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Africa in ginocchio

EMERGENZA CLIMATICA


Africa in ginocchio

Rifugiati somali attendono nei pressi di un campo rifugiati dell’UNHCR a Dadaab, Kenya – Foto © Jerome Delay per AP

Inondazioni, siccità, conflitti: come il cambiamento climatico sta rendendo il Continente più fragile

MARCO GRIECO
15.11.2019
http://www.interris.it

Un’ Africa sempre più percossa dal tempo: è il quadro che emerge dalle cifre diffuse dalle agenzie umanitarie relative ai fenomeni metereologici estremi che stanno imperversando sull’interno Continente. I numeri riportati dalla rivista Africa sono impressionanti: almeno 52 milioni di persone in diciotto Paesi africani rischiano di morire di fame a causa degli effetti del repentino cambiamento climatico in atto. In alcuni Stati, ad acuire il fenomeno naturale ci sono i conflitti locali. Sempre secondo Africa, la parte centro-orientale del Continente è falcidiata da una tremenda siccità, la più grave degli ultimi 40 anni – dicono gli esperti. Il problema che, invece, interessa l’Africa australe riguarda l’allarme denutrizione che coinvolge quasi sei milioni di persone, con oltre due milioni di Africani che soffrono la fameGli Stati che versano nelle condizioni più gravi sono il Corno d’Africa, il Sud Sudan – dove circa 900.000 persone sono state colpite da alluvioni – e la Somalia. Rispetto al passato, la crisi ambientale non è più circoscritta a regioni specifiche o a periodi stagionali. Per questo, la crisi ambientale si riflette su migliaia di sfollati che rendono ancora più fragile il territorio. Sotto questo punto di vista, la fragilità che vive il Continente è su più livelli: ecologico, sociale e politico.

Africa sott’acqua, Africa senz’acqua

In Africa centro-orientale sono almeno sedici i Paesi alle prese con un’intensità delle piogge mai vista. In Tunisia, il maltempo che qualche giorno fa ha colpito il sud Italia, ha isolato diverse aree del Governatorato di Jendouba tanto da costringere il Ministero dell’Istruzione tunisino a chiudere le classi in diverse città. Secondo quanto riporta il bollettino diramato il 4 novembre scorso dalla sezione che si occupa di Africa orientale e meridionale dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari (ROSEA), le esondazioni provocati dalle piogge torrenziali hanno colpito almeno 2,5 milioni di persone, causando evacuazioni forzate e perdite di proprietà, colture e bestiame. In Africa australe, fa da contraltare un aumento anomalo delle temperature: con 51°C di media – il doppio rispetto alla media globale – ad essere minacciato è l’intero sistema economico del Paese. Secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), in Africa australe sono presenti “sei dei nove Paesi africano maggiormente esposti a condizioni climatiche avverse nei prossimi anni”, dalla Repubblica Democratica del Congo allo Zimbabwe”: “Dalle alluvioni alla siccità, questi eventi estremi sono una diretta conseguenza di cattive politiche energetiche, della inutile combustione di fonti fossili e dell’imprudente distruzione delle nostre foreste” ha dichiarato Amos Wemanya, di Greenpeace Africa. Le Nazioni Unite monitorano con attenzione la situazione. L’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari rileva, sulla base dei dati diffusi a ottobre scorso, che in Sud Sudan le inondazioni hanno devastato ampie aree del Paese a partire da luglio, colpendo circa 908.000 persone, 420.000 delle quali hanno bisogno di assistenza umanitaria urgente. In Etiopia, sono state colpite circa 600.000 persone, e 200.000 sono sfollati. In Somalia e in Kenya la minaccia più grande riguarda l’esondazione dei fiumi. La Tanzania già conta le ultime vittime: oltre 40 morti solamente nelle regione del Tanga.

L’appello dei ricercatori

Qualche giorno fa undici mila ricercatori da 153 Paesi hanno lanciato un allarme congiunto per affermare, come se le manifestazioni dei Fridays For Future non fossero bastate, che la Terra è in piena emergenza climatica e, se non si farà nulla, ci si devono attendere gravi conseguenze. “Cosa significa fare qualcosa? – si domandano i ricercatori -. Per l’Africa, noi scienziati e analisti diciamo che la prima necessità è che ci sia stabilità, che i governi concentrino i loro sforzi su assistenza e agricoltura e che gli effetti moltiplicatori delle guerre siano fermate”. Un ultimo, accorato appello per fermare un’emoraggia che spesso, da un altro emisfero, stentiamo a vedere.

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Questa voce è stata pubblicata il 17/11/2019 da in Attualità sociale, ITALIANO con tag , .

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