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Silvano Fausti, L’arte del discernimento


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“Discernimento, lingua, occhi, orecchi e cuore diede loro per pensare”
Siracide 17,6
Sabato della VII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
A proposito della capacità di discernimento che Dio ha dato all’uomo, ecco 10 note proposte oggi da P. Renzo Piazza nella sua omelia, riassumendo un testo di Silvano Fausti (vedi sotto)

Discernimento: è l’arte di discernere e di decidere… per la vita; in caso contrario, per la morte.

  1. Il male viene sempre da un cattivo discernimento; il bene, da uno buono.
  2. Nel campo cresce ogni specie di erba e l’animale per istinto distingue quelle buone da quelle velenose. Ma l’uomo deve imparare a distinguere quello che cresce nel cuore.
  3. Il bene riesce male e con fatica; il male riesce bene e facilmente.  Il male vince e il bene perde. Ma il male perde vincendo e il bene vince perdendo: pensiamo a Gesù in croce.
  4. Il male sembra sempre più grande e siamo tentati di scoraggiamento nella lotta, mentre il bene sembra sempre piccolo e insignificante, come un seme…
  5. Male e bene sono sempre mescolati: imparare a discernere significa riconoscere il bene in mezzo al male.
  6. Dobbiamo vivere in pace con tutti, anche con quelli che fanno il male, ma mai fare la pace con il male che è in noi.
  7. Dobbiamo preoccuparci di eliminare il male del mondo? Sì, innanzitutto di quello che c’è in me, non quello dell’altro.
  8. Discernere con gli occhi? vedere tutto, trattenere il bene.
  9. Discernere con gli orecchi? Ascoltare tutto, trattenere il bene e restituire ciò che appartiene all’altro e non condivido.
  10. Imparare a dare consenso, amare, conservare, far crescere… tutto ciò che ci dà gioia. Questo proviene dallo Spirito buono. Negare invece consenso, dimenticare, lasciar andare ciò che ci intristisce, perché questo non viene da Dio…

Discernimento

Dato che il nostro agire nasce dal nostro sentire, avvertire ciò che si sente e conoscere dove porta, è indispensabile per una scelta libera; e siccome solo una scelta libera è morale, il discernimento è la categoria morale fondamentale.

Infatti, anche se è prudente seguire le leggi, ciò non basta per essere uomo: si diventa solo animali più o meno addestrati. Bisogna capire e decidere in prima persona.

Inoltre nessuna legge, ma solo il dono che Dio fa a te e che tu cogli mediante il discernimento, ti fa capire il tuo vero «nome nuovo» (Apocalisse 2, 17). Il nome col quale egli ti chiama, è la tua “vocazione” che tu realizzi nella tua vita, e, dato che il tuo essere è relazione agli altri, è anche la tua “missione”. La “responsabilità” è la capacità di rispondere al nome con il qua le l’altro ti chiama, se è veramente il tuo!

Data l’importanza del discernimento, sarebbe stata utile una trattazione più ampia. Ma, per l’abbondanza e la specificità del materiale, se ne farà un libretto a parte.
Qui faccio solo qualche considerazione più generale.

Non bisogna far doni a un bambino che non distingue una noce da un sasso, recita un antico detto. Il male viene sempre da un cattivo discernimento.

Nel campo cresce ogni specie di erba; l’animale sa distinguere quelle buone da quelle velenose.
Ma come può l’uomo distinguere tra tutto ciò che cresce nel suo cuore?

Non è facile. C’è lo scandalo del male che sembra bene e del bene che sembra male, del bene che riesce male e con difficoltà e del male che riesce bene e con facilità, addirittura del male che vince e del bene che perde, del male che vincendo perde e del bene che perdendo vince.

Gesù spiega questo con parabole (Matteo 13), e soprattutto con la parabola della sua vita.
Per cominciare a capire qualcosa, bisogna imparare ad avvertire gli impulsi interiori e conoscere dove portano.

La scuola non può essere che l’esercizio di esaminare la propria coscienza, per vedere la radice e il frutto del proprio agire, da che sentire viene e a quale sentire porta. All’inizio è come entrare in una cantina buia: non si vede niente. Ma poi, un po’ alla volta, l’occhio si adatta e scopre sempre più cose interessanti e misteriose. Per cominciare è utile partire concentrando l’attenzione su un solo punto negativo più vistoso. Ciò che duole è il primo luogo di sensibilità; solo col tempo si impara a sentire anche ciò che va bene e perché!

L’esperienza insegnerà a distinguere la voce che aiuta ad essere libero da quella che porta in schiavitù: è il linguaggio base dello spirito.

Il discernimento, che porta alla coscienza e alla conoscenza di ciò che ci muove, è il presupposto stesso per l’esercizio della libertà.
La libertà infatti suppone che la coscienza sia non addormentata, l’intelligenza non ingannata e la volontà non schiava. «La piena avvertenza», la conoscenza della «materia» e «il deliberato consenso» sono le tre condizioni non solo per l’atto peccaminoso, grave o leggero che sia, ma anche per quello buono.

Per imparare a discernere, è utile tener presenti queste considerazioni previe.

Il male lo conosce meglio chi lo soffre e non lo fa. Chi lo fa, anche se poi ne soffre, non lo avverte tanto, perché lo ritiene un bene, e cerca di giustificarlo per giustificarsi. L’inganno passa dall’intelligenza alla volontà, e questo è il più grande impedimento alla libertà.

Nel male tutto è possibile, anche l’impossibile. Anzi proprio l’impossibile diventa reale. Nel bene è il reale che diventa una possibilità da accettare liberamente, secondo la propria “vocazione”, che si manifesta in un’attrazione spirituale da verificare con cura.

Il male sembra sempre più grande e normale del bene; il bene più piccolo e inusuale. Ma è un’apparenza. Infatti è il male, e non il bene, a far notizia. Quando il bene farà notizia, allora il male sarà la norma. E sarà la fine! Se una mamma che ama il figlio fa notizia, significa che le altre mamme lo odiano. Bisogna quindi abituarsi a uno sguardo meno superficiale, che non scambia per vero ciò che appare.

Ottima cosa è non fare mai ciò che proibisce la coscienza, anche se sempre deve crescere in libertà; pessima cosa è giudicare con essa gli altri. (Fare ciò che la coscienza impone, esige cautele maggiori, per capire se la cosa è da fare, ed è da fare da me: se corrisponde al mio “nome”).

Istintivamente si associa dolore e male. In realtà il dolore, anche se viene da un male, è sempre innocente. Anche chi ha commesso un crimine, pur colpevole del male che ha fatto, è certamente innocente di quel lo che subisce. Per questo ogni dolore, se è non voluto ma è portato (cfr. Marco 14,36!), è partecipazione a quello dell’unico Giusto.

Il male sarà sempre mischiato al bene; ma lo potrai riconoscere se avrai discernimento.

Sii pacifico con tutti quelli che fanno il male, ma non fare mai la pace col male che è in te. Cerca di eliminarlo; ma in te, non nell’altro! Se non riesci, non abbatterti; sperimenta al contrario in modo sempre maggiore la grazia, e cresci in umiltà e fiducia – sei come tutti gli altri che tu vorresti condannare e che Dio vuol salvare.

Le molte possibilità non ti facciano cadere nel delirio di onnipotenza o nell’angoscia dell’impotenza di chi non sa scegliere, ambedue tipici della nostra epoca. Se il possibile è molteplice e infinito, il reale è sempre uno e definito: quello che tu decidi. La libertà creaturale si attua delimitandosi in una decisione.

Tralasciando per ora un esame più attento sul discernimento, è utile ricordare almeno queste tre regole sintetiche: se cerchi il male, il nemico ti adesca col piacere apparente e Dio ti scoraggia col rimorso; se cerchi di uscire dal male, Dio ti incoraggia e il nemico ti scoraggia in tutti i modi; se cerchi il bene, Dio ti dà gioia e il nemico cerca di togliertela in tutti i modi.

Silvano Fausti, in Elogio del nostro tempo

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Questa voce è stata pubblicata il 02/03/2019 da in Fede e Spiritualità, ITALIANO con tag , .

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