COMBONIANUM – Formazione e Missione

— Sito di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA — Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa — Blog of MISSIONARY ONGOING FORMATION — A missionary look on the life of the world and the church

Commento al Vangelo della V Settimana del Tempo Ordinario

V settimana del Tempo Ordinario
Commento  di Paolo Curtaz


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Domenica 10 Febbraio > 
(DOMENICA – Verde)
V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)
Is 6,1-2.3-8   Sal 137   1Cor 15,1-11   Lc 5,1-11: Lasciarono tutto e lo seguirono.
Lunedì 11 Febbraio > 
(Feria – Verde)
Lunedì della V settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Gen 1,1-19   Sal 103   Mc 6,53-56: Quanti lo toccavano venivano salvati.
Martedì 12 Febbraio > 
(Feria – Verde)
Martedì della V settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Gen 1,20-2,4   Sal 8   Mc 7,1-13: Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini.
Mercoledì 13 Febbraio > 
(Feria – Verde)
Mercoledì della V settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Gen 2,4-9.15-17   Sal 103   Mc 7,14-23: Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo.
Giovedì 14 Febbraio > 
(FESTA – Bianco)
SANTI CIRILLO E METODIO
At 13,46-49   Sal 116   Lc 10,1-9: La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai.
Venerdì 15 Febbraio > 
(Feria – Verde)
Venerdì della V settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Gen 3,1-8   Sal 31   Mc 7,31-37: Fa udire i sordi e fa parlare i muti.
Sabato 16 Febbraio > 
(Feria – Verde)
Sabato della V settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Gen 3,9-24   Sal 89   Mc 8,1-10: Mangiarono a sazietà.
Domenica 17 Febbraio > 
(DOMENICA – Verde)
VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)
Ger 17,5-8   Sal 1   1Cor 15,12.16-20   Lc 6,17.20-26: Beati i poveri. Guai a voi, ricchi.

Lunedì  della V settimana del Tempo Ordinario 
Mc 6,53-56: Quanti lo toccavano venivano salvati.

Marco 6,53-56 – Il mantello del Signore. Chi lo sfiora guarisce, dice Marco. La folla fa ressa attorno a Gesù per poterlo vedere, ascoltare, per guarire. Alcuni lo scambiano per un santone guaritore, uno dei molti che calcano le strade degli uomini, di tanto in tanto. Ma a lui va bene anche così: richiama le persone all’essenziale, non spettacolarizza ma fa della guarigione il segno della venuta del Regno in mezzo a noi. Anch’io sono stato sfiorato dal mantello del Signore. Più volte. Anche tu, amico lettore. Durante una messa che ci ha aperto il cuore, di fronte ad una parola del Vangelo che ci ha scossi, durante un tramonto al mare e in montagna in cui abbiamo misurato il limite delle nostre pretese, davanti ad gesto di amore puro che ci ha commosso nell’intimo. Continua a passare, il Signore, e ci sfiora col suo mantello, ci guarisce nel profondo, ci rende uomini e donne nuovi. E anche noi possiamo diventare mantello del Signore che sfiora gli ammalati e gli scoraggiati, con le nostre parole, con la nostra pazienza, col nostro bene. Non ci è dato di incontrare il Signore Gesù se non attraverso dei segni, sempre eloquenti, spesso intensi e anche noi siamo chiamati a diventare sacramento dell’attenzione di Dio, oggi.

Martedì della V settimana del Tempo Ordinario 
Mc 7,1-13: Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini.

Marco 7,1-13 – Gesù si schiera chiaramente contro l’osservanza pedissequa della Legge orale. Le famose dieci parole date al popolo attraverso Mosè non erano sufficienti ad aiutare il fedele ad osservare l’alleanza e, così, già diversi secoli prima di Cristo i rabbini avevano chiesto di erigere una siepe a protezione della Torah. Al tempo di Gesù i precetti erano diventati 613, di cui 365 negativi, uno per ogni giorno dell’anno, e i restanti positivi, secondo il numero delle ossa che formavano il corpo umano. E, tanto per farli gradire, i nuovi precetti erano stati attribuiti a Mosè, cosa del tutto fasulla. Gesù non contesta la Legge ma l’interpretazione restrittiva che ne fanno i farisei, giungendo al paradosso, come nel caso citato oggi, in cui si preferisce finanziare le casse del tempio piuttosto che sostenere i proprio genitori anziani! Stiamo attenti anche noi, cattolici praticanti, che a volte filtriamo il moscerino e ingoiamo il cammello. Gesù è venuto a liberarci da una visione di Dio piccina, fatta di regole e di minuzie, per darci una prospettiva ampia, adulta, liberante. Che la libertà acquistataci a caro prezzo, direbbe san Paolo, non venga vanificata da nuove regole inventate dagli uomini, anche se devoti!

Mercoledì della V settimana del Tempo Ordinario
Mc 7,14-23: Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo.

Marco 7,14-23 – Gesù contesta l’interpretazione restrittiva della Legge che fanno i farisei. Contesta il fatto di mettere sullo stesso piano le norme che derivano dall’alleanza da tanti piccoli precetti osservati con scrupolo. L’idea dei farisei era che osservando tutte le prescrizioni (!) si era graditi al cospetto di Dio. Gesù, invece, ci ricorda che a Dio siamo graditi sempre, con o senza osservanza delle Leggi e che, eventualmente, le norme servono a farci vivere meglio, non a meritarci Dio che è gratis. Quelle che regolano la purità rituale, ad esempio, vengono ricondotte al loro significato profondo di regole di igiene alimentare, senza far diventare matte le persone. Ma, si sa, fatichiamo ad imparare e se le Leggi dell’Antico Testamento sono finite in soffitta, noi cattolici siamo stati bravi a ricreare tante piccole norme per sentirci la coscienza a posto. L’amore non è anarchico, si assume delle responsabilità, certo, e la fedeltà si manifesta anche nell’osservanza di alcune regole. Ma tutto e sempre nell’orizzonte di una manifestazione d’amore e non nell’illusione di metterci “in regola” davanti a Dio! Dio ci chiede di essere dei figli adulti e responsabilmente liberi, non dei fantocci!

Giovedì 14 Febbraio (FESTA – Bianco) SANTI CIRILLO E METODIO
Lc 10,1-9: La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai.

Oggi la Chiesa celebra la festa dei santi Cirillo e Metodio, fratelli, che evangelizzarono l’Europa dell’est. Ma la devozione popolare ricorda anche san Valentino, patrono degli innamorati.
Nativi di Salonicco, siamo nel primo millennio, furono inviati dal vescovo di Costantinopoli a evangelizzare i popoli della Pannonia e della Moravia. Tradussero in slavo le Scritture, adattando l’alfabeto latino (il cirillico), Cirillo si fece poi monaco a Roma e Metodio fu eletto vescovo. Papa Giovanni Paolo li volle patroni d’Europa insieme a Benedetto. L’Europa è nata grazie alla passione di uomini come questi, che hanno desiderato condividere il prezioso tesoro del Vangelo e hanno avuto l’intelligenza di adattare il messaggio alla cultura dei popoli che incontravano, come ha saputo fare anche Benedetto nei suoi monasteri. Sarebbe interessante che l’Europa dei burocrati, delle banche e delle regole si ricordasse di avere un’anima cristiana. Solo recuperando l’essenziale, il desiderio della conoscenza della felicità, della ricerca di senso, possiamo superare la terribile impasse in cui si è arenata l’Unione. Per amore Cirillo e Metodio, a prezzo di grandi sacrifici e di persecuzioni, annunciarono il Vangelo, e sempre di amore parliamo ricordando la figura di Valentino, vescovo di Terni, patrono di chi si ama.

Giovedì della V settimana del Tempo Ordinario
Mc 7,24-30: I cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli.

Marco 7,24-30 – Il racconto della guarigione della figlia della donna pagana è presente anche in Matteo ma qui, in Marco, ci sono meno particolari. Stupisce, però, l’insistenza che fa Marco sulla totale estraneità di questa donna dalla tradizione biblica: l’evento avviene a Tiro, quindi fuori dai confini di Israele, questa donna è siro-fenicia (due popoli storicamente nemici di Israele!) e parla pure in greco! In Israele la purezza e la santità erano inversamente proporzionali alla distanza dal tempio di Gerusalemme: già i galilei erano visti con sospetto, figuriamoci questa donna! Eppure Gesù la incoraggia e accetta la sua fede superstiziosa e superficiale: se il banchetto del Padre è rivolto anzitutto ai figli di Israele, anche i cagnolini possono sfamarsi delle briciole che cadono dalla mensa. Lasciamo a Dio giudicare il cuore delle persone, di coloro che, ancora oggi, consideriamo “lontani” solo perché non hanno fatto la nostra esperienza di fede. Non esistono “stranieri” agli occhi di Dio ma ogni uomo che cerca in sé risposta e consolazione può incrociare misteriosamente lo sguardo del Signore. Lasciamo a Dio il giudizio e siamo disponibili verso ogni uomo che oggi incontreremo!

Venerdì della V settimana del Tempo Ordinario 
Mc 7,31-37: Fa udire i sordi e fa parlare i muti.

Marco 7,31-37 – Fa bene ogni cosa, il Signore Gesù, allora come oggi. Fa parlare i muti e udire i sordi. Noi, sordi ai richiami di Dio, storditi dalle troppe informazioni che abbiamo, travolti dagli impegni, dalle chiacchiere televisive, dai comizi, dagli opinionisti. E resi muti in un mondo che non sa ascoltare e che ci fa diventare delle fotocopie, che ci obbliga a schierarci da una parte o da un’altra, sempre in conflitto, sempre in affanno. Ci libera le orecchie, il Signore Gesù, ci permette di ascoltare la Parola come mai l’abbiamo ascoltata, senza cantilene, senza insopportabili prediche, senza paroloni incomprensibili. E ci permette di parlare, di dire, di raccontare le grandi opere che egli compie in ciascuno di noi. Incontrarlo ci apre ad una dimensione nuova, conoscerlo ci spalanca la mente e gli orizzonti. Sì: fa bene ogni cosa il Signore, ci cambia prospettiva. Senza clamore, senza sbandierare ai quattro venti la nostra fede, senza fare gli ossessi. Fa bene ogni cosa, il Signore: ci spalanca ad una visione di fede, tutto acquista senso, tutto assume una coloritura diversa. Fa bene ogni cosa, il Signore, ancora oggi, se lo lasciamo fare.

Sabato della V settimana del Tempo Ordinario
Mc 8,1-10: Mangiarono a sazietà.

Marco 8,1-10 Ha compassione della folla, il Signore. Ha compassione di noi uomini, sa bene che la vita è un cammino impegnativo, sa bene che, lontani da lui, possiamo mancare per strada, perdere il sentiero, smarrire la direzione giusta. E allora ci offre un pane per il cammino, un nutrimento per tornare alle nostre case, al luogo del ristoro, alla meta ultima. Un pane del cammino che si moltiplica a partire da ciò che i discepoli mettono a disposizione. Il Signore amplifica la nostra generosità, il pane del cammino altro non è che il nostro pane condiviso e, perciò, moltiplicato. Siamo noi discepoli a sfamare la folla, a permettere ad ogni uomo di camminare verso casa. Ma ad una condizione: mettere in gioco tutto quello che siamo, fino alla fine, fino all’ultimo respiro. Sono sette i pani dei discepoli, sette: il numero della perfezione. Guai a noi se mettiamo in gioco la nostra fede solo a metà, guai a noi se, davanti alla folla affamata, scarichiamo le responsabilità su Dio. A noi è chiesto di sfamare le folle di cui Dio ha compassione. E non abbiamo di che temere: una volta condiviso il pane, ne avanzeremo sette sporte: ciò che avremo interamente donato ci sarà restituito cento volte tanto.


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Questa voce è stata pubblicata il 10/02/2019 da in ITALIANO, Liturgia, Settimana - commento.
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