COMBONIANUM – Formazione e Missione

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Commento al Vangelo della XII Settimana del Tempo Ordinario

XII Settimana del Tempo Ordinario
Commento di Paolo Curtaz


Cosimo Rosselli, «Il Discorso della montagna», 1482,.jpg

Lunedì 24 Giugno > 
(SOLENNITA’ – Bianco)
NATIVITA’ DI SAN GIOVANNI BATTISTA (Messa del Giorno)
Is 49,1-6   Sal 138   At 13,22-26   Lc 1,57-66.80: Giovanni è il suo nome.
Martedì 25 Giugno > 
(Feria – Verde)
Martedì della XII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Gn 13,2.5-18   Sal 14   Mt 7,6.12-14: Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro.
Mercoledì 26 Giugno > 
(Feria – Verde)
Mercoledì della XII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Gen 15,1-12.17-18   Sal 104   Mt 7,15-20: Dai loro frutti li riconoscerete.
Giovedì 27 Giugno > 
(Feria – Verde)
Giovedì della XII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Gen 16,1-12.15-16   Sal 105   Mt 7,21-29: La casa costruita sulla roccia e la casa costruita sulla sabbia.
Venerdì 28 Giugno > 
(SOLENNITA’ – Bianco)
SACRATISSIMO CUORE DI GESU’ (ANNO C)
Ez 34,11-16   Sal 22   Rm 5,5-11   Lc 15,3-7: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta.
Sabato 29 Giugno > 
(SOLENNITA’ – Rosso)
SANTI PIETRO E PAOLO APOSTOLI (Messa del Giorno)
At 12,1-11   Sal 33   2Tm 4,6-8.17-18   Mt 16,13-19: Tu sei Pietro, a te darò le chiavi del regno dei cieli.
Domenica 30 Giugno > 
(DOMENICA – Verde)
XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)
1Re 19,16.19-21   Sal 15   Gal 5,1.13-18   Lc 9,51-62: Prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme. Ti seguirò ovunque tu vada.

Lunedì 24   giugno (SOLENNITA’ – Bianco)
NATIVITA’ DI SAN GIOVANNI BATTISTA (Messa del Giorno)
Lc 1,57-66.80: Giovanni è il suo nome.

Oggi la Chiesa celebra la nascita di Giovanni il battezzatore, l’unico santo, insieme a Maria, di cui si celebra il compleanno. La sua figura è stata talmente importante da meritare questo onore riservato a pochissimi!
Ci sono persone che rendono onore alla razza umana, uomini e donne che nelle loro scelte e nel loro operato ci fanno sentire orgogliosi di appartenervi. Giovanni è sicuramente fra questi: chiamato fin da bambino ad assumere un ruolo scomodo, quello del profeta, ha vissuto questo compito con grande serietà, diventando il punto di riferimento per un intero popolo alla ricerca di Dio. Ricerca che la rinata classe sacerdotale, sorta intorno al tempio in costruzione, evidentemente non riusciva a soddisfare. Quanta credibilità deve dimostrare un profeta per convincere migliaia di persone a scendere nel deserto per ascoltare una sua parola? Eppure anche per noi oggi è così: la fame e la sete di infinito che portiamo nel cuore ci spingono alla ricerca di parole che possono orientare le nostre scelte. Sempre più spesso, purtroppo, la nostra ricerca si indirizza verso parole poco credibili, bizzarre, stregonesche. Sul bisogno di felicità che portiamo nel cuore la società contemporanea ha costruito un intero sistema finanziario. Ciò che ci è necessario è, invece, una parola che ci conduca a Dio, che vada dritto all’essenziale. Una Parola di cui Giovanni è diventato voce.

Lunedì della XII settimana del Tempo Ordinario
Mt 7,1-5: Togli prima la trave dal tuo occhio.

Il rischio di passare da un eccesso all’altro è sempre presente nella Chiesa. Veniamo da un passato in cui si giudicava con severità ogni atteggiamento, e il confine fra etica e pettegolezzo era molto labile. Una severità che, pur partendo da buone intenzioni, finiva col far diventare il cristianesimo una religione intollerante e giudicante. Oggi, in tempi di buonismo, si è passati ad un atteggiamento uguale e contrario: Dio è talmente buono da non occuparsi affatto del nostro comportamento. Come se la fede e la vita concreta non avessero punti di contatto. Come spesso accade, la verità sta nel mezzo: Dio non è un severo sanzionatorie e nemmeno babbo Natale… Il cristiano è chiamato a giudicare, non a spettegolare!, secondo la logica di Dio che vede sempre la parte positiva e propositiva, che va in cerca della pecora perduta, ma che richiama alle proprie responsabilità il peccatore. Far finta di niente non è affatto un atteggiamento amorevole… Dio riesce ad essere nel contempo accogliente ed esigente per farci uscire dalle secche in cui areniamo la nostra santità. Da lui impariamo a giudicarci e a giudicare

Martedì della XII settimana del Tempo Ordinario
Mt 7,6.12-14: Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro.

Siamo chiamati a giudicare noi stessi e gli altri come Dio fa: con amorevolezza e autenticità. Il discepolo, prima di giudicare gli altri, guarda ai propri limiti, riconosce la trave che gli impedisce di vedere bene… Ma, nel contempo, sa distinguere bene chi gli sta intorno. Siamo chiamati ad essere un libro aperto, autentici e schietti, accoglienti e disponibili, certo, ma anche a riconoscere chi, travestendosi da pecora, è invece un lupo rapace. Anche nelle nostre comunità ci sono persone poco centrate che abusano della nostra disponibilità e pretendono un’amicizia e un’intimità di relazione poco trasparente. Penso che Gesù intenda proprio questo quando chiede ai suoi di non dare le perle ai porci. Ci sono persone con cui è impossibile parlare efficacemente di Dio. Altre che lo fanno solo in spirito polemico e provocatorio. Altre che si nascondono dietro alla fede per non vedere i propri limiti e il percorso di crescita che dovrebbero affrontare. Non è certo facile destreggiarsi fra prudenza e disponibilità, ma è possibile e necessario. Una porta stretta che ci fa crescere nello spirito evangelico, senza diventare insignificanti o inutilmente ingenui

Mercoledì della XII settimana del Tempo Ordinario
Mt 7,15-20: Dai loro frutti li riconoscerete.

Giovanni è riconosciuto come il più grande fra i profeti. Certo: il suo stile è ancora tutto legato ai profeti del primo testamento che minacciavano punizione e giudizio implacabile e ha dovuto faticare non poco per riconoscere nel Nazareno il vero volto del Messia così diverso da come egli stesso si era immaginato. E la Parola di oggi ci incoraggia a riconoscere i tanti profeti che ancora camminano in mezzo a noi. Non indossano pelli di cammello e nemmeno mangiano locuste, spesso non sanno nemmeno di essere strumento di Dio e, cosa più paradossale, non si considerano affatto dei profeti! Come discernere i veri profeti? In questi nostri tempi assetati, chiunque prometta un po’ di pace, una guarigione, interiore od esteriore, chiunque millanti una conoscenza particolare della fede attira attorno a sé persone sofferenti che danno loro fiducia e credito. Ma, quasi sempre, sono dei millantatori, persone poco equilibrate o interiormente poco affidabili. Come riconoscerli? È Gesù stesso a stabilire un criterio: osservando i frutti. Se la loro è una vita in sintonia col vangelo, allora possiamo fidarci.

Giovedì della XII settimana del Tempo Ordinario
Mt 7,21-29: La casa costruita sulla roccia e la casa costruita sulla sabbia.

No, non ci bastano le parole. Abbiamo bisogno di parole credibili, pronunciate da persone che vivono ciò che dicono. La folla è ammirata da Gesù perché, diversamente dagli uomini religiosi del suo tempo, fa ciò che dice. Perciò la sua parola è autorevole, ascoltata e accolta. Così per noi: non basta professarsi cristiani per esserlo davvero, non basta dirsi credenti per vivere da discepoli. Anche le nostre parole, anche le mie, possono diventare sterili e teoriche manifestazioni di cultura teologica. La Parola che Dio pronuncia diventa il fondamento di ogni nostra scelta, di ogni nostra decisione. Poiché abbiamo scoperto che la volontà di Dio è tutto ciò che ci può costruire perché ci conduce all’essenziale di noi stessi, su tale volontà, espressa anzitutto attraverso la Scrittura, fondiamo la casa della nostra vita. Allora né tempeste, né affanni, né preoccupazioni, e nemmeno il nostro peccato possono far crollare ciò che è costruito a partire dalla Parola di Dio. Interroghiamoci, oggi, su quanto il Vangelo che meditiamo quotidianamente abbia scavato in noi stessi, colmando i nostri abissi di solitudine e aprendoci alla speranza.

Venerdì 28 Giugno (SOLENNITA’ – Bianco) SACRATISSIMO CUORE DI GESU’ (C)
Lc 15,3-7: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta

È una festa di origine devozionale, legata ad una apparizione a Paray-le-Monial eppure attinge ad una verità semplice e intensa: al centro della nostra fede c’è l’amore di Cristo.

Dobbiamo togliere lo zucchero e i riferimenti ottocenteschi da questa festa, lasciar perdere le stucchevoli immagini del Gesù biondo dallo sguardo languido che apre la tunica per mostrare un cuore da cui si dipartono raggi luminosi. Immagini che hanno colpito la fede dei nostri nonni ma che fatichiamo ad accogliere nella nostra sensibilità contemporanea. Eppure, al di là della rappresentazione iconica, la verità di questa festa è enorme: Cristo ci ha amati e ci ama intensamente, senza compromessi, con forza, con fedeltà. Se siamo cristiani è perché abbiamo scoperto di essere amati in maniera adulta, senza ricatti, senza suscitare sensi di colpa, con libertà. E dall’amore di Cristo abbiamo scoperto l’amore del Padre, attraverso il Maestro siamo giunti a conoscere il vero volto di Dio. Amore concreto, quello di Cristo, affatto emotivo, saldo e ponderato. Le sue scelte, il suo donarsi definitivo sulla croce, l’andare fino in fondo, amando chi non lo amava, consegnandosi alla volontà omicida dell’umanità, ridefiniscono il concetto di amore e di sacrificio. Sia l’amore che abbiamo ricevuto al centro della nostra giornata lavorativa. Siamo amati. Possiamo amare.

Sabato 29 Giugno > (SOLENNITA’ – Rosso) SANTI PIETRO E PAOLO APOSTOLI 
Mt 16,13-19: Tu sei Pietro, a te darò le chiavi del regno dei cieli.

Oggi la Chiesa celebra in un’unica festa Pietro e Paolo, le due colonne che hanno reso grande la comunità di Roma. Due discepoli che, ognuno nella sua sensibilità, hanno reso un grande servizio al Signore.
Che fantasia ha lo Spirito Santo! E che senso dell’umorismo e coraggio ha la Chiesa nel mettere insieme due santi così diversi che, in vita, hanno avuto più di un’accesa discussione e più di uno scambio di vedute… Pietro è stato chiamato da Cristo a diventare custode della fede, garante della integrità dell’annuncio che il Signore aveva fatto agli apostoli e al mondo. Ruolo non proprio adatto ad un umile ed illetterato pescatore di Galilea! Ma il Signore non guarda all’apparenza o alle capacità ma alla persona e al suo percorso. E Pietro, con la sua autenticità e la sua capacità di pentirsi per i propri peccati, ammettendo i propri sbagli, diventa capace di accogliere tutti senza giudicare nessuno. Pietro che diventa punto di riferimento per gli altri discepoli, presenza rassicurante e modesta della fedeltà al Signore. Paolo, invece, è il degno rappresentante di un mondo culturalmente aperto e dinamico, capace di riassumere in sé il meglio delle culture da cui proveniva. Il Signore lo ha chiamato per diventare strumento di evangelizzazione presso i pagani e a fondare la Chiesa fuori dai confini di Israele. Che grande dono di Dio sono stati!

Sabato della XII settimana del Tempo Ordinario
Mt 8,5-17: Molti verranno dall’oriente e dall’occidente e sederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe.

Matteo raccontando gli episodi di guarigione ripresi dall’evangelista Marco, aggiunge un dettaglio, cita il profeta Isaia per sottolineare l’atteggiamento di Gesù che, come Messia, si fa carico della sofferenza del mondo. È una riflessione opportuna che ci aiuta a capire il senso delle guarigioni operate da Gesù: il Signore non è un santone che cerca notorietà ma, attraverso la guarigione, manifesta il vero volto di un Dio che compatisce la sofferenza degli uomini. Perché, allora, non evita la sofferenza agli innocenti? La Bibbia non offre risposte a questa domanda, ma indica l’atteggiamento di Gesù, figlio di Dio, che accoglie le persone ammalate, offre loro un orizzonte di speranza, a volte le guarisce nel corpo, sempre le guarisce nell’anima. Nella doppia guarigione del vangelo di oggi Matteo sottolinea anzitutto la fede del pagano: sono il suo desiderio e la sua bontà d’animo, non chiede la guarigione per sé ma per un suo servo, che attuano la guarigione. È vero: la bontà degli altri e la loro attenzione gratuita sono un sollievo da qualunque sofferenza. La suocera di Pietro è guarita per servire Gesù e i suoi discepoli. Siamo guariti per metterci a servizio del Regno.

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Questa voce è stata pubblicata il 24/06/2019 da in ITALIANO, Settimana - commento.

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San Daniele Comboni (1831-1881)

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Combonianum è stata una pubblicazione interna nata tra gli studenti comboniani nel 1935. Ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e di patrimonio carismatico.
Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
Pereira Manuel João (MJ)
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