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Il mondo di Greta imbarazza i potenti

Cresce l’onda verde dei ragazzi che vuole dettare l’agenda politica in materia climatica

MARCO GRIECO
28 Settembre 2019
http://www.interris.it


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I Fridays for Future del 27 settembre

Un anno fa, nell’agosto del 2018, Greta Thunberg era una ragazza di appena sedici anni che ogni venerdì protestava davanti alla sede del Parlamento svedese chiedendo di attuare politiche per contrastare il cambiamento climatico. Non aveva con sé nessun megafono: soltanto un cartello con su scritto Skolstrejk for klimatet, cioè “Sciopero della scuola contro il clima”. Nei mesi seguenti, la sua protesta ha lambito tutta Europa giungendo fino agli Stati Uniti, il suo sit-in silenzioso ha preso forma nelle marce, che hanno visto un numero sempre più crescente di giovani scendere in piazza chiedendo ai governi soluzioni immediate. E così, l’urgenza che costoro chiedono perché “il tempo stringe” e “non esiste un Pianeta B”, ha un che di sorprendente, se si compara la figurina solitaria della giovane Greta alla giovane fiumana che è riuscita a sensibilizzare nei Fridays for future.

Si tratta della cosiddetta Generazione Greta, una schiera di giovanissimi protagonisti dell’onda verde che sta scuotendo il pianeta. Un movimento spontaneo che ha raccolto sempre più consensi, sensibilizzando giovani e giovanissimi su un tema estremamente urgente e che riguarda direttamente le nuove generazioni, coinvolte in ogni parte del mondo in manifestazioni partecipate da migliaia ragazzi di ogni età. L’ultima il 27 settembre, capace di unire sull’emergenza climatica le città più grandi (soprattutto in Italia, con una partecipazione che ha sorpreso la stessa Greta) e i centri più piccoli, fino a raccogliere anche un solo manifestante, come accaduto nel caso del piccolo Potito, a Stornarella.

I giovani e la borraccia

Come tutti i fenomeni di aggregazione sociale, anche la Generazione Greta ha i suoi simboli: sobrietà nel vestirsi, zainetto e, sopra ogni cosa, la borraccia. La borraccia è l’elemento che contraddistingue chi si pone l’attenzione a preservare il mondo: è riutilizzabile, non genera rifiuti e, soprattutto, è un’acquisizione di responsabilità. Come scrive Federico Taddia sul quotidiano La Stampa, essa “diventa un oggetto sentinella – personale e personalizzabile – che rammenta che stili di vita più sostenibili e responsabili non sono ovvi, comportano anche minime scomodità, prendono tempo, hanno bisogno di programmazione e lungimiranza”. In Italia non sono poche le realtà che hanno risposto al messaggio dei giovani plastic-free attraverso iniziative mirate. Si parte dalle scuole elementari di Milano, grazie all’iniziativa di Palazzo Marino di destinare ai giovani alunni 100.000 borracce da portare con sé per tutto l’anno scolastico, documentata anche via social in un post del sindaco Beppe Sala.

Ma iniziative come quelle condotte da Milano non richiedono i grandi numeri delle città metropolitane. A Castiglione Cosentino, un paese di 3.000 abitanti in provincia di Cosenza, il sindaco Salvatore Magarò ha fatto distribuire borracce agli alunni delle scuole primarie e secondarie di primo grado, proprio per sensibilizzarli sul tema. La rivoluzione scatenata dall’attivismo di Greta Thunberg ha come protagonisti i giovanissimi. La sensibilizzazione, però, non riguarda solo le generazioni che erediteranno il pianeta, ma passa anche attraverso la formazione dei più grandi. Per questo l’Università di Pavia, pioniera di altri atenei italiani, il 9 settembre scorso ha distribuito circa 6.000 bottiglie di acciaio inox alla matricole e, grazie a un protocollo d’intesa con la società Pavia Acque, installerà nel campus universitario degli erogatori di acqua potabile.

A riprova della maggiore consapevolezza da parte dei più giovani è la presenza sempre maggiore, nelle città italiane, di ragazzi che recano con sé borracce e bottiglie per l’acqua in varie fogge. Nel 2013 è nata anche un’azienda italiana, la 24Bottles che fabbrica borracce in diversi colori e in sleeve brandizzate da marchi di moda: una piccola rivoluzione silenziosa nel Paese che, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, si colloca al terzo posto mondiale nel consumo di bottigliette di plastica con circa otto miliardi all’anno e al primo posto nella classifica europea.

La direzione della politica

Anche il contesto politico italiano risente della sfida “verde”, alla vigilia del divieto di plastica monouso, previsto per il 2021. Nel Belpaese, il consumo e il susseguente problema di smaltimento sono solo gli ultimi tasselli della filiera della plastica. Secondo Beverfood, l’Italia ha 259 marchi di acqua in bottiglia registrati, di cui oltre la metà gestiti dai grandi gruppi che si contendono la distribuzione nazionale e mondale. Sin dai primi vagiti del governo, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha parlato di Green New Deal: “Vogliamo avere la leadership per una svolta verde in tutto il mondo” ha dichiarato lunedì scorso alle Nazioni Unite, promettendo manovre che vadano in tale direzione. Gli investimenti nel settore sono stati al centro dell’intervento del premier, che ha posto l’accento sulla strategia energetica che il Governo intende adottare in vista dell’obiettivo Zero emissioni previsto nel 2050.

Ma è una strada percorribile? Secondo Bjorn Lomborg, Presidente del Copenhagen Consensus Center, si dovrebbe investire maggiormente sulla ricerca e lo sviluppo di fonti rinnovabili. Sull’effettivo impegno dei singoli governi, infatti, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico traccia un quadro che è un giudizio implacabile. Come riporta il quotidiano Il Foglio, dagli anni Ottanta la spesa totale in ricerca e sviluppo volta a limitare l’utilizzo del carbone è scesa dallo 0,06% allo 0,03%: la metà in 40 anni. Finora, i summit degli anni Novanta che ponevano, per la prima volta, il clima al centro del dibattito politico, si sono rivelati poco efficaci: l’obiettivo di ridurre le emissioni non è, infatti, una trovata della recente Agenda Onu 2030, ma risale agli incontri di Rio de Janeiro (1992) ed al Trattato di Kyoto (1997), che si sono rivelati inconcludenti.

I costi dell’onda verde

Il monito di Greta ai governanti: “Non vi perdoneremo per averci rubato i sogni e la giovinezza con le vostre parole false e vuote” ha colpito gli uditori riuniti presso la sede newyorkese delle Nazioni Unite. D’altro canto, non mancano voci critiche sull’approccio che le istituzioni hanno deciso di adottare per accogliere “l’onda verde”. Secondo il Premio Nobel per l’Economia, William Nordhaus, i costi per contenere l’incremento di temperatura al di sotto dei 2°C supererebbero i benefici. I costi per sostenere l’accordo di Parigi sul clima aumenterebbero in relazione alle emissioni prodotto. I dati forniti dall’International Energy Agency, infatti, dipingono uno scenario in cui le emissioni di CO2 sono aumentate dell’1,6% nel 2017 a causa dell’utilizzo del gas naturale. Una percentuale a cui si affianca il 7% di diminuzione degli investimenti mondiali nel settore delle rinnovabili: un dato controverso, se comparato ai 790 miliardi di dollari dirottati sulle fonti fossili.

L’esempio della Germania

A Berlino, dove le politiche per l’ecologia hanno un peso politico grazie al partito dei Verdi, il Bundestag ha delineato un Klima-paket, “un pacchetto per il clima”, sostenuto dal partito di Angela Merkel, che prevede un investimento da 54 miliardi di euro da spalmare fino al 2023 e di 100 miliardi entro il 2030. Per i Verdi, la protezione del clima comporta l’adozione di alcuni strumenti che prendano di mira le emissioni di diesel e benzina e favoriscano, invece, il trasporto su rotaia – è previsto, infatti, un investimento di 86 miliardi nella rete ferroviaria. Dal 2025, il governo “premierà” coloro che dismetteranno i vecchi impianti a gasolio a favore di modelli più eco-compatibili. Merkel ha assicurato che il pacchetto green non andrà ad aumentare il debito pubblico, ma garantirà la tenuta del rapporto fra debito e prodotto interno lordo sotto il 60%.

I giovani italiani: Miriam Martinelli

A differenza di quanto sta avvenendo in altri Paesi, in Italia i giovani esponenti dalla Generazione Greta hanno deciso di discostarsi dalla politica, chiedendo di non essere associati ad alcun movimento politico. “I politici non stanno facendo il loro lavoro” è il messaggio di Miriam Martinelli, la sedicenne nominata “la Greta italiana” che chiede al governo una maggiore presa di consapevolezza per poter agire immediatamente. Intervistata dall’emittente televisiva La7, Miriam ammette che, contrariamente alla coscienza ambientalista di molti Italiani, “nessun partito ha mai attuato politiche per contrastare l’emergenza climatica”. Per la giovane, disincentivare il consumo di carburante e tassare i prodotti alimentari a più alto contenuto di zucchero, secondo quanto ipotizzato dal premier Conte, insidia il sospetto di un green-washing. “Ci sono tante cose da fare per contrastare la crisi climatica” come “attuare la decarbonizzazione e una transizione energetica”. La giovane ha ricordato che esiste “un principio di giustizia climatica per la quale non siamo noi persone a dover pagare le conseguenze della crisi climatica, ma dovrebbero essere le multinazionali e chi ha causato questo momento di emergenza in cui ci troviamo”. Sul clima i giovani, dalla Svezia agli Stati Uniti hanno le idee chiare: non vogliono pagare le colpe dei loro padri. Anche a costo di protestare nelle piazze tutti i venerdì.

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Questa voce è stata pubblicata il 28/09/2019 da in Ecologia, ITALIANO con tag , .

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Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
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