COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

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Il peso dell’Italia in Europa

Le regole dei giochi di potere in vista delle elezioni di maggio


Conte e Macron


di Carlo Blengini

L’Italia ha giocato un ruolo di primo piano, a livello europeo, negli ultimi anni: Mario Draghi a capo della Banca centrale europea, in scadenza però a fine anno; Federica Mogherini come alto rappresentante per gli Affari esteri e vicepresidente della Commissione, e Gianni Pittella, leader dei Socialisti e democratici al Parlamento europeo (Pe), finché le sirene della politica nazionale non l’hanno richiamato in patria l’anno scorso; Antonio Tajani, presidente del Pe per la seconda metà della legislatura in corso.

Rischiamo che questa costellazione favorevole alla posizione del nostro Paese nelle istituzioni dell’Unione europea (Ue) non si riproduca, almeno nel prossimo quinquennio, e forse per lungo tempo.

Le istituzioni di maggior peso politico nell’Ue sono il Pe, eletto a suffragio universale diretto e voce dei popoli europei; il Consiglio europeo, dove i capi di Stato e di governo decidono gli orientamenti strategici dell’Ue; il Consiglio (dei ministri), espressione degli interessi nazionali; e la Commissione, garante dell’interesse generale dell’Ue.

La Lega conta di fare, con i suoi alleati, il botto in Parlamento, in modo da rivoltare l’Europa come un calzino. Ma per cambiare la direzione dell’integrazione europea ci vogliono i numeri che la Lega non potrà avere.

Nel Pe, popolari, socialisti e liberali votano compatti la maggior parte delle volte e gli euroscettici sono oggi lontanissimi da una maggioranza alternativa. Il gruppo della Lega, l’Europa delle nazioni e delle libertà, dovrebbe quasi raddoppiare i suoi seggi, ma non supererà il 10% dei deputati. Quanto agli altri partiti euroscettici, appartengono a due gruppi politici, i conservatori e riformisti e gli stessi popolari (cui è affiliato l’ungherese Fidezs guidato da Orban, pur minacciato di espulsione per scarsa democraticità e non rispetto dello Stato di diritto), che spesso si sono allineati alle posizioni della maggioranza tradizionale.

Molto più ragionevole appare la posizione pragmatica dei 5 Stelle, aperti, come è stato all’indomani delle politiche del 2018, ad alleanze con partiti tradizionali. Alleanze che porterebbero, sempreché il M5S riesca e formare un gruppo  al Pe, tale forza politica ad avere voce in capitolo almeno su alcuni dossier, per esempio svolgendo il ruolo di relatore o proponendo emendamenti realistici. Di fronte alla prevista debolezza di Forza Italia e del Partito democratico nel prossimo Parlamento, potrebbero essere proprio i pentastellati il partito italiano con maggior peso specifico in Europa, pur senza la rappresentanza istituzionale di cui beneficia l’Italia oggi.

In secondo luogo, non è in Parlamento che si riforma l’Europa, ma facendo pesare le proprie posizioni tra partner, con i governi degli altri Stati membri dell’Ue.

Il Pe è colegislatore, è vero, e ha ottenuto risultati importanti nella legislatura in corso, dal blocco del trasferimento di dati personali verso gli Usa alla recente adozione della direttiva sul diritto d’autore. Tuttavia, l’impulso politico all’integrazione europea viene dagli Stati membri e nelle materie più critiche il Pe gioca ancora un ruolo marginale. Per esempio,  i progressi in materia di immigrazione e asilo sono bloccati dai veti incrociati dei governi nazionali, e il Pe, in questa materia, si è limitato all’adozione di risoluzioni non vincolanti; il  Fiscal  compact e il fondo salva-Stati sono trattati internazionali, sottratti al metodo comunitario e quindi a ogni tipo di intervento da parte del Pe.

Al Consiglio europeo e al Consiglio, il nostro governo paga debolezza e isolamento: oltre il tandem franco-tedesco, in cui il gabinetto Conte non ha neanche tentato di inserirsi come terza forza propulsiva, i governi che davvero contano sono quelli che più facilmente riescono a stringere alleanze con Stati governati da forze affini, soprattutto popolari, socialisti e liberali, il che non è ovviamente il caso dell’Italia nella situazione attuale. In Commissione, il previsto risultato favorevole della Lega alle elezioni del 26 maggio permetterà, con ogni probabilità, a tale forza politica di designare il commissario italiano. Che sarà però, in questo caso, sin dall’inizio, isolato in un collegio composto da commissari per la quasi totalità popolari, socialisti e liberali (le famiglie politiche che hanno dato vita all’integrazione europea come la conosciamo) oltre, probabilmente, a un paio di esponenti dei conservatori e riformisti.

La capacità di esercitare un’influenza effettiva in seno alla Commissione è cruciale, dato che è tale organo che presenta tutte le proposte di legge europea, approvate poi dal Parlamento e dal Consiglio. Avremo forse un commissario assai visibile sui media italiani, il cui impatto politico, tuttavia, sarà poco decisivo.

Vedi anche www.stavoltavoto.eu su elezioni europee del 26 maggio

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Questa voce è stata pubblicata il 20/05/2019 da in Attualità sociale, ITALIANO con tag , , .

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Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
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