COMBONIANUM – Formazione e Missione

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Commento al Vangelo della VII Settimana del Tempo Ordinario

VII Settimana del Tempo Ordinario
Commento sul Vangelo di Paolo Curtaz

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Lunedì 25 Febbraio > 
(Feria – Verde)
Lunedì della VII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Sir 1,1-10   Sal 92   Mc 9,14-29: Credo, Signore; aiuta la mia incredulità.
Martedì 26 Febbraio > 
(Feria – Verde)
Martedì della VII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Sir 2,1-13   Sal 36   Mc 9,30-37: Il Figlio dell’uomo viene consegnato. Se uno vuole essere il primo, sia il servitore di tutti.
Mercoledì 27 Febbraio > 
(Feria – Verde)
Mercoledì della VII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Sir 4,12-22   Sal 118   Mc 9,38-40: Chi non è contro di noi è per noi.
Giovedì 28 Febbraio > 
(Feria – Verde)
Giovedì della VII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Sir 5,1-10   Sal 1   Mc 9,41-50: È meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna.
Venerdì 1 Marzo > 
(Feria – Verde)
Venerdì della VII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Sir 6,5-17   Sal 118   Mc 10,1-12: L’uomo non divida quello che Dio ha congiunto.
Sabato 2 Marzo > 
(Feria – Verde)
Sabato della VII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Sir 17,1-13   Sal 102   Mc 10,13-16: Chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso.
Domenica 3 Marzo > 
(DOMENICA – Verde)
VIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)
Sir 27,5-8   Sal 91   1Cor 15,54-58   Lc 6,39-45: La bocca esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.

Lunedì della VII settimana del Tempo Ordinario
Mc 9,14-29: Credo, Signore; aiuta la mia incredulità.

Commento su Mc 9,14-29
D’accordo, hanno ricevuto lo Spirito. È stata un’esperienza straordinaria, galvanizzante, bellissima, finanche eccessiva. Hanno visto come si muove il Signore, cosa dice, come agisce. E si sentono pronti. Illusi: il loro primo tentativo di miracolo è un clamoroso fallimento. Sai che novità. Certo, avete ragione, questo episodio avviene prima della Pentecoste, ma Marco, raccontandocelo, ammonisce tutti noi, prima o dopo l’effusione dello Spirito: il rischio è quello di sostituirsi a Dio. Rischio sempre presente nella Chiesa, rischio reale che inquina le nostre parole e ci fa credere di essere pronti a fare senza il Maestro. No, senza di lui siamo servi inutili, sempre, continuamente, irrimediabilmente, la Chiesa serve solo se funzionale a Cristo. In riferimento a Lui, altrimenti diventa ostacolo insormontabile. Velo, non trasparenza. O la Chiesa porta al Maestro o non serve a nulla. Davanti alla nostra fragilità, anche noi ci sentiamo piccoli, proprio come il tenerissimo padre del racconto di oggi, preoccupato più per il figlio che per il Signore. Anche noi, come lui, diciamo: noi crediamo, ma tu sostieni la nostra incredulità.

Martedì della VII settimana del Tempo Ordinario
Mc 9,30-37: Il Figlio dell’uomo viene consegnato. Se uno vuole essere il primo, sia il servitore di tutti.

Commento su Mc 9,30-37
Non solo gli apostoli cercano ingenuamente di sostituirsi al Maestro, ma peggiorano la situazione subito dopo. No, non hanno affatto capito l’intenzione di Gesù e mentre questi vede profilarsi all’orizzonte la sconfitta e la croce, loro ancora discutono su quali posti occupare nel nuovo Regno (tutto terreno) che pensano stia per iniziare. Ciechi e illusi, idioti come noi sempre in cerca di visibilità, in costante ricerca di approvazione. Vedono la gloria senza guardare alla croce, pensano di superare ogni fatica con eleganza, non mettono in conto il fallimento e la morte di sé. Gesù ha appena parlato della sua dipartita, dell’ostilità crescente nei suoi confronti che, pure, è disposto ad affrontare. E invece di ricevere sostegno, incoraggiamento da coloro che con lui hanno vissuto giorno e notte per molto tempo, deve mettersi da parte e tornare ad insegnare. Tenerissimo Signore che non guarda alla propria preoccupazione e veste i panni del rabbino, ponendosi a sedere e mettendosi ad insegnare! Dobbiamo imitare i bambini, non nel senso di essere infantili, ma nella semplicità del cuore di chi si fida, come i bambini si fidano ciecamente degli adulti.

Mercoledì della VII settimana del Tempo Ordinario 
Mc 9,38-40: Chi non è contro di noi è per noi.

Commento su Mc 9,38-40
I guaritori dell’epoca si avvicinavano all’ammalato e cominciavano a praticare strani gesti taumaturgici, invocando l’aiuto di grandi uomini del passato, Salomone, fra tutti, e del presente. Il fatto che qualche guaritore avesse iniziato a citare Gesù ci rivela quanto la sua fama si stesse diffondendo! E Giovanni l’apostolo resta scosso da tale invocazione: il guaritore in oggetto non è uno del gruppo dei discepoli, è un perfetto sconosciuto. Ingenuamente comunica a Gesù di avere tentato in tutti i modi di fermarlo, senza riuscirvi. Non ha il patentino di discepolo, come si permette di invocare il nome di Gesù. Il Maestro, invece, sorride. Va bene così, lascia fare, nessuno invoca il mio nome e mi è nemico. La sua è una risposta inclusiva, rasserenante, che riconcilia con la vita. Non c’è bisogno di superare un esame per cercare Dio, non c’è bisogno di un patentino per invocare il nome di Cristo. Dio ha molta più tolleranza di quanta ne abbiamo noi, tristemente abituati a bollare le persone e a guardarle con sospetto se non fanno parte del gruppo dei ‘nostri’. Per Dio ogni uomo è dei ‘nostri’. Riconosciamolo!

Giovedì della VII settimana del Tempo Ordinario
Mc 9,41-50: È meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna.

Commento su Mc 9,41-50
Il sale insipido non serve a niente, verissimo, non si riesce proprio a salare il sale. Un discepolo insipido non serve a niente, questo dice Gesù. Perciò chiede tanto, perciò è così esigente: noi discepoli possiamo diventare ostacolo, scandalizzare, offendere la Parola. La Chiesa, che vorrebbe essere la porta d’ingresso a Dio, l’accesso al volto dell’Altissimo, se vive in contraddizione ciò che dice diventa orribile maschera. Ancora portiamo le conseguenze (e per quanto tempo ancora le porteremo) per l’orribile scandalo della pedofilia e per come è stato gestito. Perciò non deve stupire la durezza usata da Gesù nei confronti di coloro che diventano scandalo. È vero: meglio essere monchi o orbi che scandalizzare un innocente. Vegliamo su noi stessi con serietà e costanza. Dio è buono, certo, ma non è un bonaccione innocuo cui va tutto bene. Il Dio della Scrittura protegge gli orfani e le vedove con decisione e forza, con determinazione assoluta. Anche contro i suoi discepoli che non vivono con onestà la propria salvezza. Manteniamoci in un atteggiamento di umiltà e di conversione perché nessuno si allontani dal Vangelo per causa nostra…

Venerdì della VII settimana del Tempo Ordinario
Mc 10,1-12: L’uomo non divida quello che Dio ha congiunto.

Commento su Mc 10,1-12
Esisteva il divorzio, al tempo di Gesù. Maschilista, ovviamente, ma lecito e santo, attribuito addirittura a Mosè: chi mai l’avrebbe messo in discussione? Pungolato sul vivo il Signore spiazza tutti: gli uomini ragionano per conto loro, Dio non ha pensato niente del genere. È bello poterci dire che la coppia che vive nell’amore per tutta la vita non è una pia illusione ma il sogno stesso di Dio! Alla luce di questa Parola, con molto rispetto, la Chiesa è chiamata a valutare le spinose questioni odierne di chi vive sulla propria pelle un fallimento matrimoniale. La Chiesa non può certo cambiare una Parola così netta e chiara, ma può entrare nel merito di ogni singola situazione per stabilire una prassi che non porti le persone allo scoramento. Altro è il coniuge che abbandona, altro il coniuge abbandonato. I discepoli, pur nel loro limite, sperimentano la verità della Parola del Signore e cercano, nelle loro scelte di coppia, di rendere possibile e realizzato il sogno di Dio. In questo tempo così fragile, in cui si nega la possibilità stessa di amarsi, possiamo ancora proclamare il progetto che Dio ha su coloro che si amano in lui.

Sabato della VII settimana del Tempo Ordinario
Mc 10,13-16: Chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso.

Commento su Mc 10,13-16
Quanto è sorprendente questo brano di vangelo! I bambini, al tempo di Gesù, non godevano di grande considerazione, essendo dei non-ancora uomini. Anzi, infastidivano i rabbini intenti a spiegare i misteri del Regno. È comprensibile, allora, il gesto rispettoso degli apostoli che temono di disturbare il Maestro il quale, invece, dimostra enorme simpatia verso i bambini. Non solo non ne è infastidito ma li propone come modelli del discepolato. I discepoli sono chiamati ad imitare i bambini non nell’avere atteggiamenti infantili, cosa che Gesù rimprovera (ricordate i bambini che litigano perché non si mettono d’accordo sul gioco da fare?), ma nello stupore con cui il bambino, ancora oggi, si rapporta alla vita. Lo sguardo del bambino è uno sguardo spalancato sul mistero, che vede ciò che noi adulti stentiamo a vedere. Perciò il discepolo è chiamato a crescere nella fiducia, nell’abbandono, nello stupore, nella meraviglia… tutte caratteristiche che l’età e la disillusione, spesso, spengono in noi. Animo, allora, lo Spirito santo faccia sbocciare in noi tutte le qualità che da bambini avevamo e che ora, da adulti, abbiamo nascosto da qualche parte in fondo al cuore.


 

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Questa voce è stata pubblicata il 24/02/2019 da in ITALIANO, Liturgia, Settimana - commento.
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