COMBONIANUM – Formazione e Missione

— Sito di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA — Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa — Blog of MISSIONARY ONGOING FORMATION — A missionary look on the life of the world and the church

Commento al Vangelo della IV Settimana del Tempo Ordinario

Vangelo della IV Settimana del Tempo Ordinario
Commento  di Paolo Curtaz


Gerasa

 

Lunedì 4 Febbraio > 
(Feria – Verde)
Lunedì della IV settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Eb 11,32-40   Sal 30   Mc 5,1-20: Esci, spirito impuro, da quest’uomo.
Martedì 5 Febbraio > 
(Memoria – Rosso)
Sant’Agata
Eb 12,1-4   Sal 21   Mc 5,21-43: Fanciulla, io ti dico: Alzati!.
Mercoledì 6 Febbraio > 
(Memoria – Rosso)
San Paolo Miki e compagni
Eb 12,4-7.11-15   Sal 102   Mc 6,1-6: Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria.
Giovedì 7 Febbraio > 
(Feria – Verde)
Giovedì della IV settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Eb 12,18-19.21-24   Sal 47   Mc 6,7-13: Prese a mandarli.
Venerdì 8 Febbraio > 
(Feria – Verde)
Venerdì della IV settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Eb 13,1-8   Sal 26   Mc 6,14-29: Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto.
Sabato 9 Febbraio > 
(Feria – Verde)
Sabato della IV settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Eb 13,15-17.20-21   Sal 22   Mc 6,30-34: Erano come pecore che non hanno pastore.
Domenica 10 Febbraio > 
(DOMENICA – Verde)
V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)
Is 6,1-2.3-8   Sal 137   1Cor 15,1-11   Lc 5,1-11: Lasciarono tutto e lo seguirono.

Lunedì della IV settimana del Tempo Ordinario
Mc 5,1-20: Esci, spirito impuro, da quest’uomo.

Vive fra i sepolcri, l’indemoniato. Nulla gli dà pace, nessuno riesce a tenerlo fermo: urla e grida, si percuote con le pietre, si fa del male. Come se Marco ci facesse capire che l’autolesionismo è di origine malvagia, demoniaca, che l’accusarsi di ogni nefandezza non fa piacere a Dio e ci sprofonda nell’abisso. Quante ne conosco di persone così! Sempre irrequiete e insoddisfatte di ciò che sono, della propria vita, delle proprie scelte. E alcune, purtroppo, pensano di far piacere a Dio comportandosi in quel modo! Confondono depressione con umiltà, poco consapevoli della propria concreta situazione, preferiscono farsi travolgere dai sensi di colpa piuttosto che guardare oggettivamente i propri pregi e difetti. Il Signore ci libera da una visione piccina e meschina di noi stessi, non siamo i giganti dei nostri sogni, né i nani delle nostre paure, ma uomini e donne che, scoprendosi discepoli, in cammino, in crescita, vedono loro stessi alla luce dello sguardo di Dio. Il Signore ci libera nel profondo, ci aiuta e vedere la realtà dalla parte di Dio. Certo: farlo richiede fatica, uscire da se stessi, lasciar andare (affogare) la miriade di pensieri negativi che rischiano di schiacciarci.

Martedì 5 Febbraio (Memoria – Rosso) Sant’Agata
Mc 5,21-43: Fanciulla, io ti dico: Alzati!

Due dolori incrociano oggi i passi del Maestro Gesù: la disperazione di Giairo che sta perdendo la figlia adolescente e la paura della donna emorroissa che da anni cerca di guarire dalle sue perdite. Due dolori diversi si sovrappongono: il dolore di chi viene investito dalla durezza della vita e dal mistero della morte e il dolore di chi è vittima del pregiudizio culturale e religioso. A causa di una primitiva concezione della natura, si pensava che il principio vitale fosse contenuto nel sangue, perciò si evitava di entrare a contatto col sangue. Una donna era impura durante il suo ciclo mestruale: la donna in questione da dodici anni ha delle perdite. Dodici anni senza contatto fisico, senza un abbraccio, nulla. Se tocca Gesù vìola una precisa norma. Ma lo fa. Gesù si accorge che qualcosa è accaduto, chiede spiegazione ai suoi discepoli scettici. Possiamo avvicinarci a Gesù mille volte, ma solo se abbiamo fede ne usciamo cambiati. Così la figlia di Giairo ritorna in vita ed è restituita alla gioia della sua famiglia. Chiediamo al Signore, oggi, di guarirci da ogni malattia, di risvegliare in noi l’adolescente entusiasta e affidiamogli chi è nel dolore del lutto, nella fatica della malattia. (Paolo Curtaz)

Mercoledì 6 Febbraio (Memoria – Rosso) San Paolo Miki e compagni
Mc 6,1-6: Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria.

È un rincorrersi di meraviglie e di stupori il vangelo di oggi. Si meraviglia la folla per l’eloquenza di Gesù. Si meravigliano alcuni concittadini perché Gesù, il figlio di Giuseppe, fa il predicatore senza avere il patentino. Si meraviglia il Signore della loro incredulità. Nella vita ci possiamo stupire per cose positive, per eventi che ci cambiano l’orizzonte, per alcune scoperte, come la fede, che ci mettono letteralmente le ali. Ma, purtroppo, ci possiamo anche stupire per le cose negative, infarciti dai nostri pregiudizi religiosi. Gesù non è sufficientemente qualificato per dire le cose che stupiscono! E invece di guardare la luna, gli sciocchi di sempre guardano il dito che la indica. Anche noi, purtroppo, a volte ci fermiamo all’apparenza della Chiesa e di chi parla del vangelo. Invece di ascoltare con stupore la buona notizia, ci lasciamo turbare dalle inevitabili incoerenze che talora accompagnano l’annuncio. Stupiamoci, oggi, per le tante cose belle che ci circondano e che riconosciamo come immenso segno della bontà di Dio. E che Dio non abbia a stupirsi, oggi, della nostra incredulità, della nostra poca fede. Perché Dio non è quasi mai come ce lo immaginiamo. (Paolo Curtaz)

Giovedì della IV settimana del Tempo Ordinario
Mc 6,7-13: Prese a mandarli.

Siamo mandati a due a due per invitare la gente a convertirsi al Vangelo (non a noi!), per cacciare le opere dell’avversario e per guarire gli infermi, del corpo e dell’anima. L’annuncio non è una questione di spiriti solitari, di fuoriclasse della predicazione: è la testimonianza della comunione che rende credibili le parole che diciamo. Non dobbiamo contare su roboanti strutture organizzative ma sull’efficacia della Parola: è Dio che converte, non noi. Ma, ammonisce Gesù, bisogna essere realisti e mettere in conto qualche delusione, qualche fallimento. Davanti al rifiuto, Gesù chiede di non nutrire sentimenti di vendetta o di ripicca o anche solo di fastidio per la delusione che irrita il nostro ego spirituale, ma di voltare pagina, di scuotere la polvere dai calzari lasciando alle spalle ciò che non ha funzionato, senza farne una tragedia o un’occasione di scoraggiamento. A volte, nelle nostre comunità, si avverte un senso di disagio, di sconfitta, di rassegnazione, come se il mondo non ci capisse, come se fossimo destinati a perdere. Non è così: il Signore ci chiede di seminare, altri, dopo di noi, raccoglieranno.

Venerdì della IV settimana del Tempo Ordinario
Mc 6,14-29: Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto.

Ci sono dei potenti, ieri e oggi, che pensano di avere la Storia fra le mani, che si illudono di contare, di pesare, di determinare il destino degli uomini. E, purtroppo, a volte accade proprio così: la storia è piena di dittatori, di demagoghi, di violenti che pensano di cambiare il corso degli eventi a partire dalle proprie intuizioni politiche e sociali. Re e vassalli, tutti convinti di passare alla storia. Come Erode Antipa, il figlio incapace di Erode il grande, fratello di Filippo e Archelao. A lui è toccata la Galilea e un titolo che non ha nulla a che vedere con la potenza del padre despota. Roma stessa gli toglierà ogni incarico a causa della sua condotta violenta e finirà i suoi giorni in esilio nelle Gallie. Per un attimo Erode sembra essere attirato dalla cruda predicazione del Battista che non ha paura di condannare la sua condotta morale: Erode ha come amante sua nuora e non pare preoccuparsene! La storia la conosciamo: storia di un re pavido che si fa manipolare da una donna gelosa e dalla paura di perdere la faccia davanti agli ospiti. Piccolo despota che pensa di uccidere il più grande dei profeti e che, invece, viene ricordato dalla storia solo grazie a Giovanni il precursore… (Paolo Curtaz)

Sabato della IV settimana del Tempo Ordinario
Mc 6,30-34: Erano come pecore che non hanno pastore.

È colmo di attenzioni, il Signore Gesù. Anzitutto nei confronti dei suoi più stretti collaboratori che vede affaticati dalle tante attività che compiono per seguirlo. Vede che sono stanchi, generosi ma consumati dalle troppe cose da fare e, allora, decide di dare un taglio all’agenda per restare e riposare con loro, per una specie di week-end dell’anima che aiuti tutti a riprendere fiato. Come sarebbe bello se, nella Chiesa, ci si accorgesse delle fatiche altrui! Se i nostri Vescovi, almeno d’ogni tanto, si occupassero del benessere reale dei loro collaboratori, i preti! Se le comunità prestassero attenzione alla qualità della vita di chi ha consacrato la vita per il vangelo e per loro stesse! Poche attenzioni, concrete, legate alla vita quotidiana, al cibo, all’igiene, alla compagnia… Succede, ed è uno strazio dell’anima, incontrare vecchi sacerdoti che hanno dato la vita per il Regno e che finiscono la loro esistenza dimenticati da tutti… E Gesù, una volta giunto nel luogo del riposo, si rimette a insegnare agli uomini, perché vede che hanno bisogno di lui. Nemmeno il riposo per il Signore diventa un idolo, e lascia che la compassione prevalga sul diritto alla vacanza. Che bello! (Paolo Curtaz)


 

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Questa voce è stata pubblicata il 03/02/2019 da in ITALIANO, Liturgia, Settimana - commento.
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