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Sud Sudan – Comboniani : “Accompagnare la popolazione verso un cammino di pace e riconciliazione”


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SUD SUDAN – I Comboniani: “Accompagnare la popolazione verso un cammino di pace e riconciliazione”

Juba (Agenzia Fides) – “I leader sud sudanesi hanno l’obbligo morale nei confronti dei loro cittadini di promuovere reali prospettive di pace, sviluppo e democrazia nel paese”. A dirlo in un’intervista all’Agenzia Fides è padre Daniele Moschetti, missionario comboniano, commentando la difficile situazione in cui versa attualmente il Sud Sudan. A poco più di un anno dall’accordo di pace siglato ad Addis Abeba dal presidente Salva Kiir, e dal leader ribelle, l’ex vice presidente Riek Machar, per porre fine alla sanguinosa guerra civile scoppiata nel dicembre 2013, sono ancora molte le questioni da risolvere nel Paese africano: “Gli scontri a fuoco fra le diverse fazioni sono continui e molte strade sono impraticabili: gli unici collegamenti interni si fanno con gli aerei”, riferisce p. Moschetti.

“Inoltre – aggiunge – le violente alluvioni di queste ultime settimane hanno messo a dura prova una realtà già compromessa, interessando vaste aree di territorio e inghiottendo interi villaggi”. La situazione è resa ancor più drammatica dalla crisi umanitaria che affligge la maggior parte della popolazione: “Mancano le risorse per garantire l’assistenza e la protezione necessarie, il numero di sfollati è impressionante: oltre tre milioni di sud sudanesi sono fuggiti dalle loro case dal dicembre 2013 cercando di raggiungere altre regioni o paesi vicini in cerca di cibo e sicurezza e oltre 200mila sfollati interni vivono nei campi delle Nazioni Unite per paura di ritorsioni e violenza”. L’emergenza riguarda soprattutto i minori: “Il futuro del Paese è profondamente a rischio: il 63 % dei rifugiati sono bambini che non hanno avuto alcun accesso all’istruzione”.

Padre Daniele per sette anni è stato superiore provinciale in Sud Sudan e da questa esperienza, qualche anno fa, è nato anche un libro. “L’indipendenza – osserva – non ha significato una vita migliore per la popolazione in Sud Sudan, ad oggi il paese è ancora caratterizzato da profonde differenze: le divisioni politiche e i giochi di potere – rileva – hanno minato fin dall’inizio la possibilità di avviare una convivenza pacifica tra i diversi popoli che compongono il mosaico etnico di questo paese e che hanno sempre vissuto in gruppi separati con un forte senso di rivalità tribale”. Durante questi anni la Chiesa cattolica ha sempre fatto sentire la sua voce ed è stata vicina alla popolazione. “Alla vigilia dell’indipendenza – racconta il missionario – la Chiesa lanciò una campagna per costruire un più profondo senso di cittadinanza. L’obiettivo era sviluppare un senso di nazionalità e contribuire a creare un paese in cui tutti gli abitanti fossero trattati con pari dignità e giustizia”.

“I recenti eventi nel Sud Sudan hanno dimostrato che la libertà non è una condizione sufficiente per una convivenza pacifica, per garantire degne condizioni di vita e pari diritti per tutti”. Oggi, infatti, dopo lo slittamento di ulteriori cento giorni a partire dallo scorso 12 novembre – scadenza fissata per la formazione di un governo di unità di transizione – non si intravedono spiragli positivi: “L’opposizione – riporta p. Moschetti – ha chiesto un rinvio di tre mesi con la motivazione di tre nodi principali: la sicurezza, l’integrazione delle reclute, la formazione di un esercito nazionale e l’amministrazione dei nuovi 32 stati”.

Attualmente, la Chiesa, le congregazioni missionarie e religiose nel paese sono di nuovo “in prima linea” per promuovere il processo di riconciliazione: “Costruire la pace e la guarigione umana sono tra i principali scopi che l’Associazione dei Superiori Religiosi del Sud Sudan, che comprende 46 congregazioni, sta cercando di raggiungere attraverso il centro per la formazione umana e spirituale”, riferisce p. Daniele. Fondato nel 2016 a Rejaf, vicino alla prima missione dei missionari comboniani nel Sud Sudan, che risale al 1919, in questo centro “i missionari sono impegnati a curare i traumi causati dalla guerra e dalla violenza all’interno delle comunità”, chiarisce. “Attraverso ritiri spirituali, seminari e corsi di formazione – conclude il Comboniano – diamo un sostegno alle persone di diverse tribù a incontrarsi, conoscersi, superare pregiudizi e condividere non solo paure e sofferenze, ma anche diversi patrimoni culturali e aspirazioni per il futuro”. (ES) (Agenzia Fides 30/11/2019)

Sud Sudan: l’opera dei missionari è un appello alla fratellanza

Si è tenuta ieri l’assemblea generale di “Solidarity with South Sudan”. Intervista con la religiosa comboniana, suor Maria Teresa Ronchi

Sean Lovett e Amedeo Lomonaco – Città del Vaticano
28 Novembre 2019
http://www.vaticannews.va

Promuovere iniziative pastorali e progetti nei campi dell’istruzione e della sanità per aiutare il popolo del Sud Sudan. È questo l’obiettivo di “Solidarity with South Sudan”, un progetto che nasce dalla collaborazione tra varie congregazioni religiose e la Chiesa sud sudanese. Durante l’assemblea generale, tenutasi ieri, si è ricordato che il lavoro dei religiosi è quello di accompagnare la gente del Sud Sudan in questi tempi segnati dal dramma della guerra e dalla piaga della miseria.

Sud Sudan nel cuore di Papa Francesco

Papa Francesco ha espresso più volte il desiderio di visitare il Sud Sudan. Lo scorso 10 novembre all’Angelus ha manifestato il desiderio di visitare, l’anno prossimo, questo Paese. Il Papa ha rinnovato, in particolare, “l’invito a tutti gli attori del processo politico nazionale a cercare ciò che unisce e a superare ciò che divide, in spirito di vera fratellanza”. “Il popolo sud-sudanese – aveva aggiunto Francesco – ha sofferto troppo negli ultimi anni e attende con grande speranza un futuro migliore, soprattutto la fine definitiva dei conflitti e una pace duratura”.

Il Papa e l’arcivescovo Welby insieme in Sud Sudan

Lo scorso 13 novembre si è poi tenuto in Vaticano l’incontro tra il Papa l’arcivescovo di Canterbury Justin Welby. In quell’occasione il Pontefice e l’arcivescovo di Canterbury hanno espresso il desiderio di visitare insieme il Sud Sudan. Agli appelli per la riconciliazione nel Paese africano e all’annuncio di una prossima visita, si aggiunge anche uno storico gesto: l’11 aprile 2019, a Casa Santa Marta, Francesco bacia i piedi al presidente della Repubblica del Sud Sudan Salva Kiir Mayardit, e ai vice presidenti designati presenti, tra cui Riek Machar e Rebecca Nyandeng De Mabio per chiedere la pace nel Paese.

La testimonianza di una comboniana 

Suor Maria Teresa Ronchi, religiosa comboniana, è stata per oltre tre anni in Sud Sudan, su richiesta della Chiesa locale, per formare infermieri ed ostetriche. Sean Lovett l’ha intervistata:

R. – Mi sono trovata a vivere in una comunità a livello inter-congregazionale: questo significa che i membri di questa comunità appartenevano a congregazioni religiose diverse, maschili e femminili, e anche di lingue diverse, di Paesi diversi. Non era uno stile di vita solo comboniano, ma un modo di prendere il meglio da tutte le Congregazioni e cercare di vivere in comunità mirando all’essenziale di questa vita religiosa e comunitaria. Lo trovo particolarmente importante perché in un Paese diviso, dove è ancora importante appartenere a un gruppo invece che a un altro, anche gli studenti lo notavano. Ed era un punto di forza anche nelle giornate di riflessione che si offrivano agli studenti per abituarli a una mentalità di tolleranza tra di loro. Sedevano in classe anche ragazzi e ragazze che appartenevano a gruppi etnici diversi. Eravamo tutti impegnati come insegnanti nella scuola, o nei corsi per ostetriche o nei corsi per infermiere. Vedere che i loro insegnanti, provenienti da vari Paesi, riuscivano a stare insieme, a capirsi e ad andare d’accordo insieme, per era un punto d’appoggio. Se lo fanno loro, perché non possiamo farlo noi? Questo era il concetto.

Il Santo Padre ha espresso più volte il desiderio di visitare il Sud Sudan: che effetto potrebbe avere?

R. – Sicuramente, il Papa è una persona carismatica. Penso che la sua bontà e la sua passione, il suo desiderio di vedere le persone in pace e in armonia, possa essere una forza positiva. La Chiesa ha bisogno di un richiamo in questo senso. E sicuramente anche per la popolazione, che è stremata ed è stufa di tutta questa situazione, credo che vederlo lì, sia un sostegno grande. E poi, si spera anche che possa magari aiutare a far riflettere chi ha l’autorità di cambiare le cose.

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Questa voce è stata pubblicata il 30/11/2019 da in Attualità sociale, ITALIANO con tag , .

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Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
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