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Quando Carlotta, poco prima di morire, scriveva al Papa: “Mi hai cambiato la vita”

Nella biografia “In un attimo l’infinito” la storia della ragazza, definita «l’angelo del violino», morta a 24 anni per un cancro che ha scoperto la fede grazie a Francesco


Carlotta


Una foto di Carlotta Nobile (foto @ Manuela Morgia)

Pubblicato il 28/12/2018
GIACOMO GALEAZZI
ROMA
Vaticaninsider

«Ho un tumore gravissimo con metastasi da tutte le parti, ho fatto ogni tipo di cura, con ogni sacrificio pur di andare avanti. Quando ho sentito Papa Francesco dire; “A voi giovani affido la croce” è cambiato tutto nella mia vita e da disperata sino diventata serena», raccontò Carlotta Nobile pochi mesi prima di morire, a 24 anni, il 16 luglio 2013.

A ricostruire il suo percorso di fede sono Filomena Rizzo e Paolo Scarafoni nell’intenso libro “In un attimo l’infinito” (Paoline, 213 pagine, 12,75 euro). Un fulmineo cammino di conversione e di radicale testimonianza evangelica scandito dagli ultimi mesi di vita della giovanissima concertista ribattezzata dai mass media «l’angelo del violino» e iniziato la domenica delle Palme 2013. Come ripercorre Francois Lethel nell’introduzione del volume, nella Giornata della gioventù, Jorge Mario Bergoglio aveva invitato i giovani a portare la croce con gioia e le sue parole avevano profondamente toccato il cuore di Carlotta alla quale il tumore diagnosticato due anni prima aveva permesso di espandere la sua esperienza in un mondo fino a quel momento sconosciuto: il mondo dei malati.

«Caro Papa Francesco, tu mi hai cambiato la vita», scrive la ragazza in una lettera indirizzata al Pontefice. «Io sono onorata e fortunata di poter portare la croce con gioia a 24 anni. So che il cancro mi ha guarita nell’anima, sciogliendo tutti i miei grovigli interiori e regalandomi la fede». La sua conversione, osserva Lethel, non è una rottura , ma «una scoperta, un’illuminazione, un compimento nel suo incontro personale con Gesù», il culmine di «una vita bella, piena di luce e di amore, di arte e di cultura».

Carlotta Nobile riceve la fede come un dono che altri attorno a lei già posseggono e che hanno chiesto a Dio di concedere anche a lei. La biografia si intreccia con l’esperienza di “Donatori di musica”, una rete di musicisti, medici e volontari nata nel 2009 per realizzare e coordinare stagioni di concerti negli ospedali. Lo scrittore ed operatore sociale Luca Fumagalli descrive così Carlotta Nobile sotto il profilo del suo apporto a questa realtà di volontariato ospedaliero: «Una violinista di grande talento che diventa a sua volta l’incarnazione di come sia possibile, per chi si ammala di tumore, arrivare a rovesciare completamente il modo di considerare e affrontare la malattia, senza smettere un istante di essere protagonista di una vita intensa, vissuta sempre al presente».

Un ruolo fondamentale nell’intensissimo percorso di santità che caratterizza gli ultimi mesi di vita di Carlotta Nobile è quello che si è trovato a svolgere don Giuseppe Trappolini, parroco di San Giacomo in Augusta a via del Corso a Roma. «Quel venerdì santo 2013, il primo del pontificato di papa Francesco, mi trovavo nell’ufficio della canonica domandandomi che cosa dovessi fare. Se chiudere per un paio d’ore la chiesa e riposare o lasciarla aperta – spiega il sacerdote -. Ero ancora inebriato dall’incontro che avevo avuto con il Papa il giorno prima, durante il pranzo a cui ero stato invitato con altri parroci romani. Riecheggiavano nella mente le parole che Francesco aveva detto proprio a me: “Tenete le porte della Chiesa aperte”. Guardando il flusso continuo dei fedeli decisi di restare e alle 14 si avvicina Carlotta Nobile, domandandomi se poteva parlare con me. Aveva girato sa lungo per trovare una chiesa aperta a quell’ora ed era felice di averla trovata».

Le parole della ragazza lasciano il sacerdote «scioccato». Carlotta gli dice: «Vivo nella sofferenza ma ora è tutto diverso: ha un senso la mia croce, il mio dolore e anche la mia speranza: il cancro è la croce che Papa Francesco mi ha invitato a portare e io con fierezza la porterò fino alla fine». Il giorno dopo don Giuseppe scrive al Papa per raccontare «i bellissimi frutti della fede di Carlotta» e Francesco telefona in parrocchia per informarsi sulle condizioni di salute della ragazza e per invitarla in Vaticano. Alla vigilia dell’udienza, però, la giovane viene ricoverata d’urgenza e in pochi giorni muore. Lascia una sua preghiera: «Signore sei la mia luce, da quando ha inondato la mia vita con la tua Misericordia anche questo brutto cancro che mi bolle dentro è diventato un’opportunità».

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Questa voce è stata pubblicata il 31/12/2018 da in Fede e Spiritualità, ITALIANO con tag .

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Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
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