COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

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IV Domenica di Avvento (C) Lectio

Parola della Domenica
4 Domenica di Avvento
Luca 1, 39-45


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Ormai siamo alle porte della solennità del Natale del Signore ed è Maria di Nazareth che ci conduce con il suo passo veloce con la sua corsa. Anche il mattino di Pasqua sarà di nuovo la corsa di un’altra Maria, la corsa di Pietro e Giovanni che porteranno al mondo la verità di quell’annuncio: “non è qui è risorto”, il frutto maturo di quel sì di questa giovane ragazza di Nazareth che ha permesso a Dio Padre di venire così vicino a noi nella carne del Figlio.
Nel Vangelo di questa domenica la corsa di Maria di Nazareth ci annuncia che davvero nulla è impossibile a Dio e questa fede genera esultanza e benedizione. Questa corsa vigile diventa il modo di preparare una via al Signore. Maria insieme a Giovanni Battista è una delle due figure dell’attesa del tempo di Avvento. Giovanni prepara la strada al Veniente preparandogli un popolo ben disposto, Maria accogliendo la Parola.
Come Maria accoglie la Parola in sé divenendo tempio dello Spirito santo, così il credente accogliendo la Parola che è Gesù offre il proprio corpo ad accogliere e lasciarsi plasmare dalla parola di Dio che ci raggiunge ed è rivolta a noi personalmente. Maria diventa, dunque, figura dell’attesa in quanto figura della discepola che ascolta e fa la parola.

“In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda”.

Il primo effetto della parola ascoltata, meditata e accolta da Maria è il mettersi in piedi, l’alzarsi è l’uscire. La parola ridesta da una situazione per far entrare in un’altra condizione di vita. Questa stessa Parola è la radice di ogni vero incontro con l’altro a cui un altro ci invia. Scrive il beato fr. Christian il priore di Tibhirine, rapito e poi ucciso assieme a sei suoi confratelli nella primavera del 1996: “Ecco Maria, professa semplice perché il suo si è recentissimo, si lancia sulla strada verso la montagna per fare il noviziato della sua maternità universale. Maria votata a portare Cristo in sé, fuori da casa sua, come ciascuno di noi, e a servire umilmente affinché lo Spirito faccia trasalire il Figlio di Dio ancora in gestazione nell’altro”.

“Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta”.

Maria arriva da Elisabetta e le rivolge un saluto di cui non si riporta il contenuto, eppure è l’elemento centrale che per 3 volte è ricordato. Un saluto che è bastato a far trasalire il Precursore, a far danzare lo Spirito Santo. Forse Maria ha riportato ad Elisabetta lo stesso saluto che ha colmato di gioia e stupore la sua vita: “Rallègrati, tu che sei stata colmata dalla grazia, il Signore è con te!” (Lc 1,28). Qui c’è insieme un’affermazione e una promessa circa la sua identità, che riguarda però ogni essere umano. E’ una manifestazione e comunicazione di gioia per l’altra che è oggetto della grazia sconfinata di Dio. L’esito di questo saluto è che Giovanni prepara già la via al Veniente permettendo a sua madre di riconoscere in Maria la presenza del Messia.

“Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! …. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto”.

La parola sorta dal sussultare della vita in sé mossa dallo Spirito sembra quasi farsi canto, e lo diventerà sulle labbra di Maria nel suo Magnificat. Elisabetta risponde all’esultanza del suo bambino con la benedizione su Maria e sull’opera di Dio in lei. Solo due volte nella Scrittura, e sempre verso delle donne, si usa la formula: “benedetta tu fra le donne” in Gdc 5,24 per Giaele e in Gdt 13,18 per Giuditta. In entrambi i testi l’avversario militarmente superiore che incute terrore a Israele è sconfitto da chi è debole e impotente cioè una donna, ma che ha fiducia nella promessa del Signore. “Benedetto il frutto del tuo grembo” è una formula che troviamo in Dt 28,1.4: il Dio di Israele si rivela in coloro che nel loro corpo preparano una via perché egli possa prendere dimora con la sua parola. Maria svolge un ruolo nel piano salvifico di Dio per il suo popolo in quanto essa per il suo ascolto e il suo sì, per la sua disponibilità ha reso possibile il concepimento di colui che sarà luce per la rivelazione alle genti e gloria del popolo di Israele (Lc 2,32). C’è una fecondità in chi vive della Parola.
Luca non dice mai perché Maria è andata, se non perché obbedisce alla parola che riceve da Dio, ed Elisabetta coglie pienamente la gratuità di questo gesto di Maria. Maria è riconosciuta felice per la qualità del suo ascolto che si è tradotto corporalmente in quella fretta e in quel saluto.
Maria diventa così figura dell’ascolto che fa e custodisce la Parola. La visita di Maria a Elisabetta è figura di ogni incontro autentico, perché essa è una celebrazione dell’accoglienza. In questo testo ciascuna delle donne riconosce l’altra nella sua realtà e nel contempo riceve dall’altra la propria realtà.

In Lc 1,56 si dice che Maria rimane tre mesi con Elisabetta. Lo stesso verbo in 9,4 e in 10,7 è detto dei discepoli che inviati in missione devono rimanere presso chi li accoglie e da lui ricevere ospitalità, cioè vita. Non si insiste su quello che devono fare per gli altri, come se questi ultimi fossero i destinatari passivi di qualcosa, ma su una relazione possibile di comunione in cui si dà e si riceve, in cui ci si ospita a vicenda. Solo dove accade questo incontro in cui ci si riconosce a vicenda e si modifica l’identità di entrambi, all’interno di una relazione gratuita, solo dove c’è questa capacità profonda di comunione in quel Dio che è presente in noi e al di là di noi, oltre tutte le frontiere e le differenze, qualcosa si libera anche in noi. Scrive sempre fr Christian: “In questi ultimi tempi mi sono convinto che l’episodio della Visitazione è il vero luogo teologico scritturistico della missione nel rispetto dell’altro che lo Spirito ha già investito. Mi piace una frase di un autore che riassume molto bene tutto questo: “Gesù è ciò che accade quando Dio parla senza ostacoli nel cuore di un uomo”. In altri termini, quando Dio è libero di parlare e di agire senza ostacoli nella rettitudine di un uomo, quest’uomo parla e agisce come Gesù. È il servizio gratuito reso all’altro che fa sussultare, germogliare quello che lo Spirito ha già posto nell’altro.” Il Signore in questo tratto di strada verso Betlemme ci doni di non dimenticare che anche quando compiamo tanta strada, in salita, di corsa, come Maria verso Elisabetta, al nostro arrivo troveremo lo Spirito santo già presente, troveremo l’altro verso il quale siamo mandati già abitato dalla presenza del Signore, in attesa solo di qualcuno che lo benedica, esulti per l’opera di Dio in lui e che lo renda consapevole del dono gratuito che Dio offre a ogni essere umano.

http://www.clarissesantagata.it

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Questa voce è stata pubblicata il 19/12/2018 da in Anno C, Avvento (C), Domenica - lectio, ITALIANO, Liturgia.

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San Daniele Comboni (1831-1881)

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Combonianum è stata una pubblicazione interna nata tra gli studenti comboniani nel 1935. Ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e di patrimonio carismatico.
Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
Pereira Manuel João (MJ)
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