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Sulle tracce di Maria (10) Guadalupe

Trascrizione della trasmissione radiofonica “Sulle tracce di Maria”, condotta da Diego Manetti (Radio Maria) 


basilica Guadalupe

Guadalupe

Il 9 dicembre 1531 avviene la prima di cinque apparizioni di Colei che si definisce “la perfetta Vergine Santa Madre di Guadalupe”, fuga ogni timore e lascia un segno indelebile della sua presenza.

Nel nostro percorso sulle tracce di Maria, questa volta ripercorriamo la “traccia” lasciata dalla Vergine Maria a Guadalupe, in Messico, nel 1531.

È il santuario più visitato al mondo: quello dedicato a Nostra Signora di Guadalupe, ai margini di Città del Messico (Messico), dove ogni anno si contano circa 20 milioni di pellegrini. Si tratta di un santuario che rappresenta il cuore della fede delle Americhe e che ricorda una apparizione mariana davvero straordinaria, collocata ormai quasi cinque secoli fa, quando la Santa Vergine apparve a un povero indio di nome Juan Diego.

Il fatto che un indio portasse un nome di chiara origine spagnola fa capire come ai tempi dell’apparizione avesse già avuto luogo l’incontro tra due genti e due culture – quella azteca e quella spagnola – dalle quali sarebbe poi nato il popolo meticcio.

Prima di entrare nel vivo degli eventi, narrando come si svolsero i fatti, è dunque bene premettere alcune informazioni che possano aiutare a contestualizzare meglio l’apparizione da un punto di vista storico e religioso. Anzitutto occorre ricordare che in quello che oggi è il Messico vivevano nel XVI secolo gli Aztechi, un popolo ricco di cultura e tradizioni, che si era insediato nella valle del Messico verso la metà del XIII secolo. Con il tempo, l’originaria democrazia tribale cedette il posto a una monarchia aristocratica e imperialista, per cui troviamo il popolo azteco guidato, a partire dal 1503, dall’imperatore Montezuma.

Mentre la maggior parte del popolo viveva in condizioni di estrema povertà – cosa che rendeva tutti abbastanza uguali al di là della divisione nelle classi sociali dei contadini, della plebe e degli schiavi – esisteva una numerosa schiera di sacerdoti e sacerdotesse specializzati nel culto degli dei e nei servizi al tempio. La principale divinità azteca era il “serpente piumato” (Quetzalcoatl), in onore del quale venivano compiuti numerosi sacrifici umani. Versare il sangue umano era ritenuto necessario in quanto tale prezioso liquido avrebbe alimentato la luce del Sole e impedito alle tenebre di avvolgere il mondo. Il sacrificio sacro non era dunque una punizione, ma un atto necessario, e il sacrificato non era una vittima da eliminare quanto piuttosto un messaggero che il popolo inviava agli dei, al punto che rifuggire il sacrificio era considerato un inaccettabile disonore.

Secondo la tradizione, il dio azteco, che un tempo abitava quelle terre, vi avrebbe un giorno fatto ritorno. Non stupisce quindi che gli Aztechi abbiano tributato un’accoglienza trionfale agli Spagnoli che, guidati dal capitano Hernàn Cortés, sbarcarono sulle coste messicane nel 1519 per dirigersi poi verso la capitale Tenochtitlàn. Solo l’arrendevolezza del popolo azteco può dunque spiegare la facile impresa di conquista compiuta da Cortés che, salpato da Cuba con 10 navi e 500 soldati, ha ragione di un popolo che all’epoca contava circa 10 milioni di uomini. Sottratto di fatto il potere a Montezuma, dopo alterne vicende si giunge allo scontro diretto tra Spagnoli e Aztechi, conflitto che culmina nella rovinosa caduta della capitale Tenochtitlan il 13 agosto 1521 – sulle cui ceneri venne edificata Città del Messico – e nella disfatta del popolo azteco, piegato dalla fame e dall’epidemia di varicella.

La fine del mondo azteco fu un duro colpo per il mondo indio, mentre gli Spagnoli si dedicarono a una intensa attività volta a trasformare il Messico in una Nuova Spagna, attività che ricadde sul popolo indio in maniera drammatica attraverso epidemie, guerre di conquista, esose tassazioni, lavoro forzato nelle miniere d’oro, schiavitù e violenze. In mezzo a tanto profonde sofferenze andava però consumandosi l’incontro tra due mondi – quello indio e quello spagnolo – e la nascita di un nuovo popolo: quello latinoamericano. Sin da subito l’attività di evangelizzazione da parte degli Spagnoli fu assai intensa, ma con risultati assai modesti a causa della difficile inculturazione di un popolo che aveva un patrimonio di cultura e tradizioni che a fatica si lasciava assoggettare alla visione religiosa di coloro che, in quanto “conquistatori”, erano malvisti. È in questo complesso contesto storico, culturale e religioso che si colloca l’apparizione mariana di Nostra Signora di Guadalupe nella quale Maria si presenta come l’anello che unirà due mondi fino ad allora tenacemente contrapposti. Vediamo dunque che cosa accadde in quel 1531.

Esaminiamo i fatti facendo riferimento ai documenti storici – di indubbio valore scientifico – che attestano la veridicità dei fatti in modo diretto (trattando ad esempio dei protagonisti o dell’apparizione stessa) o indiretto (testimoniando ad esempio del culto, dei lasciti per la cappella sul luogo dell’apparizione, etc…). In particolare seguiamo il racconto reso da Luis Lasso de la Vega nell’opera intitolata Apparve meravigliosamente, redatta nel 1649, in cui, raccogliendo testi, documenti e tradizioni precedenti, si propone di raccontare in modo obiettivo tutto quello che riguarda l’apparizione di Nostra Signora di Guadalupe.

In quel tempo – era l’anno 1531 – nei primi giorni di dicembre, accadde che un indio, un uomo povero del popolo, il cui nome, secondo la tradizione, era Juan Diego, abitante di Cuauhtitlàn, ma nelle cose di Dio dipendente in tutto da Tlatelolco, di mattina assai presto – era un sabato – stava recandosi appunto là per la preghiera e la catechesi.

È il 9 dicembre 1531. Ed ecco che si individua subito il protagonista storico dell’avvenimento. Si tratta di un indio, all’epoca vedovo e senza figli, di cinquantasette anni (nato nel 1474, morirà nel 1548), che vive a Tulpetlac con l’anziano zio Juan Bernardino. Il nome indigeno di Cuauhtlatoa (“aquila che parla”) era stato mutato in quello spagnolo di Juan Diego dopo il battesimo, ricevuto nel 1525. Juan Diego viene definito come un “uomo povero del popolo”, a conferma che la Madonna – come nel caso esemplare di Bernadette, a Lourdes – predilige i piccoli e gli umili.

Il racconto prosegue dicendo che Juan Diego, giunto nei pressi del colle Tepeyac, udì un canto melodioso… All’improvviso il canto si interruppe e si fece un profondo silenzio. Allora sentì che dalla sommità del colle una voce lo chiamava per nome, con dolcezza: “Juanito! Juan Dieguito!”.

Senza esitazione si diresse perciò verso il luogo da cui proveniva la voce e il suo cuore era ricolmo di gioia. Appena giunto sulla sommità vide una giovane signora che stava lì in piedi e lo invitava ad avvicinarsi. Il suo vestito splendeva come il sole. La Signora gli rivela subito la sua preziosa volontà: «Sappi, mio povero figlio amatissimo, che io sono la perfetta sempre Vergine santa Maria, la Madre del verissimo e unico Dio, di Colui che è l’autore della vita, del creatore degli uomini, di colui nel quale tutte le cose sussistono, del Signore del Cielo, del padrone della terra».

Notiamo come fin dalla presentazione di sé Maria si pone come celeste Mediatrice, come Colei che annuncia il Signore, del quale vengono offerte quelle caratteristiche che quasi riassumono il contenuto del credo cattolico.

Prosegue poi la Vergine: «Desidero ardentemente che in questo luogo venga costruita la mia piccola casa sacra, mi venga eretto un tempio, in cui io voglio rendere manifesto il mio amore, la mia compassione, il mio aiuto, la mia protezione, perché in verità io sono la vostra Madre misericordiosa: tua, di tutti coloro che abitano questa terra e di tutti quegli uomini che mi amano, mi invocano, mi cercano e ripongono in me tutta la loro fiducia… Recati al palazzo del Vescovo della Città di Messico e digli che io ti mando per rivelargli quanto desidero, e cioè che mi provveda qui una casa, erigendomi un tempio ai piedi di questo colle».

Ecco che Maria chiede anzitutto che venga edificato un tempio, una cappella, una “traccia” cioè del suo cammino che riveli in modo concreto la risposta e l’accoglienza degli uomini. E chiede che questa sua richiesta venga sottoposta al vescovo, riconoscendone quindi l’autorità spirituale di guida del popolo chiamato alla fede e alla devozione nei confronti della Vergine.

Juan Diego si reca subito in città e ottiene udienza dal vescovo, mons. Juan de Zumàrraga, il quale però non gli dà molto credito: «Figlio mio, torna un’altra volta e ti ascolterò con più calma». Immediatamente Juan Diego torna sul luogo dell’apparizione e trova ad attenderlo la Signora cui riferisce il fallito tentativo di convincere il vescovo della veridicità della visione. Deluso, fa una toccante professione di umiltà: «Ti supplico, mia amabilissima Signora e Regina, di affidare l’incarico a qualche persona importante, che sia stimata, conosciuta, rispettata e onorata, affinché le diano credito. Io in verità sono un uomo dei campi».

Ma la Vergine Santa non intende ragione, perché deve compiere un celeste disegno: «Mio povero figlio amatissimo, è molto necessario che vada proprio tu e nessun altro e che attraverso la tua mediazione si realizzi il mio desiderio e si porti a compimento il mio volere». Ecco che Maria conferma la predilezione per gli umili, e in particolare per un indio cui affida l’incarico di farle da ambasciatore presso il vescovo spagnolo, segno visibile del desiderio di unire in un unico popolo di fedeli gli indios e gli spagnoli.

Il giorno successivo, domenica 10 dicembre 1531, Juan Diego torna dal vescovo il quale, dopo averlo a lungo interrogato, lo congeda senza esser convinto dell’autenticità del racconto, chiedendogli anzi che gli porti un segno dalla Signora che lo persuada di quanto Juan Diego gli ha raccontato. Il povero indio, ancor più deluso di quanto non fosse in occasione della prima visita, torna al colle e ritrova la Vergine. In questa terza apparizione, successiva alle due del sabato, Maria ascolta il racconto di Juan Diego e poi gli dice: «Bene, figlio mio, torna qui domattina e porterai al vescovo il segno che ti ha chiesto. In tal modo ti crederà! Non dubiterà più né sospetterà ancora di te!».

La Madonna acconsente dunque ad accogliere la richiesta del vescovo, mostrando una materna comprensione verso l’ecclesiastico che, per il contesto culturale dell’epoca che abbiamo prima tratteggiato, doveva nutrire scarsa propensione alla fiducia nei confronti di un povero indio come Juan Diego. Il giorno successivo però Juan Diego non tornò al luogo della apparizione poiché la sera prima aveva trovato suo zio, Juan Bernardino, gravemente ammalato, e questi gli aveva chiesto di andare l’indomani a cercare un sacerdote poiché si sentiva prossimo alla fine.

Il martedì 12 dicembre ecco dunque che Juan Diego partì di buon mattino per andare in città a chiamare un sacerdote per lo zio moribondo, aggirando la collina presso la quale erano avvenute le precedenti apparizioni per evitare di incontrare nuovamente la Vergine e non poter soddisfare la richiesta dello zio.

Questo particolare può lasciare forse perplessi, poiché pare strano che Juan Diego voglia “sfuggire” alla Vergine Santa dopo averla incontrata per ben tre volte e aver ricevuto un preciso incarico quale ambasciatore presso il vescovo. Ma occorre considerare che nella cultura dell’epoca lo zio rivestiva un ruolo simile a quello del padre. Per Juan Diego, all’epoca vedovo e senza figli, il profondo rispetto per lo zio doveva senz’altro unirsi a un sincero affetto filiale per l’anziano parente, la qual cosa lascia intendere che soddisfare la richiesta di Juan Bernardino – cercandogli un sacerdote – apparisse agli occhi di Juan Diego come un compito pienamente religioso e in linea con il rispetto dei doveri sanciti dal quarto comandamento. In più, possiamo considerare che Juan Diego pensasse di non essere all’altezza del compito affidatogli da Maria, come aveva chiaramente dimostrato nella professione di umiltà che emette durante la seconda apparizione.

Comunque, la Madonna che è anzitutto Madre premurosa, sa sempre venire incontro alle pene dei suoi figli. Appare dunque sul fianco del colle (è la quarta apparizione) e quasi taglia la strada al povero indio il quale, sorpreso, decide di raccontare alla Vergine come stiano le cose. Sentito dello zio, Maria dice a Juan Diego: «Ascolta, figlio mio, non temere e non affliggerti. Non si turbi il tuo cuore e non preoccuparti né di questa né di qualsiasi altra infermità. Non sto forse qui io, che sono tua Madre? Non stai forse sotto la mia protezione? Non sono forse io la fonte della tua gioia? Non sei forse nel cavo del mio manto, nella croce delle mie braccia? Cosa vuoi di più? Niente deve affliggerti e turbarti. Non angustiarti per l’infermità di tuo zio perché per ora non morirà. Sappi anzi con certezza che è già perfettamente guarito».

È davvero stupendo questo passaggio del racconto: «Non sto forse qui io, che sono tua Madre?». Questa domanda, cari amici, non è rivolta solo a Juan Diego, ma a tutti noi, ogni volta che ci troviamo sommersi dai problemi e dalle preoccupazioni al punto che, tutti ripiegati su noi stessi, magari con le migliori intenzioni, rischiamo di trascurare il nostro rapporto con Dio, dimenticandoci che Gesù ci ha affidati alle cura amorose di Sua Madre quando dalla croce ha detto a Giovanni: «Questa è tua Madre».

E poi, notiamo ancora come Maria chieda a Juan Diego di fare una professione di fede totale in quel Signore che l’ha inviata ai popoli del Messico e delle Americhe: chiede infatti al povero indio di fidarsi della sua parola e di confidare nella guarigione dello zio. Il veggente si fida, e si sente subito sollevato, dando prova di una fiducia davvero ingenua e filiale in quella Signora che non poteva ormai vedere che come Madre amorosa. E, come le numerose testimonianze avrebbero in seguito comprovato, lo zio guarisce proprio in quel momento.

Confortato dunque dalla promessa della Vergine Santa, Juan Diego sale sul colle, come indicatogli dalla Madonna, per raccogliere «una grande varietà di fiori» che sarebbero stati il segno richiesto dal vescovo. Giunto sulla sommità rocciosa del monte, il veggente si trova dinnanzi una grande quantità di fiori di Castiglia appena sbocciati, dai bellissimi colori e dal profumo soave. La cosa ha dello straordinario se consideriamo che le cronache dell’epoca riferiscono che la zona era infestata da alcuni cactus che crescevano in mezzo alla grande pietraia ove mai avrebbero potuto trovare terreno fertile dei fiori come quelli che Juan Diego si apprestava a raccogliere. Men che meno nella fredda stagione che doveva caratterizzare quel 12 dicembre 1531.

Animato dal desiderio di soddisfare la richiesta della Madonna, Juan Diego si mette a raccogliere fiori in abbondanza, ne fa quindi dei mazzetti e li avvolge nella sua tilma, cioè il mantello caratteristico del popolo indio, per portarli alla Vergine Santa. Giunto in presenza della Madonna, aprì il mantello; questa prese tutti i mazzetti nelle sue sante mani e quindi li ripose nella tilma, raccomandando a Juan Diego di aprire il suo mantello solo in presenza del vescovo.

Con il cuore colmo di gioia, Juan Diego scese dunque in città e si diresse al vescovado dove però i servi, avendolo riconosciuto, non si curavano di procurargli udienza. Anzi, alcuni di loro, vedendo quei bellissimi fiori spuntare dal mantello, cercarono di afferrarne alcuni, ma non ci riuscirono, poiché ogni volta che provavano ad aprire il mantello ecco che i fiori si sottraevano alla loro presa, apparendo come cuciti o dipinti sulla tilma.

Riferito l’inspiegabile episodio al vescovo, questi fece entrare Juan Diego e ascoltò il racconto del veggente che concluse: «Ecco ora qui i fiori. Fammi il favore di accettarli». Quindi aprì il mantello, dove erano raccolti i fiori, e appena questi si sparsero per terra ecco che sul mantello apparve l’immagine della perfetta Vergine santa Madre di Dio, nella forma e nella figura in cui la vediamo oggi, così come è conservata nella sua amata casa, nel tempio eretto ai piedi del monte Tepeyac. Visto ciò, il vescovo e tutti i presenti caddero in ginocchio. Il vescovo, con le lacrime agli occhi, implorava il perdono della Vergine Santa per non averle subito creduto. Quindi sfilò la tilma dal collo di Juan Diego e la depose nella propria cappella.

Juan Diego fece quindi ritorno a casa e trovò lo zio perfettamente guarito. Anzi, Juan Bernardino disse di aver visto la Signora proprio nel momento in cui questa prometteva la sua guarigione al nipote, e l’aveva vista con le stesse sembianze in cui ella era apparsa a Juan Diego. Si tratta dunque della quinta apparizione dopo le precedenti quattro che hanno come veggente Juan Diego.

Lo zio aggiunse poi che la Signora gli aveva indicato il titolo con cui voleva essere venerata: La perfetta Vergine Santa Madre di Guadalupe. “Guadalupe” secondo l’etimologia araba significherebbe “fiume di luce” oppure “fiume d’amore”, ma altre letture privilegiano la etimologia indio secondo la quale significherebbe “Colei che calpesta il serpente”. In quest’ottica, non è difficile vedere nella Vergine di Guadalupe un evidente richiamo alla Donna vestita di sole di cui parla l’Apocalisse, al capitolo 12, indicando nella Vergine Colei che avrebbe schiacciato il capo al Serpente, cioè al Diavolo, portando a compimento la profezia enunciata nel capitolo 3 della Genesi, nel cosiddetto protovangelo, laddove si legge: “Il Signore Dio disse al serpente (…): Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno” (Gen 3, 14-16).

Subito si diedero inizio ai lavori per la cappella presso il monte Tepeyac. L’edificio sacro venne completato in pochissimo tempo e in esso vi si poté collocare la tilma di Juan Diego con la miracolosa immagine dopo una solenne processione il 26 dicembre dello stesso anno. Subito crebbe la devozione per la Vergine di Guadalupe, benché il vescovo non abbia mai ritenuto di emanare un decreto ufficiale sul riconoscimento dell’apparizione.

Dopo poco Juan Diego – del quale sappiamo che godeva di fama di santità già prima delle apparizioni del 1531 – lasciò la sua casa e le sue terre per dedicarsi interamente al servizio della Vergine, vivendo di penitenza e orazione in una casetta fatta edificare per lui dallo stesso vescovo nei pressi del luogo dell’apparizione. La crescente fama di santità di Juan Diego, nonché la costante umiltà e la profonda fede del veggente, sempre animato da spirito di servizio – per lo zio, per i pellegrini -, sono tra i frutti che maggiormente propendono in favore della veridicità delle apparizioni. Morto nel 1548, all’età di 74 anni, Juan Diego è stato sepolto nella cappellina edificata presso il monte Tepeyac e in seguito le sue spoglie sono state traslate ovunque fosse trasferita la tilma con l’immagine della vergine. Giovanni Paolo II ha proclamato Juan Diego beato il 6 maggio 1990 e poi santo il 31 luglio 2002, fissandone la celebrazione della memoria il 9 dicembre, giorno della prima apparizione, mentre il 12 dicembre si celebra la festa della Vergine di Guadalupe.

Negli anni immediatamente successivi alle apparizioni della Vergine di Guadalupe, ben nove milioni di messicani si convertirono alla fede cattolica. Questo è senza dubbio un grandissimo miracolo, che va a porsi accanto alle numerose guarigioni testimoniate dai documenti storici lungo i secoli. Ancora oggi la devozione guadalupana è vivissima, non solo in Messico, ma nelle Americhe e nel mondo intero. La Nuova Basilica di Nostra Signora di Guadalupe è stata inaugurata il 12 ottobre 1976 e in essa è stata traslata la preziosa immagine impressa sulla tilma di Juan Diego. Nella Basilica Nuova, che può ospitare fino a dodicimila persone al suo interno e altre trentamila nella spianata antistante, si è recato Giovanni Paolo II per la beatificazione di Juan Diego, il 6 maggio 1990. Si calcola che al Santuario-Basilica transitino almeno 20.000 pellegrini al giorno, per un totale di circa 8 milioni di fedeli all’anno, ma alcune stime parlano addirittura – lo abbiamo riferito in apertura – di 20 milioni. Cifre tali da renderlo comunque il santuario più visitato al mondo.

Conversioni e guarigioni, dunque. Ma il miracolo forse più grande resta il segno che la Vergine ha donato al tempo dell’apparizione. Non mi riferisco tanto ai fiori, che furono un segno donato in quel preciso momento storico a utilità del vescovo, ma piuttosto all’immagine che si impresse sulla tilma del veggente indio e che tuttora oggi si presenta agli occhi dei fedeli. Vediamo dunque più in dettaglio questa immagine.

Essa è impressa sulla tilma, il caratteristico mantello indio che consiste in due pezze un po’ ruvide cucite tra loro per il lato lungo con un filo sottile. L’immagine completa della Vergine (cioè l’ampiezza totale della tilma) misura cm. 170 x 104. Diversi tagli vennero apportati nei secoli per adattarla alle cornici che di volta in volta la ospitavano. La Vergine appare con un volto serio, il capo inclinato verso destra, un po’ scuro, tanto che viene detta Virgen morenita avendo la carnagione bruna come gli indios. Ha le mani giunte, un aspetto nobile, e indossa un abito rosa bordato di fiori. Un manto azzurro mare, trapuntato di stelle dorate, le copre il capo e scende fino ai piedi che poggiano sulla luna. Dodici raggi di sole le incorniciano il volto. Già questi primi riferimenti bastano per pensare che in essa si possa riconoscere la “Donna vestita di sole” di cui parla l’Apocalisse. L’immagine è a sua volta sorretta da un angelo, ad ali spiegate, dalla veste color vermiglio e il collo dorato.

Si tratta di una immagine assai ricca di simbolismi e significati, quasi un messaggio in codice che la Vergine avrebbe voluto regalare agli indios, popolo per sua natura assai più propenso a decifrare un linguaggio fatto di immagini che di parole e concetti. In sé l’immagine rappresenta l’Assunta, o l’Immacolata oppure, come già ricordato, la “Donna vestita di sole” dell’Apocalisse. La luna su cui poggia i piedi può essere interpretata come una cometa, simbolo di Quetzalcoàtl, il dio azteco che, simbolo della idolatria primitiva, sarebbe finalmente schiacciato dalla vera fede cattolica e della devozione mariana. Il capo inclinato e le mani giunte indicano che la Vergine sta riverendo qualcuno più importante di Lei, come a dire: non sono Io Colei che si deve adorare, bensì il Dio e Signore del Cielo e della terra che mi ha mandato a voi. L’abito è disseminato di fiori aztechi, a ricordo del prodigio dei fiori sbocciati a dicembre e raccolti da Juan Diego per smuovere il vescovo dalla sua incredulità.

Miracolosa è la stessa tilma, capace di resistere allo scorrere del tempo (ormai quasi cinque secoli!) quando i teli di quella fattura solitamente non resistono più di 30/40 anni pur se conservati con cura. La fibra vegetale di cui è costituita la tilma, detta Maguey, si è appurato conservare una temperatura propria di 36.6 C°, che corrisponde alla temperatura media di un corpo umano. Pare quasi che la tela sia dunque viva.

Possiamo poi ricordare che il premio nobel per la chimica del 1938, Richard Kuhn, nel 1936 analizzò i pigmenti impiegati nella immagine della Vergine di Guadalupe ed escluse che essi potessero appartenere al regno animale, vegetale o minerale. Una origine soprannaturale di tali pigmenti spiegherebbe dunque come sia possibile che la vivacità dei colori sia rimasta inalterata nel corso dei secoli. L’immagine persiste in maniera mirabile: non accenna a scolorirsi, e non vi sono segni di abbozzi precedenti la realizzazione, come se fosse stata realizzata da una mano divina all’istante e completamente. A questo si aggiunga che ulteriori esami hanno rilevato come i colori della immagine non sono impressi sulla tela, ma fluttuano nell’aria, a 0,3 mm di altezza.

Esaminando poi le stelle che ricoprono il manto della Vergine si è appurato che esse corrispondono alla posizione delle costellazioni presenti nel cielo del Messico nel solstizio d’inverno del 1531, dunque al tempo delle apparizioni. Per intendersi, è come se la posizione delle stelle che ornano il manto della Madonna indicassero la data dell’evento e dell’impressione della immagine poiché riportano il cielo che in quei giorni di dicembre 1531 si poteva vedere su Città del Messico.

Ancora. Esami oftalmologici sugli occhi della Vergine hanno riscontrato movimenti della pupilla al variare della luce che corrisponderebbero ai moti di un occhio umano vivente. Nelle pupille della Vergine, larghe appena 7,8 mm, con i microscopi a scansione elettronica sono state rinvenute due immagini. La prima – identica in entrambe le pupille – è quella del vescovo che assiste esterrefatto al miracolo dei fiori. Nelle pupille del vescovo, ulteriormente ingrandite, si vede una seconda immagine – anche questa riportata esattamente nei due occhi dell’ecclesiastico – ovvero Juan Diego che dispiega il suo mantello e lascia cadere i fiori ai piedi del vescovo. Insomma, è come se gli occhi della Madonna avessero visto la scena che accadde in quel 12 dicembre 1531 e ne abbiano conservato memoria. E se qualcuno di voi, cari lettori, pensasse che forse mano umana può aver realizzato simili immagini, è sufficiente precisare che la figura di Juan Diego misura meno di un milionesimo di millimetro per comprendere come ogni particolare di questa immagine sia di chiara origine soprannaturale.

Infine – lo riferiamo con l’invito all’estrema prudenza nel considerare quanto stiamo per citare, non avendo avuto accesso alle documentazione diretta – sotto la cintura con i fiocchi che orna la tunica della Vergine e, secondo la simbologia dell’epoca, indica che Ella è incinta, una vita parrebbe pulsare davvero… È quanto riferisce uno degli scienziati che, nel corso di recenti esami, ha avuto modo di porre uno stetoscopio all’altezza di tale cintura, rilevando 115 battiti al minuto. I battiti di un bambino in attesa di venire alla luce.

La complessità dei simboli – cui qui abbiamo appena accennato – rende impossibile esaurire il messaggio della Vergine di Guadalupe. Un messaggio fatto di parole – quelle rivolte a Juan Diego -, fatto di immagini – quella della Virgen de Guadalupe impressa sulla tilma del veggente -, fatto di azioni – le guarigioni ma, ancor più, le numerosissime conversioni operate per intercessione della Santa Vergine. Un messaggio che è risuonato nella terra messicana in quel 1531 per richiamare due popoli all’unità e alla conversione, facendo di Indios e Spagnoli un’unica Chiesa.

Ma soprattutto un messaggio che risuona oggi per ognuno di noi come invito alla conversione, tornando a Gesù per mezzo di Maria – ad Jesum per Mariam, come ben sintetizzava il Montfort nel suo Trattato della vera devozione a Maria. Per fare questo, occorre riscoprire Maria come Madre di ognuno di noi, madre premurosa che si prende cura di tutti i suoi figli nel momento del bisogno, perché sa che cosa ci occorra prima ancora che glielo domandiamo e sempre è pronta a presentare ogni nostra preghiera al Figlio Suo Gesù. Ecco dunque l’augurio che faccio a voi, cari amici, e a me: che ognuno di noi possa risentire ogni giorno la voce della Madonna che gli dice: «Figlio mio, non temere! Non sto forse qui io, che sono tua Madre?».

Affidiamo questo auspicio alla preghiera, rivolgendoci alla Vergine Santa di Guadalupe:


Guadalupe

Preghiera di Giovanni Paolo II alla Vergine di Guadalupe
(versione adattata e ridotta)

O Vergine Immacolata,
Madre del vero Dio e Madre della Chiesa!
Tu, che da questo luogo doni la tua misericordia e la tua compassione
a tutti coloro che cercano la tua protezione;
ascolta le preghiere di quanti vengono a Te con fiducia filiale,
e presentale al tuo Figlio Gesù, nostro unico Redentore.

Madre di Misericordia, Maestra di nascosto e silenzioso sacrificio,
esaudisci noi peccatori,
e proteggi la nostra vita, il nostro lavoro, le nostre gioie, le nostre infermità e le nostre tristezze.
dona la pace, la giustizia e la prosperità per i nostri popoli;
perché tutto quello che abbiamo lo poniamo sotto la tua protezione,
Signora e Madre nostra.

Vergine Santa Maria, Madre d’Amore, proteggi le nostre famiglie,
mantienile unite e benedici i nostri figli.
Oh, nostra speranza, guarda a noi con compassione,
Insegnaci ad andare continuamente a Gesù e, se cadiamo, aiutaci a
rialzarci e a ritornare a Lui, attraverso la confessione dei nostri peccati.

Oh Vergine Santa, con la pace di Dio nella coscienza,
libera i nostri cuori dal male e di odio,
e portaci alla vera gioia e alla pace vera,
dono del tuo Figlio, nostro Signore Gesù Cristo,
che con Dio Padre e del Spirito Santo,
e vive e regna nei secoli dei secoli. Amen

di Diego Manetti
http://www.lanuovabq.it

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Questa voce è stata pubblicata il 08/12/2018 da in ITALIANO, Sulle tracce di Maria, Vergine Maria con tag .

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