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III Domenica di Pasqua (C) Lectio

III Domenica di Pasqua – Anno C
Giovanni 21,1-19


Duccio di Buoninsegna, La pesca miracolosa, 1308-1311

Introduzione

La liturgia di questa III domenica di Pasqua ci presenta la conclusione del vangelo di Giovanni con il racconto della pesca miracolosa (vv. 2-13) e del mandato dato a Pietro e la sua sequela ( vv. 15-19). La liturgia ci guida dalla domenica della Pace, (Pace a voi), alla domenica dell’Amore, (mi ami tu). La Chiesa ci presenta prima un Gesù che ci dona la pace e poi un Gesù che ci chiede l’Amore. La fede in questo cammino pasquale sembra alimentarsi prima delle piaghe di Gesù con Tommaso e poi con il poggiare il capo sul cuore di Gesù con Giovanni.

Un confronto con gli altri evangelisti ci dice che troviamo un parallelismo solo con Luca per quanto riguarda la pesca miracolosa (Lc 5,1-11). Anche se molti elementi distinguono i due racconti, tuttavia essi trattano lo stesso tema, quello dei pescatori di uomini. La promessa fatta a Pietro nella prima pesca (cf. Mt 4,19; Mc 1,17) è confermata oggi dal Signore glorificato.

Il vangelo di questa III domenica di Pasqua ci presenta due personaggi principali: Pietro e Giovanni. Più volte i due sono presentati insieme. Giovanni fu incaricato insieme a Pietro di preparare la cena pasquale (Lc 22,8), nella quale poggiò il capo sul cuore del Redentore (Gv 13,25). Dopo il racconto delle donne che erano state al sepolcro, Giovanni corse insieme a Pietro per vedere quello che vi era avvenuto (Gv 21,10). Il brano di oggi ci presenta l’ultima delle tre apparizioni del vangelo di Giovanni.

Lectio

1  I primi versetti (vv. 1-14) sono di carattere redazionale: formano cioè una inclusione ed hanno lo scopo di legare questa seconda conclusione del Vangelo di Giovanni, con la prima (Gv, 20). Questa seconda conclusione è stata quasi certamente inserita in un secondo momento, forse proprio per poter testimoniare il primato di Pietro sulla Chiesa. È interessante notare che questi pescatori incontrano per la prima volta Gesù sul mare e l’ultima volta che “vedono” Gesù, l’ultima raccontata nei vangeli, è sul mare.

2  Gesù appare ai discepoli i quali stavano insieme e sono 7 (numero altamente simbolico) e ci viene dato un elenco di nomi. Veri protagonisti, come già sottolineato nella presentazione, sono Pietro e il discepolo che Gesù amava. Nulla ci fa pensare che il ritorno alla vecchia attività, cioè quella di essere pescatori di pesci, sia da considerarsi una specie di diserzione (cf. Gv 16,32); anzi molti studiosi vi vedono l’obbedienza dei discepoli ad un ordine di Gesù (cf. Mt 26,32; 28,7; Mc 14,28; 16,7).

3  Lo sforzo dei discepoli lasciati a se stessi è vano (cf. Gv 15,5); anche quella notte il loro lavoro è sterile, senza frutti. Pietro ancora una volta è il primo a prendere l’iniziativa e tutti lo seguono. Questa caratteristica di Pietro a prendere l’iniziativa e ad essere il primo a prendere la parola con Gesù è stata più volte sottolineata nei vangeli ( Mt. 17,4 ; 18,21; 19,27; 26,33; Gv 13,6; 13,37; 21,3), a differenza dell’altro protagonista, Giovanni, che invece rimane sempre all’ombra di Pietro, quasi mai prende la parola (Lc 9,49; Gv 21,7) e rimane sempre in secondo piano (Gv 21,20 Pietro allora, voltatosi, vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava).

In questi due atteggiamenti possiamo rivelare due stili di vita, uno attivo e l’altro passivo. A Pietro come vedremo in seguito Gesù chiede l’amore, all’altro, il discepolo che egli amava, Gesù dona l’amore. Non è certo possibile fare delle classifiche e soprattutto non si può stereotipare lo stile di vita di questi due personaggi, certamente però Gesù chiede ad entrambi di seguirlo.

4-6  I discepoli non si accorgono che quell’uomo sulla riva è Gesù, così come i discepoli di Emmaus, così come le donne al sepolcro, così come gli apostoli nel vangelo di domenica scorsa. Sembra che Gesù abbia un altro volto, un’altra voce, un altro sguardo.

La scena si presenta sul fare del giorno. Il racconto è il ritratto dello sforzo della comunità senza Cristo (sterile) e con Cristo (feconda). La pesca intesa come missione è fruttuosa soltanto se si obbedisce alla parola del Signore. Gesù invita a gettare la rete dalla parte destra: la destra nell’antichità era il lato più favorevole. A differenza del racconto di Luca sulla pesca miracolosa, qui Gesù specifica di buttare le reti sul lato destro.

Possiamo dire, aiutandoci con i testi, che da destra viene ogni Bene Divino: Ez 47,1-2 l’acqua dal tempio (ricorda il sangue + acqua che esce dal costato del Signore, Gv 19,34); a destra sono posti «i benedetti dal Padre» che operarono la carità, Mt 25,33; alla destra del Padre regna Cristo risorto, Mc 16,19; è la destra del Signore che opera meraviglie potenti, Es 15,6a e Sal 97,1.

7-8  Ancora una volta il discepolo prediletto intuisce per primo (Gv 20,7) che lo sconosciuto è il «Signore» e lo comunica a Pietro. Impulsivo come sempre, Pietro è impaziente di incontrare per primo il Signore e si getta a nuoto. Questo precedere il resto dei discepoli e giungere per primo è carico di significato, che verrà esplicitato nei vv. 15-19; come nel v.3 la pesca è su iniziativa di Pietro, nel v.11 è ancora lui che prende l’iniziativa e trae a terra la rete dall’unica barca.

Pietro però prima di gettarsi in mare per raggiungere il Signore, si cinse i fianchi, non certamente per pudore, erano solo maschi in quel contesto. In questo vestirsi possiamo vederci il sacrum commercium di cui Papa Benedetto XVI ha parlato nella sua omelia nella Messa del Crisma. Possiamo vederci l’immagine del vestito: “Quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo” (Gal 3,27). Pietro, che fra pochissimo riceverà una investitura sacerdotale dice con questo gesto quello che i nostri sacerdoti oggi dicono con il loro “sono pronto” durante la consacrazione sacerdotale. Questo rivestirsi, viene rappresentato in ogni eucarestia con i paramenti liturgici. Pietro prima di andare incontro allo Sposo sente il bisogno di indossare l’abito nuziale per partecipare al banchetto che il Signore ha preparato (Mt. 22,11).

9  Prosegue la manifestazione, anche qui in forma altamente simbolica: abbiamo il fuoco, il pesce, il pane. «Il pesce vive in un ambiente diverso da quello degli uomini che morirebbero se vi si introducessero. Il pesce deve uscire dal suo ambiente, entrare in quello degli uomini (l’aria), morire, essere cotto al fuoco per diventare cibo buono e salutare. Così il Cristo, che abita la luce inaccessibile che farebbe morire all’istante una creatura umana che vi si avvicinasse, per divenire cibo della vita = salvezza per gli uomini si fa carne (Gv 1,14) entra nella storia degli uomini e muore affrontando il Fuoco dello Spirito» (da S. Agostino Sermo 227).

10-11 Pur disponendo dell’occorrente per il pasto Gesù si informa del pesce che hanno preso, tutto destinato ad essere cotto al fuoco e mangiato. A differenza della pesca miracolosa di Luca qui la rete non si strappa (Lc 5,6), è intatta. Abbiamo già detto che è Pietro da solo che prende i 153 grossi pesci dall’unica barca. Sul numero 153 che certamente ha un suo simbolismo S. Agostino vi torna sopra diverse volte.

L’interpretazione più plausibile sembra essere quella di S. Girolamo: i naturalisti dell’antichità conoscevano 153 specie di pesci, il che equivale a dire «ogni sorta di pesci», vedi anche Mt 13,47 nella parabola del regno. La precisazione sul numero dei pesci sembra voler sottolineare che la rete lanciata dal lato destro debba contenere ogni specie umana, ogni razza, ogni povertà.

12  Il miracolo rivela ai discepoli la presenza di Gesù e nessuno osa domandargli se è proprio lui. Non lo domandano perché sanno, è ridicolo informarsi dell’identità di chi si conosce. Il primo banchetto, quello della cena, lo prepararono gli apostoli; questo, quello della piena abbondanza, lo prepara Gesù, è lui che invita a mangiare.

13-14  Gesù distribuisce pane e pesci, silenzioso memoriale della moltiplicazione dei pani (Gv 6,11) e dell’ultima cena. Questa è la terza apparizione nel vangelo di Giovanni, in effetti Gesù appare in tutto sette volte.

15-19  Conseguenza del banchetto che Gesù ha preparato è il triplice richiamo del Signore a Pietro. La triplice domanda richiama il suo triplice rinnegamento (Gv 13,38; 18,17.25.27). Esiste una reale debolezza di Pietro ma nonostante tutto gli viene affidata la missione (cf. Mt 16,18; Lc 22,32; Gv 1,42). Questo ad indicare che la sua e la nostra solidità viene unicamente dal Signore. Pietro è pastore e roccia per grazia e non per merito (i titoli sono riferiti a Jahvé che guida il suo popolo, cf. Gen 49,24). Si richiedono perciò umiltà e fede; Pietro ne è consapevole, si confronti la baldanza di Gv 13,37 con il nostro v. 17 : «tu sai tutto». Pietro non afferma di amare più degli altri, si appella alla chiaroveggenza del Signore che sa leggere nel cuore dell’uomo.

Nella domanda di Gesù per il verbo amare è usato il verbo «agapan»; Pietro risponde usando il verbo «filein». Il primo indica l’amore religioso, totale a Dio, il secondo indica un attaccamento umano, affetto, amicizia. L’amore che Gesù esige è quello impegnato nel servizio di Dio e degli uomini, testimonianza data con l’offerta della vita (cf. Gv 10,18 il pastore che da la vita).

Seguire Cristo ed essere in cammino con lui significa ripercorrere la strada del Cristo terreno, cioè la via della croce. Come il Padre ha mandato il Figlio così Gesù manda Pietro, i discepoli, noi. Ma questo impegno a seguire il Cristo non dipende dalle nostre forza, è possibile solo per la Grazia che il Signore ci concede. Solo alla terza risposta il colloquio tra i due si esaurisce e questo non perché Pietro ha cambiato risposta, ma perché Gesù ha cambiato domanda. Nella terza domanda Gesù non chiede l’amore «agapan», ma l’amicizia «filein». Solo l’abbassamento di Gesù, il suo divenire terra, humus, (Fil 2, 6-11) consente a noi di poterlo seguire.

15-17 A questo abbassamento nella domanda si affianca un crescendo della missione affidata. Traducendo meglio dal greco, Gesù, dopo la triplice confessione di amore, assegnò a Pietro il compito di formare il gregge con l’apostolato, di governarlo con la suprema autorità, e di perpetuarlo formando le pecore madri, cioè governando i pastori.

Gesù affidò a Simone di Giovanni un triplice regno. Gli affida il regno delle anime: pascola i miei agnelli (v. 16); gli dette il governo dei popoli cristiani: prenditi cura del mio gregge (v. 17); gli dette la giurisdizione suprema su tutti i pastori: pascola le pecore madri, adulte e capaci di generare altre pecore (v. 18).

18 Gesù dice a Pietro:

  • ti cingerà, usa il futuro. Nel linguaggio profetico denota sicurezza e fiducia nel realizzarsi dell’azione indicata. (cf At 21,11-12) Anche Agabo si legò mani e piedi con la cintura di Paolo, per predirgli l’arresto.
  • ti porterà, il verbo greco oisei è più forte del semplice condurre; un vecchio infatti è quasi più portato che condotto, anche fisicamente.
  • non vuoi, il verbo qui è un indicativo presente. Quasi a profetizzare la crescita spirituale di Pietro.
  • con quale morte, di per sé l’espressione ti porterà dove tu non vuoi non indica nessun genere di morte: in analogia con frasi dette da Gv a proposito di Gesù (cf 12,33; 18,32) essa viene intesa come predizione del martirio per crocifissione.

http://www.figliedellachiesa.org

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Questa voce è stata pubblicata il 01/05/2019 da in Anno C, Domenica - lectio, ITALIANO, Pasqua (C).

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Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
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