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Un comboniano, Mons. Ayuso Guixot, alla guida del Dicastero per il dialogo interreligioso

Vescovo spagnolo, 67 anni a giugno, mons. Ayuso Guixot succede al cardinale Tauran, morto l’anno scorso. Esperto di islam, come missionario comboniano ha vissuto per molti anni in Egitto e Sudan


Mons. Miguel Ángel Ayuso Guixot, nuovo presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso


Mons. Miguel Ángel Ayuso Guixot, nuovo presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso

Sergio Centofanti – Città del Vaticano
25 maggio 2019
http://www.vaticannews.va

Papa Francesco ha nominato presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso il vescovo spagnolo Miguel Ángel Ayuso Guixot, 66 anni, finora segretario del Dicastero. Succede al cardinale Jean-Louis Tauran, morto nel luglio dell’anno scorso.

Missionario comboniano esperto di islam

Mons. Ayuso Guixot è nato a Siviglia, il 17 giugno 1952. Missionario Comboniano del Cuore di Gesù, ordinato sacerdote il 20 settembre 1980, è stato in missione in Egitto e Sudan fino al 2002. Ha conseguito la licenza in studi Arabi ed Islamistica al Pisai di Roma nel 1982 e il dottorato in teologia dogmatica all’Università di Granada, nel 2000. Dal 1989 è stato professore di islamologia prima a Khartoum, poi al Cairo e, quindi, al Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica, dove ha in seguito ricoperto, fino al 2012, l’ufficio di preside. Ha presieduto vari incontri di dialogo interreligioso.

Scelto da Benedetto XVI e Papa Francesco

Il 30 giugno 2012 Benedetto XVI lo ha nominato segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso. Nominato da Papa Francesco vescovo titolare di Luperciana, è stato consacrato nel marzo del 2016. Conosce anche l’arabo, l’inglese, il francese e l’italiano.

Messaggio per il Ramadan: la fratellanza abbatte i muri della paura

Mons. Guixot, nel febbraio scorso, ha accompagnato Papa Francesco negli Emirati Arabi Uniti, dove si è svolta la storica firma con il Grande Imam di Al Azhar del “Documento sulla Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune” (Abu Dhabi, 4 febbraio 2019). Il presule, recentemente, ha rivolto un Messaggio al mondo islamico per l’inizio del Ramadan, invitando musulmani e cristiani ad aprirsi gli uni agli altri, “conoscendoli e riconoscendoli come fratelli e sorelle” per “abbattere i muri alzati dalla paura e dall’ignoranza e cercare insieme di costruire ponti di amicizia che sono fondamentali per il bene di tutta l’umanità”. Nello stesso tempo, ha precisato, “per rispettare la diversità, il dialogo deve cercare di promuovere il diritto alla vita di ogni persona, all’integrità fisica e alle libertà fondamentali, come la libertà di coscienza, di pensiero, di espressione e di religione. Ciò include la libertà di vivere secondo le proprie convinzioni sia nella sfera privata che in quella pubblica. In questo modo, cristiani e musulmani – come fratelli e sorelle – possono lavorare insieme per il bene comune”.

Ai buddisti: promuovere insieme i diritti delle donne

Pochi giorni fa, in occasione della festività di Vesakh, ha scritto un Messaggio al mondo buddista incentrato sulla promozione della dignità e dei diritti delle donne. “Sia il buddismo, sia il cristianesimo – scrive mons. Guixot – insegnano che donne e uomini posseggono uguale dignità e hanno svolto un ruolo importante nella promozione della donna. Le donne buddiste e cristiane hanno apportato contributi significativi alle nostre tradizioni religiose e alla società nel suo insieme. D’altronde, non si può negare che troppo spesso le donne sono oggetto di discriminazione e maltrattamenti. A volte, narrative religiose sono adoperate per presentare la donna come inferiore all’uomo”. E’ dunque “urgente – osserva – agire per proteggere le donne e tutelare i loro diritti fondamentali e la loro libertà”.

Cristiani e induisti in difesa dei più vulnerabili

Nell’ottobre scorso, mons. Guixot ha rivolto il suo Messaggio agli Indù, in occasione della festa di Deepavali, sottolineando la necessità di essere attenti ai membri vulnerabili della nostra società: “poveri, infermi, anziani, disabili, indigenti, abbandonati, migranti; emarginati ed esclusi da un punto di vista sociale, religioso, culturale e linguistico; e le vittime di abuso e violenza, specialmente donne e bambini. In gran parte privi d’aiuto e indifesi, scartati e ignorati da una società sempre più indifferente e perfino insensibile ai bisogni e alle sofferenze umane, dappertutto oggi i vulnerabili soffrono moltissimo”. In questo “contesto inquietante”, scrive mons. Guixot. induisti e cristiani possono insieme impegnarsi per difendere, proteggere e assistere le persone più deboli riconoscendo “che siamo tutti creature di Dio e, di conseguenza, fratelli e sorelle, uguali per dignità, e reciprocamente responsabili”.

Cristiani e taoisti: un comune patrimonio morale che deriva dalla legge naturale

Partecipando nel novembre scorso a Singapore al secondo colloquio internazionale tra cristiani e taoisti, mons. Guixot ha evidenziato che “nonostante le diverse visioni del mondo e i differenti percorsi spirituali, sia il cristianesimo sia il taoismo condividono un patrimonio di valori morali comuni” al punto che “la saggezza religiosa e filosofica di entrambe le tradizioni ha contribuito a formare civiltà e culture”. Anche perché, ha fatto notare, “il loro comune patrimonio morale deriva dalla legge naturale, che è inerente alla natura umana e quindi eticamente vincolante per tutti gli esseri umani, indipendentemente dalle convinzioni filosofiche o credenze religiose”.

Il ricordo del card. Tauran: uomo del dialogo e della carità

Stretto collaboratore e amico del cardinale Tauran, all’indomani della morte del porporato, avvenuta il 5 luglio dell’anno scorso, mons. Guixot lo ha ricordato come un uomo del dialogo e della carità verso tutti.

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Questa voce è stata pubblicata il 25/05/2019 da in Attualità ecclesiale, Dialogo Interreligioso, ITALIANO.

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Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
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