COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

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Meditazioni pasquali (8) Il Cristo glorioso, contemporaneo di tutti gli uomini

Il Cristo glorioso, contemporaneo di tutti gli uomini.
Lambert Beauduin


Risorto3


L’11 gennaio 1960 moriva nel monastero di Chevetogne nel Belgio una delle personalità più notevoli della Chiesa del nostro tempo: Dom Lamberto Beauduin. Aveva 86 anni. Quando si fece monaco nell’abbazia di Mont-César a Lovanio era già sacerdote. In risposta ai desideri di Pio X, fu promotore del movimento liturgico. Professore al collegio S. Anselmo di Roma nel 1920, entrò in contatto con alcuni orientali. Il suo grande desiderio di lavorare per l’unione delle Chiese lo spinge a partecipare alle «Conversazioni» di Malines e a fondare il priorato di Amay. Soffrì molto per l’ecumenismo e dovette dare le sue dimissioni da priore nel 1928. Dopo un periodo di esilio in Francia, ritornò nel 1951 nel suo monastero trasferito a Chevetogne. Tutta l’opera di questo grande monaco è orientata verso la lode di Dio mediante la preghiera della Chiesa.

L’alleluia è il canto del trionfo e della gioia: questo è infatti il suo primo insegnamento. Dice S. Leone: «Noi sappiamo bene che il più importante di tutti i misteri cristiani è il mistero pasquale». Ed è giusto perché la risurrezione ci colloca nel vero centro della vita soprannaturale. Grazie al suo trionfo, il Cristo glorioso è diventato il contemporaneo di tutte le generazioni: Signore del regno dei viventi, autore della vita. La verità è questa: la pietra angolare, il centro, il tutto della nuova economia di salvezza è Cristo, il risorto… Nella contemplazione della vita di Gesù, molti preferiscono guardare i fatti dolorosi: così la croce ci appare più spesso circondata da strumenti di tortura che da trofei di vittoria… Certo, non vogliamo dire, neppure lontanamente, che si possa ignorare la croce e le sofferenze del nostro Salvatore, ma la croce, senza gli splendori della risurrezione, ci renderebbe i più miserabili tra gli uomini e farebbe del Cristo il più colpevole degli impostori. L’alleluia deve tutto questo.

Ma dall’alleluia riceviamo anche un’altra lezione. La sua parola d’ordine è: «Lodate Dio». Ora, noi dobbiamo essere degli alleluia viventi, dalla testa ai piedi; fervidi adoratori del nostro grande Dio: Alleluia! Lodate Dio! Adorazione, ringraziamento, lode, benedizione: tutti questi slanci fondamentali dell’anima religiosa. Giovanni li descrive nell’Apocalisse, dicendo che si fondevano tutti in un’unica acclamazione densa di una sconfinata aspirazione religiosa: Alleluia! Lodate Dio (cfr. Apoc. 19,1-6). Dunque la liturgia ha un motivo per metterei continuamente in bocca quest’acclamazione. La Chiesa vuole stabilire le nostre anime in un atteggiamento fondamentale di adorazione. La nostra religione dev’essere prima di tutto teocentrica, tutta rivolta verso Dio come quella di suo Figlio: Padre nostro, che sei nei cieli!

La pietà tutta ripiegata su se stessa, ossessionata dall’io, la preoccupazione costante riguardo alla nostra povera persona e ai nostri interessi, il culto di un Dio che ha solo il compito di soccorrerci, la pietà egocentrica insomma, non si può dirla colpevole, ma è certamente priva di slancio e di apertura. Dobbiamo radicare saldamente nell’anima una disposizione latreutica fondamentale, fatta di adorazione e di amore: così tutta la vita sarà un cantico di lode a gloria del Padre.

«Lodiamo Dio, alleluia! Diamogli lode, come dice S. Agostino, col nostro fare e il nostro dire, con i sentimenti e i discorsi, con la parola e con la vita».

Alleluia – fascicolo di «Bible et Missel», Le Cerf, Parigi 1946 – pp. 13-15.

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Questa voce è stata pubblicata il 28/04/2019 da in ITALIANO con tag , .

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Combonianum è stata una pubblicazione interna nata tra gli studenti comboniani nel 1935. Ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e di patrimonio carismatico.
Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
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