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Matta El Meskin: Morire a sé stessi

Morire a se stessi

(Dagli scritti di Matta el Meskin)

Nella sua benevolenza il Signore ci dona un tempo per riprendere il cammino, ci dona la grazia di chiamarci dietro a lui, rinnegando se stessi per aderire a lui. La morte a se stessi nella vita con Gesù è un processo che ha origine in Dio: prima che sia chiesto di intraprendere un atto di volontà, riceviamo in anticipo la forza di morire a noi stessi. Questa forza è la forza della croce, cioè della morte volontaria a se stessi, spinta da un amore che non conosce limiti. La grazia della croce non ci è trasmessa da sola priva del pegno della gloria: ci è dato infatti di pregustare la vita eterna e questo è il più delizioso dono di Cristo. Perciò la conversione, la morte a noi stessi a causa dell’amore di Cristo ha sempre bisogno di questi due elementi di supporto: la forza della croce, per far morire l’io facilmente, e la pregustazione della vita eterna che è pegno della resurrezione, per consolarci nel faticoso processo della morte dell’io.

Questo processo è estremamente semplice. Non è altro che la determinazione della persona di affidare l’intera vita, in ogni particolare, il passato insieme al presente e al futuro, senza esitazione, nelle mani di Cristo, come un bambino affida con amore al padre quanto di più caro possiede, sicuro di ricevere in cambio qualche cosa di ancora migliore. Consegniamo a Cristo il nostro “io” impuro e mondano e la nostra volontà stupida e folle, e al loro posto riceviamo l’Io stesso e la vita di Cristo, mentre lui ci trasporta sulle ali della sua santa volontà. Come sono beati coloro che sono morti a se stessi e non temono di perdere proprio nulla nella loro vita perché hanno già perso tutto…

L’io che non è morto a se stesso chiede sempre di essere innalzato al di sopra degli altri e soprattutto delle guide e di chi ha degli incarichi cercando di stupire gli altri con la sua simulata condiscendenza nei confronti soprattutto dei deboli per accattivarsi la loro simpatia e l’ammirazione della gente… L’io che non è morto cerca sempre di evitare le occupazioni e le situazioni che potrebbero rivelare la sua debolezza. Può anche arrivare a chieder un tempo di solitudine e di silenzio per evitare quelle situazioni che mettono in luce la propria debolezza e lasciar trasparire i propri difetti. L’io che non è morto non può sopportare di essere disprezzato , insultato, giudicato indegno o sminuito. Se lasciate ancora spazio a sentimenti di amarezza in relazione al modo in cui siete trattati, voi venerate ancora voi stessi e l’amore di Cristo non è ancora penetrato nel vostro cuore. L’io che non è morto non può accettare di ricevere direttive, ordini e maggior ragione se gli vengono da chi gli è inferiore per cultura, età o stato: questo gli sembra un attentato ai suoi diritti. L’io che non è morto trova da un lato molto facile scegliere per sé l’ultimo posto, il posto nascosto, ma dall’altro lato, non può sopportare che gli altri gli assegnino un posto di poco inferiore a quello che lui considera la sua giusta posizione. L’io che non è morto e che non vuole morire, non trova vantaggio nelle parole del padre spirituale anche se questi fosse lì a consigliarlo ogni giorno e ogni ora.

Ma l’io che è morto ad una sola parola di chi lo guida si lancia lungo la via della vita eterna e corre senza stancarsi, Se l’io che non è morto non è onorato dai membri della comunità come lui si aspetterebbe, o è disprezzato da essi, allora non ama pregare con loro, né sopporta di stare in mezzo a loro e cerca sempre di evitare questa situazione- Quanto invece all’io che è morto, per lui la comunità è un luogo di vita, di amore, di gioia e lode anche nelle difficoltà, a causa della presenza del Signore. L’anima che ama i fratelli ha attraversato la morte ed è giunta alla vita perché il Signore è sempre presente in mezzo alla comunità…

Imparate ad esporre il vostro io a tutto ciò che può metterlo sotto il potere della croce, perché questa è la morte volontaria, in modo da percorrere la via del Vangelo attraverso la porta della croce e non quella della ragione…Coraggio fratelli! Ecco lo Sposo che amiamo, ma non possiamo vedere viene come un ladro nel mezzo della notte per sorprenderci. Vegliamo dunque per poterlo ricevere, e beato colui che troverà vigilante.

( tratto da Matta El Meskin, “Comunione nell’amore”, ed. Qiqajon)

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Questa voce è stata pubblicata il 11/04/2019 da in Fede e Spiritualità, ITALIANO con tag .
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