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Lectio sul Libro del Profeta Malachia


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INTRODUZIONE AL LIBRO DI MALACHIA

Autore e ambiente storico

È probabile che questo libro fosse anonimo: lo si è attribuito a un profeta Malachia interpretando come nome proprio l’espressione che ricorre in 3,1, che in ebraico significa ‘il mio messaggero’.
Questo profeta svolge la sua missione alcuni decenni dopo la ricostruzione del tempio, avvenuta negli anni 520-515 a.C. per opera degli Israeliti tornati dall’esilio, sotto la spinta della predicazione dei profeti Aggeo e Zaccaria.
Le speranze che questi due profeti avevano suscitato non si erano però ancora realizzate e lo scoraggiamento aveva scosso la fede degli Israeliti. Il culto a Dio nel tempio era stato organizzato da anni, ma i sacerdoti lo svolgevano con indolenza. Così facendo, essi allontanavano gli Israeliti dall’osservanza della legge del Signore. Di conseguenza si indebolivano sempre più anche le forme di solidarietà e fraternità tra il popolo. Il profeta reagisce a questa situazione.

Caratteristiche principali

Il profeta denunzia la falsità e la trascuratezza dei sacerdoti e il comportamento della gente, che non vive secondo gli insegnamenti del Signore. I cattivi raccolti sono, per il profeta, un segno del giudizio di Dio. Egli, infatti, sta per intervenire contro tutti quelli che praticano l’idolatria e l’ingiustizia e non rispettano il Signore, conducendo una vita contraria alla sua legge. Ma chi ritornerà a lui e osserverà i suoi comandamenti sarà benedetto.
Dio sta per mandare un messaggero a preparare la strada per la sua venuta e a proclamare l’alleanza con il suo popolo (c. 3). Anche in questo libro si parla del giorno del Signore, che sarà preceduto dal ritorno del profeta Elia (3,22-24).
L’invito del profeta a prepararsi all’incontro con Dio vale per gli uomini di tutti i tempi. Nei vangeli l’annunzio di un messaggero che prepara la strada al Signore sarà ripreso e riferito a Giovanni il Battezzatore (vedi Matteo 11,10; 17,11-13; Luca 1,17; 7,27; Marco 1,2).

Schema

— Il Signore ha scelto Israele 1,1-5
— I sacerdoti infedeli e il culto autentico 1,6–2,16
— Il messaggero e il giudizio finale nel giorno del Signore 2,17–3,24

http://www.bible.com

IL LIBRO DI MALACHIA
Malachia il messaggero di Dio

Chi era Malachia

1:1 Oracolo, parola del SIGNORE, rivolta a Israele per mezzo di Malachia.
Malachia è nelle nostre Bibbie l’ultimo dei profeti ‘minori’ ; Tutto quello che sappiamo di lui è il suo nome che significa ‘mio messaggero’ ; alcuni sostengono sia il vero nome del profeta altri un semplice appellativo, una qualifica.

Non sappiamo nulla di lui e nessuna indicazione personale è riportata nel libro ma da alcune indicazioni possiamo risalire almeno al tempo in cui lo scritto fu redatto e stimare la data della sua composizione:

1. Non si fa menzione di re nazionale ma solo di un ‘governatore’ (1:8, Neemia 5:14)
2. Non c’è menzione del peccato di idolatria (il grande problema pre-esilio di Israele)
3. Il libro tratta dei problemi relativi alla infedeltà dei sacerdoti levitici (1:8) che sottointende l’esistenza di un tempio (il secondo tempio ricostruito dopo la cattività Babilonese da Zorobabele)

Alcuni collocano il ministerio di Malachia durante l’assenza di Neemia (432 aC Neemia 13:6) considerando che i problemi già denunciati nel libro di Neemia sono molto simili a quelli affrontati nel libro di Malachia (infedeltà nel servizio sacro Neemia 13:7 , infedeltà nelle offerte Neemia 13:10). In conclusione si può ipotizzare che Malachia esercitò il suo ministerio profetico tra il 440 e il 400 aC.

Il libro inizia con il termine ebraico ‘massa’ – ‘oracolo’ che può essere tradotto anche con ‘peso’. E’un messaggio ‘pesante’, scritto in uno stile diretto e semplice; Malachia è un profeta senza ‘peli sulla lingua’. ‘Io non prendo alcun piacere in voi … voi mi trattate con disprezzo…’

I temi ricorrenti nel testo:

I messaggeri
1. Malachia il profeta, messaggero dell’oracolo di Dio
2. Israele e i suoi sacerdoti messaggeri infedeli (2:7)
3. Il messaggero precursore del Messia (3:1 – 4:5-6)
4. Il Messia messaggio incarnato

Le domande del popolo sviato
«Io vi ho amati», dice il SIGNORE; «e voi dite: “In che modo ci hai amati?”
Il testo è un dialogo accorato, un botta e risposta tra l’Eterno e il suo popolo in preda al generale sviamento. Per nove volte nel libro Dio rivela i loro sentimenti … Le domande e le affermazioni del popolo rivelano il loro completo accecamento spirituale, un atteggiamento giustificatorio delle proprie azioni, una profonda non-conoscenza del loro Dio, ipocrisia :

  1. 1:2 In che modo ci hai amati ?
  2. 1:6 In che modo abbiamo disprezzato il tuo nome ?
  3. 1:7 In che modo ti abbiamo contaminato ?
  4. 1:12-13 Ah che fatica !
  5. 2:13-14 Perché ?
  6. 2:17 In che modo lo stanchiamo ?
  7. 3:7 In che modo dobbiamo tornare ?
  8. 3:8 In che cosa ti abbiamo derubato ?
  9. 3:13 Che abbiamo detto contro di Te ?

Ad ogni domanda segue una risposta diretta a volte sarcastica, una contro-domanda, questa volta di Dio, posta in modo di facilitare la comprensione del problema… (v.1:2-8 ecc)
Malachia è l’ultimo dei profeti dell’AT, il libro termina con la promessa del ritorno di Elia; Dovranno passare 400 anni, nei quali non si leverà più una profetica, saranno gli anni del ‘silenzio di Dio’, che verrà rotto come promesso dalla venuta del precursore del Messia: Giovanni battista. (Matteo 3:1-2, Matteo 17:10-13)

La venuta del ‘giorno del Signore
Negli ultimi due capitoli il testo fa riferimento a temi escatologici:

  • La venuta del precursore del Messia
  • La venuta del Messia
  • La venuta del ‘giorno del Signore’.

L’ultima parola dell’AT è una minaccia di ‘sterminio’ ma l’ultima parola del NT è sulla ‘grazia del Signore Gesù Cristo’.

Valerio Mungaì
http://www.torraccia.net

Lectio divina sul Profeta MALACHIA
Il popolo è stanco, svogliato, sfiduciato
Pino Stancari s.j.

Abbiamo a che fare con profeti che si avvicendano nel corso di una storia che passa attraverso i secoli. Zaccaria nel primo periodo dopo il rientro dall’esilio; poi il Deutero-Zaccaria, cioè uno o più profeti rimasti anonimi, un paio di secoli più avanti, 4° o 3° secolo a.C., successivamente a quella svolta così clamorosa nella storia dell’Oriente antico connessa alla comparsa di Alessandro il Macedone.
La questione di fondo è: ma che cosa sta realmente succedendo? Riflettiamo sugli eventi della storia umana per scoprire dov’è Dio, che cosa sta facendo Lui; ricordate che la lettura del Deutero-Zaccaria ci ha portato dinanzi alla figura del Trafitto.
Successivamente al libro di Zaccaria nelle nostre Bibbie troviamo il libro di Malachia, costituito da soli tre capitoli. Già avevamo constatato che il libro di Malachia è raccordato alle pagine del Deutero-Zaccaria mediante il termine Massà, Oracolo, che si ripete tre volte: nel cap. 9 v.1, nel cap. 12 v. 1 del Deutero-Zaccaria ed ora all’inizio del libro di Malachia; è come se quest’ultimo si inserisse in appendice del libro di Zaccaria, all’interno di una composizione che in maniera molto schematica, ma non insignificante, è segnalata dalla comparsa di quel termine: Massà, che vuol dire carico, ovvero peso di cui si fa carico il profeta, assegnato alla responsabilità di chi è in ascolto della parola del Signore, chiamato ad assumere anche l’impegno di decifrare il senso degli eventi, di contemplare e quindi testimoniare la presenza viva ed operosa del Signore in essi.

Malachia è un nome proprio, ma anche un nome comune: malach vuol dire messaggero, che tradotto in greco diventa ànghelòs, ovvero angelo, messaggero. E’ dunque un termine che identifica un personaggio, e serve ad indicare più esattamente un profeta che rimane anonimo sotto il titolo di messaggero, messaggero per antonomasia, in un contesto ove sembra che la comunicazione sia abbastanza spenta.
Il contesto storico ci costringe a retrocedere rispetto all’epoca cui eravamo giunti, rispetto al 4°-3° secolo A.C.: ora siamo nel 5° secolo A.C., periodo caratterizzato dalla ricostruzione del Tempio, dalla rinnovata organizzazione del culto che viene celebrato nel Tempio. Zaccaria svolgeva il suo ministero profetico nel primissimo periodo dopo il rientro del popolo d’Israele dall’esilio, con le carovane che si erano messe in cammino dopo l’editto di Ciro del 538, fino a quando a Gerusalemme fu riattivato il culto.
Sono passate alcune generazioni, siamo nel corso del 5° secolo A. C., e la situazione si è consolidata, per certi versi rasserenata. La situazione generale rimane tuttavia segnata da note di avvilimento, stanchezza: gli eventi non corrispondono alle grandi aspettative suscitate dalla predicazione dei profeti durante l’esilio, alle prospettive entusiasmanti, che invitavano il popolo ad affacciarsi su orizzonti splendenti nella luce di una nuova creazione; ecco invece, con il passare degli anni, decenni, generazioni, la vita si trascina fiaccamente: si coglie una nota di sfiducia, inconsistenza, apatia, sullo sfondo delle pagine che ora leggiamo.
D’altra parte è pur vero che la vita è ormai impostata e quella piccola realtà comunitaria, che nel contesto del grande impero Persiano vive nella terra d’Israele, ha una sua configurazione oggettiva, dei suoi ritmi legati alla celebrazione del culto; ma senza dubbio il nostro profeta ha a che fare con situazioni che nella loro visibilità esterna manifestano una realtà molto modesta, che tende a diluirsi in vicende che sembrano uscire dalla scena della storia umana. Non si tratta di situazioni colte nei dati visibili degli eventi, bensì condizioni interiori, di coscienza, che riguardano gli atteggiamenti profondi dell’animo umano, le motivazioni e un certo tran tran del procedere di un cammino che riguarda il popolo di Dio che è ritornato nella sua terra; ma questo tran tran è espressione di una consumazione interiore, di un esaurimento delle forze morali, spirituali. La realtà esterna è ridotta ai minimi termini; quello che ci interessa massimamente è questo stato di progressivo esaurimento per quanto riguarda la tensione degli animi.

La predicazione di Malachia si deposita in una forma singolare: ci troviamo dinanzi ad una serie di sei verbali di conversazioni comunitarie, in un confronto ove si parte da un’osservazione seguita da un’obiezione, poi una ripresa, cercando di realizzare un discernimento comunitario. La parola del Signore irrompe a modo suo, ma la fatica di questa elaborazione dialogica, di questa conversazione comunitaria, che viene poi depositata, verbalizzata in forma scritta, conferma le considerazioni di poc’anzi: abbiamo a che fare con animi che si interrogano riguardo questioni gravi ed impegnative, dimostrando la propensione a banalizzare, vanificare, rinnegare il patrimonio di un’eredità di fede che generazioni e generazioni, nel corso di un lungo passato, hanno trasmesso. Leggiamo ora questi sei verbali di conversazioni, momenti di incontro per il discernimento.

Vedi testo pdf della Lectio 

http://www.incontripioparisi.it

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Questa voce è stata pubblicata il 10/10/2019 da in Bibbia, ITALIANO, Lectio Divina con tag , , .

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Combonianum è stata una pubblicazione interna nata tra gli studenti comboniani nel 1935. Ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e di patrimonio carismatico.
Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
Pereira Manuel João (MJ)
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