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Kagame, lo stregone del doppio genocidio ruandese?


Kagame

Paul Kagame, fondatore del Fronte Patriotico e  presidente del Ruanda, in luglio del 1994

Ruanda, i crimini del Fronte patriottico

Judi Rever è un giornalista freelance della stampa e televisione che ha iniziato la sua carriera a Radio France International prima di passare al servizio dell’Agence France-Presse come reporter per l’Africa e il Medio Oriente. Nel mese di marzo 2018, presso il prestigioso Penguin Random House, poco prima che l’ennesima celebrazione del “genocidio Tutsi”, ha pubblicato un libro dal titolo: In Praise of Blood: The Crimes of the Rwandan Patriotic Front (Per rispetto al sangue: i crimini del Fronte patriottico ruandese).

“Sviluppata durante più di due decenni, questa indagine sul genocidio ruandese mette in discussione la versione ufficiale dei fatti del 1994. La giornalista, invece di indicare il Fronte patriottico ruandese e il suo leader, l’attuale presidente Paul Kagame, come gli iniziatori della fine del conflitto, denuncia al contrario il loro carattere criminale, avanzando così la tesi di un doppio genocidio”, scrive Jeune Afrique.

Amazon presenta l’autore come “la premiata finalista del Hilary Weston Writers Trust” e il libro con queste parole: “E’ l’incredibile lavoro di un rapporto investigativo condotto da una giornalista canadese che ha rischiato la vita per raccontarci l’inquietante storia del Genocidio ruandese e darci la vera figura del capo di stato ruandese Paul Kagame”.

In questo libro, “Judi Rever accusa in modo speciale il RPF (Rwandan Patriotic Front) di aver infiltrato le milizie Hutu Interahamwe e di aver partecipato direttamente al massacro dei tutsi. Sulla base di un rapporto confidenziale del Tribunale penale internazionale per il Ruanda (ICTR) – che non è riprodotto nel libro – l’autrice accredita la controversa tesi di un doppio genocidio che, secondo il suo lavoro, ha portato alla morte di quasi 500.000 vittime hutu. Il libro è al centro di una vivace controversia, soprattutto tra gli specialisti francesi dell’argomento” (Jeune Afrique).

Questo libro viene alla ribalta perché, dopo aver annunciato la pubblicazione della sua traduzione, l’editoriale francese Fayard vi ha rinunciato. In che modo questo incidente sarebbe una buona notizia? Ripristinare la verità dei fatti è sempre una buona cosa; inoltre, questo libro aggiunge un nuovo tassello ad un mosaico complesso e controverso. Con altri indizi, il libro di Judi Rever suggerisce che le morti del 1994 in Ruanda sarebbero state equamente divise tra Tutsi e Hutu. Non solo, ma questa prospettiva mette a male l’idea di genocidio perché situa i fatti di sangue in un contesto diverso: l’azione del Fronte di Liberazione del Ruanda (acronimo RPF) finì per creare “una tossica miscela di guerra civile e di genocidio” (toxic mix of both civil war and genocide – The Rwandan Genocide).

Nel riconoscere il ruolo della Radio durante il genocidio, lo stesso articolo afferma: “Gli ospiti radiofonici parlavano spesso della discriminazione che gli Hutus hanno subito sotto il dominio Tutsi. Descrivere con così forti dettagli gli hutu come schiavi durante il periodo coloniale portava a percepire il genocidio ruandese come una specie di rivolta di schiavi”. Detto questo, si deve comunque condannare gli eccessi e le atrocità commesse da entrambe le parti.

Per avere un’idea di quanto sia profonda la divergenza fra le diverse opinioni, che la tesi ufficiale cerca di far dimenticare per farsi più facilmente accettare, basta leggere tre testi: Call for justice for the crime of genocide against Hutu people (Una richiesta di giustizia per il crimine di genocidio contro gli hutu), in inglese. Rwanda : Le « Génocide des tutsi », le plus grand mensonge du siècle. Autopsie d’un mensonge universalisé (Ruanda: il “Genocidio dei tutsi”, la più grande menzogna del secolo. Autopsia di una bugia universalizzata), in francese. Anche se ne critica il metodo, un articolo conferma che Judi Rever mette in discussione la visione di un genocidio unilaterale: Rwanda : Judi Rever et la recherche à tout prix d’un deuxième génocide (Ruanda: Judi Rever e la ricerca a tutti i costi un secondo genocidio).

Judi Rever sembra, infine, confermare un dubbio avanzato verso la fine del suo voluminoso libro dal generale canadese Romeo Dallaire, (Shake Hands with the Devil – Stringere la mano al diavolo). Paul Kagame potrebbe essere stato lui a provocare il “genocidio” per darsi il pretesto per varcare la linea neutra istituita dall’ONU e invadere il Ruanda con l’esercito tutsi organizzato in Uganda. Questo libro dà, comunque, la vera misura del capo di Stato ruandese, Paul Kagame: egli non è mai stato lo stabilizzatore e il motore di riconciliazione del Ruanda. Al contrario, con la copertura di progresso dato in pasto all’opinione pubblica occidentale, continua ad allargare di fatto il divario tra i gruppi, propiziando quanto perfino le organizzazioni politiche tutsi contrarie a Kagame temono: un nuovo massacro intra  social e interetnico. Se la verità riuscisse ad impedire una nuova pagina di sangue in Ruanda, sarebbe una buona notizia.

Gpic Notizie dal Blog di Gian Paolo – Vol. 7 – N° 7

Un commento su “Kagame, lo stregone del doppio genocidio ruandese?

  1. KiaryAmo
    12/10/2019

    Io qui in questo articolo https://kiaryamo.blog/2019/09/29/perche-il-ruanda-non-e-una-soluzione/ un po’ di persone che sono scappate dal Ruanda e dalle zone limitrofe. Vista la notizia che Kagame si è proposto come “accogliente” nei riguardo di profughi respinti dalla Libia. Io a riguardo questa sua magnanimità sono molto scettica, e da quello che mi hanno raccontato di lui, faccio bene ad esserlo. Non credo che gli interessi nulla dei profughi, ma dei soldi che potrebbe prendere dalle Nazioni Unite. Me l’hanno descritto piuttosto freddo sia con il proprio popolo, che gli altri… Bah francamente sono molto sospettosa sulla sua apertura… d’umanità…

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Questa voce è stata pubblicata il 04/07/2019 da in Attualità sociale, ITALIANO con tag , , .

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