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Riflessioni sullo Spirito (8) Il frutto dello Spirito


Pace

LE OPERE DELLA CARNE E I FRUTTI DELLO SPIRITO
Gianfranco Ravasi

Fratelli, camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne… Sono ben note le opere della carne: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere. Riguardo a queste cose vi preavviso: chi le compie non erediterà il regno di Dio.

Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé. Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri. Perciò se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito. (Galati 5, 16.19-25)

C’è una particolare legge dello stile orientale, detta dell’“inclusione”: quando si vuole definire il perimetro di un brano, lo si inizia e lo si conclude con la stessa frase. È ciò che accade nel testo paolino che la liturgia della solennità di Pentecoste ci propone, traendolo dalla Lettera ai Galati (5, 16-25), testo che noi abbiamo citato in forma abbreviata. Infatti, il brano si apre con l’appello: «Camminate secondo lo Spirito» e finisce ripetendo: «Camminiamo secondo lo Spirito». Ben sappiamo che il “cammino” è il simbolo della vita.

Ecco, allora, due modelli antitetici di esistenza, quello secondo lo Spirito di Dio e quello che si basa sulla “carne” che nel linguaggio di san Paolo designa il principio del peccato. La “via” luminosa e libera dello Spirito si contrappone al “desiderio” cupo e schiavizzante del vizio e del male. Diamo, allora, uno sguardo a questi due modelli di vita che l’Apostolo concretizza attraverso una duplice lista di vizi e di virtù, sulla scia della tradizione filosofica greca, soprattutto stoica, che aveva già elaborato simili cataloghi etici.

È, però, significativo notare prima la denominazione generale usata da Paolo. I vizi sono definiti «opere della carne», perché nascono dall’azione del peccatore, mentre le virtù sono «frutti dello Spirito», perché sbocciano dall’uomo che ha in sé la grazia efficace dello Spirito di Dio. È per questo che Paolo considererà sempre le opere buone non come un merito da accampare nei confronti di Dio, ma come il frutto che deve necessariamente maturare dalla grazia divina in noi accolta. Per comprendere questa visione basti pensare alla madre che non diventa tale per alcuni atti di affetto che compie nei confronti della sua creatura, ma, proprio perché è madre, non può che donare la sua opera e il suo amore al figlio.

Quindici sono, invece, gli atteggiamenti immorali “carnali”. Essi si raggruppano tra loro. Ecco la trilogia sessuale della fornicazione, dell’impurità e della dissolutezza, a cui seguono due vizi di indole “religiosa”, cioè l’idolatria e la magia, che non escludevano tra l’altro una componente sessuale, dato che comportavano spesso la prostituzione sacra (così accadeva nel culto della dea Afrodite e di Cibele). Ben sette elementi hanno di mira i disordini nelle relazioni interpersonali e sono il segno anche delle tensioni nelle stesse comunità cristiane: inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie. Si conclude col peccato di gola, nei suoi tipici eccessi, cioè nelle ubriachezze e nelle orge, caratteristiche del mondo contemporaneo greco-romano.

Ma, di fronte a questi bassifondi della morale, Paolo apre ai suoi lettori l’orizzonte luminoso dello Spirito che genera nel cuore e nella vita dei fedeli nove virtù, il cui corteo è articolato in forma ternaria. Ecco la prima triade, aperta dall’amore e seguita dalla gioia e dalla pace. Subentrano poi la magnanimità, la benevolenza e la bontà, che ricalcano la precedente trilogia per quanto riguarda il rapporto col prossimo. Infine, la fedeltà, la mitezza e il dominio di sé, che sono virtù di indole personale. È su questa triplice triade che deve modellarsi il nostro “cammino secondo lo Spirito”, ossia la nostra nuova esistenza di redenti da Cristo.

http://www.cultura.va

“Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà. Mitezza, dominio di sé: contro queste cose non c’è legge” (Gal. 5,22-23).

Il commento di Chiara Lubich a questo brano della Lettera di Paolo ai Galati, proposto nel gennaio del 1993, è quanto mai attuale e invita a una relazione profonda e fruttuosa con lo Spirito Santo.

La Parola di vita di questo mese è presa da una lettera che san Paolo aveva indirizzato ai Galati in un momento particolarmente critico della loro esperienza cristiana.
Suggestionati da falsi maestri, stavano deviando dal Vangelo e l’Apostolo era corso ai ripari mettendoli di fronte al grave errore in cui rischiavano di cadere: quello cioè di perdere il frutto incommensurabile della redenzione, il dono dello Spirito Santo, che Gesù ci ha ottenuto morendo sulla croce.
Nella sezione da cui è presa questa Parola, san Paolo descrive appunto la distanza abissale che passa tra una vita schiava dell’egoismo ed una vita totalmente animata e guidata da quell’amore che è proprio di Gesù e che Egli ci ha comunicato mediante il suo Spirito.

“Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé: contro queste cose non c’è legge”.

Tra i vari effetti prodotti dallo Spirito Santo in noi ed elencati qui da san Paolo vengono in primo luogo tutte quelle espressioni dell’amore che costruiscono l’unità tra i fratelli: la pace, la pazienza, la benevolenza, ecc. L’Apostolo li chiama “frutti dello Spirito”, come per sottolineare il nesso logico che passa tra queste espressioni dell’amore cristiano e la radice da cui provengono.
Nella misura in cui lo Spirito Santo cresce nel cristiano – e questo ovviamente dipenderà dalla sua corrispondenza – produce in lui gli stessi sentimenti, lo stesso amore, la stessa volontà di pace e di unità che sono propri di Gesù. Ai Filippesi san Paolo dice: “Abbiate gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù” (Fil 2,5).

“Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé: contro queste cose non c’è legge”.

Un altro effetto dello Spirito Santo è la libertà interiore nei confronti di tutte le tendenze disordinate che vorrebbero spingerci al male e, quindi, una grande facilità e gioia nel compiere il bene.
Nella misura in cui è animato dallo Spirito Santo, il cristiano vive le parole di Gesù. L’amore a Dio ed ai fratelli, l’andare controcorrente, il rinunciare a sé stessi per costruire la pace e l’unità, diventano per lui quasi naturali. L’aspetto duro e pesante della legge (cioè dei comandamenti) sembra ormai non esistere più.

“Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé: contro queste cose non c’è legge”.

Come vivremo allora la Parola di vita di questo mese?
Essa riflette un’esperienza di vita cristiana e ci presenta un traguardo che potrebbe sembrare riservato ad una categoria di privilegiati. Eppure è il traguardo al quale l’Apostolo voleva portare tutti i cristiani delle sue comunità, perché è il traguardo a cui ogni cristiano è chiamato da Gesù in forza del battesimo.
La via per arrivarvi ormai dovremmo conoscerla abbastanza bene, ma dobbiamo sempre aiutarci a ricominciare a percorrerla di nuovo. Essa consiste nel corrispondere alla grazia dello Spirito Santo che ci spinge a vivere le parole di Gesù – in modo particolare il suo comandamento dell’amore scambievole – e ad abbracciare con Lui la nostra croce. Si tratta di essere fedeli allo Spirito Santo soprattutto nei momenti di prova, di tentazione e di difficoltà. Sono questi, infatti, i momenti più preziosi, è questa la via attraverso la quale i frutti dello Spirito cresceranno sempre più in noi.

http://www.centrochiaralubich.org

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Questa voce è stata pubblicata il 07/06/2019 da in ITALIANO, Spirito Santo con tag .

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Combonianum è stata una pubblicazione interna nata tra gli studenti comboniani nel 1935. Ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e di patrimonio carismatico.
Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
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