COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

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III Domenica del Tempo Ordinario (C) Lectio

Lectio del Vangelo della III Domenica Tempo Ordinario – Anno C

Iii(b)

Luca 1, 1-4; 4,14-21

1 Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, 2 come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, 3 così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, 4 in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.

Luca nel Vangelo presenta Gesù come modello o paradigma con cui gli apostoli, specialmente nella seconda parte dell’opera, gli Atti, vengono messi a confronto.

La ripetizione di alcuni temi uguali alla fine del Vangelo (Lc 24,36-49) e all’inizio degli Atti (At 1,1-5) collega i due libri. Il prologo (Lc 1,1-4) è valido per il Vangelo e per gli Atti, come dimostra il fatto che all’inizio del secondo libro si fa riferimento ai contenuti del «primo racconto» relativi a «tutto quello che Gesù fece e insegnò» e alla «missione» da lui affidata agli apostoli (cfr. At 1,1-2); viene ripetuto anche il nome di «Teofilo» come destinatario unico dell’opera.

L’attività e l’insegnamento di Gesù, raccontati nel Vangelo, ci consentono di capire, per analogia o per contrasto con il modello Gesù, le tendenze esistenti in seno alla Chiesa primitiva che appaiono negli Atti.

Dalla lettura di Luca 1,1-4 si desume che l’evangelista presuppone l’esistenza di vangeli (letteralmente parla di «molti» tentativi) scritti in conformità con una tradizione vissuta in seno alla comunità cristiana («in mezzo a noi»), («ce li hanno trasmessi»), tradizione che risale ai «testimoni oculari» (prima generazione) che erano stati riconosciuti dalle comunità dei credenti come depositari autentici del messaggio.

Tra questi «molti» (probabilmente un’iperbole) che «hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti» (Lc 1,1) dobbiamo annoverare anzitutto il Vangelo di Marco (Mc): due terzi di Mc sono stati inseriti nel Vangelo di Luca. Con Matteo (Mt) ha in comune una serie di loghia (sentenze, parabole, detti) che molti attribuiscono a una fonte comune (detta «Q», da Quelle=fonte in tedesco), sebbene non appaia assolutamente necessario postulare una fonte indipendente.

Il fatto che Luca riferisca di molti che hanno scritto prima di lui potrebbe indicare che ritiene non definitivi questi scritti, sia perché li considera incompleti sia perché non rispondono più alle nuove circostanze in cui si trovano le sue comunità.

Luca intraprende una indagine “rigorosa”, per chiarire le omissioni e le mancanze che, a suo giudizio, contenevano le opere precedenti.

Per confermare il suo operato qualifica se stesso (participio perfetto dativo)=è sembrato anche a me l’avente seguito da vicino da principio tutte le cose, e così facendo vuole accreditare il suo compito di evangelista-catechista: lui (Luca), che ha seguito da vicino le vicende di Gesù e che ormai è un credente, si rivolge a Teofilo (che forse si è rivolto a lui per chiedere se Gesù fosse veramente il Messia) per confermare la fondatezza delle notizie intorno a Gesù che Teofilo ha ricevuto a viva voce (katēchéō= istruisco a viva voce).

Si tratta qui di quella che oggi chiameremmo “catechesi degli adulti”, destinata ad approfondire le questioni relative alla conoscenza di Gesù e al suo messaggio, per poi approdare ad una fede/adesione.

Il suo impegno è di grande spessore perché il richiedente è Teofilo (secondo alcuni studiosi un sommo sacerdote interessato al caso Gesù).

L’intento di Luca non è un progetto apologetico, ma un discorso teologico che vuole incidere nella vita di Teofilo e delle comunità cristiane di allora seguendo il modello di Gesù e ripercorrendo l’itinerario che furono obbligati a percorrere i primi credenti fino ad arrivare a comprendere e assimilare il messaggio trasmesso.

Poiché Luca è preoccupato di fornire a Teofilo delle motivazioni fondate, il genere letterario che sceglie è la “dimostrazione=™ (epídeixis) che userà anche nella seconda parte della sua opera, gli Atti.

4,14 In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. 15 Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.

L’episodio si svolge nella sinagoga di Nazaret città della Galilea bastione del nazionalismo più esaltato, grazie alla sua complicata orografia che favoriva la resistenza armata contro le truppe di occupazione.

Gesù ritorna in mezzo ai suoi concittadini con la fama di predicatore/taumaturgo che gli ha procurato la sua attività in Cafarnao (cfr. 4,23). Gesù è solito recarsi alla sinagoga di sabato per insegnare e incontrare la gente (4,16).

A Nazaret, naturalmente, proclamava il cambiamento totale che si è verificato nella sua vita dopo la forte esperienza di Dio che ha fatto nel Giordano.

Questa esperienza gli ha conferito una coscienza messianica che lo spinge ad inaugurare il regno definitivo di Dio nella storia dell’umanità (cfr. Lc 3,21-23).

La sua esperienza, di un uomo di circa trent’anni, gli ha fatto capire che la sua coscienza messianica non è in sintonia con il trionfalismo che lo circonda.

Le tentazioni del deserto (Lc 4,1-13) sono servite per fargli acquisire una coscienza particolare.

Ma nella sinagoga c’è un clima di forte attesa, frutto di una coscienza messianica ben diversa; vogliono che Gesù si dichiari pubblicamente a favore della causa nazionalista e che si schieri dalla parte dei fanatici.

16 Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. 17 Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
18 Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, 19 a proclamare l’anno di grazia del Signore.

È Gesù che prende l’iniziativa di alzarsi per fare la lettura. Il responsabile della sinagoga mette nelle sue mani il rotolo del profeta Isaia che conteneva alcune profezie messianiche che tutti sapevano a memoria. Gesù svolge il rotolo fino al brano voluto (4,17: “trovò= eu-ren – dopo averlo cercato – il passo dove era scritto”); è il brano in cui si parla chiaramente del cambiamento storico che il Messia dovrà realizzare a favore di Israele e contro le nazioni pagane che lo opprimevano. Legge a voce alta il brano, ma interrompe la lettura alla fine del primo emistichio di un verso, tacendo l’altro emistichio, che tutti si aspettavano.

20 Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. 21 Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

Il testo di Isaia LXX (61,1-8ss) dopo aver riferito dell’anno di grazia/misericordia del Signore aggiunge anche un giorno di vendetta del nostro Dio, ma Gesù non ne fa parola. Per questo gli occhi di tutti erano fissi su di lui.

Gesù incentra la sua omelia sull’inaugurazione dell’anno santo per eccellenza, un anno di grazia del Signore, e quindi non solo omette qualsiasi riferimento alla vendetta/castigo: un giorno di vendetta… contro l’impero romano oppressore, ma aggiunge: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”!

E nei versetti che seguono constatiamo la reazione dei suoi concittadini (Lc 4,22ss).

Riflessioni

  • Ogni Giorno si intrecciano le scritture della Storia di Dio e dell’uomo. Una volta esse erano su distanti parallele, Oggi si incrociano e vengono ritrovati sensi convergenti.
  • Così fu per Gesù a Nazaret. La Scrittura con le sue profezie trovò pienezza di sensi, comprensibili e verificabili da tutti. Anche se molti apparvero riottosi e ostili dinanzi a Novità e alla Luce rivelata.
  • Fu una Grande Novità quella del Nazareno: veniva da Cafarnao e, pronto e deciso, volle rivivere anche nella sua città l’esaltante esperienza di parlare, insegnare, rivelare.
  • Aprì il rotolo della Verità, della Vita e rilesse la sua storia, e intravide la storia di ogni uomo. Lui l’inviato dallo Spirito, tutti gli Altri destinati alla Salvezza.
  • Rilesse il suo destino, la sua missione, le sue azioni salvifiche.
  • E i poveri cominciarono a riprendere senso e significati, comprendendo il loro pieno abbandono nel Dio di misericordia e ricco di paternità. Così i prigionieri di ogni ingiustizia, di ogni violenza e sopraffazione, iniziarono ad intravedere, anche se ancora lontana, la liberazione. Altrettanto i ciechi, simbolo di ogni privazione, intravidero i primi sprazzi di luce, e per loro si riaccese la speranza.
  • In questo modo prende inizio ogni anno santo, ogni nuovo anno, ogni svolta di una coscienza che si illumina e si rinnova, grazie all’annuncio di salvezza non solo sperata ma anche inaugurata e operata. Oggi si è compiuto quanto profetizzato.
  • Uno sguardo scevro e trasparente può fissarsi su di Lui ed invocare conversione e condivisione per una speranza riaccesa, per un annuncio senza confini, anche negli inferi di Rosarno…, e diventare credibili mentre annunciamo d’essere cristiani. E da Oggi, può iniziare una nuova Storia, come in Quel Tempo iniziò quella di Gesù di Nazaret, proclamando liberazioni …

Associazione “il filo – gruppo laico di ispirazione cristiana” – Napoli http://www.ilfilo.org

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Questa voce è stata pubblicata il 23/01/2019 da in Anno C, Domenica - lectio, ITALIANO, Liturgia, Tempo Ordinario (C).

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Combonianum è stata una pubblicazione interna nata tra gli studenti comboniani nel 1935. Ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e di patrimonio carismatico.
Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
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