COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

Blog di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA – Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa MISSIONARY ONGOING FORMATION – A missionary look on the life of the world and the church

II Domenica dopo Natale (commento)

Seconda Domenica dopo Natale (commento)
Gv 1,1-18


Bambino

Gesù Cristo, Dio fatto uomo
Enzo Bianchi 

Il mistero dell’incarnazione di Dio, del Dio che si è fatto uomo, è così ricco da richiedere la lettura di molti brani dei vangeli, i quali con prospettive diverse ci testimoniano il grande evento della nostra salvezza. Il tempo di Natale è il tempo delle manifestazioni (epifanie) del Signore, e in esso feste e domeniche ci testimoniano alcune di queste “rivelazioni” avvenute per i poveri, per le genti, per l’umanità intera. Cerchiamo dunque di comprendere, per quanto ci è concesso, questo mistero plurale.

Nel tempo, nei giorni della storia umana, Gesù è nato a Betlemme da Maria e per l’efficacia della forza dello Spirito santo. C’è stato un concepimento, una gravidanza, un parto, e a “Betlemme di Efrata” (Mi 5,1), Betlemme la feconda, in una stalla è nato un bambino, dono di Dio, è nato colui che era stato promesso dai profeti, il Messia, uomo discendente della stirpe di David (cf. 2Sam 7,1-17). Quando la parola di Dio si è fatta sentire su questa nascita, ha svelato che l’infante deposto in una mangiatoia era il Salvatore, il Messia, il Kýrios-Signore (cf. Lc 2,11).

Questo bambino, nato solo perché Dio l’aveva voluto, ha un’identità profonda che non appare, che non è visibile nella sua carne fragile e mortale, ma un’identità che non poteva essere taciuta. È il quarto vangelo, il vangelo secondo Giovanni, a spiegarcela, nel suo prologo. Nell’in-principio (cf. Gen 1,1), prima della creazione del mondo, era realtà vivente la Parola, la Parola di Dio, la Parola che era Dio. Una Parola certamente generata da Dio nella sua qualità di Padre, una Parola che era “Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio”, come professiamo nel Credo. Siamo così ammessi e immersi nella contemplazione della vita più intima e segreta di Dio. In Dio c’è una comunicazione, c’è una vita condivisa, c’è un dialogo: il Padre genera costantemente il Figlio nella forza dello Spirito divino. Potremmo dire che in “Dio” che “è amore” (1Gv 4,8.16) c’è costantemente un flusso d’amore, per cui il Padre ama il Figlio che è l’amato, e l’amore tra i due è lo Spirito santo.

Prima che il mondo fosse, c’era dunque la Parola di Dio, viva, operante, per mezzo della quale Dio ha creato l’universo. Proprio guardando a questa Parola che era suo Figlio, Dio ha plasmato l’uomo: l’immagine del Figlio nella vita divina ha definito l’immagine dell’uomo nella creazione (cf. Col 1,15-17). Ma questa Parola di Dio eterna, celeste, immortale, è uscita – per così dire – da Dio “molte volte e in diversi modi” (Eb 1,1) per tentare un dialogo con l’umanità: da Abramo fino a Mosè e ai profeti questa Parola di Dio si è fatta parola umana, proclamata, predicata, detta e ridetta dai servi di Dio i quali, per la missione ricevuta da Dio stesso, proponevano un dialogo, cercavano di instaurare la comunione di vita tra Dio e gli uomini.

Infine, “venuta la pienezza del tempo” (Gal 4,4), questa Parola che era in Dio ed era Dio “ha parlato a noi per mezzo del Figlio” (Eb 1,2), ha voluto farsi carne, diventare essa stessa carne d’uomo in Gesù di Nazaret. La Parola eterna si è fatta mortale, la Parola celeste si è fatta terrestre, la Parola potente si è fatta debole, povera. Le prerogative divine di questa Parola di Dio sono state come “messe tra parentesi”, non perdute ma tralasciate, perché la Parola ha voluto la kénosis, la spogliazione dalle qualità divine, per essere in tutto come noi, pienamente solidale con l’umanità peccatrice (cf. Fil 2,6-8). Vi è dunque una nascita eterna del Figlio di Dio e vi è una nascita terrena, nel mondo, del Figlio, e noi non possiamo contemplare l’una senza l’altra, perché questa è la fede cristiana: non un Dio solo trascendente, non un uomo divino, ma un Dio fatto uomo, Gesù Cristo.

Allora possiamo solo ascoltare il solenne prologo di Giovanni e adorare: “La Parola si è fatta carne e ha posto la sua tenda tra di noi, e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria che riceve dal Padre come Figlio unico, pieno di grazia e di verità”. Se abbiamo un fratello che è il Figlio di Dio, anche noi siamo fatti figli di Dio, e soprattutto lui, nostro fratello nella carne ma Figlio di Dio, venuto da Dio, ci “racconta” (exeghésato) Dio, il Dio invisibile che nessuno ha mai visto né può vedere (cf. 1Tm 6,16). Chi guarda a lui, a Gesù, alla sua umanità, vede e contempla il vero Dio vivente (cf. Gv 14,6.9).


In ogni uomo il riflesso della luce della vita vera
Ermes Ronchi

I cristiani cominciano a contare gli anni, a raccontare la storia, da Natale, che è il nodo vivo del tempo, che segna un prima e un dopo. Attorno a quel giorno danzano i secoli e la mia vita.

Giovanni comincia il vangelo convocando l’«in principio» del tempo e le profondità di Dio: In principio era il Verbo e il Verbo era Dio. Non esiste una storia che risalga più indietro, che vada più lontano, che ci faccia sconfinare più al largo.

Tutto è stato fatto per mezzo di Lui. Nulla di nulla senza di lui. «In principio», «tutto», «nulla», parole che ci mettono in rapporto con l’immensità e la totalità della vita: non solo gli esseri umani e gli animali, «nostri fratelli minori», ma il filo d’erba e la pietra, tutto è stato plasmato dalle sue mani e ne porta l’impronta viva: «anche nel cuore della pietra Dio sogna il suo sogno e di vita la pietra si riveste» (Vannucci).

In Lui era la vita. Gesù, venuto nella vita come datore di vita, non ha mai compiuto un miracolo per punire o intimidire. I suoi sono sempre segni che guariscono la vita, la accrescono, la fanno fiorire. Non è venuto a portare una nuova teoria religiosa o un migliore sistema di pensiero, ha comunicato vita, e anelito a sempre più grande vita: sono venuto perché abbiate vita in abbondanza (Gv 10,10). Gesù pianta la sua tenda in mezzo agli uomini, anzi nel mezzo, nel centro nel cuore di ogni uomo, di tutto l’uomo. Questa è la profondità ultima del Natale: nella mia, come nella tua carne, respira il Signore della vita. Io passo nel mondo portando in me il cromosoma di Dio, intrecciato con l’inconsistenza della polvere del suolo da cui Adamo è plasmato.

Veniva nel mondo la luce vera quella che illumina ogni uomo. Ogni uomo, nessuno escluso, ha quella luce. Che illumina come un’onda immensa, come una sorgente che non si spegne, come un sole nella notte.

E la vita era la luce degli uomini. Una cosa enorme: la vita è luce, è una grande parabola luminosa che racconta Dio. Il Vangelo ci insegna a sorprendere parabole nella vita, e riflessi di cielo perfino nelle pozzanghere della vita. Allora il Dio della religione, quello delle teorie e delle celebrazioni, si ricongiunge con il Dio della vita, quello dei gesti, degli affetti e degli incantamenti.

Venne fra i suoi ma i suoi non l’hanno accolto. A quanti l’hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio. Accogliere: parola che sa di porte che si aprono, di mani che accettano doni, di cuori che fanno spazio alla vita.

Parola semplice come la libertà, potente come la maternità. Dio non si merita, si accoglie. Facendogli spazio in noi, come una donna fa spazio al figlio che accoglie nel suo grembo, appena sotto il cuore.

Ermes Ronchi – Avvenire


 COMMENTO ALLE LETTURE
a cura di padre Alvise Bellinato

UN NUOVO PRINCIPIO

Nel Nuovo Testamento ci sono due parole greche che servono ad indicare il tempo. La prima è kronos e indica il tempo secondo una prospettiva umana, quello che si misura con l’orologio e che è composto di ore, minuti, secondi. Questo tipo di tempo, per molte persone “è denaro”.

La seconda è kairos e indica il tempo secondo una prospettiva divina. Il tempo di Dio non si misura con l’orologio, ma con la fede, non è fatto di ore ma di passaggi di Dio nella storia umana. Questo secondo tipo di tempo “è grazia”.

Nelle letture odierne notiamo il ricorrere di un concetto importante, legato al tempo: 1. Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi ha creato (prima lettura); 2. In principio era il Verbo (Vangelo); 3. Dio ci ha scelti fin dal principio, prima della creazione del mondo (cf. seconda lettura).

La parola principio è la prima della Bibbia: “In principio Dio creò il cielo e la terra”.

Quando noi preghiamo, diciamo “Come era nel principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen”. Possiamo considerare questa parola secondo un punto di vista cronologico, e allora ci viene mal di testa, perché per farci una mezza idea bisogna andare talmente indietro nel tempo, che per noi è impossibile capirci qualcosa. Il Big Bang, il principio dell’universo, secondo gli scienziati è avvenuto 13,7 miliardi di anni fa. Ma questo lasso di tempo non è nulla, se confrontato con l’eternità. Il principio di Dio è infinitamente prima del Big Bang.

Oppure possiamo considerare questa parola secondo il punto di vista kairologico: allora siamo invitati ad andare al di là del tempo per entrare in una prospettiva spirituale meravigliosa. Dio ci ha scelti come suoi figli molto prima che il mondo cominciasse ad esistere. L’Incarnazione di Gesù, che celebriamo in questo tempo in modo speciale, era nella mente del Padre fin dall’inizio, il Figlio di Dio, come diciamo nel Credo, è “nato dal Padre prima di tutti i secoli”.

Un primo spunto per la nostra meditazione oggi riguarda il tempo: ringraziamo il Signore perché il suo amore è eterno, Egli ci ha chiamati per nome e ci ha amati fin dal principio. La venuta di Gesù nella nostra condizione umana segna per noi l’inizio di una nuova vita, di una nuova speranza. Con il Natale di Gesù è iniziato qualcosa di nuovo per l’umanità: Dio si è fatto vicinissimo ad ogni uomo. La nascita del Figlio di Dio ci invita a credere fortemente che esiste un nuovo principio per ciascuno di noi, anche in mezzo alle difficoltà della vita. Celebrare il Natale di Cristo significa credere che esiste un nuovo punto di partenza per ciascuno di noi, qualsiasi sia la nostra condizione, e che “nulla è impossibile a Dio”.

UN POPOLO DI PECCATORI AMATI

Una seconda osservazione che possiamo fare, analizzando la Parola di Dio odierna, è l’utilizzo di alcuni termini per descrivere noi uomini: (…) Non si può non rimanere colpiti da ciò che Dio dice di noi uomini. Ci chiama con i seguenti termini: eletti, benedetti, amati, gloriosi, sua porzione, santi, immacolati, figli, generati da Lui, destinatari della sua grazia. Forse qualcuno potrebbe pensare che Dio sta un po’ esagerando… Sarà che sta parlando proprio di noi uomini? Rivolge proprio a noi, qui e oggi, queste parole? Noi siamo peccatori, ribelli, non santi, non immacolati, spesso non ci sentiamo né amati, né gloriosi e nemmeno figli… La parola VIP deriva dall’inglese “Very Important Person” (persona molto importante). Leggendo la Bibbia scopriamo che noi siamo “persone molto importanti” per Dio. Siamo così importanti per Lui, che “Dio ha mandato per noi il suo unico Figlio, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Gv 3, 16).

Una seconda riflessione riguarda allora il senso profondo del Natale. Dio ci ama infinitamente e per noi ha dato la cosa più preziosa che aveva: il suo unico Figlio. Anche se facciamo fatica a lasciarci amare gratuitamente da Dio, anche se ci sentiamo peccatori o dimenticati, la celebrazione odierna ci ricorda quanto grande è la stima di Dio per ciascuno di noi. Anche se la nostra autostima è scarsa, Dio ci stima infinitamente. Dio è l’unico che ci ama così come siamo e ci dice: Amami come sei… Se aspetti di diventare un angelo per amarmi, non mi amerai mai (Mons. Lebrun).

Il secondo appello che riceviamo oggi è, quindi, un invito ad amare Dio e lasciarci amare gratuitamente da lui in questo tempo di Natale. Preghiamo perché Dio ci conceda la fede per credere in un nuovo inizio della nostra vita, la speranza per vedere realizzate le sue promesse e la carità per amarlo e lasciarci amare come siamo.

Omelie.org

 

2 commenti su “II Domenica dopo Natale (commento)

  1. Pingback: II DOMENICA DOPO NATALE (COMMENTO) · LA PAGINA DI SAN PAOLO APOSTOLO

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 01/01/2020 da in Anno A, anno B, Anno C, ITALIANO, Natale (A), Natale (B), Natale (C).

  • 472.528 visite
Follow COMBONIANUM – Spiritualità e Missione on WordPress.com

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

Unisciti ad altri 884 follower

San Daniele Comboni (1831-1881)

COMBONIANUM

Combonianum è stata una pubblicazione interna nata tra gli studenti comboniani nel 1935. Ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e di patrimonio carismatico.
Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
Pereira Manuel João (MJ)
combonianum@gmail.com

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica. Immagini, foto e testi sono spesso scaricati da Internet, pertanto chi si ritenesse leso nel diritto d’autore potrà contattare il curatore del blog, che provvederà all’immediata rimozione del materiale oggetto di controversia. Grazie.

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: