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I credenti e il Belpaese: l’ora della pluriappartenenza 


Conte, Di Maio e Salvini

di Nando Pagnoncelli
https://www.vitaepensiero.it/

I dati più recenti segnalano un ulteriore calo dei cattolici: il rapporto degli italiani con la religione è sempre meno solido e più articolato. E non esiste più una vera specificità cattolica nell’approccio alla politica e nell’espressione del voto.

Il rapporto degli italiani con il cattolicesimo diventa sempre meno solido e sempre più articolato. Ipsos, da più di dieci anni, costruisce una segmentazione dei cattolici sulla base di una serie di domande (religione professata, frequenza alle funzioni religiose, attività di volontariato in ambito religioso). Ciò consente di costruire sei gruppi (dai cattolici impegnati che frequentano almeno settimanalmente le funzioni religiose e prestano attività volontaria, agli assidui che frequentano con regolarità ma non sono impegnati, ai saltuari che frequentano più raramente le funzioni, ai non praticanti, ai non credenti, fino ai credenti in altre religioni).
Oggi i cattolici impegnati sono il 9% della popolazione, con un calo, nell’ultimo decennio, di circa due punti; i cattolici assidui sono circa il 14%, con una contrazione evidente nel decennio, dato che nel 2009 erano il 21% degli italiani adulti. In contrazione anche il segmento dei saltuari, cattolici tiepidi, che non frequentano regolarmente le funzioni religiose (dal 39% di dieci anni fa al 34% attuale). Stabili i non praticanti (intorno al 12% degli italiani). In netta crescita il segmento di coloro che si definiscono esplicitamente non credenti, che si avvicinano al raddoppio, passando dal 14% del 2009 al 27% attuale.
In sostanza si tratta 
di un brusco redistribuirsi degli italiani nel rapporto con la religione. La presenza di cattolici si riduce fortemente tra i più giovani: il 46% tra i 18 e i 24 anni e il 39% tra i 25 e i 34 si dichiara non credente. Si contrae inoltre fra i titoli di studio più elevati (i non credenti sono un terzo dei laureati), fra gli studenti, in generale tra chi lavora, al Nord. I segmenti in cui si mantiene un rilevante rapporto con la pratica religiosa sono le classi di età più elevate, le casalinghe e i pensionati, il Sud del Paese. 

Sembra quindi un processo di secolarizzazione in cui, classicamente, i ceti più “dinamici” si staccano dalla religione, procedendo per differenti percorsi, in cui il tema della trascendenza si riarticola, prendendo, come altre ricerche e suggestioni ci dicono, pieghe che si orientano verso una religiosità debole, “fai da te”, che porta ad accettare o a rifiutare del magistero ciò che è più o meno in sintonia con il proprio stile di vita. La riduzione del segmento dei cattolici vicini (impegnati e assidui) non porta però a una radicale differenziazione di questi gruppi in relazione ai principali indicatori di opinione e di comportamento politico. È, dunque, utile un’analisi degli orientamenti politici dei cattolici al fine di indagare meglio quali siano (e se ci siano) tratti valoriali e comportamentali che definiscono i cattolici. 

Prima di tutto è necessario analizzare il voto, rifacendoci al comportamento tenuto alle recenti elezioni europee. È indubbio che le europee non siano le consultazioni più adatte per questo tipo di analisi, a causa di un’astensione piuttosto consistente, che fa sì che una quota importante di elettori sia relegata appunto in quest’area “grigia”. Tuttavia, l’ampia e crescente volatilità elettorale evidenziata dal comportamento di voto degli italiani, – e continuamente confermata dai dati di sondaggio che vedono, in tempi anche brevi, cambiamenti molto importanti degli orientamenti degli elettori – rendono necessario rifarsi a questa ultima consultazione, che ha visto appunto una sorta di terremoto con il netto successo della Lega (ha fatto registrare un aumento di 3,4 milioni di voti), e la evidente contrazione del MoVimento 5stelle (ha perso circa 6,2 milioni di voti). 

Parliamo innanzitutto della partecipazione al voto che è risultata pari al 45,9%, aggiungendo agli astensionisti le schede bianche e nulle. Tra i cattolici che partecipano settimanalmente alle funzioni religiose si registra il picco più elevato di astensione (52%) e tra coloro che hanno una frequenza mensile alla messa raggiunge il 45%, leggermente al di sotto della media nazionale. Insomma, i credenti non hanno espresso un’elevata mobilitazione. 

La Lega si afferma come il partito più votato tra i cattolici, sia tra i praticanti assidui (32,7%) sia tra coloro che hanno una frequenza alla messa più saltuaria (38,4%) o occasionale (35,4%). Nel breve volgere di 15 mesi, dalle politiche alle europee, tra i credenti – indipendentemente dalla frequenza alla messa – la Lega da quarto partito nel 2018 (dopo MoVimento 5stelle, Pd e Forza Italia) è diventato il primo partito, precedendo Pd, MoVimento 5stelle e Forza Italia. Il Partito Democratico ha ottenuto i migliori risultati tra i praticanti assidui (26,9%) e si mantiene intorno al 20% tra i credenti con pratica religiosa meno assidua. Al contrario, il MoVimento 5stelle ottiene un consenso più contenuto tra coloro che partecipano settimanalmente alla messa (14,3%) e il consenso più elevato tra i non credenti (18,9%). Se sommiamo i voti delle due coalizioni, tra i credenti il centrodestra costituito da Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia è saldamente in vantaggio sul centrosinistra avvicinandosi alla maggioranza assoluta tra i praticanti assidui (48,2%) e superandola ampiamente tra quelli saltuari (55,9%) e gli occasionali (53,2%). 

La nascita del governo giallo-verde, nel giugno 2018, aveva segnato una profonda discontinuità politica nel nostro Paese, che ha visto affermarsi il primo governo, tra i Paesi fondatori dell’Unione Europea, con tratti “populisti” e sovranisti. Il programma del governo, e la sua applicazione concreta, aveva aspetti complessi, ma con tutta evidenza la Lega e Salvini hanno preso il sopravvento sul MoVimento 5stelle, progressivamente e nettamente. Qualificando l’operato del governo, almeno in termini comunicativi, come sempre più spostato nell’area della chiusura e del sovranismo. Con la rigida politica anti immigrati come elemento caratterizzante. Tuttavia, il consenso al governo e al presidente del Consiglio è risultato molto elevato anche tra i cattolici più sensibili. Anzi, proprio tra i cattolici praticanti si massimizzava il giudizio sull’operato dell’esecutivo e del premier. E si manteneva alto anche il gradimento di Salvini, apprezzato dalla metà degli assidui (51%) e dei saltuari (48%). 

Per quel che riguarda il governo e il presidente del Consiglio, i cattolici più vicini rispecchiavano l’opinione prevalente tra gli italiani: il governo del “cambiamento” ha ottenuto, sino alle ultime settimane di vita, una valutazione lusinghiera, per diverse ragioni. La capacità di tenere alta la comunicazione sui temi “caldi”, dall’immigrazione al rapporto con l’Europa, dai provvedimenti sociali a favore dei ceti deboli (per quanto con diffuse perplessità sul reddito di cittadinanza) sino all’intervento sulla riforma delle pensioni. Il presidente del Consiglio Conte, a sua volta, ha mantenuto consensi assai elevati perché apparso sempre più in grado (in termini di percezione) di comporre, quale “garante” del contratto di governo, i conflitti derivanti dallo scontro continuo tra i due vicepremier, e di accreditarsi a livello internazionale, per esempio contribuendo a evitare la procedura di infrazione che l’Ue era sul punto di comminare all’Italia. 

L’apprezzamento per Conte si mantiene elevato anche al cambio di governo: la maggioranza dei cattolici assidui (il 60%) esprime un giudizio positivo per il presidente del Consiglio e apprezza maggiormente anche il nuovo governo, che pure ha creato ampie perplessità nel Paese ottenendo il consenso di poco più di un terzo degli italiani. Tra chi frequenta settimanalmente le funzioni religiose i voti positivi e negativi sul Conte bis sostanzialmente si equivalgono. 

Matteo Salvini oggi sconta nell’opinione pubblica un vistoso calo di gradimento, a causa delle responsabilità che ha avuto nel porre te mine all’esperienza del governo giallo-verde. Anche nel mondo cattolico il calo di popolarità del leader leghista risulta ragguardevole. Tralasciando le opinioni del momento attuale, l’elevato gradimento di Salvini registrato anche tra i fedeli nell’ultimo anno deriva prevalentemente dai temi dei migranti e della sicurezza. Riguardo al primo, per quanto la Chiesa e il Papa si siano esplicitamente e con fervore espressi per una politica di accoglienza, sia pur “temperata”, anche tra i cattolici più assidui prevale un atteggiamento di condivisione delle politiche più restrittive. Nei momenti della polemica più aspra con le Ong e della politica di intransigente chiusura dei porti praticata da Salvini, la maggioranza relativa dei cattolici impegnati (il 44%) sposava la linea intransigente di impedire qualunque sbarco, consenso che arrivava alla maggioranza assoluta tra i cattolici assidui (51%). Anche se comunque questi segmenti hanno un atteggiamento di condivisione sia dello ius soli sia dello ius culturae. In qualche modo anche qui ci si vuole proteggere da ciò che si percepisce come aggressione (gli sbarchi), mentre si accetta una politica di integrazione di chi già è sul nostro territorio.

Il tema migratorio è influenzato da una percezione largamente distorta del fenomeno, che si traduce in una significativa sovrastima degli stranieri presenti in Italia, basti pensare che in media gli italiani ritengono che gli stranieri rappresentino il 30% della popolazione residente contro il 10% reale, sono convinti che i mussulmani siano il 20% dei residenti contro il 4% e, secondo Eurobarometro, il 47% degli intervistati è convinto che i clandestini siano più numerosi degli stranieri presenti legalmente in Italia, mentre solo il 16% è, correttamente, persuaso del contrario. I credenti praticanti – più anziani e meno istruiti – risultano più sensibili agli allarmi sociali e più “permeabili” rispetto alla semplificazione del linguaggio e delle proposte politiche: a fronte di una invasione “percepita” è più convincente la chiusura dei porti rispetto all’appello all’accoglienza. Lo stesso vale per i temi riguardanti la sicurezza. Questa ambivalenza di fondo – rapporti sereni e civili con gli stranieri residenti, ma chiusura nei confronti dei nuovi arrivi – è ben rappresentata dalle mamme di una parrocchia del Nord Italia che sono solite trascorrere la domenica pomeriggio a cucire i vestitini per i bambini di famiglie straniere poco abbienti ma si dichiarano favorevoli alla linea della fermezza e alla chiusura dei porti e si esprimono con entusiasmo nei confronti di Salvini. Oppure all’attivista della Lega che si prodiga per cercare una camicia da notte e una vestaglia per una donna nigeriana sola e in procinto di partorire. Oppure ancora i giovani animatori del Centro di ricreazione estivo di una parrocchia che partecipano al raduno leghista di Pontida, dopo aver trascorso l’intera estate condividendo tutti i percorsi formativi proposti dal giovane curato. 

Indubbiamente le novità introdotte da Salvini nello stile e nei contenuti della comunicazione politica hanno fatto breccia in una parte importante della popolazione e del mondo cattolico italiano. La semplificazione del linguaggio, che spesso è risultato brutale e aggressivo, nonché il ricorso a frasi e immagini che controbilanciano la durezza di alcune espressioni, ha prodotto un processo di forte identificazione («parla come parlo io, è come uno di noi»). Mostrarsi al pubblico mentre si fa colazione con una fetta di pane e Nutella o si mette lo smalto sulle unghie della propria bambina, utilizzare frequentemente la locuzione «lo dico da papà», per non parlare dell’esibizione dei simboli religiosi – dall’ostentazione del bacio al rosario, alla frequente invocazione della Madonna – insomma, tutto ciò ha rassicurato una parte importante dei credenti e delle proposte di Salvini ha reso accettabile anche ciò che non è esattamente in sintonia con quanto esprime papa Francesco. 

Le ambivalenti opinioni che prevalgono tra i credenti riguardo al tema dei migranti non sono dissimili da quelle che le ricerche sociali fanno registrare riguardo ad altre questioni, dalla famiglia alla morale sessuale, dall’uso del denaro al rispetto delle leggi, dalla protezione sociale al concetto di bene comune. 

La lettura di queste dinamiche induce a sottolineare un paio di elementi. Il primo è la conferma che non esiste una vera specificità cattolica nell’approccio alla politica e nelle scelte di voto. Il secondo tema riguarda la relazione tra la Chiesa e le opinioni dei cattolici. Come abbiamo visto in diversi casi le opinioni non sono allineate, anche nei segmenti più attenti al magistero della Chiesa. E le opinioni si articolano sempre su più livelli e su diversi aspetti. 

Abbiamo visto crescere, nel mondo occidentale, ma non solo, un processo di diffusa individualizzazione. Le classiche forze e agenzie di organizzazione del consenso (e che costruivano pedagogia di massa), hanno visto ridurre i loro spazi e il loro peso. Sia per un processo culturale (l’omologazione progressiva) sia sociale (le nuove articolazioni del lavoro e il cambiamento nella struttura sociale). Questo fa sì che conti sempre più l’opinione individuale, anche perché le forze intermedie sembrano non riuscire ad avere un ruolo concreto nella quotidianità di molti. È un processo che coinvolge anche la Chiesa, le cui indicazioni sono ascoltate ma non necessariamente seguite. Nelle nostre ricerche, anche quelle che riguardano gli aspetti più profondi della religiosità, emerge comunque una prevalenza della propria coscienza: ascolto ma poi decido da solo. Scegliendo quello che più si adatta a ciò che si pensa. 

Anche perché l’appartenenza non è più univoca e “totale”. Oggi ci troviamo in una situazione di pluriappartenenza, di identità multiple, di un io patchwork come diceva Remo Bodei. Che spesso, oggi, trova modalità narcisistiche di esprimersi. Fede e politica sono due frammenti dell’identità individuale, frammenti che conformano sempre meno le opinioni e gli atteggiamenti dei credenti che paiono essere lontani da una visione unica e coerente di se stessi. Questo passaggio, e la necessità di rapportarsi ad esso, è centrale anche per la Chiesa. E i cattolici sono parte di questa mutevole società. 

Nando Pagnoncelli è presidente di Ipsos Italia. Insegna Teoria e tecniche della rappresentazione dell’opinione pubblica alla Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, nonché Analisi della pubblica opinione nella Facoltà di Scienze politiche e sociali dello stesso Ateneo. Ha scritto numerosi articoli per quotidiani e settimanali, nonché saggi sul tema dei sondaggi d’opinione e su argomenti di attualità sociale: l’ultimo si intitola La penisola che non c’è. La realtà su misura degli italiani (2019). 

 

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Questa voce è stata pubblicata il 22/11/2019 da in Attualità sociale, ITALIANO con tag , .

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Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
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