COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

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Commento al Vangelo della XVI Settimana del Tempo Ordinario

Commento al Vangelo del giorno
di Paolo Curtaz


Commento al Vangelo del giorno 1

Lunedì 22 Luglio > 
(FESTA – Bianco)
Santa Maria Maddalena
Cant 3,1-4   Sal 62   Gv 20,1-2.11-18: Ho visto il Signore e mi ha detto queste cose.
Martedì 23 Luglio > 
(FESTA – Bianco)
SANTA BRIGIDA DI SVEZIA
Gal 2,19-20   Sal 33   Gv 15,1-8: Chi rimane in me e io in lui porta molto frutto.
Mercoledì 24 Luglio > 
(Feria – Verde)
Mercoledì della XVI settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Es 16,1-5.9-15   Sal 77   Mt 13,1-9: Una parte del seme cadde sul terreno buono e diede frutto.
Giovedì 25 Luglio > 
(FESTA – Rosso)
SAN GIACOMO
2Cor 4,7-15   Sal 125   Mt 20,20-28: Il mio calice, lo berrete.
Venerdì 26 Luglio > 
(Memoria – Bianco)
Santi Gioacchino e Anna
Es 20,1-17   Sal 18   Mt 13,18-23: Colui che ascolta la Parola e la comprende, questi dà frutto.
Sabato 27 Luglio > 
(Feria – Verde)
Sabato della XVI settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Es 24,3-8   Sal 49   Mt 13,24-30: Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura.
Domenica 28 Luglio > 
(DOMENICA – Verde)
XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)
Gen 18,20-32   Sal 137   Col 2,12-14   Lc 11,1-13: Chiedete e vi sarà dato

Lunedì 22 Luglio (FESTA – Bianco) Santa Maria Maddalena
Gv 20,1-2.11-18: Ho visto il Signore e mi ha detto queste cose.

Accanto alla Vergine Madre, Maria Maddalena fu tra le donne che collaborarono all’apostolato di Gesù (Lc 8, 2-3) e lo seguirono fino alla croce (Gv 19, 25) e al sepolcro (Mt 27, 61). Secondo la testimonianza dei vangeli, ebbe il privilegio della prima apparizione di Gesù risorto e dallo stesso Signore ricevette l’incarico dell’annunzio pasquale ai fratelli (Mt 28, 9-10); Gv 20, 11-18).
Il cardinale Carlo Maria Martini al riguardo commentava: «Avremmo potuto immaginare altri modi di presentarsi. Gesù sceglie il modo più personale e il più immediato: l’appellazione per nome. Di per sé non dice niente perché “Maria” può pronunciarlo chiunque e non spiega la risurrezione e nemmeno il fatto che è il Signore a chiamarla. Tutti però comprendiamo che quell’appellazione, in quel momento, in quella situazione, con quella voce, con quel tono, è il modo più personale di rivelazione e che non riguarda solo Gesù, ma Gesù nel suo rapporto con lei. Egli si rivela come il suo Signore, colui che lei cerca».
La sua memoria è ricordata il 22 luglio nel martirologio di Beda e dai Siri, dai Bizantini e dai Copti. Secondo un’antica tradizione greca, sarebbe andata a vivere a Efeso, dove sarebbe morta. In questa città avevano preso dimora anche Giovanni, l’apostolo prediletto, e Maria, Madre di Gesù. Papa Francesco ha elevato al grado di Festa la sua memoria.

Oggi la Chiesa celebra con gioia la santità di una delle prime discepole del Signore: Maria di Magdala, diventata il simbolo della misura della misericordia divina.
Tre figure si riassumono in Maria Maddalena, in una di quelle buffe situazioni in cui l’inesperienza degli uomini e la mancanza di spirito critico hanno fatto un po’ di confusione, fin dai primi secoli cristiani. La prima donna coinvolta è Maria di Magdala, di cui Luca dice che Gesù la liberò da sette demoni, senza ulteriori specificazioni. Alcuni Padri della Chiesa pensarono che si trattasse della prostituta entrata in casa di Simone il fariseo e che aveva pianto calde lacrime sui piedi di Gesù. Ma poiché quel racconto è ripreso da Giovanni che lo pone a Betania e aggiunge l’unzione con il nardo prezioso ad opera di Maria sorella di Lazzaro, ecco che le tre donne si sono come ‘fuse’ nel personaggio collettivo di Maria Maddalena, prostituta pentita, sorella di Marta e Lazzaro, presente sotto la croce e prima destinataria dell’annuncio della resurrezione! Tant’è: la Chiesa accoglie questa confusione, indicando la Maddalena come colei che, più di ogni altro, ha sperimentato la compassione e la tenerezza del Signore Gesù. A lei oggi affidiamo soprattutto coloro che vivono in una profonda aridità interiore.

Lunedì della XVI settimana del Tempo Ordinario
Mt 12,38-42: La regina del Sud si alzerà contro questa generazione.

Chiediamo sempre segni, allora come oggi. Come possiamo davvero sapere che Dio esiste? E che ci ama? Ed è buono? Allora, poniamo delle condizioni: Dio se esisti fa’ che… E mi vedo Dio, tenero, con un taccuino che annota, disperatamente, tutte le nostre richieste. Richieste buone e legittime, spesso, come la fine delle guerre, o la guarigione di una giovane madre. Ma anche no: magari la richiesta di una vincita al superenalotto o la sparizione di una persona antipatica… Gesù è severo: non ci sarà dato nessun segno, solo quello di Giona. Giona è un profeta che, di malavoglia, ha chiesto ai cittadini di Ninive di convertirsi. E questi, udite, udite!, lo hanno fatto, dal re fino all’ultimo schiavo si sono pentiti e hanno chiesto perdono. Il segno che ci è dato è quello della predicazione, della Parola, della profezia, nulla di più. Il grande segno, per noi discepoli, è la morte e resurrezione del Signore. Smettiamola, allora, di correre dietro ai segni prodigiosi, a cercare il miracolo più strano, la manifestazione più bizzarra: non sono i segni che convertono! Davanti alla resurrezione di Lazzaro (cfr Gv 11), qualcuno si prese la briga di correre a Gerusalemme per denunziare Gesù…

Martedì 23 Luglio (FESTA – Bianco) SANTA BRIGIDA DI SVEZIA
Gv 15,1-8: Chi rimane in me e io in lui porta molto frutto.

Santa Brigida nacque in Svezia nel 1303. Sposata in giovane età, ebbe otto figli che educò con cura esemplare. Associata al Terz’Ordine di san Francesco, dopo la morte del marito, si diede a una vita più ascetica, pur rimanendo nel mondo. Fondò allora un ordine religioso e, messasi in cammino verso Roma, fu per tutti esempio di grande virtù. Intraprese pellegrinaggi a scopo di penitenza e scrisse molte opere in cui narrò le esperienze mistiche da lei stessa vissute. Morì a Roma nel 1373.

Una delle patrone d’Europa, insieme alla sua contemporanea medioevale Caterina da Siena, è santa Brigida da Svezia, madre e religiosa, che oggi celebriamo con gioia.
Dopo Santa Maria Maddalena, oggi la Chiesa celebra un’altra donna straordinaria, di quelle donne così poco considerate da una società e una cultura spesso maschiliste e che, pure, nella logica di Dio hanno più volte salvato l’annuncio del Vangelo. Quando gli uomini di Chiesa, in questo caso intesi proprio come maschi, combinano pasticci e si allontanano da Dio, quando i re e gli imperatori se le danno di santa ragione per mostrare la loro virilità, ecco che lo Spirito Santo invia in mezzo a noi, donne brucianti d’amore e di verità come fu Brigida. Nata in Svezia, diventata moglie molto giovane, ebbe otto figli che educò alla fede cristiana. Per questioni di parentela abitò anche presso la corte dando consigli prudenti ai reali. Dopo un pellegrinaggio a Compostela fatto con suo marito, i figli ormai sufficientemente grandi, presero entrambi la decisione, possibile allora, di ritirarsi in monastero. In quel periodo Brigida fu destinataria di molte rivelazioni da parte di Gesù: accesa di passione iniziò a girare l’Europa ammonendo e consigliando. Ne aveva per tutti: re e principi e papi. Giunse fino a Roma e in Terrasanta e la sua passione per Cristo ancora ci illumina.

Martedì della XVI settimana del Tempo Ordinario
Mt 12,46-50: Tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli!».

Molte volte, nella storia, il vangelo è stato usato per conservare lo stato delle cose, proponendo la famiglia patriarcale come modello di ispirazione quasi divina. La famiglia patriarcale, in realtà, ha origini romane e il vangelo, su questo punto, è piuttosto birichino. I legami di sangue sono importanti, certo, ma non decisivi. Una sottile vena “anarchica” attraversa i vangeli, riportando molte volte le tensioni di Gesù con la propria famiglia di origine e l’esigenza espressa palesemente di considerare la propria famiglia come subalterna alla logica del Regno. I legami di sangue, lascia intendere Gesù, sono poca cosa rispetto ai legami ben più profondi che nascono nel riconoscersi appartenenti alla stessa comunità che vede nel Dio di Gesù il proprio punto di riferimento. E, così, molti fra noi hanno sperimentato con amici e compagni di fede una verità di relazione e una profondità di sentimenti molto più intensi di quelli vissuti con i propri famigliari. Noi che cerchiamo di fare la volontà del Padre, siamo per Gesù fratelli, sorelle e madri e se prendiamo sul serio il vangelo, ne facciamo realmente esperienza…

Mercoledì della XVI settimana del Tempo Ordinario
Mt 13,1-9: Una parte del seme cadde sul terreno buono e diede frutto.

Siede Gesù, come fanno i rabbini. Siede perché sa insegnare, perché vuole condurre, perché sa dove portare. Siede perché vuole restare, non fugge come fanno i tanti opinionisti che ci illudono per poi rintanarsi nelle loro luccicanti vite private. Resta, sta, spiega, condivide. Senza paroloni, senza alzare la voce, senza usare argomenti raffinati, senza sottolineare le distanze, senza sbattere in faccia la sua conoscenza. Usa esempi che tutti possono cogliere, usa le parabole. Davanti ad una parabola si resta liberi, possiamo coglierne il significato profondo, lasciarci scuotere oppure tenerla come un simpatico aneddoto. La parabola è uno strumento efficace: usa immagini concrete, non concetti astratti ma nasconde un mistero, una morale, un insegnamento che può toccare nel profondo chi ascolta. E, nello stesso tempo, non aggredisce. Se Gesù avesse detto: state ascoltando male la Parola di Dio, non siete capaci! Avrebbe mortificato e offeso chi gli stava di fronte. Ma la parabola del seminatore è efficace: chi ascolta si interroga sul suo modo di accogliere e di ascoltare il seme della parola che Dio semina con generosità nei nostri cuori.

Giovedì 25 Luglio (FESTA – Rosso) SAN GIACOMO
Mt 20,20-28: Il mio calice, lo berrete.

Nel cuore dell’estate la Chiesa fa memoria di Giacomo, fratello di Giovanni, entrambi figli di Zebedeo, pescatore e, forse, discepolo del Battista. È un invito a tornare alle radici, là dove affonda la nostra fede, nella testimonianza di chi c’era.
Ci sono persone chiamate a fare un’esperienza unica e straordinaria della presenza del Signore. Per sua iniziativa, per sua libera scelta, per sua grazia, sono chiamate a stare con lui. Fra questi abbiamo Giacomo, uno dei figli di Zebedeo che, insieme a Pietro e Giovanni, ha seguito il Maestro nelle esperienze più importanti, dal monte Tabor al Getsemani. Ma questa vicinanza tutta particolare avviene perché si diventi testimoni. Così Giacomo fu il primo a rendere testimonianza al Signore, morendo per primo fra gli apostoli sotto la persecuzione di Agrippa. Secondo la tradizione fu Carlo Magno a scoprirne la tomba con i resti, traslati poi da Gerusalemme in Spagna in quello che ora è uno dei luoghi più visitati dai pellegrini: Santiago di Compostela. Anche noi, se abbiamo una qualche particolare esperienza di vicinanza col Signore, se abbiamo una vita di preghiera intensa e una sensibilità spirituale sviluppata, è perché questi doni debbono essere messi a disposizione dei fratelli che incontriamo. Nella Chiesa chi più ha più dona, così Giacomo ha saputo rendere testimonianza al Signore fino in fondo. Chiediamogli la stessa passione, la stessa costanza.

Giovedì della XVI settimana del Tempo Ordinario
Mt 13,10-17: A voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato.

Beati i nostri occhi perché vedono, le nostre orecchie perché odono! La proposta di Dio è sempre discreta, nascosta nelle pieghe della quotidianità e le parabole usate da Gesù per spiegare i misteri del Regno assecondano e realizzano questa logica: partendo da immagini e situazioni ben conosciute dall’uditorio, Gesù invita a identificarsi nei personaggi. Siamo liberi di capire, liberi di aprire il cuore, liberi di assecondare o di rifiutare l’invito di Dio. Noi, oggi, siamo qui a meditare la Parola perché, in un modo o nell’altro, abbiamo ascoltato, abbiamo accolto. E capiamo bene cosa intende il Maestro: quante persone ascoltano distrattamente, quanti leggono il vangelo come noi senza lasciarsi minimamente scalfire dalla Parola che ascoltano! Lodiamo e ringraziamo il Signore per lo splendido dono dell’ascolto perché lo Spirito, misteriosamente, è riuscito a far breccia nella durezza dei nostri cuori per aprirci alla visione di un mondo diverso, di un modo diverso di leggere la nostra storia. Dio rispetta la nostra libertà, il nostro percorso, il nostro cammino, ci tratta da adulti. A noi di accogliere la sua chiamata alla vita dell’Eterno.

Venerdì 26 Luglio  (Memoria – Bianco) Santi Gioacchino e Anna

“Facciamo l’elogio degli uomini illustri” dice il Siracide, ma sappiamo ben poco dei genitori di Maria: anche per loro si verifica la legge del segreto, del silenzio, del nascondimento che Dio ha applicato alla vita di Maria e alla maggior parte della vita storica di Gesù.
I Vangeli apocrifi parlano delle loro difficoltà ed è logico pensare che certamente Dio li ha chiamati a partecipare al mistero di Gesù, di cui hanno preparato l’avvento; però ora rimane loro solo la gioia e la gloria di essere stati genitori della Madonna. E un incoraggiamento alla nostra fiducia: Dio è buono e nella storia dell’umanità, storia di peccato e di misericordia, ciò che resta alla fine è la gioia, è il positivo che egli ha costruito in noi. 

Venerdì della XVI settimana del Tempo Ordinario
Mt 13,18-23: Colui che ascolta la Parola e la comprende, questi dà frutto.

È l’unica parabola spiegata direttamente dal Signore. La spiegazione è chiara: il Padre semina la Parola, è sua l’iniziativa, lui desidera comunicare la sua Parola ad ogni uomo al punto che il seme cade sull’asfalto. Ma l’attenzione verte sul terreno: come accogliamo questa Parola? Con che atteggiamento? La descrizione del terreno ci rappresenta: gli ostacoli sono il Maligno che lotta affinché scordiamo la Parola (e ci riesce bene! Che vangelo c’era domenica scorsa?), le preoccupazioni del mondo che fanno in modo che la fede passi in secondo piano, la persecuzione che ci fa paura, la tribolazione e il dolore che mettono la sofferenza al centro della nostra ricerca… Ma il terreno può anche portare frutto, e tanto. Gli esperti ci dicono che, in Israele, un grande raccolto arriva a produrre il nove per uno di ciò che è stato seminato: Gesù moltiplica fino a dieci volte tanto tale proporzione. Se accogliamo la Parola, questa produce in noi immensamente più di quanto anche solo osiamo immaginare. Ma: chi può dire di essere terreno buono? Dal mio punto di vista chi si è identificato in uno dei terreni problematici, chi con umiltà sa che c’è ancora molto da fare…

Sabato della XVI settimana del Tempo Ordinario
Mt 13,24-30: Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura.

Quanta saggezza in Dio! Noi vorremmo fare come i contadini della parabola: pieni di zelo vorremmo estirpare le erbacce dal buon campo di grano, ammirare il biondeggiare delle spighe pensando già al raccolto. Ma non è così: chi fa il contadino sa bene che richiede fatica e costanza la coltivazione, che bisogna sempre combattere contro una natura ostile che vuole riprendersi quanto le strappiamo per il nostro fabbisogno. Così nella nostra vita spirituale; come vorremmo presentarci a Dio circonfusi di santità e di ogni virtù! Ora che abbiamo incontrato il vangelo, come vorremmo imitare le azioni eroiche dei santi e dei martiri! L’uomo vecchio, invece, continua ad abitare accanto a noi e spesso facciamo l’esperienza di un combattimento interiore che ci spinge a fare ciò che non vorremmo e che ci fa del male. È saggio, Dio, e ci invita a non voler essere troppo precipitosi: zizzania e grano convivono, in noi e nel mondo. Quando sarà il momento, quando le spighe saranno sufficientemente grandi, potremo fare le opportune cernite. Ma, e quanto mi piace questa annotazione!, corriamo il rischio di strappare le spighe. Viviamo nel discernimento e nella pazienza.

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Questa voce è stata pubblicata il 21/07/2019 da in ITALIANO, Settimana - commento.

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San Daniele Comboni (1831-1881)

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Combonianum è stata una pubblicazione interna nata tra gli studenti comboniani nel 1935. Ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e di patrimonio carismatico.
Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
Pereira Manuel João (MJ)
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