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Il Papa a Mauritius

Lunedì, 9 settembre 2019
ANTANANARIVO-PORT LOUIS-ANTANANARIVO


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7:30 Partenza in aereo per Port Louis
10:40 Cerimonia di benvenuto all’Aeroporto di Port Louis
12:15 Santa Messa al Monumento di Maria Regina della Pace

Papa Francesco, arrivato alle Mauritius, terza e ultima Nazione del suo 31esimo viaggio, lancia subito un appello: “Non lasciamo i nostri ragazzi ai mercanti di morte”

E’ stato accolto con 100mila rami di palme agitate al vento, Papa Francesco. Un saluto in stile domenica delle Palme che la popolazione di Mauritius ha voluto tributargli non solo in segno di gioia, ma anche come promessa. Quei rami sono infatti il simbolo di un impegno: quello di piantare 100mila alberi come contributo alla custodia del creato, un tema che infatti il Pontefice ha toccato più volte in questi giorni trascorsi tra Mozambico, Madagascar, prima di atterrare sul piccolo ma bellissimo lembo di terra che galleggia nell’immensità dell’Oceano Indiano.

Palme lungo le strade, in mano a una folla entusiasta. E palme (insieme a grandi fiori bianchi e gialli) anche sull’altare della Messa presso il monumento di Maria Regina della Pace che ha costituito il primo appuntamento pubblico di questa terza e ultima tappa del viaggio di Francesco, che vi sosterà otto ore in tutto. Nell’omelia, però, il Pontefice chiede di custodire anche l’ecologia umana. E pensa soprattutto ai giovani “immersi nella precarietà”. “Com’è duro constatare – dice infatti – che, nonostante la crescita economica che il vostro Paese ha avuto negli ultimi decenni, sono i giovani a soffrire di più, sono loro a risentire maggiormente della disoccupazione che non solo provoca un futuro incerto, ma inoltre toglie ad essi la possibilità di sentirsi protagonisti della loro storia comune”.

Così il “futuro incerto” spesso li fa diventare preda “davanti alle nuove forme di schiavitù di questo secolo XXI. Loro, i nostri giovani – sottolinea -, sono la nostra prima missione. Dobbiamo invitarli a trovare la loro felicità in Gesù, non in maniera asettica o a distanza, ma imparando a dare loro un posto, conoscendo il loro linguaggio, ascoltando le loro storie, vivendo al loro fianco, facendo loro sentire che sono benedetti da Dio. Non lasciamoci rubare il volto giovane della Chiesa e della società – esorta ancora papa Bergoglio – Non permettiamo ai mercanti di morte di rubare le primizie di questa terra”.

Alla Messa, animata da canti molto ritmati, eseguiti da cantori in sgargiante divisa gialla e con in testa un simpatico panama con la striscia dei colori della bandiera mauriziana, sono presenti 100mila fedeli, provenienti anche da Sychelles, Reunion, Comore, Chagos, Agalega e Rodrigues. Il Pontefice evoca la figura di padre Laval, apostolo degli schiavi, del quale nel pomeriggio visiterà il santuario, e indica il beato come esempio di missionario che ha dato alla Chiesa locale “una nuova giovinezza, un nuovo respiro che oggi siamo invitati a continuare nel contesto attuale”. Egli è in sostanza il modello di una “evangelizzazione che sa farsi tutto a tutti”, non “distante e asettica”. Allo stesso modo, dice, la Chiesa deve conservare “il suo slancio missionario”.

Ecco dunque l’importanza dei giovani, che spesso “provocano la comunità cristiana a rinnovarsi e ci invitano – ricorda il Papa – a partire verso nuovi orizzonti”. Ed ecco anche l’importanza di vivere le beatitudini “la carta di identità del cristiano”, risuonate poco anche nella proclamazione del Vangelo. “Ai piedi di questo monte, che oggi vorrei fosse il monte delle Beatitudini – rimarca Francesco -, anche noi dobbiamo recuperare questo invito a essere felici. Solo i cristiani gioiosi suscitano il desiderio di seguire quella strada; la parola “felice” o “beato” diventa sinonimo di “santo”, perché esprime che la persona fedele a Dio e che vive la sua Parola raggiunge, nel dono di sé, la vera beatitudine”.

Dunque non bisogna preoccuparsi tanto del “minaccioso pronostico “siamo sempre di meno”“, quanto piuttosto “della carenza di uomini e donne che vogliono vivere la felicità, facendo percorsi di santità”. Perciò conclude il Pontefice: “Quando un giovane vede un progetto di vita cristiana realizzato con gioia, questo lo entusiasma e lo incoraggia e sente un desiderio che può esprimere in questo modo: “Voglio salire su quel monte delle Beatitudini, voglio incontrare lo sguardo di Gesù e che Lui mi dica qual è il mio cammino di felicità”. Preghiamo, cari fratelli e sorelle, per le nostre comunità, perché dando testimonianza della gioia della vita cristiana, vedano fiorire la vocazione alla santità nelle diverse forme di vita che lo Spirito ci propone”.

16:25 Visita privata al Santuario di Père Laval
16:55 Visita di cortesia al Presidente nel Palazzo Presidenziale
17:15 Incontro con il Primo Ministro nel Palazzo Presidenziale
17:40 Incontro con le Autorità, la Società civile e il Corpo Diplomatico 
18:45 Cerimonia di congedo all’Aeroporto di Port Louis
19:00 Partenza in aereo per Antananarivo
20:00 Arrivo all’Aeroporto di Antananarivo

Dopo il pranzo con 5 vescovi della Cedoi, la Conferenza episcopale dell’Oceano Indiano, Francesco ha visitato in privato il Santuario di padre Laval, per poi recarsi nel Palazzo presidenziale per la visita di cortesia al presidente ad interim della Repubblica Barlen Vyapoory.

A seguire incontrerà il primo ministro Jugnauth e, al termine, si svolgerà l’incontro con le autorità, la società civile e il Corpo diplomatico.

Mauritius continui a essere «un’oasi di pace». L’auspicio espresso dal Papa nell’ultimo discorso del suo viaggio in Mozambico, Madagascar e appunto nell’isola dell’Oceano Indiano ha riflessi che non riguardano solo i mauriziani. Di fronte al presidente, alle autorità e al corpo diplomatico Francesco pronuncia infatti parole che valgono anche per il mondo occidentale. A cominciare dall’appello all’accoglienza, alla “protezione dei migranti che oggi vengono qui per trovare lavoro e, per molti di loro, migliori condizioni di vita per le loro famiglie. Abbiate a cuore di accoglierli come i vostri antenati hanno saputo accogliersi a vicenda – ha esortato -, quali protagonisti e difensori di una vera cultura dell’incontro che consente ai migranti (e a tutti) di essere riconosciuti nella loro dignità e nei loro diritti”.

Nonostante le recenti vicissitudini politiche che hanno portato alle dimissioni dell’ex presidente per uno scandalo economico (a ricevere il Papa c’è un presidente ad interim in attesa delle prossime elezioni), Mauritius può vantare ancora una grande tradizione di mosaico di etnie che vivono in sintonia.

“Sono lieto, grazie a questa breve visita, di poter incontrare il vostro popolo, caratterizzato non solo da un volto multiforme sul piano culturale, etnico e religioso, ma soprattutto dalla bellezza che deriva dalla vostra capacità di riconoscere, rispettare e armonizzare le differenze in funzione di un progetto comune”, ha detto il Papa, ricordando anche la storia dell’isola caratterizzata dall’arrivo “di migranti venuti da diversi orizzonti e continenti, portando le loro tradizioni, la loro cultura e la loro religione”…

Ce n’è bisogno soprattutto ora che, nonostante la crescita economica, non sempre i risultati “vanno a vantaggio di tutti,” e anzi lasciano “da parte – per certe strategie – un certo numero di persone, specialmente i giovani”. Papa Bergoglio ha perciò incoraggiato “a sviluppare una politica economica orientata alle persone e che sappia privilegiare una migliore distribuzione delle entrate, la creazione di opportunità di lavoro e una promozione integrale dei più poveri”.

No al“modello economico idolatrico che ha bisogno di sacrificare vite umane sull’altare della speculazione e della mera redditività, che tiene conto solo del beneficio immediato a scapito della protezione dei più poveri, dell’ambiente e delle sue risorse”.

E a proposito della salvaguardia del creato, Francesco ha richiamato l’esigenza di “incentivare una conversione ecologica integrale. Tale conversione mira non solo a evitare terribili fenomeni climatici o grandi disastri naturali, ma cerca anche di promuovere un cambiamento negli stili di vita in modo che la crescita economica possa davvero giovare a tutti, senza correre il rischio di provocare catastrofi ecologiche o gravi crisi sociali”.

Infine, la cerimonia di congedo all’aeroporto di Port Louis e il volo di ritorno ad Antananarivo. Dalla capitale malgascia, il volo di ritorno riporterà a Roma Papa Francesco martedì 10 settembre.

Mimmo Muolo,
inviato di Avvenire a Port Louis
 

Avvenire, 9-10 settembre 2019

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Questa voce è stata pubblicata il 12/09/2019 da in Attualità ecclesiale, ITALIANO con tag , , .

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Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
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