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Lectio sulla Prima Lettera ai Tessalonicesi – Bassetti (1)


Tessalonica.jpg

XXI-XXII Settimana del Tempo Ordinario (anno dispari)

La Prima Lettera ai Tessalonicesi:
una giovane Chiesa generata dalla Parola
– INTRODUZIONE –
Luca Bassetti

1. Il fascino del primo scritto neotestamentario

La Prima Lettera ai Tessalonicesi conserva un fascino tutto particolare. L’accostamento ad essa non avviene senza una legittima curiosità: si tratta infatti del primo scritto dell’Apostolo Paolo e di tutto il Nuovo Testamento, rivolto ad una comunità giovanissima, che da pochissimo tempo ha accolto il Vangelo, con grande entusiasmo ed esplosione di frutti. La lettura di 1Ts presenta un particolare interesse per comunità così articolate e impegnate, come le nostre, su molti fronti, tanto da smarrire talvolta l’essenziale della vita cristiana. Essa infatti, raffigurando la situazione di una comunità appena costituita e del tutto destrutturata ha il vantaggio di cogliere in modo immediato la dinamica essenziale della vita cristiana. Questa si sviluppa, nel sentire della lettera, come vita teologale capace di sgorgare incessantemente dalla memoria delle sorgenti della fede, di concretizzarsi nell’impegno costante della carità e di aprirsi sempre più alla speranza dell’incontro beato con il Signore, atteso nella vigilanza. Per comprendere il tenore complessivo dello scritto è importante conoscere quali precise circostanze lo hanno dettato al cuore dell’apostolo.

2. Le circostanze storiche della composizione della lettera

Paolo la compone durante il secondo viaggio missionario nel quale, attraversate alcune comunità dell’Asia Minore, già visitate nel primo, in seguito ad una visione divina, si spinge sino alla Grecia: da Filippi perviene a Tessalonica e di qui, attraverso Berea, giunge ad Atene e poi a Corinto, da dove avverte la necessità di scrivere la sua prima lettera proprio alla comunità dei Tessalonicesi. La cronologia che è possibile ricostruire dal racconto degli Atti, indica con esattezza, per la composizione dello scritto, la data del 50, anno del proconsolato di Gallione in Acaia (At 17,1-18,6 in relazione a 1Ts 2-3).

Due particolari motivi sembrano spingere Paolo a scrivere la sua prima lettera. Da un lato la commossa gratitudine al Signore per un esito missionario totalmente al di sopra delle sue aspettative, che ha visto nascere in poco tempo una comunità dinamica e vivace; dall’altro la dura prova subita dalla giovane chiesa, appena generata dall’annuncio del Vangelo, a motivo dall’aggressiva presenza di giudei, i quali, dopo aver ostacolato in modo diretto la predicazione dell’Apostolo a Tessalonica, sembrano mettere a repentaglio, dopo la sua partenza, i frutti della sua stessa azione evangelizzatrice. In angustia per la sorte di quella che egli doveva ritenere forse la «primogenita» tra le sue comunità, Paolo vi aveva già inviato Timoteo da Atene. Le buone notizie da lui riportategli lo inducono a scrivere, da Corinto, una lettera carica di gratitudine al Signore e colma di affetto ed incoraggiamento per i suoi figli, dei quali egli si considera non solo un padre che li ha generati attraverso il Vangelo, ma addirittura una madre premurosa, che nutre ed accompagna le sue creature sino a voler dare loro, insieme al Vangelo di Dio, anche la sua stessa vita (1Ts 2,7-8).

Nella lettera prevalgono dunque i motivi della gioia che si esprime come eucaristia per l’opera grande di Dio, oltre ogni aspettativa dell’apostolo stesso, che si manifesta nella dinamica della fede, carità e speranza, generate dall’amore di Dio, lo Spirito Santo donato ai credenti in Cristo i cui cuori si aprono all’annuncio del Vangelo. Ben si può cogliere dalle luminose espressioni della lettera come la vita cristiana, suscitata dal Vangelo predicato ed accolto sia tale da diventare essa stessa Vangelo vivente testimoniato a tutti gli uomini. Uno sguardo alla articolazione essenziale della Lettera aiuterà ad evidenziare con maggiore chiarezza lo sviluppo del pensiero.

3. La struttura letteraria

Secondo le caratteristiche tipiche del discorso greco-latino, la lettera alterna differenti modalità espressive, che ben si adattano al tenore pastorale dello scritto ed alla sua impronta non astrattamente didascalica, ma del tutto personale e partecipata. È possibile ravvisare nella struttura della lettera il succedersi dei generi tipici della retorica epistolare e discorsiva classica: Apertura (exordium), narrazione (narratio) argomentazione (argumentatio) ed esortazione (peroratio o adhortatio).

Il passo di 1Ts 3,11-13 ha l’aspetto di una conclusione del discorso narrativo, seguita da una parte più marcatamente didattica ed esortativa (cc 4-5). La lettera sembra dunque composta di due parti principali: i cc 1-3, di taglio più narrativo e i cc. 4-5, di carattere più didattico-morale ed esortativo.

Mentre la prima parte alterna la vera e propria narrazione (narratio) con passaggi di ripresa e rilancio del discorso (exordia), nella seconda si può cogliere un intreccio di esortazioni (perorationes) ed istruzioni (argumentationes).

L’articolazione della lettera può essere dunque così delineata:

  • Prima parte
    1. Indirizzo e saluto (1,1)
    2. Primo esordio (1,2-10)
    3. Prima narrazione (2,1-12)
    4. Secondo esordio (2,13-16)
    5. Seconda narrazione (2,17-3,10)
    6. Prima conclusione della lettera (3,11- 13)
  • Seconda parte
    7. Prima esortazione (4,1-8)
    8. Prima istruzione (4,9-12)
    9. Seconda istruzione (4,13-18)
    10. Terza istruzione (5,1-11)
    11. Seconda esortazione (5,12-22)
    12. Seconda conclusione della lettera (5,23-28)

La struttura complessiva di questa  aspetta un po’ prima lettera paolina, ripresa per lo più anche dalle successive, risulta così costituita da una prima parte eminentemente narrativa, che si conclude solennemente in 3,13, cui fa seguito una seconda parte, più argomentativa, nella quale l’istruzione si mescola all’esortazione.
Dall’articolazione di fondo è ora possibile tracciare lo sviluppo del pensiero.

4. Lo sviluppo del pensiero

La struttura letteraria appena individuata offre un buon orientamento per un rapido percorso descrittivo attraverso la lettera.

  1. Indirizzo e saluto (1,1) Paolo si presenta, quale mittente, con i suoi compagni Silvano e Timoteo, senza alcun titolo apostolico, con quel tono perciò quasi informale che più avanti potrà essere compreso come espressione di una relazione paterna e materna, nei confronti di quella nuova realtà del tutto fraterna, che viene designata come «Chiesa dei Tessalonicesi». Sostanza vitale di tale realtà comunitaria è il suo radicamento in Dio Padre e nel Signore Gesù Cristo.
  2. Primo esordio: la vita teologale della comunità (1,2-10) Paolo esordisce con un ringraziamento al Signore (eucaristia), per l’opera che Egli sta segretamente compiendo nel cuore dei Tessalonicesi. Questa si esprime nella dinamica di una fiducia capace di accogliere ed assecondare gli impulsi dell’amore provenienti dal Cristo annunciato e testimoniato, di una carità che risponde verso i fratelli all’amore ricevuto e di una speranza la cui luce, proveniente dall’evento atteso del ritorno del Signore, è in grado di rischiarare l’oscurità di un presente difficile e provato. L’imitazione dell’apostolo è divenuta per i Tessalonicesi condotta esemplare nei confronti degli altri, richiamo a convertirsi dagli idoli per aderire al Dio vivo, il Padre del Signore Gesù Cristo.
  3. Prima narrazione: l’operato di Paolo (2,1-12) L’apostolo ricorda il suo soggiorno a Tessalonica. Egli ha generato come un padre la giovane chiesa mediante il vangelo, annunciato nella potenza dello Spirito, ed ha costodito con l’amorevolezza di 4 una madre i credenti appena generati alla fede. Le dure opposizioni subite hanno fatto risaltare la potenza dello Spirito e l’autenticità delle motivazioni dell’apostolo, che ha voluto salvare, mediante il lavoro, la gratuità del suo impegno apostolico.
  4. Secondo esordio: la sofferenza dei Tessalonicesi (2,13-16) Paolo ancora ringrazia i Tessalonicesi per aver lasciato operare efficacemente la parola divina accolta. Essi sono divenuti così imitatori non solo dell’apostolo (1,6) ma anche della perseguitata Chiesa madre di Giudea, tanto da soffrire anche’essi, opposizioni dai loro connazionali, garanzia di autenticità della loro conversione al Signore. La conformazione dei Tessalonicesi al destino dell’apostolo e delle Chiese di Giudea è accreditata dalla loro sofferenza a motivo del vangelo.
  5. Seconda narrazione: eventi precedenti la stesura della lettera (2,17-3,10) È la parte forse più toccante dello scritto, dove Paolo esprime il desiderio vivo di rivedere i tessalonicesi, preoccupato per la loro perseveranza, a motivo della sofferenza che hanno dovuto sostenere. Le buone notizie portategli da Timoteo lo rianimano e lo riempiono di gioia, accrescendo tuttavia il suo desiderio di rivederli per completare ciò che manca alla loro fede.
  6. Prima conclusione della lettera (3,11-13) Il desiderio si fa preghiera al Signore perché diriga il cammino dell’apostolo a Tessalonica e, soprattutto, affinché compia Egli stesso l’opera della fede e della carità iniziata in quella comunità, così da renderla irreprensibile per il giorno della sua venuta.
  7. Prima esortazione: Dio vuole la santità (4,1-8) Richiamando la duplice fonte delle tradizioni ricevute e delle norme date «da parte del Signore Gesù», Paolo esorta i Tessalonicesi a procedere sulla via della santificazione anzitutto mediante il rispetto del corpo e la castità della condotta, pena il disprezzo non di norme umane, ma di Dio stesso e del suo Spirito donato.
  8. Prima istruzione: sull’amore fraterno (4,9-12) Compare qui il comando dell’amore reciproco come realtà appresa direttamente da Dio (è immediato il collegamento al comandamento nuovo di Gesù come sarà poi formulato da Giovanni). Ciò che i Tessalonicesi già vivono, Paolo li invita a farlo ancora di più, verso i fratelli dell’intera Macedonia. Il lavoro assiduo e la vita decorosa in tal modo condotta saranno una efficace testimonianza davanti agli estranei.
  9. Seconda istruzione: sul destino dei defunti (4,13-18) Paolo risponde al quesito postogli circa quelli che sono già morti prima del ritorno del Signore. Essi per primo risorgeranno al suo ritorno precedendo i vivi, i superstiti che saranno rapiti nell’aria per essere per sempre uniti con il Signore. Il passo rivela la fortissima attesa escatologica della prima generazione cristiana.
  10. Terza istruzione: sul giorno e l’ora della venuta del Signore (5,1-11) Non è possibile determinarli, dal momento che il Signore verrà come un ladro nella notte (tornano qui le parole e le metafore utilizzate poi nei vangeli, forse si tratta delle stesse parole usate da Gesù). Tale incertezza sul giorno e l’ora chiede una costante vigilanza, la quale esige, a sua volta una vita sobria, col rivestimento della corazza della fede e della carità e l’elmo della speranza riposta nel Signore. Solo l’esercizio vigilante delle virtù teologali, assieme all’assoluta confidenza nella fedeltà di Dio e all’incoraggiamento reciproco, costituiranno un’efficace preparazione all’incontro con il Signore.
  11. Seconda esortazione: gli atteggiamenti della vita comunitaria (5,12-22) Tornano in conclusione esortazio diverse, tutte attimenti alla vita comunitaria. Dal rispetto per i responsabili, alla correzione e sostegno dei deboli, nella ricerca costante e paziente del bene. Gioia, 5 preghiera incessante e gratitudine al Signore sono le caratteristiche del vivere abituale del credente, che deve preoccuparsi di non ostacolare l’opera dello Spirito, mediante il ricorso alle profezie, nel discernimento del vero bene.
  12. Seconda conclusione della lettera (5,23-28) Ancora un invito a prepararsi alla venuta del Signore, con un impegno che deve coinvolgere tutto l’essere, spirito, anima e corpo, confidando nella promessa con cui Egli si è impegnato a tornare. L’apostolo chiede preghiere per il suo ministero, invita alla lettura della lettera a tutti i fratelli e saluta nella grazia del Signore Gesù.

5. L’orizzonte della lettera

Il tono complessivo della lettera esprime gratitudine al Signore (è frequente il ricorso al motivo ed alla terminologia eucaristici) per l’opera da lui compiuta in un tempo assai breve: la nascita di una comunità mediante l’annuncio del vangelo e il ministero apostolico; la sua crescita nella dinamica della fede, carità e speranza, grazie all’accompagnamento spirituale, al tempo stesso paterno e materno, dell’apostolo; il suo cammino operoso di santificazione nell’amore, anche in mezzo alle sofferenze e alle prove procurate da tenaci oppositori; la sua costante speranza, fissata nel giorno, atteso come imminente, della venuta finale del Signore. Ecco in conclusione alcune osservazioni sul contesto di fondo della lettera e sulla sua tematica principale.

a. Il contesto di composizione

Il clima in cui nasce la lettera è quello della prima generazione cristiana, che ritiene talmente vicina la venuta del Signore, da tralasciare non solo di preoccuparsi del domani in relazione al sostentamento quotidiano (l’apostolo deve riprendere alcuni che forse neppure volevano lavorare), ma anche in relazione a qualunque forma organizzativa e strutturale della comunità stessa, che non avverte il minimo bisogno di attrezzarsi riguardo al futuro. La lettera, presenta dunque la sutuazione di una comunità del tutto destrutturata, perché da un lato capace di vivere ancora della freschezza del kerygma e della memoria viva del Signore Gesù risorto, grazie alla diretta testimonianza apostolica, dall’altro protesa verso l’imminente ritorno del Signore. Il carattere fortemente semplificato della struttura ecclesiale tessalonicese e l’essenzialità dei richiami di Paolo alla giovane comunità, fa sì che la lettera abbia, rispetto ad altri scritti, il pregio ed il vantaggio di ricondurre alle dinamiche essenziali della vita cristiana: essa si esprime in una comunità di fratelli, nata dalla fede, attraverso il ministero, nel vangelo di Cristo, morto e risorto, ed accompagnata dalla mediazione apostolica nella crescita della vita divina nel cuore dei suoi membri, capaci così di testimoniare con le buone opere, l’amore fraterno ed il lavoro assiduo ed onesto, la loro fiduciosa speranza nel compimento ormai imminente. Da tali semplici osservazioni sembra già emergere la tematica fondamentale della prima lettera paolina.

b. La tematica fondamentale

Sull’articolazione della struttura letteraria è possibile individuare un movimento di sviluppo di un tema di fondo che attraversa tutta la lettera: si tratta delle modalità della crescita di una comunità cristiana nelle sue differenti fasi evolutive. Tale sviluppo può essere in tal modo schematizzato:

I. Capitoli 1-3 (parte prevalentemente narrativa)

  • Nascita della comunità: Elezione libera e gratuita dell’amore di Dio (1,4). Diffusione del Vangelo con parola e potenza (1,5). Parola divina che opera in coloro che credono (2,13).
  • Mediazioni di riferimento: Ruolo materno (2,7-8) e paterno (2,11-12) del ministero apostolico e sue modalità di servizio (2,1-12; 3,1-13).
  • Crescita e sviluppo interno: Operazioni interne della fede, carità e speranza (1,3). Tribolazione e gioia (1,6; 2,14-16). Tensione in avanti come attesa del ritorno dei Figlio dai cieli (1,10).
  • Manifestazione esterna: Operazioni esterne di allontanamento dagli idoli e di servizio al Dio vivo e vero (1,9). Parola testimoniata e fama della fede che si diffondono (1,8).

II. Capitoli 4-5 (parte prevalentemente didascalico-esortativa)

  • Impegno assiduo nella quotidianità: Custodia del proprio corpo e della propria vita nella santità donata da Dio (4,1-8).
  • Amore fraterno scambievole (4,9-10).
  • Lavoro quotidiano e vita dignitosa (4,11-12).
  • Incoraggiamento e correzione reciproca (5,14-15).
  • Preghiera incessante e gioiosa (5,16-18).
  • Discernimento e conoscenza delle profezie (5,19-21).
  • Tensione escatologica al compimento: Attesa operosa e gioiosa della venuta del Signore (4,13-5,5).
  • Sobrietà e vigilanza con le armi della fede carità e speranza (5,6-11).
  • Fedeltà di Dio che ha chiamato al raggiungimento della meta in modo irreprensibile (5,23-24).

La lettera descrive dunque il processo genetico di una chiesa, innescato attraverso l’annuncio del vangelo e promosso dalla forza endogena delle virtù teologali, nelle quali si esprime la spinta propulsiva della viva memoria kerygmatica (fede), il richiamo alle urgenze del presente (carità) e la forza attrattiva del compimento parusiaco (speranza). In tutto ciò risiede forse il motivo segreto del fascino di questo primo scritto neotestamentario.

6. Indicazioni bibliografiche

  • SCHLIER, L’apostolo e la sua comunità. Esegesi della Prima Lettera ai Tessalonicesi, Paideia, Brescia 19682.*
  • IOVINO, Prima Lettera ai Tessalonicesi, EDB, Bologna 1992.*
  • BARBAGLIO, Alla comunità di Tessalonica, in G. BARBAGLIO – R. FABRIS, Le Lettere di Paolo, Vol I, Borla, Roma 19902, 79-144.
  • FAUSTI, La fine del tempo. Prima Lettera ai Tessalonicesi, Piemme, Casale Monferrato 1995.
  • ORSATTI, 1-2 Tessalonicesi, Queriniana, Brescia 1996.
  • MOSETTO, Lettere ai Tessalonicesi, Messaggero, Padova 2007.

* Sono i commenti di media difficoltà; gli altri sono più semplici

Luca Bassetti, biblista

http://www2.diocesilucca.it/documenti/sussidio_prima_Ts-Gal_2008-2009.pdf

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Questa voce è stata pubblicata il 26/08/2019 da in Bibbia, ITALIANO, Lectio Divina con tag , , .

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