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Cresce senza tregua il mercato delle armi

Presentato il rapporto annuale del Sipri. Cresce senza tregua il mercato delle armi


Armi


(Fabrizio Peloni) Non conosce crisi la spesa militare mondiale. L’Istituto internazionale di Stoccolma per le ricerche sulla pace (Sipri) ha pubblicato il suo rapporto annuale sulle vendite di armi nel 2018. In un mercato dominato dagli Stati Uniti, sono aumentate del 4,6 per cento le vendite in tutto il mondo di fucili, pistole, cannoni, carri armati, aerei e navi da guerra. I cento maggiori produttori di armi del mondo hanno fatturato lo scorso anno circa 420 miliardi di dollari statunitensi. Rispetto al 2002, anno in cui il Sipri stilò il primo di questi rapporti, l’incremento delle vendite di armi è arrivato al 47 per cento, con un fatturato totale che ha superato i 1800 miliardi di dollari.

Analizzando la serie di dati relativi alla spesa militare mondiale, alla produzione e ai trasferimenti internazionali di armi, legali e illegali, e alle forze nucleari, nonché le analisi aggiornate su aspetti importanti del controllo degli armamenti non sembrerebbe esserci nel mondo alcun processo di disarmo.

Per la prima volta dal 2002 le aziende statunitensi (Lockheed Martin, Boeing, Northrop Grumman, Raytheon e General Dynamics) occupano nella graduatoria della quantità di armi vendute le prime cinque posizioni raggiungendo un valore totale di 148 miliardi di dollari. Il dato complessivo sulla vendita di armi pone quindi gli Stati Uniti al vertice del settore. Con un fatturato totale di 246 miliardi di dollari, in crescita del 7,2 per cento su base annua, l’industria americana delle armi rappresenta addirittura il 59 per cento del mercato globale.

«Si tratta di un aumento significativo dato il già altissimo livello delle vendite di armi negli Stati Uniti» ha affermato ieri il direttore del programma sulle armi del Sipri, Aude Fleurant, secondo cui «le aziende statunitensi si stanno preparando per il programma di ammodernamento dell’esercito annunciato da Trump nel 2017». Fleurant ha spiegato come le grandi compagnie Usa si stiano fondendo «proprio per attrezzarsi per produrre i sistemi militari di nuova generazione che le metteranno nella miglior posizione per vincere i contratti del governo».

La Russia, nonostante un leggero calo (-0,4 per cento), rimane al secondo posto nella classifica dei maggiori produttori di armi, con l’8,6 per cento della quota di mercato, dieci società russe tra le prime cento e un fatturato leggermente superiore ai 36 miliardi di dollari. Appena davanti al Regno Unito (8,4 per cento), primo paese del Vecchio continente, e alla Francia (5,5 per cento). Per il Regno Unito però il Sipri evidenzia come il volume d’affari delle società britanniche sia sceso di quasi cinque punti percentuali su base annua, in parte a causa dei ritardi nel programma di modernizzazione delle armi promosso dal loro governo. La Francia, con oltre 23 miliardi di dollari tra le potenze europee ha fatto registrare un notevole aumento, spinta dalla crescita esponenziale (+30 per cento) avuta dalla Dassault Aviation Groupe, produttrice di velivoli da combattimento. Diminuite invece le vendite dei produttori di armi tedeschi, scese del 3,8 per cento a 8,4 miliardi di dollari.

In totale le aziende per la difesa europee registrano vendite per 102 miliardi di euro, pari al 24 per cento del valore totale, con con un aumento dello 0,7 per cento su base annua. In Turchia, l’industria delle armi sta crescendo notevolmente, con due società tra le prime 100 e un fatturato in crescita del 22 per cento su base annua, per un valore di 2,8 miliardi di dollari.

Lo studio non tiene conto del caso della Cina, per il quale i dati disponibili sono insufficienti, osserva il Sipri, che stima tuttavia che il paese potrebbe contare tra le tre e le sette società nella Top 100. Ottanta delle cento aziende incluse nell’elenco provengono dagli Stati Uniti, dall’Europa o dalla Russia e delle restanti venti, sei sono giapponesi, tre israeliane, tre indiane e tre sudcoreane.

L‘Osservatore Romano, 10-11 dicembre 2019

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Questa voce è stata pubblicata il 13/12/2019 da in Attualità sociale, ITALIANO con tag .

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Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
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