COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

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Martini, Alzati, va’ a Ninive, la grande città (Lettera)

Carlo Maria Martini
ALZATI, VA’ A NINIVE, LA GRANDE CITTÀ
Lettera per la città Milano


Giona


Occorre “affrontare con urgenza il compito di una nuova, coraggiosa e coerente evangelizzazione” (Giovanni Paolo II, Discorso ai Vescovi lombardi, 2 febbraio 1991) anche nella metropoli moderna. Sull’argomento si adoperano alcuni termini a prima vista evidenti per un cristiano e per un pastore, ma talora con sfumature diverse e causano ambiguità. Ecco allora alcune precisazioni terminologiche, che tendono semplicemente ad indicare il senso delle parole. I documenti cui mi ispiro sono la Evangelii nuntiandi (Paolo VI) e la Redemptoris missio (Giovanni Paolo II).

a. EVANGELIZZAZIONE

È evangelizzazione sia il primo annuncio del Vangelo a chi non crede, sia quell’ulteriore annuncio che sempre è connesso con ogni atto di riproposizione del messaggio evangelico (omelie, catechesi, liturgie, ecc.).

• All’evangelizzazione delle persone si accompagna un’evangelizzazione delle culture che è l’impregnazione propositiva e critica che la vita secondo il vangelo attua nella mentalità e nei modi di vivere della gente.
• L’evangelizzazione può essere fatta in forma esplicita (annuncio, spiegazione verbale, celebrazione…) o implicita, con la testimonianza di una vita seriamente trasformata dal vangelo (per es. testimonianza della carità).
• Evangelizzare non significa necessariamente far cristiani tutti gli uomini né far tornare in chiesa tutti i battezzati e in particolare quelli che ci andavano e hanno smesso di andarci. Gesù ha evangelizzato bene anche a Nazaret o a Corazin o a Betsaida, dove la sua parola non è stata accolta (cf. Mc 6,6; Lc 10,13).
• Evangelizzare significa anzitutto promulgare la buona notizia con fatti e parole e attuare l’annuncio così che sia possibile, a chiunque abbia buona volontà, poter cogliere la buona notizia nelle sue forme più genuine e autentiche, e quindi approfondirla e, se lo decide, accoglierla.
• Dice la Redemptoris missio (n. 20): la Chiesa è a servizio del Regno; lo è anzitutto con l’annunzio che chiama alla conversione; la chiesa poi serve il Regno fondando comunità e istituendo chiese particolari e portandole alla maturazione della fede e della carità, inoltre diffondendo nel mondo i valori evangelici che del Regno sono espressione e aiutano gli uomini ad accogliere il disegno di Dio; infine serve il Regno anche con la sua intercessione.

Si evangelizza in molti modi. Tenendo presenti gli esempi contenuti nel Nuovo Testamento, possiamo distinguere i seguenti:

Evangelizzare per proclamazione: è il modo di Gesù che si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo” (Mc 1,14-15).
La proclamazione non è però limitata alle occasioni pubbliche. Può avvenire anche nel dialogo fraterno, come quello di Gesù con la samaritana (Gv 4) o coi discepoli di Emmaus (Lc 24).

Evangelizzare per convocazione: è l’andare a chiamare tutti al banchetto, come fanno i servi della parabola: “Andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete chiamateli alle nozze” (Mt 22,9).

Evangelizzare per attrazione: così fa la prima comunità di Gerusalemme che, anche senza inviare missionari, vede accorrere la folla dalle città vicine a Gerusalemme (At 5,16).

Evangelizzare per irradiazione: come la lampada sul candeliere o la città sul monte perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli (Mt 5,16), o come una lampada che arde e risplende, alla cui luce ci si rallegra (cf. Gv 5,35).
Si evangelizza con una condotta irreprensibile tra i pagani, perché… al vedere le vostre buone opere giungano a glorificare Dio nel giorno del giudizio (1 Pt 2,12).

Evangelizzare per contagio (è una sfumatura del modo precedente): come una lampada si accende da un’altra lampada, come un sorriso genera un altro sorriso. Può essere da persona a persona, da gruppo a gruppo, da gruppo a persone singole che sono contagiate dalla fede gioiosa di una comunità: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra” (Lc 12,49). “Anche se alcuni si rifiutano di credere alla Parola possono senza bisogno di parole essere conquistati considerando la vostra condotta” (1 Pt 3,1-2).

Evangelizzare per lievitazione: è un modo meno appariscente, più lento e nascosto, come il “lievito che una donna ha preso e impastato con tre misure di farina porche tutta si fermenti” (Mt 13,33). Questo vale in particolare per la evangelizzazione delle culture.

Tutti questi vari modi si integrano a vicenda.

b. MISSIONE

Significa mandato, invio. È il fatto di essere mandato da un altro per un compito. “Dio ha mandato il suo Figlio nel mondo perché il mondo abbia salvezza e vita” (cf Gv 3,16-17). Gli apostoli sono mandati da Gesù a tutti gli uomini ad annunciare il vangelo (cf. Mt 28,19; Mc 16,15).
La stessa parola designa anche il compito affidato. La Chiesa ha la missione di annunciare il vangelo, di custodirlo nei cuori e di farlo crescere. Mentre il primo annuncio è più propriamente la evangelizzazione, la custodia e il far crescere fanno parte dell’azione o missione pastorale della chiesa (pascere il gregge già radunato).
Ma, come ricorda la Catechesi tradendae (n.19), nella pratica l’azione pastorale, in particolare la catechesi, deve spesso sforzarsi non solo di nutrire e di insegnare la fede, ma di suscitarla incessantemente con l’aiuto della grazia, di aprire i cuori, di convertire, di preparare un adesione globale a Gesù Cristo per coloro che (anche se già esteriormente membri magari da tempo della comunità cristiana) sono ancora alle soglie della fede.

Giovanni Paolo II nella ‘Redemptoris missio’ ricorda che, all’interno dell’unica missione della Chiesa vi sono diverse attività secondo le diverse circostanze in cui essa si svolge (n. 33). Vi è l’attività missionaria propriamente detta, che è rivolta ai popoli e ai contesti socioculturali in cui Cristo non è ancora conosciuto. Vi è la testimonianza del Vangelo irradiata da comunità cristiane già ferventi: in esse si svolge l’attività o cura pastorale della chiesa.
Esiste infine una situazione intermedia, dove interi gruppi di battezzati hanno perduto il senso vivo della fede. In questi casi c’è bisogno di una nuova evangelizzazione o rievangelizzazione. Nella nostra diocesi siamo in questa terza situazione intermedia: gruppi di cristiani ferventi vivono accanto a cristiani tiepidi e a battezzati dimentichi quasi del loro battesimo. Non mancano anche i non battezzati.

Siamo in una situazione in cui la cura pastorale propriamente detta deve congiungersi con l’attività missionaria. È la situazione più complessa e difficile, quella che caratterizza in particolare la grande città. Non potremo mai affrontare la nostra complessa situazione intermedia se non promuovendo l’azione pastorale e missionaria dei preti, dei diaconi, dei religiosi e delle religiose, ma anche dei laici, di moltissimi giovani e ragazze, uomini e donne. Anzi, a essi è dato soprattutto evangelizzare per irradiazione, per contagio, per lievitazione, ma anche per proclamazione e comunicazione specialmente attraverso il dialogo amichevole e fraterno. Inoltre la comunità parrocchiale deve convincersi che può fare molto per attrazione, attuando modi concreti di vita comunitaria che rispecchino il vangelo.

È buona l’evangelizzazione per convocazione pubblica quale si può attuare ad esempio nelle grandi missioni popolari (ricordo la Missione di Milano voluta dal card. Montini). Ma questo non è l’unico modo, e non necessariamente il più efficace oggi nella grande città secolare. Se primo obiettivo della missione è la implantatio ecclesiae, si può dire che tale obiettivo è stato raggiunto da quasi due millenni nella nostra città. Non c’è nessuno che voglia avvicinarsi a Cristo mediante la Chiesa che non abbia qui oggi da noi i mezzi per farlo, almeno in linea di principio. Ma in pratica?

Ecco allora uno dei compiti della nostra missionarietà: far si che la possibilità di principio diventi una possibilità di fatto, un’occasione propizia per il più gran numero di persone che cercano con buona volontà.

Ma… e chi non cerca? E chi non ha la buona volontà di approfittare delle occasioni offerte? Gesù è mandato per coloro che accettano di essere malati e peccatori. Quelli che si credono sani non sentono il bisogno del medico. Cosi oggi molti si sentono non bisognosi di Cristo e tanto meno della Chiesa. Cosa fare per loro? Come cercarli?
Cristo cercava le pecore perdute, ma si è scontrato con coloro che ritenevano di non esserlo (come i farisei) e non volevano ammettere di esserlo. Tuttavia lo Spirito opera sempre nell’intimo dei cuori per aprirli al mistero della grazia e l’evangelizzatore vigila scrutando i momenti favorevoli per ciascuno.

La novità della cosiddetta nuova evangelizzazione non va cercata in nuove tecniche di annuncio, ma innanzitutto nel ritrovato entusiasmo di sentirsi credenti e nella fiducia nell’azione dello Spirito Santo che ogni giorno aggiunge alla comunità nuovi salvati (cf. At 2,48).
Non ci mancano né le parole da dire né gli strumenti pastorali. Ciò che è necessario è la gioia e l’entusiasmo della vita cristiana che scaturisce dalla contemplazione.

c. PASTORALE

Intesa come prassi pastorale (non come scienza) è la cura che la Chiesa ha di coloro che sono già battezzati e delle comunità cristiane per accompagnarli e sostenerli nell’itinerario verso la santità.
I confini fra pastorale dei fedeli, nuova evangelizzazione e attività missionaria specifica non sono nettamente definibili. La cura dei battezzati incontra spesso malati che credono di non avere bisogno del medico o che hanno perso ogni contatto con la Chiesa: in questo caso la pastorale si fa missionaria e si svolge perciò in un contesto di disponibilità e anche di ripulsa, di accettazione e anche di rifiuto. È una realtà che mette alla prova la nostra speranza.
Specialmente nel contesto attuale della città, essa è una lotta continua tra luce e tenebre, tra amore e pigrizia, tra dono gratuito e ripiegamento su di sé. Non c’è da aspettare per lo più successi clamorosi o conversioni in massa. Ma sono molti oggi a Milano coloro che ogni giorno silenziosamente passano l’arduo confine tra l’oscurità e la luce, tra la penombra e il calore del sole, come tanti sono quelli che nello stesso tempo passano silenziosamente la frontiera tra la verità e il buio, tra la certezza e l’incertezza, il dubbio, la sfiducia.
La presenza di molte e volonterose guide, preti e laici, attenti alle frontiere della fede, scoprirà questi sconfinamenti frequenti, aiuterà i dubbiosi, consiglierà gli smarriti, conforterà gli sfiduciati.

Sui confini tra fede e incredulità si può attuare uno straordinario apostolato del dialogo, del conforto, dell’esempio. La pastorale nella città deve mettere il più gran numero possibile di battezzati in grado di far da guide esperte e amorevoli in questi sconfinamenti difficili che si attuano ogni giorno nella città.

Concludo richiamando quali sono i grandi attori della missione. È dalla missione del Figlio e dalla missione dello Spirito Santo che deriva, secondo il piano di Dio Padre, la Chiesa missionaria. Mediante la Chiesa ci raggiunge nel tempo l’azione missionaria di Gesù grazie all’opera dello Spirito Santo. È lo Spirito il grande promotore della missione quotidiana dei cristiani anche negli ambienti più difficili della città moderna. Il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa… Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore (Gv 14,26-27).

Estratti della Lettera (1991)

http://www.macarioi.it

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Questa voce è stata pubblicata il 08/10/2019 da in ITALIANO, Vocazione e Missione con tag , , .

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Combonianum è stata una pubblicazione interna nata tra gli studenti comboniani nel 1935. Ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e di patrimonio carismatico.
Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
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