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Voce di una giovane vittima: il mondo non aveva senso ma ho ritrovato la speranza

L’incontro su “La protezione dei minori nella Chiesa” si è arricchito ieri sera di una toccante testimonianza, intitolata”Il ponte che fece la differenza”, da parte di un giovane proveniente dall’Asia

ponti

Amedeo Lomonaco – Città del Vaticano
https://www.vaticannews.va

Ha la forma e lo stile di una poesia la testimonianza di un giovane asiatico. I suoi sono versi che sgorgano dal cuore e raccontano una storia di sofferenze e abusi. Ma anche di perdono e riconciliazione. Le prime drammatiche ombre si addensano quando è bambino. Ricorda che dopo essere entrato in un istituto per ricevere una formazione cattolica, è “spogliato della propria innocenza ancora e ancora”. “Abbandonato al proprio destino”, non confida a nessuno il proprio dramma “per paura del disonore e della vergogna”. “Ritirato dal mondo nella sicurezza del proprio silenzio”, vive per molti anni “nascosto in sé stesso” perché considera “il segreto l’unica via d’uscita”. Il mondo “non aveva senso, né gli dava speranza”. Poi un giorno, contemplando un ponte, la sua vita cambia. Dopo aver sentito “nel suo cuore rumoroso e tormentato una voce che chiedeva un cambiamento”, inizia un viaggio: “un cammino di perdono, un cammino di riconciliazione, un cammino per accettare la vita com’era piena di ferite, dolore e desolazione”. Il suo “cuore indurito” si ammorbidisce, rompe “il guscio in cui viveva, per camminare liberamente e dire al mondo: C’è una strada”. Questa è la sua storia, la sua testimonianza.

Il ponte che fece la differenza

Un bambino nacque ed entrò in un mondo che era nuovo; era una sfida come per ogni neonato. Chi avrebbe pensato che questo mondo gli avrebbe portato sorprese e pericoli non cercati!

La ricerca di una buona formazione cattolica lo fece andare via da un ambiente felice e sano; era per una ragione giusta, e così con dolore disse addio a tutto quello che conosceva: genitori, fratelli, amore, cura, protezione e tutto.

A soli cinque anni, in un mondo sconosciuto, entrò pieno di innocenza e paure in classi che gli erano nuove. Gli mancava casa e qui cercava amici e custodi che gli facessero da genitori. Questa sostituzione gli fu fatale perché per lui che era giovane i loro desideri erano strani.

Spogliato della sua innocenza ancora e ancora, abbandonato al proprio destino in questo mondo adulto, non trovò speranza e divenne solitario. Con il passare degli anni lo aveva fatto a pezzi. Ma non poteva dirlo a nessuno, per paura del disonore e della vergogna.

Apprendendo di più sui “valori cristiani” si era ritirato dal mondo nella sicurezza del proprio silenzio, nascosto in sé stesso; perché il segreto era l’unica via d’uscita.

Si chiedeva tante volte: Cos’è questo mondo? Non aveva senso, né gli dava speranza. Una volta si mise a riflettere da un ponte, e si chiese: “Come cambiare questo percorso in discesa, cambiare l’ordine delle cose? ” Non ci fu mai una risposta.

Chi avrebbe mai saputo cosa aveva vissuto? Chi avrebbe chiesto? Chi si sarebbe assunto la responsabilità per questa vita che sembrava persa?

Niente nella sua vita era rimasto intatto. Tutto era macchiato. Dio c’era mai stato? Perché Lui sarebbe l’unico a sapere tutto.

Il ponte che contemplava gli mostrò la strada, una strada che era diversa e questo diede frutti, quando stranamente sentì nel suo cuore rumoroso e tormentato una voce che chiedeva un cambiamento.

Un viaggio che iniziò per realizzare quanto la voce gli aveva detto. Un cammino di perdono, un cammino di riconciliazione, un cammino per accettare la vita com’era piena di ferite, dolore e desolazione.

Quella nuova strada giù dal ponte fu lunga e difficile. Toccava l’essenza stessa della vita. Ma un sentiero c’era, uno diverso; un percorso che guarisce, una guarigione che richiede tempo. Ammorbidì il suo cuore indurito e trasformò la vita che aveva vissuto. Ruppe il guscio in cui viveva, per camminare liberamente e dire al mondo: “C’è una strada”. Questa è la sua storia.

Ma ora, chi si assumerà la responsabilità di vite spezzate? C’è una strada! C’è un’opportunità! C’è una speranza! C’è vita! Restituite quanto è andato perso! Mostrate che vi importa! Perché tutto ciò che fate riscatterà le molte urla silenziose che attendono il giorno della salvezza.

(Testimonianza di un giovane asiatico)

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Questa voce è stata pubblicata il 22/02/2019 da in Attualità ecclesiale, ITALIANO con tag .

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Combonianum è stata una pubblicazione interna nata tra gli studenti comboniani nel 1935. Ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e di patrimonio carismatico.
Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
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