto meno a Emma Bonino, parlamentare ed esponente dei Radicali. No, è ben altra la figura che ha reso Bra preziosa agli occhi del mondo e del Cielo: si tratta infatti della Vergine Maria, che si è degnata di comparire a Bra nel 1336 a una giovane donna del posto, di nome Egidia Mathis.

L’apparizione di cui stiamo parlando viene fatta risalire dalla tradizione al XIV secolo. All’epoca Bra non era la città che è diventata in epoca moderna, per cui non stupisce sapere che tale manifestazione celeste ebbe come sfondo una selva di pruni ai margini dell’abitato, più precisamente una selva detta “della Madonna”, esattamente nel punto in cui due viottoli di campagna si congiungono ai piedi di un pilone votivo dedicato a Maria. La tradizione ci riporta dunque alla sera del 29 dicembre 1336. In quella fredda serata d’inverno, una giovane stava rincasando. Si trattava di Egidia Mathis. La donna era prossima al parto. Giunta alle porte della città, all’incrocio dei due viottoli che abbiamo citato, Egidia volle fermarsi a rendere omaggio alla Vergine nella piccola edicola a lei dedicata. Si trattava di un gesto abituale, che era solita compiere al rientro in città. Pur in condizioni particolarmente delicate, in quanto prossima al parto, la giovane sposa non pensò dunque di variare abitudine. Né ebbe alcuna esitazione a sostare là in preghiera benché avesse scorto, poco lontana, la presenza di un paio di soldati di ventura. Inginocchiatasi, Egidia non fece in tempo a raccogliersi in preghiera che subito due malintenzionati le furono addosso, con il proposito di usarle violenza.

All’epoca era abbastanza usuale la presenza di compagnie di ventura in quelle terre piemontesi, che da tale funesta presenza vennero devastate per gran parte del Trecento. In particolare, la tradizione riferisce che i due erano capitani stranieri – uno inglese e uno tedesco – impegnati in una sfida tanto singolare quanto biasimevole: gareggiare su chi fosse più crudele e malvagio nei confronti delle umili popolazioni locali. Probabilmente i due dovevano aver notato Egidia già in precedenza, poiché ella era solita percorrere quel tragitto verso sera quando si recava a portare latte e uova a una ricca famiglia che abitava poco lontano. Gli squallidi apprezzamenti – immaginiamo – non saranno certo mancati, ma la giovane non se ne era mai data cura. Finché, quella sera del 29 dicembre 1336, i due furfanti avevano oltrepassato il limite, decidendo di tenderle quella che pare esser stata una vera e propria imboscata.

Afferrata dai malintenzionati, in preda alla più cupa disperazione, la giovane si strinse al Pilone, invocando a gran voce l’intervento della Vergine Maria, fissando con filiale e fiducioso abbandono l’immagine della Madonna Bizantina che, con arte semplice ma efficace, era raffigurata nella nicchia votiva.

Implorò dunque Egidia: Maria Vergine Santissima, aiutatemi voi!

Per tutta risposta, i due furfanti le intimarono di lasciar stare la Madonna, ché alla giovane avrebbero pensato loro! Mentre la morsa violenta dei due si faceva sempre più stretta, ecco compiersi il miracolo: dal cielo discese una grande luce che illuminò a giorno la selva circostante, con una intensità e una repentinità tali da indurre i due soldati a una fuga precipitosa.

Ripresasi dallo spavento, Egidia vide accanto a sé una “dignitosa matrona” che, tutta sfolgorante di luce, la andava confortando con materna premura. Nella nicchia del pilone votivo, frattanto, l’immagine bizantina della Madonna con Bambino era scomparsa. Dileguatasi anche la “Dama”, la giovane donna restò da sola, circondata da una miracolosa fioritura del pruneto che, in quel freddo dicembre, presentava i suoi fiori come segno del prodigio celeste: l’apparizione di Maria Vergine in soccorso di una giovane madre minacciata di violenza.

Immaginate dunque, cari amici, lo stupore della giovane: avrebbe senz’altro voluto fare delle domande alla Signora, ma questa era scomparsa. Inoltre, la concitazione di quei terribili momenti aveva accelerato il parto, al punto che Egidia dovette partorire proprio là dove la Vergine era apparsa, circondata dai pruni in fiore. Faceva molto freddo, essendo una serata dicembrina, e la neo-mamma cercava in tutti i modi di riparare il bambino appena nato dalla letale morsa del gelo. Ecco allora che, in quella che pareva essere una situazione disperata, la Signora apparve nuovamente, le fu accanto, la confortò, porgendole delle candide fasce con le quali avvolgere il bambino. Realizzando meglio che cosa fosse accaduto, la giovane mamma non dovette attendere molto per avere la certezza che, pur non avendo scambiato alcuna parola con la Signora, Colei che le era apparsa era la Madonna. E i fiori, miracolosamente apparsi nei pruni circostanti, stavano a rimarcare il carattere celeste di tale apparizione. Tornata a casa, Egidia raccontò tutto l’accaduto a famigliari e compaesani i quali, recatisi sul luogo della apparizione, poterono constatare di persona la miracolosa fioritura. La storia non ricorda più altri particolari relativi a questa donna che, di umile condizione, divenne segno imperituro della materna cura di Maria per i suoi figli.

Questa è dunque la miracolosa apparizione che accadde in quella gelida notte del 29 dicembre 1336. Una apparizione che non ha ricevuto il riconoscimento ufficiale dell’autorità ecclesiastica ma che nei secoli ha saputo radicarsi a tal punto nella tradizione popolare da suscitare una devozione che, dopo circa sette secoli, prosegue ininterrotta. Prima di procedere a esaminare più da vicino il miracolo della fioritura del pruneto, evento prodigioso che tutt’oggi si ripete, a Bra, ogni anno a partire, più o meno, dalla Festa dell’Immacolata (8 dicembre), permettetemi alcune osservazioni.

Anzitutto notate cari amici quanti particolari la tradizione riporti in merito al tempo e la luogo della apparizione: si ricorda il giorno esatto (il 29 dicembre 1336) e il luogo (l’incrocio dei due viottoli alle porte della città, presso il pilone votivo recante l’immagine bizantina della Madonna con il Bambino). Specificare le coordinate storiche del fatto significa voler dare ancor più rilievo alla concretezza di un avvenimento che, pur nella sua divina eccezionalità, si è compiuto in un tempo e in un luogo precisi. Un avvenimento di una portata inaudita, tale da cambiare la vita di Egidia e dei fedeli della zona, al punto che da quel momento nulla fu più come prima nelle loro vite. Ecco perché viene rimarcato il momento di quell’incontro decisivo, con quella precisione che è propria della memoria degli accadimenti decisivi per l’esistenza dell’uomo. Non è difficile riandare con la mente alla pagina del Vangelo che ricorda l’incontro di Giovanni e Andrea con Gesù, laddove, rievocato l’incontro avvenuto decine di anni prima, Giovanni annota: “era l’ora decima”, cioè le quattro del pomeriggio, serbando con grande precisione il ricordo dell’ora che ha cambiato radicalmente la sua vita.

In merito al luogo, ricordato come l’incrocio dei due viottoli, non possiamo tacere il rimando alla concretezza della situazione in cui si rivela la presenza del divino: così è stato per ogni apparizione mariana di questi duemila anni, così è stato soprattutto per l’Incarnazione, evento decisivo per la salvezza dell’uomo, avvenimento eccezionale in cui il Divino entra nella storia, l’Eterno nel tempo, Dio si china sull’uomo, prendendo la carne di un bambino nato duemila anni fa a Betlemme, in Palestina.

Notiamo poi la data dell’apparizione: è il 29 dicembre, appena un giorno dopo quella festa che va sotto il nome di Santi Innocenti e che ricorda il martirio dei bambini che Erode fece uccidere nella speranza di eliminare, tra essi, anche Gesù, della cui nascita era stato informato dai Re Magi (cfr. Mt 2, 13-18). Mi pare singolare che, il giorno dopo il ricordo dei Martiri Innocenti, ovvero dei bambini che testimoniarono con il sangue, quando la potenza divina si manifestò salvando il Bambin Gesù da morte sicura, si assista a un prodigio in difesa di un altro bambino, in difesa della vita innocente. E notiamo che tale prodigio è compiuto da Maria che è Vergine ma che è anche Madre – Madre di Dio, della Chiesa e quindi di noi tutti – e che, come tale, non può non muoversi a compassione per Egidia, per questa sua figlia che, prossima al parto, sta per cadere vittima della violenza dei due soldati.

La devozione popolare si sviluppò rapida e ben radicata e portò alla edificazione di due santuari, con la particolarità che i due edifici sacri non furono edificati uno al posto dell’altro, come spesso accade, bensì uno accanto all’altro, ritrovandosi così oggi ad accogliere i pellegrini che si recano in visita alla Madonna dei Fiori di Bra. L’apparizione avvenne all’incrocio tra due viottoli: oggi il luogo corrisponde al viale che dalla parte nord della città si snoda in direzione di Torino. Qui sorge il Santuario della Madonna dei Fiori, un complesso religioso che comprende il Santuario Vecchio,  che fu eretto nel 1626 come ampliamento della originaria edicola che faceva memoria della apparizione di Maria ad Egidia Mathis il 29 dicembre 1336. e in cui è custodita la statua della Madonna dei Fiori che ogni anno, l’8 settembre, Natività di Maria, è portata in processione per le vie della città. E’ questa la festa più solenne della Patrona di Braida, la cui memoria viene onorata con una novena nel corso della quale vengono celebrate 8 messe al giorno, cui partecipano quotidianamente centinaia e centinaia di fedeli. Sempre all’interno del Santuario Vecchio si trova conservato il dipinto del pittore fiammingo Jean Claret che ritrae appunto la Madonna dei Fiori.

Il complesso religioso annovera poi, già lo abbiamo detto, il Santuario Nuovo, edificato nel 1933, a pianta centrale e con due campanili gemelli. In esso è custodito il grande quadro di Piero dalle Ceste che ritrae l’apparizione della Vergine ad Egidia.

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Veniamo ora all’elemento più caratteristico di questo evento miracoloso, ovvero la fioritura invernale del pruneto. Si tratta di un fenomeno che, a tutt’oggi, la scienza non riesce a spiegare. Ogni anno, all’inizio di dicembre, nei giorni intorno alla festa dell’Immacolata concezione, i pruni del giardino del santuario della Madonna dei Fiori – è evidente la ragione di questo titolo mariano, sgorgato dall’affetto della devozione popolare per il segno della fioritura che accompagnò l’apparizione del 29 dicembre 1336 – si ricoprono di bianchi fiori che, sui rami avvolti dal gelo invernale, testimoniano mirabilmente la memoria della venuta di Maria in aiuto di Egidia in quella fredda sera di dicembre, quasi settecento anni fa. Quando mi sono recato in visita al Santuario, in una giornata ancora invernale ma ormai fuori dai rigori del freddo dicembrino, il pruneto non era più fiorito ma era ben vivo nei fedeli presenti nel santuario il commosso ricordo della bianca fioritura di poche settimane prima, quando i rami dei pruni si erano coperti di piccoli, bianchi fiori sbocciati sotto la neve che ancor li ricopriva.

Il segno che accompagna ogni anno, puntualmente, il ricordo della apparizione di Maria è, appunto, soltanto un segno. Miracoloso per chi ha fede, semplicemente inspiegabile o fonte di curiosità per chi non crede. Vale la pena ricordare qui quanto scrisse Franz Werfel, l’ebreo convertito al cattolicesimo che fu autore del libro “Bernadette”, in cui raccontò le apparizioni di Lourdes: “Per chi crede, ogni miracolo è superfluo; per chi non crede, nessun miracolo è sufficiente”. Sono parole davvero acute, che fanno comprendere come non ci siano segni celesti che possano costringere la libertà umana in un senso o nell’altro, poiché Dio è sempre massimamente rispettoso della facoltà di scelta del singolo individuo. Se dunque non sarebbe sufficiente il miracolo dei pruni in fiori a far credere all’apparizione, credo però che sia ragionevole almeno un esame del fenomeno che vada al di là del semplice e aperto accoglimento della fede. Credo che il mantenimento di un tale segno come evento che annualmente si ripete possa avere proprio questo significato: invitare gli uomini di ogni tempo – quelli del Trecento e quelli di oggi – a osservare sì questo evento con gli occhi della fede, ma anche con quello spirito di attenzione umana e di discernimento che può far cogliere in esso una importante conferma in quanto (già) si crede. Accostiamoci dunque a questo evento miracoloso con il rispetto dei fedeli e l’interesse degli uomini.

La pianta che è oggetto di questo singolare segno celeste, il pruno, appartiene alla famiglia delle rosacee, della specie spinosa (“Prunus spinosa”). Si tratta di un arbusto che raggiunge in genere i due/tre metri di altezza, presentando rami divergenti difesi da numerose spine acute. Che si sia in fredde giornate dicembrine, oppure che il clima sia magari più mite, invariabilmente, con il sole o con la neve, la fioritura imbianca il pruneto per un periodo che varia dai venti giorni ai diversi mesi. La particolarità di tale evento è che pare legato al pruno, e non solo al luogo dell’apparizione, al punto che una pianta del pruneto braidese, donata al Cardinale Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano, è testimoniato aver conservato la capacità della fioritura invernale anche lontano dal Santuario della Madonna dei Fiori di Bra.

Ciò che rende prodigioso tale evento è il fatto che il Prunus spinosa ha solitamente una sola fioritura annuale, che avviene nei mesi primaverili: non ci sono dunque motivazioni di ordine biologico o fisico che possano spiegare il caso del pruneto di Bra, considerando poi altresì che il terreno braidese non è diverso da quello delle zone circostanti, né si riscontrano fenomeni geofisici o elettromagnetici che potrebbero essere all’origine del miracolo. La fioritura invernale ha poi la particolarità di non essere accompagnata dai frutti che invece, anche nel caso del pruneto braidese, seguono alla usuale fioritura primaverile.

Fin dal XVIII secolo si sono compiuti studi scientifici sul fenomeno della fioritura del pruneto, con vivo interesse da parte dell’Università di Torino. E’ del 1882 il parere di Giuseppe Lanvini: “Il fenomeno trascende le leggi fisiche e biologiche”, confermando quanto già riportato dall’agronomo di Alba, Lorenzo Roberto, nel 1817. Passano gli anni, ma non cala l’interesse scientifico per il pruneto miracoloso, al punto che nel 1974 Franco Montacchini, che sarebbe poi stato direttore dell’Orto Botanico dell’Università torinese, indicò come elemento caratteristico del pruneto braidese proprio la perdita della normale ciclicità della fioritura, solitamente collocata, lo abbiamo ricordato, nel periodo estivo. Vale poi la pena riportare le parole di Augusto Béguinot, illustre botanico italiano: “Come scienziato non conosco e non uso la parola miracolo, ma appunto come scienziato debbo dire che le leggi naturali che intessono la vita dei pruni spinosi non sono sufficienti a spiegare lo straordinario fenomeno della doppia fioritura”. Ecco dunque che la scienza, con umiltà e onesta intellettuale, deve arrendersi dinnanzi a un fenomeno umanamente inspiegabile.

Al di là dell’interesse scientifico, nel tempo la fioritura dicembrina è stata accolta ogni anno dalla fede e dalla devozione popolare come un prezioso segnale della presenza di Maria nella comunità di Bra. Occorre notare che la puntualità annuale di tale evento non è però sempre stata rispettata. Le cronache locali riportano infatti che nel 1877, per la prima volta dopo cinque secoli, la fioritura invernale venne a mancare. Leggiamo in proposito quanto scrisse Luigi Collino: «Un santuario è sorto sul luogo dell’invernale miracolo, e le schiere dei fedeli sono ogni giorno numerose e oranti attorno al piccolo recinto, dove una bella Madonna di marmo sorge fra i cespugli miracolosi, che fiorirono sempre ogni inverno, salvo una volta sola nel 1877. Passò in quell’anno il dicembre senza neppure un boccio, passò anche il gennaio del nuovo anno 1878 e gli arboscelli rimasero nudi, cominciò il febbraio, e fra i fedeli di Bra si diffuse un terrore profondo, un’aspettativa vaga di qualche catastrofe. “Forse abbiamo peccato!”, dicevano coloro che troppo peso avevano sulla coscienza. “La Madonna non ci protegge più”, lamentavano le fedeli donnette di Bra abituate a un quotidiano pellegrinaggio al Santuario dei Fiori. Ma sorse l’alba del 20 febbraio 1878 e una mirabile fioritura coprì i sacri cespugli; a Roma un Conclave di 61 prelati, riunitosi il giorno 18, dopo aver un po’ titubato tra i Cardinali Bilio Franchi e Pecci, si era deciso per quest’ultimo, esaltandolo con 44 voti al pontificato. La Madonna dei Fiori dava allora la miracolosa prova del divino assenso».

E’ questa del Collino una testimonianza importante di come la fioritura del pruneto non fosse dunque legata unicamente al ricordo della apparizione, ma esprimesse un’attenzione ben più ampia per le vicende della Chiesa e del mondo, potendosi leggere, in questo caso, come accompagnamento celeste al termine della vita terrena di Papa Pio IX, la cui agonia era cominciata proprio nel dicembre 1877: possiamo notare una sorta di discreto rispetto, in questa mancata fioritura, da parte della Vergine Maria per gli ultimi giorni del Pontefice che, nel 1854, aveva promulgato il dogma della Immacolata Concezione. E potremmo forse leggere come eguale premura materna della Madonna i bianchi fiori che, in quel 20 febbraio 1878 che già abbiamo ricordato, parvero invece accompagnare l’elezione di Leone XIII, il pontefice che si sarebbe rivelato un fervido apostolo della devozione mariana e della preghiera del Santo Rosario.

Altro evento singolare accadde nell’inverno 1898-1899: in occasione della Ostensione della Sindone il pruneto rimase fiorito per un periodo di circa tre mesi, a sottolineare forse la straordinarietà della ricorrenza. Si trattò infatti della prima volta in cui il sacro lino venne fotografato dall’avvocato Secondo Pia, rivelando sul negativo l’impressionante Volto che tanto fece – e fa tuttora – discutere. Sempre restando in ambito di Sindone, possiamo ricordare la fioritura che ne accompagnò, per oltre tre mesi, la prima ostensione televisiva, nell’inverno del 1973/74. Ancora, l’anno seguente il santuario venne indicato come uno di quelli in cui si poteva acquistare l’indulgenza del Giubileo e tale privilegio venne accompagnato da una fioritura straordinaria che si protrasse ininterrottamente per cinque mesi durante l’inverno del 1974/75.

Vittorio Messori, nel suo “Ipotesi su Maria”, ricorda poi altri fenomeni inconsueti che accompagnarono la fioritura dei pruni nel 1978, in occasione della ostensione Sindonica che, tra i milioni di pellegrini, vide anche il cardinale Wojtyla che, di lì a poco, sarebbe diventato papa Giovanni Paolo II.
Analoghe fioriture avvennero poi in occasione dell’Anno Santo della Redenzione (inverno 1983/84) e per l’Anno Mariano (inverno 1987/88). Nell’inverno dell’anno del Grande Giubileo del 2000 i fiori imbiancarono il pruneto da novembre al marzo, mentre nell’Anno Santo del 1950 il pruneto era addirittura fiorito tutti i mesi.

Altre importanti defezioni della miracolosa fioritura sono invece segnalate dalla cronaca braidese negli inverni del 1914 e del 1939: la minima dimestichezza storica fa notare immediatamente che si tratta degli anni in cui ebbero inizio i due sanguinosi conflitti mondiali che, nell’arco di una quarantina d’anni, insanguinarono l’Europa e il mondo, causando decine di milioni di vittime.

Venendo più vicini ai giorni nostri, possiamo ancora ricordare fioriture estemporanee che parvero accompagnare, come segni di pace, eventi di indiscussa portata storica, come per la caduta del muro di Berlino, nel novembre 1989, quando i bianchi fiori parvero fare festa per l’evento simbolo della caduta del comunismo, inizio di un processo che sarebbe culminato nella dissoluzione dell’URSS nel 1991.

Tutti gli episodi sopra riportati sono segno dunque dell’ampia portata di significato che la miracolosa fioritura del pruneto della Madonna dei Fiori può assumere agli occhi della fede. Ma dobbiamo fare un passo ulteriore per comprendere che cosa spinga numerosi pellegrini a recarsi al Santuario di Bra, ancora oggi, e non solo per assistere alla miracolosa fioritura che ricorda l’apparizione del 29 dicembre 1336. Questo passo lo compiamo proprio ritornando a quella sera invernale del 1336, quando la Madonna venne in soccorso di Egidia, salvandola dalle mire di due malintenzionati e preservando la vita innocente che ella portava in grembo, fino addirittura ad assisterla nei momenti immediatamente successivi al parto. Che cosa può significare una tale premura celeste se non che Maria stessa ha voluto prendersi a cuore la vita nascente? Aborti, infanticidi, omicidi, eutanasia: sono tanti i volti di quell’attacco alla vita che il Male sta oggi portando avanti tramite lo spargimento nei cuori dell’uomo di odii, perversioni e inganni diabolici. Perché questo accanimento così radicale del Diavolo contro la vita? Perché essa è il dono più prezioso che Dio ha fatto all’uomo, segno di infinito Amore per le Sue creature, e dunque causa di invidia e disprezzo profondi da parte di colui che si è ribellato proprio rifiutando di riconoscere Dio come autore unico della Vita.

In questa battaglia contro l’attacco del Male l’uomo non è solo, ma è accompagnato da Maria che, Madre della Vita, si fa accanto all’uomo per difendere proprio la vita fin da suo nascere. E’ con questa consapevolezza che oggi sono tantissimi i pellegrini che al Santuario della Madonna dei Fiori si recano per affidare i loro bambini. E sono moltissime le testimonianze delle grazie che giovani coppie di sposi, mamme, donne in attesa del figlio, hanno ricevuto impetrando l’aiuto e la protezione della Mamma Celeste. Con la stessa fede di Egidia e di tutte queste mamme vogliamo dunque chiedere a Maria di mettere sotto la Sua materna protezione noi e tutti i bambini.

PREGHIERA

Santissima Vergine Maria, Madre di Gesù, che vi degnaste dar segno della vostra celeste protezione col far fiorire ogni anno presso il vostro santuario, nei giorni più invernali, selvatiche pianticelle, deh!, Voi, prediletto fiore del cielo, fate che nello sterile nostro cuore spuntino i fiori delle virtù a voi più care, con le quali possiamo qui in terra maggiormente piacere al Vostro Figlio e a Voi, per farVi un giorno bella corona nella patria celeste. Amen.

PREGHIERA PER I BAMBINI

O Maria, Madre di Dio e Madre Nostra, ti presentiamo i bambini. O Benedetta tra tutte le donne, benedici i bambini non nati: morti nel seno materno per malattia o uccisi da genitori e medici. Accoglili nella vita del paradiso. Per il Frutto Benedetto del tuo grembo, apri il cuore agli sposi che, per egoismo e altri motivi, non vogliono figli; apri il seno alle sterili e guarisci gli sposi da ogni malattia perché ogni casa sia allietata dal sorriso di bambini. Tu che hai salvato il tuo bambino dalla strage di Erode, libera i bambini dai mali da cui oggi sono colpiti in modo particolare, difendili da ogni forma di violenza che si compie contro di loro; sii presente con il tuo amore e l’aiuto di persone buone presso gli orfani e gli abbandonati. O Madre e maestra di bontà fa che i bambini trovino in famiglia affetto, premura, aiuto e crescano come il tuo Gesù in età, sapienza e grazia, cioè sani, saggi e santi. O Madre, vissuta solo e sempre per il tuo Figlio e per la sua missione, metti presto nel cuore di alcuni bambini il seme di una loro futura consacrazione al tuo Gesù per la salvezza del mondo in cui vivranno. Per questo, o Madre di Dio e Madre nostra, prega per noi il tuo Gesù.

di Diego Manetti
5.1.2014
http://www.lanuovabq.it

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Questa voce è stata pubblicata il 10/11/2018 da in ITALIANO, Sulle tracce di Maria, Vergine Maria con tag .

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