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Natale nel caos in Congo, i comboniani: “La Chiesa non si scoraggia”

All’approssimarsi delle elezioni del 23 dicembre si moltiplicano inquietanti segnali di tensione in tutto  il Paese. Padre Di Vincenzo: «Nonostante i massacri, l’Ebola e il silenzio della comunità internazionale,  non perdiamo la speranza»


RDC

AFP – Un cittadino di Goma si arrampica sul muro all’ingresso dello Stadio “Des Volcans” durante il raduno elettorale del candidato presidenziale Emmanuel Ramazany Shadary nel Nord Kivu


Il Congo si avvicina alla delicatissima data delle elezioni nel caos più totale. Nella notte tra il 12 e il 13 dicembre scorsi, un incendio, quasi certamente doloso, ha raso al suolo uno dei magazzini a Kinshasa in cui venivano conservati oltre 7mila macchinari elettorali pronti per essere distribuiti per l’imminente voto. Le apparecchiature, per tutto il periodo pre-elettorale, sono state fonte di feroci dissidi tra il governo che le ha proposte per «garantire la trasparenza e la rapidità dei risultati» e le opposizioni che invece le considerano uno strumento atto a favorirne la manipolazione. Il rischio frodi, in questo Paese il cui presidente Joseph Kabila – in carica dal 2001 dopo l’assassinio del padre – non perde occasione per mostrare la sua assoluta riluttanza a lasciare il potere, è altissimo. Il noto ginecologo Denis Mukwege, vincitore del premio Nobel per la Pace 2018, ha lanciato a questo proposito un disperato appello alla trasparenza e alla democrazia denunciando che in Congo «c’è pochissima preparazione al processo elettorale e moltissima a all’arte militare. Sono molto preoccupato che queste elezioni non siano libere, credibili e pacifiche».

A complicare la situazione, il pesante intervento della polizia che per due giorni consecutivi (11 e 12 dicembre) ha utilizzato gas lacrimogeni e sparato contro la folla di sostenitori del candidato di una coalizione d’opposizione Martin Fayulu. Al termine degli scontri il bilancio è stato di almeno tre morti e decine di feriti. Che il clima stia divenendo di giorno in giorno incandescente, lo testimonia anche la scelta del Dipartimento di Stato americano che ha chiesto al personale diplomatico non strettamente necessario, di lasciare la Repubblica Democratica del Congo almeno una settimana prima delle elezioni che «potrebbero causare violenza». La Chiesa, intanto, segue con apprensione l’evolversi della situazione ed è intervenuta più volte per richiamare alla calma e alla giustizia.

Per avere aggiornamenti abbiamo raggiunto padre Gaspare Di Vincenzo, superiore della comunità di religiosi comboniani di Butembo.

«Siamo molto preoccupati per la stato di tensione in cui stiamo precipitando. Dall’incendio di giorni fa si rincorrono voci di un possibile, ennesimo annullamento delle elezioni visto che l’80% delle macchine per il voto a Kinshasa è andato in fumo. Se così fosse, e se oltre a ciò, si confermasse che dietro all’attentato c’è in qualche modo Kabila e il suo desiderio chiarissimo fin dall’inizio di non far svolgere le elezioni, sarebbe il caos più assoluto. Temiamo inoltre un intervento militare di forze esterne in combutta con altri attori non chiari. Girano da giorni messaggi che invitano ad approvvigionarsi di cibo e acqua, perché potrebbero venire a mancare a causa di possibili attacchi militari».

Come vive la gente questo momento?

«Con grande timore e insicurezza. Continuano i massacri di povera gente inerme mentre altri vengono scacciati dalle loro terre perché c’è chi vuole impadronirsene per le ricchezze minerarie. E tutto procede nel silenzio assoluto di questo governo e della comunità internazionale. L’Onu è presente con più di 20 mila caschi blu ma posso dirle che è a sua volta fonte di instabilità e non è considerata una forza di difesa della popolazione».

Nel frattempo, anche a causa degli scontri e dell’acuirsi del conflitto in alcune zone, tra cui quella dove vive lei, il virus dell’Ebola si sta diffondendo…

«Da mesi il virus sta decimando la popolazione in questa nostra regione del Nord Kivu. Butembo si rivela ormai l’epicentro del virus a causa dello spostamento in massa di persone che sfuggono all’insicurezza e vengono in città, come anche a causa del commercio dei prodotti agricoli. Si sta facendo tutta una campagna di sensibilizzazione e di prevenzione con norme igieniche e un servizio sanitario di vaccinazione ma per il momento l’epidemia non accenna a diminuire. Anche per la pastorale dei malati e l’amministrazione dell’unzione bisogna seguire, ovviamente, strette norme igieniche. Abbiamo dovuto sospendere le attività oratoriali della domenica con più di 500 bambini per evitare contatti diretti. Per la messa mattinale, in tutte le chiese, si è disposto un secchio di acqua con rubinetto e sapone per lavarsi le mani prima di entrare. Purtroppo qui a Butembo c’è anche chi fa propaganda contro che l’Ebola sostenendo che sia un’invenzione e si scaglia addirittura contro la Chiesa dicendo che se è così schierata in prima linea è solo perché riceve soldi. Il nostro vescovo, monsignor Sikuli Paluku, martedì ha rilasciato una dichiarazione a riguardo rinnovando l’impegno di tutta la Chiesa nella lotta contro l’Ebola».

Padre, oltre alle elezioni, si avvicina il Natale, quali sono i segni di speranza per il suo popolo?

«Tutti questi avvenimenti, sembrano volerci toglierci la speranza e la gioia dell’attesa del Bambino-Dio. Vorrei però raccontarle anche di tanti nostri giovani che in questo momento così difficile non rinunciano a passare di quartiere in quartiere e di famiglia in famiglia, per incontrare la gente, comunicarle la vicinanza e la speranza, per cantare e danzare. Centinaia di ragazzi che condividono la volontà di pace e sperano in un nuovo inizio assieme a centinaia di famiglie. Sono piccoli segnali che ci rallegrano di una gioia non mondana che diventa segno profetico di una Chiesa che non si lascia cadere le braccia»

Luca Atanasio 
17.12.2018
Vaticaninsider

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Questa voce è stata pubblicata il 17/12/2018 da in Attualità sociale, ITALIANO con tag .
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