COMBONIANUM – Formazione e Missione

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Lectio sul Libro dell’Apocalisse – Carrarini (2)

XXXIII  Settimana del Tempo Ordinario (anno pari)

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L’APOCALISSE DI GIOVANNI (2)
MARANA THA VIENI SIGNORE GESÙ

UNA LETTURA DI FEDE DELLA STORIA
CHE APRE ALLA SPERANZA, ALLA LODE A CRISTO
E FONDA UNA PRASSI DI RESISTENZA ALL’ IMPERO E AI SUOI IDOLI

COMMENTO E ATTUALIZZAZIONE A CURA DI DON SERGIO CARRARINI

IL LIBRO DAI SETTE SIGILLI
(Capitoli 4-11)

Dopo la presentazione dei protagonisti della Rivelazione e il cammino di purificazione delle Chiese, la comunità è pronta per accogliere il messaggio su ciò che deve accadere, cioè sulla sua storia, sui fatti del passato, del presente e del futuro e sul loro legame con il progetto di salvezza di Dio. I capitoli dal 4 all’11 contengono la prima parte di questa rivelazione incentrata sulla categoria biblica dell’Esodo. Alcuni studiosi sostengono che costituisse il nucleo primitivo dell’Apocalisse, composto durante le prime persecuzioni ai tempi di Nerone. Le vicende della Chiesa sono da leggere come il nuovo Esodo del nuovo popolo di Dio che si libera dalla schiavitù del nuovo faraone (l’imperatore) per arrivare alla terra promessa del regno di Dio. Questo nuovo Esodo inizia già ora, ma si realizzerà in pienezza con il ritorno glorioso di Cristo.

Pur essendo un po’ controversa e forse riduttiva, seguo questa linea interpretativa che ci permette di meditare questo annuncio e di interpretare le immagini simboliche di questi capitoli con una chiave di lettura a noi familiare, visto il suo largo uso nella teologia della liberazione in America Latina e nel cammino di riscoperta biblica dei nostri gruppi. Cercheremo di cogliere la forte valenza di attualità di questa lettura, ma anche le perplessità e i limiti, che la riflessione degli ultimi anni ha evidenziato, sulla effettiva possibilità di nuovi esodi di vera liberazione e di nuove terre promesse di libertà, giustizia e fraternità da costruire in questo mondo.

Il libro della storia

C’è un progetto di Dio sulla storia e tutto ciò che accade ha un senso. Ma come capirlo? Come superare una lettura superficiale, fatalista o moraleggiante dei fatti ed entrare in una lettura di fede? Da quale punto di vista bisogna mettersi? Con quali occhi interpretare la realtà opaca della storia? I capitoli 4 e 5 vogliono dare una risposta a questi interrogativi. Cogliamo l’invito di Giovanni.

Una porta aperta nel cielo (4,1-11)

Dopo questi messaggi ebbi una visione: c’era una porta aperta nel cielo, e la voce che avevo udita prima, forte come uno squillo di tromba, mi disse: “Sali quassù, e ti mostrerò ciò che deve ancora accadere”. Sull’istante, lo Spirito Santo s’impadronì di me. C’era un trono nel cielo, e sul trono sedeva uno dall’aspetto splendente, come pietre preziose, diaspro e cornalina. Il trono era circondato da un arcobaleno luminoso, come lo smeraldo. Attorno al trono c’erano altri ventiquattro troni, e su di essi sedevano ventiquattro anziani vestiti di tuniche bianche, con corone d’oro sul capo. Dal trono venivano lampi e colpi di tuono. Sette fiaccole accese, simbolo dei sette spiriti di Dio, ardevano davanti al trono e, di fronte, si stendeva un mare che sembrava di vetro, limpido come cristallo. Al centro, ai quattro lati del trono, stavano quattro esseri viventi, pieni d’occhi, davanti e dietro. Il primo essere vivente somigliava a un leone, il secondo a un torello, il terzo aveva viso d’uomo, il quarto somigliava a un’aquila in volo. Ognuno dei quattro esseri viventi aveva sei ali, ed era pieno di occhi su tutto il corpo e anche sotto le ali. Continuamente, giorno e notte, ripetevano: “Santo, santo, santo è il Signore, il Dio Dominatore universale, che era, che è e che viene”. Ogni volta che gli esseri viventi cantavano un inno di lode, di gloria e di ringraziamento a colui che siede sul trono, che è il Dio vivente per sempre, i ventiquattro anziani si inginocchiavano davanti a lui, e adoravano il Dio che vive per sempre. Essi gettavano le loro corone ai piedi del trono e cantavano: “Dio nostro e Signore nostro, tu hai creato tutte le cose, e queste esistono perché tu l’hai voluto. Perciò sei degno di ricevere la gloria, l’onore e la potenza”.

Per capire il senso vero della storia bisogna mettersi dalla parte di Dio, dal suo punto di vista e non da quello cronachistico dei mass media o storico-ideologico dei potenti di turno. Bisogna farsi guidare dallo Spirito Santo e dalla parola di Dio (voce) per vedere oltre le apparenze del quotidiano. Allora potremo rinnovare la nostra fede in Dio, Signore della storia (trono), Alleato dell’uomo (arcobaleno del diluvio, lampi e tuoni del Sinai), nella pienezza del suo splendore (pietre preziose) e del suo spirito creatore di ogni cosa (sette spiriti e quattro esseri viventi), che tutto conosce (occhi) e domina le forze del male (mare calmo ai suoi piedi). Jahvè, il Dio dell’Esodo (che era, che è e che viene), l’Alleato dell’uomo, domina tutti gli avvenimenti ed è pronto a intervenire a favore del suo nuovo popolo, come è intervenuto per liberare l’antico Israele (24 anziani). Tutta la scena esprime una grande pace e la serenità di una situazione pienamente in mano a Dio (a differenza di quella che si vive sulla terra). La pace si esprime in una liturgia di lode (come quella della comunità) celebrata dai santi che duettano, a cori alterni, per celebrare la santità e la potenza misericordiosa di Dio.

Il libro sigillato (5,1-14)

Nella mano destra di colui che sedeva sul trono vidi un libro a forma di rotolo, scritto di dentro e di fuori, chiuso da sette sigilli. Vidi anche un angelo vigoroso che gridava con voce tonante: “Chi è degno di togliere i sigilli e di aprire il libro?”. Ma non c’era nessuno, né in cielo né in terra né sotto la terra, che fosse capace di aprire il libro e di leggervi dentro. Io piangevo dirottamente, perché non si trovava nessuno degno di aprire e di leggere il libro. Ma uno degli anziani mi disse: “Non piangere. Colui che si chiama “Leone della tribù di Giuda” e “Germoglio di Davide” ha vinto la sua battaglia e può aprire il libro e i suoi sette sigilli”. Allora, fra il cerchio degli anziani e il trono con i quattro esseri viventi, vidi un Agnello che sembrava sgozzato, ma stava ritto in piedi. Egli aveva sette corna, e sette occhi che rappresentano i sette spiriti di Dio che sono stati mandati nel mondo. L’Agnello si fece avanti e, da Dio, che stava seduto sul trono, ricevette il libro. Allora i quattro esseri viventi e i ventiquattro anziani si inginocchiarono davanti all’Agnello. Ognuno di loro teneva in mano un’arpa e una coppa d’oro piena d’incenso, che rappresenta le preghiere di quelli che appartengono al Signore, e insieme cantavano un canto nuovo: “Tu sei degno di prendere il libro e di aprire i suoi sigilli, perché sei stato ucciso e con la tua morte hai procurato a Dio un popolo tratto da ogni tribù e razza, nazione e lingua e li hai fatti regnare con te, sacerdoti al servizio di Dio. Essi governeranno la terra”. Mentre guardavo, udii la voce di molti angeli che stavano intorno al trono, agli esseri viventi e agli anziani. Si contavano a migliaia, a milioni, e formavano un coro possente che diceva: “L’Agnello che è stato ucciso è degno di ricevere la potenza, la ricchezza, la sapienza e la forza, l’onore, la gloria e la lode”. Tutte le creature, nel cielo e sulla terra, sotto la terra e nel mare, e tutto ciò che vive nell’universo, sentii che dicevano: “A Dio che siede sul trono, e all’Agnello, la lode, l’onore, la gloria e la potenza per sempre”. I quattro esseri viventi rispondevano: “Amen”, e gli anziani s’inginocchiavano in adorazione.

Nel cielo certamente tutto è sotto il controllo di Dio e si vive la gioia della salvezza, ma sulla terra? Il libro sigillato è simbolo della storia, di tutti i fatti passati, presenti e futuri, buoni e cattivi, delle persone e dei popoli (scritto dentro e fuori). E’ tenuto saldamente in mano da Dio (mano destra) ma è sigillato e nessun essere vivente, né uomo, né mago, né defunto rievocato, né santo o sapiente può leggerlo e capirne il senso. Il progetto che guida la storia è conosciuto da Dio, ma non dagli uomini. Il pianto dirotto di Giovanni rappresenta tutti i fallimenti dell’umanità nei suoi tentativi di costruire ideologie che possano dare una interpretazione totalizzante della storia e del destino dell’uomo. Noi oggi viviamo in pieno questa disillusione sulla capacità delle ideologie religiose e laiche di dare un senso e uno sbocco positivo alla storia. Ma Dio è venuto incontro all’umanità e ha mandato suo Figlio per farci conoscere la sua volontà. La chiave di lettura della storia è la morte e risurrezione di Cristo. Lui è il nuovo Mosé, il nuovo Agnello pasquale che ha dato il via al nuovo Esodo di un popolo proveniente da ogni razza, nazione e lingua e chiamato a governare la terra con l’amore. La rivelazione della chiave interpretativa della storia trasforma il grido accorato delle comunità perseguitate (coppa d’oro piena d’incenso) in canto di lode e ringraziamento (arpa), che parte dalla piccola comunità riunita (quattro esseri viventi e ventiquattro anziani) e si espande in cerchi concentrici sempre più ampi (milioni di angeli), fino a coinvolgere tutti i giusti di ogni tempo, tutti gli esseri viventi e la terra stessa in un grande Gloria a Dio per il suo progetto di salvezza.

Le forze in campo

Trovata la chiave d’interpretazione, inizia la decodificazione degli avvenimenti. I capitoli 6 e 7 presentano, attraverso l’apertura dei sigilli, le forze in campo in questa lotta di liberazione. Le forze del bene e del male sono presentate in forma generale, perché sono realtà di ogni contesto storico, ma saranno specificate meglio in seguito. Non viene detto neppure perché ci sono e sono così forti, ma si afferma continuamente che tutto è sotto il controllo di Dio e che tutto rientra in un piano prestabilito, che l’uomo non può capire. Senza leggere tutto, cogliamo il significato dei vari simboli.

I quattro cavalieri e il grido dei martiri (6,1-17)

Il simbolo del cavallo richiama una forza impetuosa, spesso irrefrenabile e potente. Sono quattro, come i punti cardinali, per indicare tutte le forze, positive e negative, presenti nel mondo. Una forza è positiva e tre sono negative.

Il cavallo bianco rappresenta Cristo che ha il potere della Parola di Dio (arco) ed è in grado di vincere le forze del male (corona del trionfo), anzi le ha già vinte e continuerà a superarle.

Il cavallo rosso rappresenta la violenza, il sangue, le stragi. Non ha limiti perché la violenza è nel cuore di ogni persona, popolo, ideologia, religione.

Il cavallo nero rappresenta l’ingiustizia sociale e il potere finanziario e del mercato globale, ma ha un limite per non privare la vita degli uomini di ogni gioia e senso (olio e vino).

Il cavallo verdastro, colore dei morti di peste, rappresenta tutti i mali fisici, le sofferenze morali, i disastri naturali, e ha un limite (un quarto della terra).

Dal sarcofago che fungeva da altare nelle catacombe cristiane si alza un grido verso il cielo: fino a quando, Signore, aspetterai a vendicare la nostra morte? E’ l’invocazione della Chiesa perseguitata che piange i suoi martiri e chiede giustizia. Anche la preghiera delle comunità perseguitate è una delle forze in campo nella lotta tra il bene e il male. La risposta di Dio non dà una spiegazione sul perché, sul quando o sul come finirà il male nel mondo, ma solo la rassicurazione sulla salvezza dei giusti (veste bianca) e sulla certezza del giudizio di condanna di chi ha fatto il male (il grande giorno della resa dei conti). Per questo bisogna avere pazienza e resistere nella fede.

I 144.000 segnati e la grande folla dei salvati (7,1-17)

Alla Chiesa in difficoltà a resistere nella persecuzione, Giovanni fa rivivere la festa dei santi martiri. Era una festa caratterizzata da un segno, il segno del tau sulla fronte, simbolo della fedeltà al dono del Battesimo fino al martirio. Il tau (segno della croce?) indica che i martiri sono già santi, sono già risorti, sono presso Dio e sono divenuti sua proprietà (come il tatuaggio degli schiavi indicava la famiglia a cui appartenevano). Il nuovo popolo di Dio è già in marcia e i primi hanno già passato il Mar Rosso e sono entrati nella Terra Promessa. Come per gli Ebrei ci fu il censimento delle tribù, così in questo nuovo Esodo si fa il censimento del popolo di Dio (12x12x1000=totalità, pienezza).

Ma i martiri della Chiesa non esauriscono la forza di salvezza di Dio, sono solo le avanguardie di tutti gli uomini giusti di ogni popolo, di tutti i martiri di ogni religione e di ogni fede. Anche loro sono salvati (tuniche bianche); anche loro condividono il martirio di Cristo (palme in mano); anche loro lodano e cantano a Dio e a Cristo che li ha salvati (nonostante non l’abbiano mai conosciuto); anche per loro è la promessa di quel paradiso, al quale richiamano le immagini di serenità, armonia e pace che l’amore di Dio saprà creare per chi ha fatto il bene, per tutti i resistenti della storia.

L’apertura del settimo sigillo dà inizio alla sezione delle trombe (cap. 8-11), come la settima tromba darà inizio a quella dei segni (cap. 12-14) e il quarto segno a quella delle coppe (cap. 15-16), in un gioco a incastro così caro agli scrittori apocalittici.

Le nuove piaghe d’Egitto e l’indurimento del nuovo Faraone

L’apertura dei sigilli ha presentato le forze in campo e le previsioni sul vincitore della perenne lotta tra bene e male. Ora inizia un nuovo Esodo e la storia della Chiesa (dalla prima persecuzione di Nerone nel 64 d.C. a quella di Domiziano nel 90 d.C.) viene riletta in questa luce. La sezione delle trombe comprende quattro capitoli (8-11) di cui cerchiamo di cogliere i principali segni simbolici.

Il silenzio e l’incensiere (8,1-5)

Anche questa tappa inizia e termina con una solenne azione liturgica che si svolge in cielo, ma che è simbolo della liturgia domenicale della comunità celebrata sulla terra e vissuta nella sua dimensione di fede, di ascolto della parola di Dio e di accoglienza della rivelazione che viene dal profeta.

La mezz’ora di silenzio richiama i cristiani, di allora e di oggi, al bisogno della contemplazione orante e silenziosa per mettersi sempre dalla parte di Dio nel leggere la storia umana. L’incensiere d’oro sottolinea un tema che ritorna con insistenza nell’Apocalisse: le preghiere dei credenti sono accolte e ascoltate da Dio e diventano una forza messa in campo nella lotta tra il bene e il male. Ogni preghiera, anche la più scalcinata e meccanica, anche la più sconnessa e disperata, viene unita nell’incensiere (molto usato nelle liturgie orientali) all’incenso abbondante dello Spirito Santo e sale gradita a Dio perché trasformata così in vero rapporto con il Padre (vedi Rom.8,26). L’incensiere è poi scagliato sulla terra a indicare che le preghiere non solo sono gradite a Dio, ma diventano anche una forza potente di contrasto del male e di sostegno a chi prega.

Oggi, anche nella Chiesa e tra molti credenti e molti pastori, si è perso questo senso della preghiera per privilegiare il fare, la pastorale, la lotta contro il male, le opere di bene, le pratiche religiose, la carità. Ogni impegno di liberazione ha la sua radice nella preghiera e di essa deve nutrirsi con costanza e abbondanza.

Le sette trombe (8,6 – 9,21)

Questi due capitoli sono una rielaborazione delle piaghe inflitte da Dio agli Egiziani nella lotta di liberazione degli Ebrei dalla schiavitù d’Egitto (vedi Esodo 7-11). Le prime riguardano fatti naturali, le seconde vicende dei popoli. Sono sempre limitate (un terzo) e descritte in modo generico, per diventare simbolo di ogni fatto della storia che deve essere letto come un richiamo alla conversione. Si intuisce il riferimento a fatti ben conosciuti, come l’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.; il problema dell’inquinamento delle acque della città di Roma, cresciuta troppo velocemente; le guerre con i barbari che premevano alle frontiere dell’Est. Tutti gli avvenimenti – che avevano avuto grande risonanza – sono letti come segni dati da Dio ai governanti dell’impero per invitarli alla conversione (come il grido dell’aquila, emblema delle legioni romane).

La minuziosa descrizione della sesta e settima tromba prepara e anticipa, riferita ai popoli barbari che facevano così tanta paura ai romani imborghesiti, l’analisi sull’origine del potere (stella caduta = Satana) e sulla dinamica autodistruttiva di ogni violenza, che sarà approfondita nella seconda parte rispetto a Roma e al suo impero.

Come per il Faraone d’Egitto, così anche per l’Imperatore di Roma (e per tutti i potenti di ogni tempo), i segni dati da Dio non portano alla conversione e al cambiamento di scelte. L’uomo è incapace di capire i suoi errori e di cambiare, anzi diventa sempre più schiavo dei suoi idoli e miti di onnipotenza, come ben confermano anche la storia passata e la cronaca più recente.

Il tema dell’idolatria e dell’insipienza di ogni potere è una chiave di lettura fondamentale per capire il trionfante impero del liberismo globalizzato che sta dominando oggi il mondo. Esso impone il culto del denaro e l’ideologia del libero mercato come unica soluzione di tutti i problemi. Le Chiese d’Occidente quale lettura fanno di questo impero? Sanno ripetere il monito di Cristo: Non potete servire Dio e il denaro oppure lo appoggiano per averne benefici e privilegi? Riprenderemo questa riflessione meditando la seconda parte dell’Apocalisse.

Il cammino nel deserto con la nuova manna e i nuovi segni profetici

Visto che, nonostante i molti segni dati da Dio, gli uomini non si convertono, il piano di Dio si realizzerà fino in fondo (giuramento di Cristo che è venuto a realizzare tutte le profezie).

Il libretto mangiato (10,1-11)

Il libro della storia ora è aperto e i credenti sono invitati a mangiarlo, cioè a leggere il senso della storia alla luce della morte-risurrezione di Cristo, senso che solo loro riescono a capire. Qui il libro diventa anche simbolo della Parola di Dio che il credente deve assimilare così profondamente da sentirne il gusto dolce del messaggio di salvezza e di speranza che contiene, e insieme il gusto amaro dell’invito alla conversione e al cammino sulla via della croce. Questa nuova manna, raccolta e mangiata ogni domenica, è la forza delle comunità per portare avanti la testimonianza e l’impegno profetico di annuncio del giudizio di Dio sulla storia.

La vita della Chiesa nella persecuzione è come la vita degli Ebrei nel deserto, tra prove-tentazioni e segni di vicinanza dati da Dio. In questo tempo di deserto la Chiesa è chiamata a rivivere la stessa missione e testimonianza di Cristo, annunciando la Parola e condividendo la sua morte, la sua discesa agli inferi e la sua risurrezione. E’ un messaggio di grande fiducia, perché Giovanni sente le lamentele dei cristiani, come Mosé sentiva quelle del popolo ebreo. Anche Giovanni dà dei segni per rafforzare la fiducia e la speranza.

La misurazione del santuario e i due testimoni (11,1-14)

La misurazione del santuario indica che Dio conosce perfettamente la situazione della comunità e la protegge, anche se è assediata dai pagani e impedita dalla persecuzione. I tre anni e mezzo sono un tempo limitato, breve. I due olivi sono due figure simboliche (Mosé ed Elia? Il Battista e Gesù? Pietro e Paolo?) per indicare tutti i testimoni del Vangelo, tutti i santi che in vari modi e forme hanno condiviso la vita di Cristo, la sua morte, la sua discesa nel sepolcro e ne condivideranno (o ne condividono già?) la risurrezione. La persecuzione ha un limite e non riuscirà a impedire ai testimoni di annunciare la Parola, anche se sarà fonte di molte difficoltà (vestiti a lutto e in grande semplicità e povertà). Ricordiamo le parole di Paolo: Per lui io soffro fino ad essere incatenato come delinquente. Ma la Parola di Dio non è incatenata! (2Tim.2,9).

La settima tromba (11,15-19)

Il tormentato cammino del nuovo Esodo si conclude con un solenne inno di lode che annuncia il ritorno glorioso di Cristo (che sei e che eri e non più che vieni) e il giudizio del mondo. Sono i temi che saranno sviluppati nella seconda parte dell’Apocalisse, in quella che è chiamata: La sezione dei segni, qui annunciata con il segno dell’Arca dell’Alleanza ritrovata. Secondo una credenza giudaica, Geremia avrebbe nascosto l’Arca dell’Alleanza durante l’assedio di Gerusalemme del 586 a.C. ed essa sarebbe riapparsa solo dopo la restaurazione definitiva del regno d’Israele. Questo segno indica che è arrivato il momento in cui si realizzerà il regno di Dio, di cui parlava così spesso Gesù.

Le nostre Chiese d’Occidente non vivono nella persecuzione e tanto meno nel deserto con vesti di lutto e ruvidi panni. Sono perciò lontane dalla mentalità e dalla coscienza di vivere un esodo, di avere bisogno di un cammino di liberazione. Anche le Chiese dell’America Latina hanno un po’ stemperato il loro senso di vivere un Esodo verso una nuova presenza nel mondo e una nuova speranza per la gente (ora soppiantate dalle sette e dal mito del paradiso occidentale da imitare). Neppure l’Europa dell’Est riscopre questa categoria biblica per leggere la sua storia recente. Lo farà forse l’Africa martoriata del nuovo millennio?

Vedremo ciò che lo Spirito dirà alle Chiese. Per la nostra Chiesa resta certamente di attualità l’immagine del pianto dirotto di chi non sa capire, e il gusto agrodolce della Parola mangiata con avidità e costanza nei piccoli gruppi del Vangelo, avanguardie di un improbabile Esodo della ricca, potente e devastata Chiesa italiana.

http://www.laparolanellavita.com

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Questa voce è stata pubblicata il 21/11/2018 da in Bibbia, ITALIANO, Lectio Divina con tag .

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