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L’educazione al tempo del gender

GenderÈ uscito da poco il documento della Congregazione per l’educazione cattolica sul gender. Firmato il 2 febbraio scorso, porta il titolo: Maschio e femmina li creò. Per una via di dialogo sulla questione del gender nell’educazione. Si potrebbe così sintetizzare: no all’ideologia, sì alla ricerca; no alla discriminazione, sì all’accompagnamento; no all’«antropologia del neutro», sì all’antropologia delle differenze. Un testo che farà comunque discutere, ma che al dibattito è aperto di suo.

Le domande dei formatori

Non vuole essere un giudizio argomentato e generale. Il testo nasce dalla sollecitazione convergente ad una parola in ordine ai processi educativi delle scuole cattoliche e degli educatori cattolici (e non). Ha quindi un profilo particolare e risponde a un interesse specifico.

Può essere utile la citazione di un consulente educativo francese, Jean Matos che, a proposito degli adolescenti, annotava: «Ritengo che la piegatura militante del concetto di gender – pur pertinente sul piano clinico ed educativo – abbia delle incidenze dirette sulla vita affettiva e sessuale degli adolescenti di oggi.

In effetti, l’adolescente in ricerca della sua identità si confronta inevitabilmente con le norme, coi modelli definiti dalla società e dalla cultura mediatica. Così può essere sollecitato dalla necessità di corrispondere al modello. È sempre stato così, ma il cambiamento dei nostri giorni è la moltiplicazione e la confusione dei modelli con cui può confrontarsi o identificarsi.

Un’evoluzione indotta, fra gli altri, da certe correnti militanti ispirate dal gender… In questo movimentato contesto essi devono costruirsi o de-costruirsi sul filo delle esperienze successive, in particolare a livello sessuale. La sessualità tende così a diventare un gioco di tutti i possibili, perché il loro campo non cessa di allargarsi, sul filo di desideri multipli e fluttuanti. Se l’adolescente si lascia andare ad esperienze sessuali che possono talora shoccare e destabilizzare i genitori, non è sempre per provocarli o per il piacere di infrangere regole stabilite. È più semplicemente per fare un’esperienza… Accenno, ad esempio alla moltiplicazione delle esperienze a carattere omosessuale e bi-sessuale presso gli adolescenti e in particolare per le femmine… Per molti adolescenti non si tratta di un reale orientamento sessuale, ma piuttosto di un’esperienza da fare, cercata e vissuta come luogo di piacere, di ricerca affettiva e di affermazione di sé» (cf. Documents episcopat 12,2018, p. 30).

Il documento sottolinea da subito che di «emergenza educativa» si tratta «in particolare per quanto riguarda i temi dell’affettività e della sessualità» (n. 1).

Al centro dell’attenzione è la costruzione di un’identità personale e di una intimità affettiva del bambino e del fanciullo secondo una visione antropologica cristiana. In un contesto culturale che destruttura la famiglia e tendenzialmente cancella le differenze uomo-donna. «È necessario tener presente la differenza fra l’ideologia del gender e le diverse ricerche sul gender portate avanti dalle scienze umane. Mentre l’ideologia pretende – come riscontra papa Francesco – “di rispondere a certe aspirazioni a volte comprensibili”, ma cerca “di imporsi come un pensiero unico che determini anche l’educazione dei bambini” e quindi preclude l’incontro, non mancano delle ricerche sul gender che cercano di approfondire adeguatamente il modo in cui si vive nelle diverse culture la differenza sessuale tra uomo e donna» (n. 6; cf. Francesco, dal gender al “neutro”Il gender di Francesco).

Il contesto

L’insieme del testo è segnato da una certa prudenza, dalla sottolineatura della continuità del magistero, dal tipo di attenzione sollecitata da papa Francesco e dalla dimensione internazionale.

L’attenzione del magistero alla tematica del gender data da metà degli anni ’90. Alla fine di quel decennio il Pontificio consiglio della famiglia pubblica tre testi che ne accennano (1999, 2000, 2006). La Congregazione per la dottrina della fede ne parla nel 2003 a proposito del riconoscimento delle unioni civili, e nel 2014. Vi sono interventi puntuali di Benedetto XVI e di diversi episcopati: da quello spagnolo a quello portoghese ad alcuni episcopati regionali, come quello del Veneto fino al 2015. Poi c’è stata come una sospensione per una valutazione più pacata, anche in relazione al nuovo pontificato.

Una seconda nota è la continuità del magistero che il documento esibisce: dall’attenzione alla famiglia e alla corporeità di Giovanni Paolo II agli interventi di Benedetto XVI, dai testi dei dicasteri vaticani ai fondamenti antropologici fissati dal concilio. È l’impianto complessivo a garantire continuità, anche se il tema specifico è più recente e ha avuto importanti riflessi sia diplomatici (ONU) che politici nei vari contesti nazionali.

Ancora, la particolare attenzione di Francesco. Da un lato, il papa riconduce le questioni morali ad un’istanza seconda non secondaria (prima viene il Vangelo), dall’altro, non ha alcuna remora a censurare l’ideologia del gender e a qualificarla come «colonizzazione ideologica». Da un lato, evita di far diventare un dissenso etico rispetto all’ethos comune in una battaglia ideologica ultimativa, dall’altro, non arretra di un palmo nel ritenere la dimensione ideologica del gender come una visione antropologica inaccettabile e un’imposizione dei poteri del sistema tecnocratico sui poveri.

Infine, la dimensione internazionale. Questo come gli altri testi dei dicasteri romani, hanno una calibratura difficile perché guardano a culture e a continenti molto diversi. Quello che è evidenza in Occidente può essere problema in Oriente e viceversa.

Ascoltare, ragionare, proporre

Il testo si sviluppa in tre passi: ascoltare, ragionare, proporre.

La dimensione dell’ascolto e della ricostruzione storica parte dalla crisi del modello familiare a metà del ’900 (da una visione istituzionale e da una soluzione volontaristica) per entrare, con gli anni ’90 in quella «radicale separazione fra genere (gender) e sesso (sex)», che caratterizza gli studi di genere e soprattutto l’ideologia. Il sesso definisce l’appartenenza biologica, il genere «è il modo in cui si vive in ogni cultura la differenza fra i due sessi» (nn. 10-11). Il primo è un dato, il secondo può essere una scelta.

Il dato culturale ha la meglio sull’elemento naturale fino, nelle sue espressioni teoriche più spinte, a superare il gender per il queer, «cioè una dimensione fluida, flessibile, nomade, al punto da sostenere la completa emancipazione dell’individuo da ogni definizione sessuale data a priori, con la conseguente scomparsa di classificazioni considerate rigide» (n. 12). Si apre l’orizzonte dei «poliamori», delle molte relazioni, dell’avvio di «parentele» temporanee. Contesto che le leggi dello stato dovrebbero garantire a meno di non patire l’accusa di discriminazioni.

I punti di incontro sono elencati con attenzione: dalla lotta ad ogni ingiusta discriminazione alla pari dignità tra uomo e donna, dal rispetto di ogni condizione peculiare delle persone alla difesa contro forme di violenza e di emarginazione in ragione dei propri orientamenti sessuali, dal ruolo e valore della femminilità al riconoscimento cordiale di forme di maternità affettiva, culturale e spirituale. Altrettanto chiare le criticità: dalla rimozione del riferimento alla natura al dualismo antropologico (il corpo ridotto a materia inerte di contro a una volontà assoluta), dalla pretesa di non discriminazione a un’ideologia che nega la differenza, dall’utopia «del neutro» a un’identità svincolata dalla differenza biologica.

A supporto di una lettura critica dell’ideologia del gender vi è la convergenza scientifica sulla centralità del corpo, essenziale alla propria identità, come il dato simbolico-riflessivo (filosofico) sia nella tradizione greca-latina come in quella fenomenologica della modernità. La formazione dell’identità personale cresce nel dialogo fra «io e tu», come nel rapporto triangolare «padre-madre-figlio», fino alla dimensione trascendente.

Educare

La terza parte è la più ampia e si colloca sotto il titolo: proporre. Proporre anzitutto l’antropologia cristiana, all’insegna del rispetto dell’ecologia integrale (vi è una natura da rispettare anche nell’uomo). In essa l’uomo realizza se stesso attraverso l’autentico dono di sé. «In questa “totalità unificata” si integrano la dimensione verticale della comunione con Dio e la dimensione orizzontale della comunione interpersonale, a cui l’uomo e la donna sono chiamati» (n. 33). «È necessario ribadire la radice metafisica della differenza sessuale: uomo e donna infatti sono le due modalità in cui si esprime e realizza la realtà ontologica della persona umana» (n. 34).

L’educazione alla sessualità e all’affettività nasce dal significato del corpo fino all’intenzionalità relazionale e comunicativa di un rapporto fecondo aperto al trascendente.

Un ruolo centrale nel processo educativo è quello della famiglia. Essa precede lo stesso ordinamento socio-politico dello stato ed è chiamata ad onorare un doppio diritto: il diritto della famiglia in ordine all’educazione del figlio e il diritto del figlio a una famiglia in cui riconoscere il valore e la bellezza della differenza sessuale.

La formazione scolastica ecclesiale ha il suo centro nella persona secondo l’indicazione evangelica e come comunità educante abilita a un processo di crescita nel dialogo e nella concordia. In tale contesto si sviluppa l’educazione all’affettività. Nonostante tutte le difficoltà, la comunità educante è chiamata ad un’alleanza educativa anzitutto con la famiglia, ma anche con la società.

Gli educatori, in coerenza con i principi cristiani, sono chiamati ad accompagnare gli alunni verso obiettivi elevati e sfidanti, anche in relazione agli aspetti della questione del gender. «In conclusione, la via del dialogo – che ascolta, ragiona e propone – appare come il processo più efficace per una trasformazione positiva delle inquietudini e delle incomprensioni in una risorsa per lo sviluppo di un ambiente relazionale più aperto e umano» (n. 52). «Non contraddice questa cultura del dialogo anche la legittima aspirazione delle scuole cattoliche di mantenere la propria visione della sessualità umana in funzione della libertà delle famiglie di poter basare l’educazione dei propri figli su un’antropologia integrale» (n. 55).

Le reazioni negative più immediate sono arrivate dai contesti ideologicamente più esposti come anche dai tradizionalisti cattolici più chiusi. Rimane lo spazio di interrogazione sul versante culturale e teologico. Resta soprattutto uno spazio di ascolto dei vissuti (cf. Etica delle vite segnate) che avvertono come inesorabilmente violente posizioni anche culturalmente e teologicamente avvedute, ma costruire “altrove”, senza la paziente opera di assimilazione che solo una lunga consuetudine di accompagnamento costruisce.

Lorenzo Prezzi
13.6.2019
http://www.settimananews.it

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Questa voce è stata pubblicata il 04/07/2019 da in Attualità ecclesiale, Attualità sociale, ITALIANO con tag .

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