COMBONIANUM – Formazione e Missione

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Meditazioni pasquali (20) Essere testimoni della Risurrezione di Gesù


Pasqua3

Divo Barsotti

L’unica cosa importante è dire al mondo: “Il Signore è risorto, Egli è con noi!”. La testimonianza nostra non può essere che questa. Non importa dirlo con queste parole; si deve dire con la vita in modo che il mondo sappia non solo che Gesù è risorto, ma che vive in noi, che in noi, ora, Egli è vivente.

La resurrezione continua, continua nella fede che nasce nei cristiani. La resurrezione del Cristo ha fatto nascere la fede della Chiesa, la resurrezione del Cristo deve continuare a dare questa fede al mondo, deve rendere testimonianza di Sé nella nostra medesima fede. Nell’Oriente, voi lo sapete, il saluto che si fa per Pasqua è questo: “Il Cristo è risorto! Egli è veramente risorto.

Nel 1922 in un’assemblea di atei, a Mosca; si alzarono prima uno scienziato, poi un politico e tutti bestemmiando e negando qualsiasi dimensione religiosa della vita. Al termine ci fu un uomo sparuto, magro, che chiese la parola; gliela dettero. Egli andò sulla cattedra e disse semplicemente: “Fratelli, Cristo è risorto!” Tutta l’assemblea si alzò in piedi: “Cristo è veramente risorto”. Bastarono queste parole a distruggere tutto quello che gli altri avevano detto. Tutta l’assemblea, davanti alla testimonianza di questo umile prete che non si conosceva nemmeno come tale, balza in piedi acclamando e confessando la fede. È questo che dobbiamo far noi. Se noi porteremo questo annuncio, il mondo risorgerà perché nascerà anche negli uomini la medesima fede che prima si è accesa nei nostri cuori. Ma dobbiamo saperlo dire con la medesima fermezza, con la medesima semplicità con cui questo umile uomo, andando sul palco, dopo tutte le bestemmie che erano state dette, pronunciò queste parole.

Miei cari fratelli, questa è la ragione del vivere quaggiù sulla terra. Se il contenuto di tutta la vita della Chiesa è l’annuncio, è evidente che non c’è altra ragione del tempo, dopo la resurrezione del Cristo, che questo prolungarsi dell’annuncio nel tempo, questo dilatarsi nello spazio. E noi dobbiamo portare questo annuncio, dobbiamo essere testimoni della resurrezione. Se non siamo testimoni della resurrezione non siamo nulla, specialmente noi preti. Voi potete essere quelli che siete sul piano naturale: uno infermiere, l’altro medico, tu professore di lettere. I laici possono avere un contenuto di vita sul piano naturale indipendentemente dal cristiano, ma non i sacerdoti e i religiosi: l’unico contenuto della nostra vita è questa testimonianza. Ma anche per voi laici, se volete che la vostra vita abbia un senso definitivo attraverso tutto quello che fate dovete essere testimoni della resurrezione di Gesù.

Testimoni del Cristo, ecco la ragione del nostro vivere quaggiù sulla terrà. E non possiamo essere testimoni se non abbiamo veduto. Non si tratta di vedere Gesù risorto; San Pietro non vide Gesù risorto; vide le bende stese per terra. Anche noi abbiamo motivi di credibilità sufficienti perché la nostra fede divenga sempre più ferma, e noi possiamo rendere testimonianza di questa fede al mondo. Che vedano gli altri, in noi stessi, i testimoni della resurrezione del Signore; sicché nessuno fra gli uomini possa dire di non avere ascoltato l’annuncio.
Vedete come tutto nel Cristianesimo sia di una semplicità estrema, ma insieme di una ricchezza infinita perché rendere testimonianza del Cristo vuol dire rendere testimonianza dell’Incarnazione, della morte di Croce, della resurrezione del Cristo; e vuol dire rendere testimonianza di un amore infinito che ci salva.

Si diceva il primo giorno del Triduo che l’unica cosa importante nella vita è credere; le altre cose nel Cristianesimo sono quasi una sciocchezza ma la fede è la cosa più difficile ed urgente. Vi ripetevo quello che mi aveva detto tanti anni fa Mons. Bartoletti e che anche io andando avanti negli anni sento come vero: “L’unica cosa importante è credere”. Non avendo fede, si cerca di rimpiazzare la pochezza della nostra fede (o la mancanza della nostra fede) con delle opere, con dei discorsi e non ci rendiamo conto che così facendo non diamo agli uomini altro che delle frasche, altro che delle foglie morte. Gli uomini non sanno di che farsene di tutto quello che noi diamo loro, se non diamo questa testimonianza di fede. Si cerca di giustificare la Chiesa attraverso le opere che fa, e le opere che fa, molto spesso, non risolvono nulla. Dopo aver compiuto tutto, siamo al punto di partenza. È la fede, soltanto quella che il mondo attende da noi, e la fede non può essere sostituita da cosa alcuna. È evidente che tutto quello che facciamo indipendentemente dalla fede ha sempre una dimensione naturale ed umana, storica se volete, ma sempre conclusa in questo mondo; la fede invece spezza i confini di questa creazione, i confini del nostro vivere quaggiù; spezza questi confini e ci apre all’immensità stessa di Dio. La fede è la forza dirompente che spezza tutte le misure dell’essere e del vivere umano e ci mette in comunione con l’Infinito.

http://www.atma-o-jibon.org

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Questa voce è stata pubblicata il 10/05/2019 da in ITALIANO con tag , .

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Combonianum è stata una pubblicazione interna nata tra gli studenti comboniani nel 1935. Ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e di patrimonio carismatico.
Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
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