COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

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Maggie, madre dei poveri


Maggie

Un primo piano di Mama Maggie.

di Giuseppe Caffuli
20.04.2019
http://www.terrasanta.net

Nata e cresciuta in un ambiente sociale agiato, questa cristiana copta del Cairo – moglie e madre – ha scelto di dedicare sé stessa ai poveri delle periferie egiziane. Riconocimenti da tutto il mondo.

Non è affatto raro vederla camminare per le strade fangose del Mukattam, la collina degli zabaleen del Cairo, i raccoglitori d’immondizia. Sandali consunti e abito bianco, una croce di legno al collo. Altrettanto spesso, attorno a lei, un nugolo di bambini, piccoli raccoglitori di rifiuti in questa enorme discarica e cielo aperto che è il Mukattam.

Mama Maggie, al secolo Madga Gobran, è una copta egiziana, madre di due figli, docente d’informatica presso l’Università americana del Cairo, ad un certo punto della sua vita ha lasciato gli agi di una vita borghese e si è consacrata ai più poveri delle periferie egiziane. Nel 1985 ha fondato l’organizzazione non profit Stephen’s Children, una realtà oggi diffusa in molte aree del Paese, e che offre assistenza a oltre 30 mila bambini e alle loro famiglie, senza distinzione di credo religioso.

Indicata spesso come la Madre Teresa del Cairo, Mama Meggie, che nel 2012 è stata candidata al Nobel per la pace, è oggi nota in tutto il mondo per il suo servizio agli ultimi. E viene invitata spesso per testimonianze di fede in celebrazioni ecumeniche. «Il segreto del mio servizio? Il silenzio e la preghiera. Nel silenzio ho trovato la mia via, come hanno fatto i Padri del deserto. Nel deserto della povertà ho ascoltato il battito del mio cuore e ho sentito la voce che mi chiamava ad unirmi al Signore».

Riconoscimenti internazionali
Il 7 marzo scorso, alla vigilia della Giornata internazionale della donna, Mama Maggie ha ricevuto il Premio internazionale delle donne di coraggio (Iwoc) presso il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, un riconoscimento pensato per onorare ogni anno 10 donne straordinarie provenienti da tutto il mondo, che si sono distinte nel promuovere la pace, la giustizia, i diritti umani, l’uguaglianza di genere e l’emancipazione delle donne. Dall’avvio di questo premio, nel marzo 2007, il Dipartimento di Stato ha riconosciuto più di 120 donne provenienti da oltre 65 Paesi diversi.

Nello scorso mese di marzo il premio è stato consegnato, oltre a Mama Maggie, anche a Razia Sultana del Bangladesh, Naw K’nyaw Paw del Myanmar, Moumina Houssein Darar di Gibuti, Khalida Khalaf Hanna al-Twal della Giordania, suor Orla Treacy dall’Irlanda, Olivera Lakić del Montenegro, Flor de María Vega Zapata del Perù, Marini de Livera dello Sri Lanka e Anna Aloys Henga della Tanzania.

Non è il primo riconoscimento ricevuto da Mama Maggie. Durante una celebrazione della Festa della Mamma al Cairo, nel marzo 2018, il presidente Abdel Fattah al-Sisi le rese onore insieme a 42 «eroiche» madri egiziane. E nel novembre del 2018, in Kuwait, a Mama Maggie è stato assegnato il Premio dell’Associazione Takreem per il suo impegno nel campo del servizio umanitario e dello sviluppo per i poveri e i bisognosi. Nel 2017 ha ricevuto l’Arab Hope Makers Prize dall’emiro di Dubai, Sheikh Mohammed bin Rashid Al Maktoum.

Oggi la Stephen’s Children è una realtà consolidata, che vanta centinaia di operatori volontari, medici, educatori, donatori e gruppi d’appoggio a livello internazionale, specialmente negli Usa, Canada, Gran Bretagna e Australia. Tra gli impegni primari per l’infanzia: l’assistenza sanitaria, l’istruzione scolastica e la formazione professionale. Perché per uscire dalla povertà serve prima di tutto la capacità d’immaginare un futuro.

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Questa voce è stata pubblicata il 23/04/2019 da in ITALIANO, Sconfinamenti della Missione con tag .

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Combonianum è stata una pubblicazione interna nata tra gli studenti comboniani nel 1935. Ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e di patrimonio carismatico.
Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
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