COMBONIANUM – Formazione e Missione

— Sito di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA — Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa — Blog of MISSIONARY ONGOING FORMATION — A missionary look on the life of the world and the church

Commento al Vangelo della XXXIII Settimana del Tempo Ordinario

XXXIII Settimana del Tempo Ordinario
Commento al Vangelo, di Paolo Curtaz


bartimeo-1

Lunedì 19 Novembre > 
(Feria – Verde)
Lunedì della XXXIII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Ap 1,1-5;2,1-5   Sal 1   Lc 18,35-43: Che cosa vuoi che io faccia per te? Signore, che io veda di nuovo!
Martedì 20 Novembre > 
(Feria – Verde)
Martedì della XXXIII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Ap 3,1-6.14-22   Sal 14   Lc 19,1-10: Il Figlio dell’uomo era venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto.
Mercoledì 21 Novembre > 
(Memoria – Bianco)
Presentazione della Beata Vergine Maria
Ap 4,1-11   Sal 150   Lc 19,11-28: Perché non hai consegnato il mio denaro a una banca?
Giovedì 22 Novembre > 
(Memoria – Rosso)
Santa Cecilia
Ap 5,1-10   Sal 149   Lc 19,41-44: Se avessi compreso quello che porta alla pace!
Venerdì 23 Novembre > 
(Feria – Verde)
Venerdì della XXXIII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Ap 10,8-11   Sal 118   Lc 19,45-48: Avete fatto della casa di Dio un covo di ladri.
Sabato 24 Novembre > 
(Memoria – Rosso)
Santi Andrea Dung-Lac e compagni
Ap 11,4-12   Sal 144   Lc 20,27-40: Dio non è dei morti, ma dei viventi.
Domenica 25 Novembre > 
(SOLENNITA’ – Bianco)
XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)
Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo

Dn 7,13-14   Sal 92   Ap 1,5-8   Gv 18,33-37: Tu lo dici: io sono re.

Lunedì della XXXIII settimana del Tempo Ordinario
Lc 18,35-43: Che cosa vuoi che io faccia per te? Signore, che io veda di nuovo!

Passa Gesù il Nazareno. Il cieco, Bartimeo secondo san Marco, siede ai bordi della strada per riuscire a racimolare qualche spicciolo dai pellegrini che affrontano l’ultima salita che li separa dalla città Santa. È ai margini, fuori dalla città, dipende totalmente dagli altri che, peraltro, non lo guardano con commiserazione ma con sdegno perché punito dalla cecità a causa dei suoi peccati. Ma sente che qualcosa si muove e chiede. Passa Gesù il Nazareno, questo gli dice la folla. Vi viene in mente una migliore definizione di Chiesa? La Chiesa è l’insieme dei discepoli che dice a tutti i ciechi che sono ai margini della società: Passa Gesù il Nazareno. Questo dobbiamo annunciare ad ogni uomo, che Dio passa, che è sulla nostra strada, che lo possiamo incontrare. E che ci guarisce nel profondo, ci toglie dalla cecità in cui siamo sprofondati, che ci toglie dalla condizione di mendicare. Passa Gesù il Nazareno, anche nella nostra vita, ancora in questa giornata. Siamo chiamati ad accorgercene, ad accoglierlo, ad ascoltarlo, a lasciare che, oggi e sempre, ci doni la luce per raccontare a tutti coloro che incontriamo, mendicanti come noi, che Dio ci viene incontro.

Martedì della XXXIII settimana del Tempo Ordinario
Lc 19,1-10: Il Figlio dell’uomo era venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto.

Zaccheo è curioso, molto. Dalla vita ha ricevuto tanto: denaro, potere, obbedienza, ma poco affetto: nessuno ama un esattore delle tasse, men che meno un capo. Certo, la gente non lo ama, ma i soldi scorrono abbondanti nelle sue mani e riempiono le sue tasche. Ha saputo che da Gerico passerà quel tale, il falegname diventato profeta. Vuole vederlo: nella città che sorge in mezzo al deserto non capita di frequente di vedere un profeta ma la folla si prende una piccola rivincita e non gli lascia posto. Cresce la curiosità e Zaccheo sale su un sicomoro che costeggia la strada. La folla si eccita, eccolo! E Gesù si ferma proprio sotto l’albero e si autoinvita. Sono tutti strabiliati, Zaccheo per primo. In casa sua? In casa di un peccatore! Scende e lo accoglie, non sta più nella pelle, la gioia che lo invade è più grande di ogni soddisfazione, di ogni conquista. Si converte, restituisce il maltolto, il resto lo darà in elemosina, si rovina con le sue mani ma che gli importa ora? Se Gesù gli avesse detto: so che sei un ladro ma se restituisci i soldi verrò a casa tua, Zaccheo non sarebbe mai sceso. La conversione non è mai la condizione per meritarsi il perdono, è il perdono e l’accoglienza che suscitano la conversione!

Mercoledì 21 Novembre (Memoria – Bianco)
Presentazione della Beata Vergine Maria

Lc 19,11-28: Perché non hai consegnato il mio denaro a una banca?

Memoria mariana di origine devozionale, si collega a una pia tradizione attestata dal protovangelo di Giacomo. La celebrazione liturgica, che risale al secolo VI in Oriente e al secolo XIV in Occidente, dà risalto alla prima donazione totale che Maria fece di sé, divenendo modello di ogni anima che si consacra al Signore. (Mess. Rom.)
Una società che dimentica Dio non troverà mai risposte vere ai bisogni “concreti” dei suoi membri, perché mettersi davanti al Signore significa scoprire chi siamo davvero e come possiamo esprimere a pieno la nostra identità, la nostra vocazione. La memoria della Presentazione della Beata Vergine Maria al tempio ci ricorda proprio la necessità per ogni creatura di vivere alla luce del Creatore. Di questo avvenimento i Vangeli canonici non si occupano, ma la narrazione è contenuta in quelli apocrifi, che, anche attraverso uno stile letterario e metaforico, danno voce a una verità teologica profonda: la vocazione di ogni essere umano ha bisogno di risposte evidenti, di segni, e la presentazione di Maria, nel percorso esistenziale della Madre della Chiesa, fu la prima di queste risposte. È l’avvio, insomma, di una vita totalmente “restituita” a Dio. (Avvenire)

Il tempo che viviamo, la nostra vita, la storia, è un tempo di transizione che da Dio torna a Dio, dalla pienezza torna alla pienezza. In questo tempo di mezzo il Signore ci affida l’annuncio del Regno, nonostante i nostri limiti, le nostre fatiche, le nostre incoerenze. La Chiesa, cioè la comunità dei discepoli, è chiamata a rendere testimonianza al suo Maestro e Signore, a renderlo presente nelle cose che fa e che dice. Ognuno di noi ha ricevuto, per tale scopo, un dono prezioso a servizio degli altri: un tesoro, un gruzzoletto da far fruttificare. Luca parla di monete d’oro, Matteo di talenti, un’immagine immediata ed efficace per indicare il valore di ciò che siamo. La fede valorizza ciò che siamo, fa fiorire le nostre capacità, le esplicita. Può essere la nostra capacità all’ascolto o la bravura organizzativa o la compassione o la capacità di relazionarsi con gli altri: tutti possediamo delle qualità, dono di Dio, e siamo chiamati a metterle a disposizione del Regno. Non commettiamo l’errore di nascondere il talento, di sotterrarlo, di ripiegarci su noi stessi dicendo che non valiamo a nulla: non è umiltà ma mancanza di gratitudine verso Dio!

Giovedì 22 Novembre (Memoria – Rosso) Santa Cecilia
Lc 19,41-44: Se avessi compreso quello che porta alla pace!

Al momento della revisione del calendario dei santi tra i titolari delle basiliche romane solo la memoria di santa Cecilia è rimasta alla data tradizionale. Degli altri molti sono stati soppressi perché mancavano dati o anche indizi storici riguardo il loro culto. Anche riguardo a Cecilia, venerata come martire e onorata come patrona dei musicisti, è difficile reperire dati storici completi ma a sostenerne l’importanza è la certezza storica dell’antichità del suo culto. Due i fatti accertati: il «titolo» basilicale di Cecilia è antichissimo, sicuramente anteriore all’anno 313, cioè all’età di Costantino; la festa della santa veniva già celebrata, nella sua basilica di Trastevere, nell’anno 545. Sembra inoltre che Cecilia venne sepolta nelle Catacombe di San Callisto, in un posto d’onore, accanto alla cosiddetta «Cripta dei Papi», trasferita poi da Pasquale I nella cripta della basilica trasteverina. La famosa «Passio», un testo più letterario che storico, attribuisce a Cecilia una serie di drammatiche avventure, terminate con le più crudeli torture e conclusesi con il taglio della testa. (Avvenire)

Piange, il Maestro. Piange sconsolato nel vedere rifiutata la sua proposta di salvezza. Piange sconsolato perché, anima sensibile, sa bene che il rifiuto della salvezza incupisce i rapporti e le relazioni degli abitanti della città, tronfi del loro nuovo tempio, convinti di non avere bisogno di salvezza, né, tantomeno, di profeti improvvisati. Piange davanti all’inspiegabile e malsana reazione dei suoi concittadini, davanti al maldestro esercizio della libertà che, invece di avvicinarci alla felicità, ce ne allontana drammaticamente… Piange davanti alla violenza che già vede, in embrione, serpeggiare nei cuori di chi già sogna un nuovo futuro per Israele. E quel pianto ci svela la profonda umanità di Dio, la sua passione, il suo cuore ferito. Gesù non reagisce stizzito davanti al rifiuto, lasciando che tutto vada in rovina, ma prende a cuore ciò che accade. Non fa l’offeso, è autenticamente scosso da ciò che accade. Non ha paura della tenerezza, come direbbe papa Francesco, non ha paura dei sentimenti. E noi, figli di questo Dio, non abbiamo paura dei sentimenti e lasciamo che la compassione ci abiti…

Venerdì della XXXIII settimana del Tempo Ordinario
Lc 19,45-48: Avete fatto della casa di Dio un covo di ladri.

Gesù caccia i venditori dal tempio: non vuole che la casa di preghiera diventi un mercato. Lo fa con passione, con durezza, con un gesto talmente forte che susciterà la reazione rabbiosa dei sacerdoti e degli scribi che ne decretano la morte. Gesù caccia i mercanti dal tempio, anche dal nostro tempio, dalle nostre chiese, dalla nostra cristianità. Quando pensiamo di poter mercanteggiare con Dio, quando pensiamo che sia un potente da convincere, da manipolare, da blandire, quando riduciamo l’incontro a superstizione e la fede a strumento per ottenere ciò che vogliamo, Gesù ci caccia dal tempio. Interroghiamoci severamente sulla nostra fede, se a volte anche noi finiamo per ridurre le nostre parrocchie a mercato, quando i personalismi invece di fornire talenti a servizio degli altri diventano manifestazione di potere, quando un piccolo gruppo di fedelissimi si rinchiude nel fortino col proprio parroco per fare il bello e il cattivo tempo, quando la parrocchia non diventa il primo gradino della scala che conduce a Dio ma una spietata dogana che decide arbitrariamente di negare tale accesso. Dio non voglia che Gesù debba cacciare anche noi dalla sua casa di preghiera!

Sabato 24 Novembre (Memoria – Rosso) Santi Andrea Dung-Lac e compagni
Lc 20,27-40: Dio non è dei morti, ma dei viventi.

Il cattolicesimo giunse in Vietnam sul finire del secolo XVI, ma fu continuamente osteggiato dai regnanti locali: tra i secoli XVII e XIX, si susseguirono più di 50 editti contro i cristiani, che provocarono l’uccisione di circa 130 mila fedeli. 117 di essi, beatificati negli anni 1900, 1906, 1909 e 1951, sono stati unificati in un solo gruppo e canonizzati da san Giovanni Paolo II, che li ha anche dichiarati Patroni del Vietnam con la Lettera apostolica «Si quidem cunctis» del 14 dicembre 1990. Il gruppo comprende: 8 vescovi, 50 sacerdoti, 59 laici (tra cui medici, militari, molti padri di famiglia e una madre di famiglia). A rappresentarli tutti, il Martirologio Romano nomina Andrea Dung-Lac, prima catechista e poi sacerdote, che riscuote in Vietnam una particolare devozione. La data della memoria liturgica unitaria è il 24 novembre, giorno nel quale morirono tre di essi. (www.santiebeati.it)

Grande Gesù! Conosce bene la Scrittura, l’ha meditata, né fa un’esegesi ampia, profonda, corretta. Davanti all’assurda trappola ingegnata dai sadducei per metterlo in difficoltà riguardo alla resurrezione dai morti, verità in cui non credono, Gesù riesce a spostare il dialogo dall’esempio paradossale della vedova ammazza mariti al senso profondo delle pagine bibliche. Se nel roveto ardente Dio si è presentato come il Dio dei patriarchi, argomenta, significa che li ha davanti, che sono lì presenti, che sono vivi. Quindi è il Dio dei viventi e tutti vivono in lui, non solo nel ristretto spazio della vita terrena ma ben oltre. Mi stupisce sempre, il Signore: fossi capace io ad argomentare in questo modo davanti alle sciocche obiezioni che talvolta mi tocca affrontare, persone che per pura provocazione si inventano ogni sorta di ragionamento contorto pur di non aprire gli occhi davanti alla trasparente verità del vangelo! Viviamo questa giornata in compagnia del Dio dei vivi che ci dona vita. E comportiamoci da vivi, fin da ora, perché sappiamo bene che possiamo vivere trascinandoci o prendendo in mano la nostra giornata…

XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)
Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo
Gv 18,33-37: Tu lo dici: io sono re.

Una “non festa” conclude il nostro anno liturgico, una festa all’apparenza solenne, che parla di re, che parla di trionfi, che rispolvera antichi fasti di una chiesa militante in perenne scontro col potere mondano, che immagina, forse ingenuamente, una vittoria definitiva di Cristo più ambita che realizzata. 
Due poteri sono a confronto: quello di Roma imperiale e del suo rappresentante, il procuratore Ponzio Pilato e quello meschino e risibile del falegname di Nazareth che si è preso per Dio. Si diverte, Pilato, a prendere in giro questo misero falegname che ha perso anche l’appoggio dei suoi superiori religiosi. Scherza, irride, gli propone un dialogo all’apparenza giusto, finge giustizia ed equità. Il potere spesso diventa farsa e burla, difende solo se stesso e si contrappone a chi lo ostacola. Il Sinedrio vuole uccidere Gesù ma non può. Pilato vuole salvare Gesù per umiliare il Sinedrio ma non può. Entrambi faranno ciò che non vogliono. Il compromesso, la paura, il calcolo li fanno diventare burattini delle loro ambizioni; Pilato, durante tutto il colloquio, pone solo domande. Non si interroga: interroga. E non ascolta le risposte. “Sei re?” – “Tu lo dici” risponde Gesù a Pilato. “Sei il Figlio di Dio Altissimo?” – “Tu lo dici” risponde Gesù al Sommo Sacerdote. “Tu lo dici”: siamo liberi di credere o no, Dio non si impone, mai. Il potere che Gesù viene ad esercitare è il potere a servizio della verità. Che non nutre se stesso, che non si autocelebra, che fugge la gloria e l’apparenza.

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Questa voce è stata pubblicata il 18/11/2018 da in ITALIANO, Liturgia, Settimana - commento.

San Daniele Comboni (1831-1881)

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