COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

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Lectio divina sul Libro di Giona (2)

Libro di Giona
La tenerezza di Dio

Giona4

5. Libro di Giona – inizio della nuova missione
LA GRANDE CITTÀ SI CONVERTE
Giona 3,1-10

Meta – La Parola ci annuncia la missione come sorgente di fede sempre nuova e di conversione per lo stesso credente. La conversione degli uomini fa cambiare all’inviato la sua immagine di Dio e della propria missione.
Invocazione dello Spirito
Meditare la Scrittura – secondo san Girolamo – «è tendere le vele al soffio dello Spirito Santo, senza sapere a quali lidi approderemo».

Lettura e ascolto della Parola di Dio

1 Fu rivolta a Giona una seconda volta questa parola del Signore:
2 “Àlzati, va’ a Ninive, la grande città, e annuncia loro quanto ti dico”.
3 Giona si alzò e andò a Ninive secondo la parola del Signore. Ninive era una città molto grande larga tre giornate di cammino.
4 Giona cominciò a percorrere la città per un giorno di cammino e predicava: “Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta”.
5 I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, grandi e piccoli.
6 Giunta la notizia al re di Ninive, egli si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere.
7 Per ordine del re e dei suoi grandi fu poi proclamato a Ninive questo decreto: “Uomini e animali, armenti e greggi non gustino nulla, non pascolino, non bevano acqua. 8 Uomini e animali si coprano di sacco, e Dio sia invocato con tutte le forze; ognuno si converta dalla sua condotta malvagia e dalla violenza che è nelle sue mani.
9 Chi sa che Dio non cambi, si ravveda, deponga il suo ardente sdegno e noi non abbiamo a perire!”.
10 Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si ravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece.

• I primi tre versetti ripresentano, quasi con le stesse parole, la missione affidata da Dio a Giona. Ora, però, l’esito è diverso: Giona si alza e va a Ninive, eseguendo subito l’ordine ricevuto. L’esperienza precedente l’ha maturato!

• Gli altri sette versetti parlano del rapporto di Giona con la città: quei pagani, considerati dagli Ebrei ‘cani infedeli’, erano degni solo del castigo di Dio. Con convinzione annuncia la distruzione, non l’invito alla conversione

La grandezza spropositata e irreale della città simboleggia tutte le nazioni pagane. Essendo ormai distrutta da secoli, nell’immaginario collettivo ebraico incarnava il male, la violenza, la megalomania, l’oppressione, la sfida di ogni potere assoluto che aveva combattuto e vinto Israele. Il male, la violenza, l’ingiustizia, la disonestà, la menzogna, sembrano invincibili. In realtà basta un giorno perché una persona umile e sconosciuta lanci un messaggio di protesta ed esso venga accolto da chi voleva e sperava di sentirlo annunciare. Allora non servono più le parole urlate con rabbia, le manifestazioni oceaniche, i cortei lungo le vie: quell’umile gesto di coraggio si propaga come il vento e fa scricchiolare l’impero del male.

Ma ecco uno spettacolare (incredibile) colpo di scena: con decisione inattesa e imprevedibile, partendo dal popolo e arrivando perfino allo stesso re (e la corte), il messaggio viene accolto con prontezza e serietà. Tutti si sentono corresponsabili delle ingiustizie e delle violenze del loro sistema di vita e riconoscono la gravità delle sue conseguenze. Anche se Giona non l’ha detto apertamente, capiscono che, pur essendo pagani, devono rispondere davanti a Dio di ciò che stanno facendo, ognuno per la sua parte. E un moto di conversione coinvolge tutti, grandi e piccoli, uomini e animali.
Cosa strana il re e i suoi dignitari danno l’esempio di pentimento.

• Invitano a pregare Dio con tutte le forze. Emanano leggi per porre fine ad ingiustizie e violenze; impongono a tutti un’austerità che è un’inversione di rotta. La città pagana diventa antesignana di una nuova società che riconosce i suoi errori, inizia a porvi rimedio, si impegna a cambiar pensiero e vita.

• Sotto gli occhi increduli di Giona, i pagani si convertono e credono alla parola annunciata. Cambiano vita per la paura del castigo e il desiderio di salvarsi dalla catastrofe imminente, come era avvenuto coi marinai della nave.
Dalle parole del decreto reale, però, si intuisce una novità: nel loro cuore è germogliata la speranza che i 40 giorni (tempo biblico di prova e insieme di rivelazione) concessi alla città prima del disastro, possano essere utili a loro per cambiare comportamento, ma anche a Dio per fare lo stesso.
Con un’ironia che rasenta la bestemmia, l’autore parla di un Dio chiamato a ravvedersi, a cambiare atteggiamento e scelte, assecondando così la sua natura di Padre benevolo e clemente. Quello che nessuno poteva immaginare avviene: la grande città si converte e cambia il suo modo di vivere; Dio ritira le sue minacce e guarda con benevolenza ai pagani.
Anche se la scena è paradossale (animali tenuti a digiuno, vestiti di sacco e con la cenere in testa come i padroni), la predicazione di Giona ferma la violenza tra le persone e i popoli; risanare le ingiustizie; induce il potere a mettersi a servizio del bene comune; fa fiorire la pace, radicata nella fede in un Dio misericordioso verso tutti coloro che cambiano vita. La provocazione per la mentalità integralista giudaica è portata al massimo dell’ironia.

ALCUNE CONCRETIZZAZIONI PER NOI

1. Una seconda volta Dio rinnova la sua chiamata a Giona nonostante la fuga precedente.

Dio ridà sempre fiducia alle persone, al di là degli errori e delle debolezze, perché si fida dell’uomo ed è misericordioso verso tutti, anche i più riottosi. La missione è denunciare il male; invitare alla conversione; dare una possibilità di cambiamento (40 giorni); far intravedere una speranza per il futuro; fondare la società sui valori dello spirito, sul rispetto di ogni persona. Dio non si lascia scoraggiare dalla pervicacia dell’uomo.
Quella di Giona è un’esperienza che si è ripetuta molte volte nella storia del Cristianesimo: gli stessi apostoli hanno abbandonato Gesù, ma poi hanno continuato la sua missione; così i convertiti della storia della Chiesa… È un’esperienza che ci interroga sullo stile di accoglienza e sul “secondo annuncio” del Vangelo ai battezzati che hanno abbandonato da tempo la pratica religiosa e vogliono riscoprire la misericordia di Dio, per ritornare a vivere un’esperienza di amore e di pace. Questa richiesta a volte nasce da un bisogno forte e da una volontà decisa di cambiare vita; a volte è indotta dalla necessità di accompagnare i figli ai Sacramenti.
Spesso non bastano quaranta giorni (o un unico tentativo) per iniziare un cammino serio e meditato verso una fede adulta. Ma un cambio di mentalità è chiesto anche a chi si fa compagno di viaggio in questa riscoperta della fede nel Dio di Gesù Cristo, perché ci sono resistenze da superare, luoghi comuni da sfatare, nuove basi da porre.

• Siamo disponibili a proporre una nuova esperienza di fede o chiediamo solo di rientrare nei ranghi e obbedire?
• Diamo fiducia allo Spirito Santo che agisce nelle persone e alla forza dirompente del Vangelo, o cerchiamo di sfruttare l’occasione per far ritornare la gente alla pratica religiosa?

2. La grande città si converte

Giona annuncia quello che gli Ebrei si auguravano di vedere da tanto tempo: la distruzione delle nazioni pagane e il trionfo del regno d’Israele. Se Dio, è giusto e onnipotente, punisce chi fa il male e premia chi gli è fedele. Giona si sentiva il portavoce di un Dio giusto e inflessibile. La religione tiene a freno il male con la minaccia del castigo e la promessa di un premio eterno. Paura e la sottomissione fanno rigare dritto. Solo i giusti meritano il premio!
Forse la pensano così anche molti cristiani legati alla giustizia come punizione del male fatto; alla condanna di chi ha sbagliato come rivincita per chi si è comportato bene. Invece i peccatori incalliti si convertono e Dio verso quei miscredenti si mostra benevolo, magnanimo, mite, misericordioso.

Il messaggio è chiaro: i peccatori obbediscono a Dio e cambiano vita più prontamente dei giusti! Ritornano subito alla mente molti passi del Nuovo Testamento che rilanciano questo tema: i duri rimproveri di Gesù alle città della Galilea; ai pii Ebrei del suo tempo; a Gerusalemme; il suo elogio della fede presente nel cuore dei peccatori convertiti e di gente pagana (Levi, Zaccheo, il centurione romano, la donna cananea); il detto di Gesù rispetto alla conversione dei ricchi: “L’impossibile per gli uomini, è possibile a Dio”.
Ma cosa succede nella vita reale? Non è in nostro potere (e non è nostro compito) convertire le persone o cambiare il mondo: a noi tocca essere segno, con la vita e la parola, che il perdono è più grande della vendetta, il bene vince il male, la giustizia si realizza nella misericordia, la fiducia e l’amore cambiano le persone più di condanne e punizioni. Il resto lo fa Dio!

PER RIFLETTERE

  1. C’è in me traccia della mentalità che ha difficoltà a capire che Dio non rifiuta nessuno, nemmeno coloro che nell’opinione umana non meritano la misericordia?
  2. Giona è stato mandato a Ninive “la grande città”. Anche noi siamo mandati. Quale stile può avere oggi la nostra missione?

PER APPROFONDIRE

  • Con lo stile della lectio divina approfondisci il mistero di Dio che “scruta i cuori” e che, come il Buon Pastore, si mette alla ricerca della pecora smarrita (Gv 10, 1-21).
  • Chiedi al Signore il dono di un cuore aperto a tutti, capace di mostrare ai bisognosi la grandezza della misericordia di Dio

PER PREGARE

Più andiamo avanti, Signore, e più troviamo Giona familiare, uno dei nostri. Forse all’inizio pensavamo: «Io non sono come quello là». Ma, adesso, dobbiamo riconoscere che «siamo proprio come lui!». La sua storia ci tocca da vicino perché potrebbe essere, è la nostra. Anche noi, spesso, obbediamo a denti stretti, ma dentro recalcitriamo. Aiutaci, Signore, ad essere sempre pronti al bene, al bene fatto bene. Non permettere, nel tempo che ci dai, che perdiamo tempo. «40 giorni» è tutto il tempo che tu ci dai e ti dai per renderci santi.

PER AGIRE

Se ci umilieremo, pentiti, davanti a Dio, egli ci solleverà. In verità la prima ACTIO è di Dio: è perché Lui ha pietà di noi che noi ci pentiamo. Dio ama giocare con noi: all’ultimo rimane il suo amore che salva. Prima che noi ci pentiamo, lui ha già avuto compassione.

6. Libro di Giona
IL RISENTIMENTO DI GIONA
Giona 4,1-4

Anche il cap. IV è incentrato sul rapporto fra Giona e Dio. Là era ambientato nel ventre del pesce, qui è in una capanna ai margini orientali della città.
I primi quattro versetti presentano la reazione indignata di Giona per ciò che stava avvenendo in città; gli altri sette descrivono il tentativo di Dio di far ragionare quel suo profeta bizzoso e recalcitrante. Tutto il capitolo ruota attorno alla rabbia sdegnata di Giona (che lo porta per due volte a invocare la morte) e alla pazienza paterna di Dio (che per due volte gli fa la domanda: Ti sembra giusto?). Dio, sconvolgente nel suo essere e usare misericordia, provoca collera (o depressione da fallimento?) nel cuore ‘ristretto’ di Giona. In 4,2-3 sappiamo il vero motivo della sua disobbedienza: la sua paura era di diventare strumento della misericordia di Dio. Questa è la grande rivelazione del libro di Giona.

Lettura e ascolto della Parola di Dio

1 Ma Giona ne provò grande dispiacere e ne fu sdegnato.
2 Pregò il Signore: “Signore, non era forse questo che dicevo quand’ero nel mio paese? Per questo motivo mi affrettai a fuggire a Tarsis; perché so che tu sei un Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore e che ti ravvedi riguardo al male minacciato.
3 Or dunque, Signore, toglimi la vita, perché meglio è per me morire che vivere!”.
4 Ma il Signore gli rispose: “Ti sembra giusto essere sdegnato così?”
.

La prima scena è ambientata dentro le mura della città, al calar della sera, quando Giona tira le somme del suo primo giorno di predicazione. Con nostra sorpresa Giona è depresso, insoddisfatto. Perché? Non dovrebbe essere contento di ciò che sta avvenendo? Non era quello che voleva? In realtà forse si aspettava che in città scoppiasse il panico. Forse pensava che non lo prendessero sul serio, aggravando la loro posizione davanti a Dio. Forse temeva che lo insultassero, come avevan fatto con gli antichi profeti… Tutto si aspettava, tranne che la gente gli desse ascolto e iniziasse a cambiare vita. Questa reazione positiva lo manda in crisi! Poi l’amarezza si trasforma in rabbia, in sdegno. Allora esce allo scoperto: si rivolge direttamente a Dio e la sua preghiera diventa uno sfogo, un malcelato atto di accusa a Lui, perché con il suo modo di agire ha smentito il suo annuncio, rendendolo ridicolo e sbugiardato.

Giona non è pauroso o menefreghista, come poteva sembrare; non è neppure disilluso dalla vita e dalla fede, sconfitto dal male che domina nel mondo. Conosce la Bibbia e ciò che Mosè ha detto su Dio; ne ha discusso a lungo con gli altri, quando in sinagoga si studiavano quei versetti, applicandoli a come Dio avesse cambiato il suo atteggiamento verso il popolo. Quello che Giona non accetta è che Dio sia buono e pietoso anche verso i pagani che si convertono e credono in Lui. Il perdono di Dio è solo per gli Ebrei e si ottiene attraverso lunghe penitenze e i sacrifici d’espiazione.

Giona rappresenta la mentalità religiosa dominante nel giudaismo del Secondo Tempio e se ne fa portavoce: questo Dio presente e operante anche nei pagani, annunciato dai profeti dell’esilio, non gli piace, non è il suo Dio! Non gli piace neppure la disponibilità e il desiderio di accogliere tra i figli d’Israele donne straniere, emarginati, malati, eunuchi…: tutti impuri! Questo il motivo della sua fuga verso Tarsis, la volontà di non impegnarsi in quella missione dall’orizzonte universalistico, col rischio di dare una conferma a quella nuova sensibilità religiosa.
Adesso però che si è visto costretto a prendere pubblicamente posizione e a farsi, suo malgrado, portavoce di Dio, reagisce con sdegno verso di Lui perché si sta verificando proprio ciò che temeva: Dio si comporta verso i pagani pentiti proprio come aveva fatto con gli Ebrei in esilio: perdona! A questo punto dice chiaro e tondo in faccia a Dio che una religione dell’amore e del perdono verso i malvagi gli è insopportabile, non merita di essere vissuta e tanto meno predicata. Meglio morire!
Dio sorride per tanto sdegno, frutto di sicurezze e privilegi che stanno vacillando, e pone a Giona la domanda che diventa il messaggio centrale di tutto il libro: Ti sembra giusto prendertela così?

ALCUNE CONCRETIZZAZIONI PER NOI

Ne sono sdegnato da morire! La rabbia e lo sdegno di Giona nascono dal fatto che viene confermato il suo timore su Dio e sulla nuova sensibilità religiosa maturata dopo l’esperienza tragica dell’esilio: Dio è presente in tutti i popoli e ci sono dei veri credenti all’interno di ogni cultura e religione! Gli Ebrei sono perciò chiamati a dialogare con ogni persona e a riconoscere il bene presente in ogni tradizione religiosa.

Per l’Ebraismo questa apertura universalistica diventava una svolta epocale! Lo stesso cambiamento di mentalità è stato chiesto alla Chiesa Cattolica con la riforma liturgica, l’apertura ecumenica, il dialogo interreligioso, l’attenzione ai valori della cultura moderna portati dal Concilio Vaticano II. Come Giona, anche molti cristiani legati alla mentalità tradizionale hanno reagito risentiti a queste novità e si chiedono:
a cosa serve allora
• essere battezzati, andare in chiesa e osservare i comandamenti;
• predicare, fare catechismo e invitare tutti a credere in Cristo;
• darsi tanto da fare per gli altri, mandare persone in mission;
• insistere perché si viva rettamente?

Se Dio è presente in ogni religione; se Lui salva tutti; se perdona gratuitamente e non vuole che alcuno si perda… allora che vantaggio c’è a essere praticanti devoti, a osservare con scrupolo le leggi, a seguire le direttive della Chiesa? Tanto vale cercare i propri interessi, pensare solo a se stessi.
Questo dicono molti cristiani e lo sostengono con forza davanti a chi ha commesso qualche delitto, a chi trasgredisce le regole morali, a chi pratica un’altra religione o è indifferente alla fede: qui in terra (ma poi anche in cielo) deve esserci una chiara condanna per chi fa il male e un premio per chi fa il bene. Così ci è stato insegnato e così deve essere!
Per arginare la deriva spirituale e morale della società non va dato spazio al buonismo, al pentitismo, al riscatto delle persone, all’accoglienza, all’ascolto, al rispetto, al dialogo con chi è diverso. Tolleranza zero! C’è chi pensa e proclama che sono le opere di giustizia dell’uomo a decidere la salvezza e non l’infinita misericordia di Dio che, attraverso l’incarnazione di Cristo, ci ha già salvati gratuitamente.

C’è ancora chi pensa e predica che, tra i sette miliardi di persone che popolano oggi la terra, ci sono solo pochi milioni di giusti in mezzo ad una massa sterminata di peccatori, senza redenzione e possibilità di perdono, destinati a ingrossare sempre di più le fila di chi verrà precipitato all’inferno. Solo i praticanti devoti, in regola con le leggi e rigorosamente cattolici nelle idee teologiche e nelle scelte morali, potranno accedere ad un paradiso riservato a pochi eletti, debitamente confessati e comunicati, vissuti e morti in grazia di Dio e in piena comunione con la Chiesa.

Giona è ben vivo e sdegnato anche oggi, e non solo tra gli ebrei e i cristiani, ma in ogni cultura e mentalità integralista! Mentre alcuni continuano a pensare che non valga la pena essere credenti se questo non garantisce dei privilegi, molte persone invece oggi credono che si può vivere bene anche senza essere religiosi o praticanti.
• Perché allora noi crediamo in Gesù Cristo e ci sforziamo di vivere secondo il Vangelo?
• Per un obbligo o per una scelta?
• Per compiere un dovere o per rispondere a un dono?
• La fede è una grazia che dà gioia o un contratto per garantirci la salvezza, visto che la morte ci fa così tanta paura?
• Essere cristiani è un’identità sociale che ci distingue dagli altri o un modo di pensare e di vivere, che ci rende fratelli di tutti, uniti nell’unico impegno di rendere la vita umana “buona e bella”?
• Essere cristiani è credere a delle verità, osservare delle leggi morali, fare delle pratiche religiose o è seguire un Maestro, far parte (con gioia e fatica) di una comunità dall’animo accogliente verso tutti?
Sulla risposta a questi interrogativi di fondo (e ad altri ad essi legati) la Chiesa italiana vuole impegnarsi nel suo cammino di testimonianza gioiosa della “vita buona secondo il Vangelo”.

PER RIFLETTERE

  1. Giona ha una cattiva e meschina idea di Dio. E io? Sono certo/a della fedeltà, della tenerezza, della volontà di Dio per me, creatura sua, come unica e irrepetibile, come figlio/a suo/a? Sono persuaso/a che come me è ognuno amato personalmente, unicamente?
  2. La collera, il malessere di Giona e la sua depressione sono anche in me, quando sono incline a vedere solo Dio che denuncia il male nella mia vita e non abbastanza il Dio che in Gesù, lo assume su di sé, mi riscatta da questo male a prezzo del suo sangue. Ho ben capito che, assumendo il male, Dio in Gesù diventa l’”accusato” (mistero della sua croce, mistero pasquale) per un amore davvero sconvolgente?
  3. Nella sua vita e nella sua morte, Gesù incarna il Dio che il libro di Giona ci presenta: il suo modo di agire suscita scandalo, incomprensione per Giona. Forse anche per me?
  4. Dalla lettura di questo libro ho colto lo stile di Dio con Giona e anche con me? Il cuore di Dio abbraccia tutti e tutto (vuole salvi anche gli animali!) e nello stesso tempo ‘si perde’ con ogni sua creatura pur di educarla a crescere. Comprendo il suo intento? Quello di dilatarmi la mente e il cuore, di trarmi fuori da particolarismi e rifiuti, d’insegnarmi ad accogliere l’audacia di collaborare con lui a ‘salvare’?

PER PREGARE

Guardo la croce: simbolo del ‘segno di Giona’ (Mc.8,11-12; Mt.16,1-2.4). Contemplo la linea verticale: è col Padre che tu Gesù mi riconcili. Considero la linea orizzontale: è con tutti i fratelli che Tu mi dai di essere riconciliato/a. O Gesù, tu sei l’antitesi di Giona! Lui è disposto a morire, pur di mantenere i popoli divisi; Tu, di fatto, muori prendendo su di te il peccato e tutto ciò che divide, per “abbattere il muro di separazione” (Ef.2,15). Così là dove si fa spazio a Te, trionfa la vita, l’unione, la pace. Fammi camminare sulle tue orme!

7. Libro di Giona
LA POTENZA MISERICORDIOSA DI DIO
Giona 4,5-11

Meta – La missione è dono e compito, azione in sinergia tra Dio e l’uomo, che chiede di restare sempre aperti alle “sorprese” di Dio nel far conoscere il suo piano di misericordia e di pace, secondo la sua misura senza misura.
Invocazione dello Spirito – «Mettiti d’impegno, ti prego, e trova il modo di meditare ogni giorno le parole del tuo Creatore. Invoca lo Spirito e impara a conoscere il cuore di Dio nelle parole di Dio» (S. Gregorio Magno).

Lettura e ascolto della Parola di Dio

5 Giona allora uscì dalla città e sostò a oriente di essa. Si fece lì una capanna e vi si sedette dentro, all’ombra, in attesa di vedere ciò che sarebbe avvenuto nella città.
6 Allora il Signore Dio fece crescere una pianta di ricino al di sopra di Giona, per fare ombra sulla sua testa e liberarlo dal suo male. Giona provò una grande gioia per quel ricino.
7 Ma il giorno dopo, allo spuntare dell’alba, Dio mandò un verme a rodere la pianta e questa si seccò.
8 Quando il sole si fu alzato, Dio fece soffiare un vento d’oriente, afoso. Il sole colpì la testa di Giona, che si sentì venire meno e chiese di morire, dicendo: “Meglio per me morire che vivere”.
9 Dio disse a Giona: “Ti sembra giusto essere così sdegnato per questa pianta di ricino?”. Egli rispose: “Sì, è giusto; ne sono sdegnato da morire!”.
10 Ma il Signore gli rispose: “Tu hai pietà per quella pianta di ricino per cui non hai fatto nessuna fatica e che tu non hai fatto spuntare, che in una notte è cresciuta e in una notte è perita!
11 E io non dovrei avere pietà di Ninive, quella grande città, nella quale vi sono più di centoventimila persone, che non sanno distinguere fra la mano destra e la sinistra, e una grande quantità di animali?”.

Giona lascia sdegnato la città (senza portare a termine la missione) per ritirarsi su una collina vicina, per vedere cosa sarebbe successo in seguito.
Perché si ferma e non se ne torna al suo paese? Forse sperava (o si augurava) che quella conversione si rivelasse un fuoco di paglia e che ben presto tutto sarebbe tornato come prima, inducendo così Dio a cambiare ancora atteggiamento e a punire quei miscredenti? Forse entro i quaranta giorni la sua profezia si sarebbe realizzata e lui avrebbe avuto la conferma delle sue idee e la soddisfazione di veder trionfare la giustizia.
Ma questo a Dio non poteva dirlo. Così si mette in disparte immusonito e aspetta. Anche questa volta Dio non molla la presa su quel suo profeta permaloso, testardo e recalcitrante. Non avendo avuto risposta alla domanda, usa uno stratagemma per vedere se riesce a far sbollire la sua rabbia, indurlo a sorridere e portarlo così a riflettere con più serenità e apertura mentale.
Prima lo coccola con le piccole gioie della vita (l’ombra di una pianticella); poi lo punzecchia con delle avversità (un piccolo verme… il vento del deserto…) e gli ripone la domanda: Ti sembra giusto comportarti così? Alla risposta scontrosa del profeta, Dio contrappone una pacata riflessione. Intanto gli fa notare come sia troppo concentrato su se stesso, sul suo benessere personale e sui suoi desideri. Di Dio e degli altri non gli importa. Poi il Signore del cielo e della terra invita Giona ad alzare lo sguardo sulla grande città e sui suoi abitanti per guardarli come li vede Lui: con gli occhi di un padre che considera sempre i suoi figli (anche quelli adulti e ormai fuori casa) come i suoi bambini. Può un padre disinteressarsi di loro, guardare solo al figlio maggiore e abbandonare gli altri al loro destino? Per Dio tutti gli esseri viventi sono creature di cui prendersi cura con amore! Con questa autodifesa di Dio finisce il libro.

La provocazione è chiara e la verifica riguarda i lettori che, in tempi, modi e forme diverse, sono chiamati ad interrogarsi su Dio, la religione, il rapporto con altri popoli e culture. La lezione sarà servita? Giona avrà gioito con Dio per quel fatto straordinario o si sarà chiuso in un nuovo e risentito mutismo? Avrà respirato quel soffio di aria nuova o sarà ritornato a servire il Dio della Legge, delle pratiche religiose, dei privilegi dei buoni, delle opere per salvarsi? La risposta non c’è, perché ognuno la cerchi dentro di sé, rispondendo all’interrogativo posto da Dio: Ti sembra giusto quello che pensi su di me e sui tuoi fratelli?

ALCUNE CONCRETIZZAZIONI PER NOI
Un Dio diverso dai nostri schemi

Il vero protagonista del libro di Giona è Dio. È Lui che muove le fila della storia e sue sono le parole con cui si conclude. Ma è un protagonista nascosto, perché Lui non deve mai essere ridotto a una delle comparse della sua storia di dannazione o di salvezza. Quando gli uomini hanno voluto catturare Dio in schemi filosofici, teologici, religiosi, l’hanno trasformato in un idolo, fatto a propria immagine. Quando a Dio è stato dato il volto del potere, è diventato causa di infinite violenze e sofferenze, fonte di discriminazioni e privilegi, protettore dei ricchi e dei potenti, oppio dei poveri e dei sofferenti. Un Dio piccolo e meschino, affamato di preghiere e di sacrifici, ossessionato dal sesso e dalle eresie, smanioso di punire chi non si sottometteva docilmente al giudizio sancito dai suoi rappresentanti.

Giona rifiuta di cambiare idea su Dio, scalpita, si arrabbia. Difende le sicurezze teologiche e lo stile di vita tradizionali del suo popolo. Vuole restare profeta del castigo e delle sicurezze morali, del Dio Re e Giudice. E rifiuta di diventare il profeta gioioso del Dio del perdono, della pace, della fraternità universale. Non vuol portare il vangelo, ma la spada!

Noi, Chiese cristiane, che Dio stiamo annunciando agli uomini di oggi e alle nuove generazioni? Rimaniamo chiusi nelle nostre certezze teologiche, dell’uniformità centralista, delle nostre pratiche tradizionali, delle nostre chiese sempre più vuote, o ci facciamo testimoni gioiosi del Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore?
La storia di Giona è piuttosto una parabola in grado di descrivere e affrontare in modo ironico le nostre piccinerie e resistenze alla volontà di Dio che fortunatamente ha vedute più larghe delle nostre. Abbiamo tutti bisogno di vedere i nostri “drammi” o presunti tali, i nostri “problemi”, da un altro punto di vista, diverso dal nostro, e che sia capace di “sdrammatizzarle” ovvero di riportarle alla loro giusta dimensione. Troppe volte infatti ci intestardiamo sulle nostre posizioni che, come Giona, riteniamo le migliori e quelle giuste. Così accade che ci si ripieghi su se stessi, sulle proprie tristezze e arrabbiature, ribelli come siamo a metterci davanti allo specchio della Parola, dei fratelli, e della nostra… coscienza.

Se facciamo attenzione l’umorismo, il motto di spirito, la barzelletta hanno come funzione proprio lo smontare, lo smascherare, attraverso il paradosso, la presunta certezza con cui rivestiamo spesso la vita e i fatti. Di conseguenza se dovessimo definire Giona lo descriveremmo con la tipologia dell’uomo incapace di umorismo, è reazionario (reazionari e dittatori, non ridono mai!), fermo sulle sue posizioni che considera definitive. Per lui tutti sbagliano e tra questi pone anche Dio. Lo vediamo discutere con Dio sul compito che dovrebbe assumere nella vita degli uomini. E bisogna avere un grande coraggio e una gran faccia tosta per mettersi a discutere con Dio! Ma questa è solo ignoranza e stupidità. Fa’ ridere! È profeta testardo il quale pensa che Dio debba essere soltanto il Dio del popolo ebreo e non degli altri popoli; lui e il suo popolo sono gli unici buoni e ben accetti a Dio e sono degni di essere salvati.

Giona risulta alla fine meschino perché possiede l’incredibile capacità di non vedere l’evidenza dei fatti; è un profeta fallito perché manca al suo ruolo essenziale che è quello di comprendere i segni dei tempi. Ben venga nella nostra esperienza spirituale una saggia dose di sano umorismo che ci aiuti a ridimensionarci, a guardare le cose da un diverso punto di vista, a non impuntarsi sulle nostre posizioni, a sorridere delle nostre e altrui fragilità rendendoci un po’ più simili all’immagine di Dio. L’umorismo è una sorta di valvola di sicurezza che ci preserva dal rischio del mettere in pericolo l’autentico rapporto con se stessi, gli altri, il mondo.

Un piccolo Giona potrebbe abitare di nascosto come nel ventre della balena anche in noi… L’uomo che si crede maturo e rispettabile appare incompleto, mancante, bisognoso. Ma non confondiamo mai il sano umorismo con l’ironia cinica e cattiva, con la battuta feroce e crudele, che si prefigge solo l’umiliazione dell’altro. Questa è una ferita che si infligge e fa sanguinare! Il vero umorismo invece è capace di ridere “con” l’altro: è un’opera di guarigione perché alleggerisce la vita e toglie il peso dal cuore. È una specie di oasi, un punto di ristoro che ci permette di riprendere fiato e forza e continuare poi con allegrezza il cammino spesso pesante e grigio delle nostre giornate.

PER RIFLETTERE

  1. Dio, in ogni momento della mia vita, può “sradicarmi” e pretendere da me che io cambi radicalmente per realizzare la sua missione?
  2. Quale annuncio sono chiamato a fare? Quali gesti coraggiosi non sono ancora riuscito a compiere?
  3. La debolezza umana, le mie paure, la grettezza… per Dio non sono ostacoli per realizzare la Sua volontà su ciascuno di noi purché ci lasciamo guidare da lui.

PER APPROFONDIRE

Sullo stile della lectio divina si può approfondire il mistero di Dio che manda i suoi profeti e la sorte di coloro che sono da Dio mandati (Abramo, Elia, Geremia, Osea; cfr. Gen 12, 1-9; 1 Re 19,1-8; Ger 1,4-10; Os 1,2- 9).

PER PREGARE

Eccoci al termine del nostro viaggio. Stiamo per lasciare Giona. Tu, Signore, ti sei servito di lui per farci l’esame di coscienza dopo averci insegnato alcune cose circa il tuo vero volto e riguardo al compito di ciascuno. Non ci resta che ringraziarti, Signore. La tua Parola l’ha fatta da padrona, com’è giusto che sia.
Grazie, Signore, perché incontrarti, ascoltarti, parlarti, è sempre una grazia inaudita. Tu, come sempre, infatti ci allarghi gli orizzonti, ci spalanchi il cuore, ci allunghi la vista, ci dinamizzi il passo, ci movimenti la vita. Grazie, Signore. E… non dimenticarti di noi! Anche noi siamo Giona, bisognosi di cure e di attenzioni. Amen.

Testo pdf: La tenerezza di Dio – Il libro di Giona

https://www.macarioi.it

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Questa voce è stata pubblicata il 08/10/2019 da in Bibbia, ITALIANO, Lectio Divina con tag , , .

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San Daniele Comboni (1831-1881)

COMBONIANUM

Combonianum è stata una pubblicazione interna nata tra gli studenti comboniani nel 1935. Ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e di patrimonio carismatico.
Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
Pereira Manuel João (MJ)
combonianum@gmail.com

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