COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

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Commento al vangelo della Settimana Santa

Commento al vangelo della Settimana Santa
Paolo Curtaz

Settimana Santa4.jpg

Lunedì 15 Aprile > 
(Feria – Viola)
Lunedì della Settimana Santa
Is 42,1-7   Sal 26   Gv 12,1-11: Lasciala fare, perché essa lo conservi per il giorno della mia sepoltura.
Martedì 16 Aprile > 
(Feria – Viola)
Martedì della Settimana Santa
Is 49,1-6   Sal 70   Gv 13,21-33.36-38: Uno di voi mi tradirà… Non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte.
Mercoledì 17 Aprile > 
(Feria – Viola)
Mercoledì della Settimana Santa
Is 50,4-9   Sal 68   Mt 26,14-25: Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito!
Giovedì 18 Aprile > 
( – Bianco)
GIOVEDI SANTO (MESSA DEL CRISMA)
Is 61,1-3.6.8-9   Sal 88   Ap 1,5-8   Lc 4,16-21: Lo Spirito del Signore è sopra di me.
Giovedì 18 Aprile > 
( – Bianco)
GIOVEDI SANTO (MESSA NELLA CENA DEL SIGNORE)
Es 12,1-8.11-14   Sal 115   1Cor 11,23-26   Gv 13,1-15: Li amò sino alla fine.
Venerdì 19 Aprile > 
( – Rosso)
VENERDI SANTO (PASSIONE DEL SIGNORE)
Is 52,13- 53,12   Sal 30   Eb 4,14-16; 5,7-9   Gv 18,1- 19,42: Passione del Signore.
Sabato 20 Aprile > 
( – Bianco)
VEGLIA PASQUALE NELLA NOTTE SANTA (ANNO C)
Es 14,15- 15,1   Es 15,1-7a.17-18   Rm 6,3-11   Lc 24,1-12: Perché cercate tra i morti colui che è vivo?
Domenica 21 Aprile > 
(SOLENNITA’ – Bianco)
DOMENICA DI PASQUA – RISURREZIONE DEL SIGNORE (ANNO C)
At 10,34.37-43   Sal 117   Col 3,1-4   Gv 20,1-9: Egli doveva risuscitare dai morti

Lunedì della Settimana Santa
Gv 12,1-11: Lasciala fare, perché essa lo conservi per il giorno della mia sepoltura.

Gli ultimi giorni, le ultime ore. È iniziata la più grande fra le settimane. Ora dopo ora seguiremo i passi del Signore, cercando di scrutare le sue emozioni, in punta di piedi. Si ripete, la grande settimana, ora e per sempre. Anche noi, andando al lavoro, preparandoci ad una lunga giornata da passare in casa, cercheremo di pensare spesso al Signore. Come staremmo se sapessimo di vivere le ultime giornate della nostra vita terrena? Quali emozioni, quali paure, quali delusioni, quali speranze colmerebbero i nostri cuori? Gesù inizia la settimana in casa di amici, un pranzo straordinario che vede Lazzaro fra i commensali. È durante quell’incontro che, secondo Giovanni, avviene l’unzione ad opera di Maria, sorella di Lazzaro. Tutti gli evangelisti raccontano questo episodio, anche se lo situano in momenti diversi. Poco importa: Giovanni lo pone qui per sottolineare il gesto gratuito e semplice della sua discepola. Ha ragione Giuda (ma anche gli altri apostoli pensano la stessa cosa!): il gesto di Maria è uno spreco. Visione utilitaristica e meschina della fede: i poveri li abbiamo con noi, li dobbiamo accogliere nella comunità. Gesù dimostra di gradire quel gesto ingenuo e pieno di speranza. Anche noi, oggi, facciamo qualcosa di bello per Dio!

Martedì della Settimana Santa
Gv 13,21-33.36-38: Uno di voi mi tradirà… Non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte.

Leggiamo in questi ultimi giorni le diverse versioni della cena. Oggi tocca a Giovanni che, come sempre, vola alto. Gesù, nel momento più tragico della sua vita, radicalmente turbato, vuole ancora salvare due suoi discepoli. Deve salvare Giuda dal suo delirio, convinto com’è di forzare la mano per far incontrare Gesù e il sinedrio. E anche se tenta di farlo rinsavire, con la comunione che viene data a Giuda, anche a lui (!) ormai, è abitato dalle tenebre. È perso, certo, ma Gesù non è forse venuto per chi è perduto? Esulta, il Signore: ora è il momento della glorificazione, ora potrà dimostrare inequivocabilmente l’autentico volto di Dio. E deve salvare Pietro dalla sua supponenza, dal suo credersi migliore degli altri. È questo il cuore del vangelo: la volontà invincibile di Gesù di salvare chi gli è affidato. E anche noi. Non esiste tenebra che ci possa definitivamente allontanare da Dio. Non esiste orgoglio che ci impedisca di rinascere. Come arriviamo a questa Pasqua? Il Signore desidera ancora donarsi e ogni eucarestia che celebriamo diventa il luogo in cui ripercorriamo e rendiamo presente la sua intatta volontà di redenzione per ogni uomo.

Mercoledì della Settimana Santa
Mt 26,14-25: Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito!

Abbiamo ridicolizzato Giuda, facendolo diventare una specie di macchietta. La nostra è un’operazione scorretta e sospetta perché lascia intendere che, in fondo, noi siamo migliori di lui. Ci fa comodo dividere il mondo in buoni e cattivi. Noi, pur non essendo santi, siamo certamente migliori di uno come lui… Il vangelo, invece, è molto attento nel suo giudizio: Giuda è e resta un apostolo e ciò deve farci riflettere. Giuda non accetta la predicazione di Gesù: egli, scoraggiato dalla reazione negativa del sinedrio che non vuole nemmeno incontrare il Nazareno, pensa di forzare la mano. Vuole un messianismo politico, vuole obbligare Gesù a manifestarsi davanti al mondo. Il suo ruolo nella congiura contro Gesù, ci dicono gli storici, è molto ridimensionato: la sua opera consiste nell’indicare il luogo e il momento propizio per arrestare Gesù senza troppo clamore. Ma la scelta di Giuda ferisce il Signore che cerca ancora di recuperarlo, di spingerlo alla conversione. Gesù, alla domanda di Giuda, risponde: tu lo dici. Come a dire: scegli tu, Giuda, se continuare, sei tu che dici di essere un traditore. Io non credo che tu lo sia, non crederci nemmeno tu…

GIOVEDI SANTO (MESSA IN CENA DOMINI)
Gv 13,1-15: Li amò sino alla fine.

È finita. Lo sa bene, il Maestro. Ha fatto di tutto per convertire il cuore degli uomini, il cuore del suo popolo. cosa gli resta da fare? È finita. Gesù, come accade anche a noi, sperimenta il limite, misura la fragilità, pesa il rifiuto dell’uomo. Che ce ne facciamo di un Dio che dialoga? Che ci lascia liberi di scegliere? Che ce ne facciamo di un Dio che rifiuta le regole per chiedere di amare, e amare non può restringersi nell’alveo ristretto di un codice? Che ce ne facciamo di un Dio che ci chiama “amici”, costringendoci a schierarci? È finita. Lo sa bene Giuda, l’unico fra i dodici che ha davvero capito cosa stia succedendo, l’unico che cerca un’ultima, disperata soluzione. È finita. Gesù si ritrova, solo, a decidere sul da farsi. Andarsene? Mollare tutto? Arrendersi all’evidenza? No. In quella cena che diventa pasquale Gesù va oltre, si dona, si consegna alla nostra assordante indifferenza. Quella cena che rifacciamo, in obbedienza. Quella cena che è la prima, quella da cui tutto nasce. Quella cena che oggi rifaremo, con fede, silenzio, adoranti. Siamo qui a misurare l’amore di Dio e ne siamo travolti. Ecco, Dio si dona in un pezzo di pane.

VENERDI SANTO (PASSIONE DEL SIGNORE) 
Gv 18,1- 19,42: Passione del Signore.

Ecco la grande notte che vede Gesù in preghiera andare incontro al suo destino. Tutto è pronto, ora, e il Signore sa che solo così potrà dimostrare che le parole che ha detto non sono solo i discorsi di un esaltato, ma la definitiva manifestazione del volto di Dio. Altro è parlare, altro pendere da una croce. Eppure quella notte è la madre di tutte le lotte, di tutte le tentazioni. Perché mai Gesù dovrebbe andare a farsi uccidere? Per gli apostoli che non hanno capito la gravità della situazione? Per la folla di Gerusalemme che sembra già averlo dimenticato? Per i capi religiosi del popolo e i farisei che lo vivono con esplicita insofferenza? Per quale misteriosa ragione il suo sacrificio dovrebbe cambiare qualcosa? La grande tentazione di Gesù. L’ultima tentazione di Cristo, è la consapevolezza che la croce può essere un sacrifico inutile, eccessivo… Tutti siamo disposti a sacrificarci per qualcuno, a patto che il nostro sacrificio serva! Gesù accoglie il rischio di essere il per sempre dimenticato. Si dona, si offre, si consegna. La Chiesa, oggi, smette le solenni vesti liturgiche e si fa silenziosa e penitente, partecipando allo spettacolo di un Dio che muore per amore.

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Questa voce è stata pubblicata il 14/04/2019 da in ITALIANO, Settimana Santa.

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San Daniele Comboni (1831-1881)

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Combonianum è stata una pubblicazione interna nata tra gli studenti comboniani nel 1935. Ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e di patrimonio carismatico.
Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
Pereira Manuel João (MJ)
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