COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

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Il Papa in Macedonia del Nord, terra di Madre Teresa


Bulgaria e Macedonia del Nord

Martedì, 7 maggio 2019

SOFIA-SKOPJE-ROMA

  • 8:20 Partenza in aereo dall’Aeroporto di Sofia per Skopje
    8:15 Arrivo all’Aeroporto di Skopje – Accoglienza ufficiale
    9:00 Cerimonia di benvenuto nel Cortile del Palazzo Presidenziale
    9:15 Visita di cortesia al Presidente nel Palazzo Presidenziale
    9:30 Incontro con il Primo Ministro nel Palazzo Presidenziale
    9:45 Incontro con le Autorità, con la Società Civile e con il Corpo Diplomatico
  • 10:20 Visita al Memoriale Madre Teresa alla presenza dei Leader Religiosi e incontro con i poveri
  • 11:30 Santa Messa nella Piazza Macedonia
    13:30 Pranzo con il Seguito Papale
  • 16:00 Incontro Ecumenico e Interreligioso con i giovani nel Centro Pastorale
    17:00 Incontro con sacerdoti, le loro famiglie e religiosi nella Cattedrale
  • 18:15 Cerimonia di congedo all’Aeroporto di Skopje e partenza per Roma
    20:30 Arrivo all’Aeroporto di Roma/Ciampino

Macedonia del Nord.
Papa Francesco ai giovani: sognate e rischiate, come Madre Teresa

Francesco auspica «una più stretta integrazione con i Paesi Europei» per l’intera regione dei Balcani.
Incontro con i giovani, poi con il clero e i religiosi

Gianni Cardinale, inviato a Skopje
Avvenire, martedì 7 maggio 2019

La Macedonia del Nord è un «ponte tra oriente e occidente», che ha come «più prezioso e valido patrimonio» la «composizione multietnica e multireligiosa» del suo popolo. Ed è un «esempio a cui fare riferimento per una convivenza serena e fraterna». La Macedonia del Nord è un Paese da cui imparare per «il generoso sforzo» nell’«accogliere e prestare soccorso al gran numero di migranti e provenienti dal diversi Paesi medio-orientali». La Macedonia del Nord poi ha avuto l’onore di dare i natali a Madre Teresa, che «mossa dall’amore di Dio ha fatto della carità verso il prossimo la suprema legge della sua esistenza».

Papa Francesco è arrivato a Skopje, capitale della Macedonia del Nord, ultima tappa del suo 29mo viaggio apostolico. E non risparmia parole di elogio per questo Paese nato proprio 25 anni fa con la dissoluzione della Jugoslavia. Lo fa nel suo discorso alle autorità, la società civile e il corpo diplomatico nella Mosaique Hall del Palazzo Presidenziale.

Il Pontefice è stato accolto in aeroporto dal presidente (uscente) Gjorge Ivanov e dal primo ministro Zoran Zaev. Il programma della giornata è fitto. Il primo appuntamento è a Villa Vodno, la residenza del capo dello stato. È qui che dopo un colloquio privato con Ivanov e poi con Zaev, pronuncia il suo primo discorso.


Macedonia

«Macedonia del Nord, un crogiuolo di pacifica convivenza»

La Macedonia è un Paese di poco più di due milioni di abitanti. La composizione etnica e confessionale è molto variegata. È un «crogiuolo» che «ha dato luogo a una pacifica e duratura convivenza», riconosce il Pontefice.

I macedoni sono il 64%, gli albanesi il 25%, i turchi il 4%, i romeni il 3%, i serbi il 2%. Dal punto di vista religioso gli ortodossi sono il 65%, i musulmani il 33%, mentre i cattolici non raggiungono l’1%. Il Paese ha una storia giovane. Solo di recente ha risolto la controversia sul nome con la Grecia, e le elezioni presidenziali che si sono tenute domenica hanno visto la vittoria del candidato europeista e pro-Nato Stevo Pendarovski.

Nel suo discorso alle autorità il Papa auspica che «una più stretta integrazione con i Paesi Europei» si «sviluppi positivamente per l’intera regione dei Balcani occidentali», sempre però «nel rispetto delle diversità e dei diritti fondamentali». E infine incoraggia «a proseguire fiduciosi nel cammino iniziato per fare del vostro Paese un faro di pace, di accoglienza e di integrazione feconda tra culture, religioni e popoli».


Papa in Macedonia 5

La preghiera nel Memoriale di Madre Teresa

Finita la cerimonia nel Palazzo presidenziale, papa Francesco si reca a sostare in preghiera nel Memoriale dedicato a Madre Teresa, costruito nel luogo dove sorgeva la chiesa del Sacro Cuore di Gesù, dove venne battezzata.

Nella cappella di questa Casa memoriale papa Francesco incontra i leader delle comunità religiose del Paese e due cugini di Madre Teresa. E recita una preghiera composta per l’occasione (IL TESTO). Alla santa chiede di intercedere presso Gesù «affinché anche noi otteniamo la grazia di essere vigili e attenti al grido dei poveri» e affinché «ci conceda la grazia di essere anche noi segno di amore e di speranza nel nostro tempo, che vede tanti bisognosi, abbandonati, emarginati e emigranti». Quindi raggiunge il cortile dove sono presenti un centinaio di poveri assistiti dalle missionarie della Carità. E qui benedice la prima pietra del Santuario di Madre Teresa.

Tra i leader religiosi presenti nella Casa Memoriale c’è anche il metropolita Stefan, capo della Chiesa ortodossa che si è dichiarata autocefala nel 1967, distaccandosi dal Patriarcato serbo, senza però ricevere un riconoscimento canonico da nessuna Chiesa ortodossa. Anche per questo non c’è nessun momento particolare di saluto del Papa con l’esponente della principale confessione del Paese.


Papa in Macedonia 1

All’omelia: avere «fame di fraternità, fame di Dio»

Subito dopo la benedizione della prima pietra del Santuario, papa Francesco si sposta nella vicina piazza Macedonia per celebrare la messa con il piccolo gregge cattolico del Paese. Con lui concelebrano l’unico vescovo cattolico del Paese, monsignor Kiro Stojanov, e numerosi presuli provenienti da tutta la penisola balcanica. C’è anche il cardinale Vinko Puljic, arcivescovo di Vrhbosna-Sarajevo, di cui Skopje è diocesi suffraganea.

La piazza è un tripudio di bandiere macedoni, ma ce ne sono anche croate, bosniache e serbe. In 15mila assistono alla liturgia. In pratica lo stesso numero dei cattolici del Paese. Ma ci sono fedeli che vengono da fuori e anche non cattolici che sono venuti sfruttando il giorno festivo che il governo ha stabilito in onore dell’illustre ospite.

Nell’omelia papa Francesco prende spunto dal versetto del Vangelo di Giovanni: «Chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete». «Ci siamo abituati – dice – a mangiare il pane duro della disinformazione e siamo fini prigionieri del discredito, delle etichette e dell’infamia». «Prigionieri della virtualità – incalza – abbiamo preso il gusto e il sapore della realtà». Il Pontefice esorta i fedeli ad avere «fame di pane, fame di fraternità, fame di Dio». Ed indica l’esempio: «Come conosceva tutto bene questo Madre Teresa che ha voluto fondare la sua vita su due pilastri: Gesù incarnato nell’Eucaristia e Gesù incarnato nei poveri!».

(Vedi testo dell’omelia)

Con la messa finisce la mattinata a Skopje di Papa Francesco, che si trasferisce nell’episcopio per il pranzo con il seguito.

Nel pomeriggio sono seguiti gli ultimi due appuntamenti: l’incontro ecumenico e interreligioso con i giovani alle 16 e e quello con sacerdoti e religiosi alle 17.

Papa in Macedonia 4

Ai giovani: «Sognate e rischiate. Come Madre Teresa»

(Redazione Internet) “Sognare non è mai troppo”, e “non c’è età per sognare”. Lo ha detto il Papa, durante l’incontro ecumenico e interreligioso con i giovani, nel Centro pastorale di Skopje, riportato dall’agenzia Sir. “Uno dei principali problemi di oggi e di tanti giovani è che hanno perso la capacità di sognare”, la tesi di Francesco, che ha risposto alle domande dei giovani: “Né molto né poco, non sognano. E quando una persona non sogna, quando un giovane non sogna questo spazio viene occupato dal lamento e dalla rassegnazione, della tristezza. Questi li lasciamo a quelli che seguono la ‘dea lamentela’! È un inganno: ti fa prendere la strada sbagliata”. “Quando tutto sembra fermo e stagnante, quando i problemi personali ci inquietano, i disagi sociali non trovano le dovute risposte, non è bene darsi per vinti”, l’appello del Papa sulla scorta della Christus vivit: “mai e poi mai si sogna troppo”. (…)

(Vedi testo del discorso del Papa ai giovani)

Al clero e ai religiosi

“Il ‘fare i conti’ ci può condurre alla tentazione di guardare troppo a noi stessi, e ripiegati sulle nostre realtà e miserie possiamo finire quasi come i discepoli di Emmaus, proclamando il kerigma con le nostre labbra mentre il nostro cuore si chiude in un silenzio segnato da sottile frustrazione, che gli impedisce di ascoltare Colui che cammina al nostro fianco ed è fonte di gioia e allegria”. Lo ha detto papa Francesco, incontrando nella cattedrale del Sacro Cuore di Gesù a Skopje i sacerdoti, le loro famiglie e i religiosi della Macedonia del Nord.

“In non poche situazioni sentiamo la necessità di fare i conti: incominciamo a guardare quanti siamo… e siamo pochi; i mezzi che abbiamo… e sono pochi; poi vediamo la quantità di case e di opere da sostenere… e sono troppe…”, ha detto Francesco dopo aver ascoltato alcune testimonianze: “Potremmo continuare a enumerare le molteplici realtà in cui sperimentiamo la precarietà delle risorse che abbiamo a disposizione per portare avanti il mandato missionario che ci è stato affidato. Quando succede questo sembra che il bilancio sia ‘in rosso’”.

“Fare i conti”, ha spiegato il Papa, “è sempre necessario quando ci può aiutare a scoprire e ad avvicinare tante vite e situazioni che pure ogni giorno stentano a far quadrare i conti: famiglie che non riescono ad andare avanti, persone anziane e sole, ammalati costretti a letto, i giovani intristiti e senza futuro, poveri che ci ricordano quello che siamo: una Chiesa di mendicanti bisognosi della Misericordia del Signore”.(…)

Questa terra – ha poi detto – ha saputo regalare al mondo e alla Chiesa, in Madre Teresa, un segno concreto di come la precarietà di una persona, unta dal Signore, sia stata capace di impregnare tutto, quando il profumo delle beatitudini si sparse sopra i piedi stanchi della nostra umanità”.

(Vedi testo del discorso del Papa al clero e religiosi)

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Conferenza stampa del Papa durante il volo di ritorno a Roma

La conferenza stampa è breve. Papa Francesco risponde alle domande dei corrispondenti di Bulgaria, Macedonia del Nord e Croazia (sul caso Stepinac). E poi sul diaconato femminile per i giornalisti statunitensi. Con un ricordo di Jean Vanier chiesto dai colleghi francesi. Ma alla fine il Bergoglio vuole sottolineare cosa «ha dato più consolazione» e lo «ha toccato profondamente del viaggio». Sono «due esperienze limite». E cioè «l’esperienza con i poveri in Macedonia nel memoriale di Madre Teresa». Lo ha colpito «la mitezza, la capacità di carezzare i poveri, la tenerezza di queste suore».

«Oggi – aggiunge – noi siamo abituati a insultarci. Un politico insulta l’altro, un vicino insulta l’altro anche nelle famiglie si insultano tra loro. Io non oso dire che c’è una cultura dell’insulto, ma l’insulto è un’arma alla mano, lo è anche lo sparlare degli altri, la calunnia, la diffamazione, e vedere queste suore che curavano ogni persona come fosse Gesù mi ha colpito».

Un’altra «esperienza limite» che lo ha consolato è stata la prima comunione degli oltre 200 bambini a Rakovsky in Bulgaria. «Io mi sono emozionato – confessa – perché la memoria è andata all’8 ottobre del 1944, alla mia prima comunione quando cantavamo ‘O santo altare custodito dagli angeli’ (qualcuno di voi la ricorderà). Ho visto quei bambini che si aprono alla vita con una decisione sacramentale. Ho sentito in quel momento che quei 249 bambini erano il futuro della Chiesa, erano il futuro della Bulgaria». (…)

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Questa voce è stata pubblicata il 08/05/2019 da in Attualità ecclesiale, ITALIANO con tag , .

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Combonianum è stata una pubblicazione interna nata tra gli studenti comboniani nel 1935. Ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e di patrimonio carismatico.
Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
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