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Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2020

SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI
e per tutto l’anno 2020
Ci trattarono con gentilezza
(Atti 28, 2)


Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani 2020

SUGGERIMENTI PER L’ORGANIZZAZIONE DELLA SETTIMANA

La data tradizionale per la celebrazione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, nell’emisfero nord, va dal 18 al 25 gennaio, data proposta nel 1908 da padre Paul Wattson, perché compresa tra la festa della cattedra di san Pietro e quella della conversione di san Paolo; assume quindi un significato simbolico. Nell’emisfero sud, in cui gennaio è periodo di vacanza, le chiese celebrano la Settimana di preghiera in altre date.

TESTO BIBLICO
Atti 27, 18 – 28, 10

La tempesta continuava a sbatterci qua e là con violenza: perciò, il giorno dopo, si cominciò a gettare in mare il carico. Il terzo giorno, i marinai stessi scaricarono con le loro mani anche gli attrezzi della nave. Per parecchi giorni non si riuscì a vedere né il sole né le stelle, e la tempesta continuava sempre più forte. Ogni speranza di salvarci era ormai perduta per noi. Da molto tempo nessuno più mangiava.
Allora Paolo si alzò in mezzo ai passeggeri e disse: “Amici, se mi davate ascolto e non partivamo da Creta, avremmo evitato questo pericolo e questo danno. Ora però vi raccomando di avere coraggio. Soltanto la nave andrà perduta: ma nessuno di noi morirà. Questa notte, infatti, mi è apparso un angelo di quel Dio che io servo e al quale io appartengo. Egli mi ha detto: ‘Non temere, Paolo! Tu dovrai comparire davanti all’imperatore e Dio, nella sua bontà, ti dona anche la vita dei tuoi compagni di viaggio’. Perciò fatevi coraggio, amici! Ho fiducia in Dio: sono sicuro che accadrà come mi è stato detto. Andremo a finire su qualche isola”.
Da due settimane noi ci trovavamo alla deriva nel mare Mediterraneo quand’ecco, verso mezzanotte, i marinai ebbero l’impressione di trovarsi vicino a terra. Gettarono lo scandaglio e misurarono circa quaranta metri di profondità. Un po’ più avanti provarono di nuovo e misurarono circa trenta metri di profondità. Allora, per paura di finire contro gli scogli, gettarono da poppa quattro ancore, e aspettarono con ansia la prima luce del giorno.
Ma i marinai cercavano di fuggire dalla nave: per questo stavano calando in mare la scialuppa di salvataggio, col pretesto di gettare le ancore da
prora. Allora Paolo disse all’ufficiale e ai soldati: “Se i marinai non restano sulla nave, voi non potrete mettervi in salvo”. Subito i soldati tagliarono le corde che sostenevano la scialuppa di salvataggio e la lasciarono cadere in mare.
Nell’attesa che spuntasse il giorno, Paolo esortava tutti a prendere cibo. Diceva: “Da due settimane vivete sotto questo incubo senza mangiare. Per questo vi prego di mangiare: dovete farlo, se volete mettervi in salvo. Nessuno di voi perderà neppure un capello”. Dopo queste parole Paolo prese il pane, rese grazie a Dio davanti a tutti, lo spezzò e incominciò a mangiare. Tutti si sentirono incoraggiati e si misero a mangiare anche loro. Sulla nave vi erano in tutto duecentosettantasei persone. Quando tutti ebbero mangiato a sufficienza, gettarono in mare il frumento per alleggerire la nave.
Spuntò il giorno, ma i marinai non riconobbero la terra alla quale ci eravamo avvicinati. Videro però un’insenatura che aveva una spiaggia e decisero di fare il possibile per spingervi la nave. Staccarono le ancore e le abbandonarono in mare. Nello stesso tempo slegarono le corde dei timoni, spiegarono al vento la vela principale e così poterono muoversi verso la spiaggia. Ma andarono a sbattere contro un banco di sabbia, e la nave si incagliò. Mentre la prua, incastrata sul fondo, rimaneva immobile, la poppa invece minacciava di sfasciarsi sotto i colpi delle onde.
I soldati allora pensarono di uccidere i prigionieri: avevano paura che fuggissero gettandosi in mare. Ma l’ufficiale voleva salvare Paolo e perciò impedì loro di attuare questo progetto. Anzi, comandò a quelli capaci di nuotare di gettarsi per primi in acqua per raggiungere la terra. Gli altri fecero lo stesso, aiutandosi con tavole di legno e rottami della nave. In questa maniera tutti arrivarono a terra sani e salvi.
Dopo essere scampati al pericolo, venimmo a sapere che quell’isola si chiamava Malta. I suoi abitanti ci trattarono con gentilezza: siccome si era messo a piovere e faceva freddo, essi ci radunarono tutti intorno a un gran fuoco che avevano acceso. Anche Paolo raccolse un fascio di rami per gettarlo nel fuoco; ma ecco che una vipera, a causa del calore, saltò fuori e si attaccò alla sua mano. La gente del luogo, come vide la vipera che pendeva dalla mano di Paolo, diceva fra sé: “Certamente questo uomo è un assassino: infatti si è salvato dal mare, ma ora la giustizia di Dio non lo lascia più vivere”. Ma Paolo, con un colpo, gettò la vipera nel fuoco e non ne ebbe alcun male. La gente invece si aspettava che la mano di Paolo si gonfiasse, oppure che Paolo cadesse a terra morto sul colpo. Aspettarono un bel po’, ma alla fine dovettero costatare che Paolo non aveva alcun male. Allora cambiarono parere e dicevano: “Questo uomo è un dio”.
Vicino a quel luogo, aveva i suoi possedimenti il governatore dell’isola, un certo Publio. Egli ci accolse e ci ospitò per tre giorni con grande cortesia. Un giorno il padre di Publio si ammalò di dissenteria ed era a letto con febbre alta. Paolo andò a visitarlo: pregò, stese le mani su lui e lo guarì. Dopo questo fatto, anche gli altri abitanti dell’isola che erano ammalati, vennero da Paolo e furono guariti. I maltesi perciò ci trattarono con grandi onori, e al momento della nostra partenza ci diedero tutto quello che era necessario per il viaggio.

INTRODUZIONE TEOLOGICO-PASTORALE
Ci trattarono con gentilezza (Atti 28, 2)

Il materiale della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani del 2020 è stato preparato dalle chiese cristiane di Malta e Gozo (Christians Together in Malta). Il 10 febbraio, a Malta, molti cristiani celebrano la Festa del Naufragio dell’apostolo Paolo, commemorando e rendendo grazie per l’arrivo della fede cristiana in quelle isole.

Il brano degli Atti degli Apostoli proclamato in occasione della Festa è lo stesso scelto quale tema della Settimana di preghiera di quest’anno. La narrazione inizia con Paolo condotto prigioniero a Roma (Atti 27, 1ss): è in catene, ma anche attraverso di lui, in un viaggio che si rivelerà pericoloso, la missione di Dio continua.

L’episodio ripropone il dramma dell’umanità di fronte alla terrificante potenza degli elementi della natura. I passeggeri della barca sono alla mercé del mare violento e della poderosa tempesta che infuria intorno a loro. Sono forze che li spingono verso approdi sconosciuti, e si sentono persi e senza speranza.

Le 276 persone sulla barca si distinguono in gruppi: i soldati, i marinai e i prigionieri. Il centurione e i suoi soldati hanno potere e autorità, ma dipendono dall’abilità e dall’esperienza dei marinai. Sebbene tutti siano impauriti e vulnerabili, i prigionieri in catene sono i più vulnerabili di tutti. La loro vita è sacrificabile, sono a rischio di una esecuzione sommaria (Atti 27, 42). Via via che la storia va avanti, sotto la pressione delle circostanze e nel timore per la propria vita, diffidenza e sospetto acuiscono le divisioni tra i differenti gruppi.

Ma, inaspettatamente, Paolo si erge quale faro di pace nel tumulto. Egli sa che la sua vita non è in balìa di forze indifferenti al suo destino, ma, al contrario, è nelle mani di un Dio a cui egli appartiene e che adora (Atti 27, 23). Grazie alla sua fede, egli ha fiducia che comparirà davanti all’imperatore a Roma, e può alzarsi davanti ai suoi compagni di viaggio per rendere gloria a Dio. Tutti ne sono incoraggiati e, seguendo l’esempio di Paolo, condividono insieme il pane confidando nelle sue parole e uniti da una nuova speranza.

È questo il tema principale della pericope: la divina provvidenza. Era stata decisione del centurione salpare nonostante il cattivo tempo, e durante la tempesta i marinai avevano preso decisioni su come governare la nave. Ma alla fine i loro stessi piani vengono mandati a monte, e solo stando insieme e lasciando che la nave naufraghi possono essere salvati dalla divina provvidenza. La nave e tutto il suo prezioso carico andranno perduti, ma tutti avranno salva la vita: “Nessuno di voi perderà neppure un capello” (Atti 27, 34; cfr Luca 21, 18). Nella nostra ricerca di unità abbandonarsi alla divina provvidenza implica la necessità di lasciar andare molte delle cose cui siamo profondamente attaccati. Ciò che sta a cuore a Dio è la salvezza di tutti.

Dunque, persone diverse e in disaccordo tra loro, approdano insieme e “tutti arrivarono a terra sani e salvi” (Atti 27, 44). Imbarcati sulla stessa nave, essi arrivano alla stessa destinazione, dove l’ospitalità degli isolani rivela l’unità del genere umano. Mentre si radunano attorno al fuoco, circondati da persone che non li conoscevano e neppure li comprendevano, le differenze di potere e di condizione svaniscono. Le 276 persone non sono più alla mercé di forze indifferenti, ma vengono abbracciate dall’amore e dalla provvidenza di Dio, resi concreti da queste persone che li trattano “con gentilezza” (Atti 28, 2). Infreddoliti e bagnati, possono ora scaldarsi e asciugarsi attorno al fuoco, ricevere ristoro, ed essere tenuti al riparo finché non possano riprendere il viaggio con sicurezza.

Oggi molte persone affrontano gli stessi pericoli nello stesso mare. I medesimi luoghi citati nelle Scritture (Atti 21, 1; 28, 1) caratterizzano le storie dei migranti di oggi. In varie parti del mondo, molte persone affrontano viaggi altrettanto pericolosi, per terra e per mare, per scampare a disastri naturali, guerre e povertà. Anche le loro vite sono in balìa di forze immense e altamente indifferenti, non solo naturali, ma anche politiche, economiche e umane. L’indifferenza umana assume varie forme: l’indifferenza di coloro che vendono a persone disperate posti in imbarcazioni non sicure per la navigazione; l’indifferenza di persone che decidono di non inviare gommoni di salvataggio; l’indifferenza di coloro che respingono i barconi di migranti… solo per fare alcuni esempi. Questo racconto ci interpella come cristiani che insieme affrontano la crisi relativa alle migrazioni: siamo collusi con le forze indifferenti oppure accogliamo con umanità, divenendo così testimoni dell’amorevole provvidenza di Dio verso ogni persona?

L’ospitalità è una virtù altamente necessaria nella ricerca dell’unità tra cristiani. È una condotta che ci spinge ad una maggiore generosità verso coloro che sono nel bisogno. Le persone che mostrarono gentilezza verso Paolo e i suoi compagni non conoscevano ancora Cristo, eppure è per la loro “inusuale gentilezza” che un gruppo di persone divise viene radunato in unità. La nostra stessa unità di cristiani sarà svelata non soltanto attraverso l’ospitalità degli uni verso gli altri, pur importante, ma anche mediante l’incontro amorevole con coloro che non condividono la nostra lingua, la nostra cultura e la nostra fede.

Nei tempestosi viaggi e nei fortuiti incontri della vita, la volontà di Dio per la sua Chiesa e per tutta l’umanità raggiunge il suo compimento; come Paolo proclamerà a Roma, la salvezza di Dio è per tutti (Atti 28, 28).

Le riflessioni per gli Otto giorni e la celebrazione ecumenica saranno centrate sul testo degli Atti degli Apostoli. I temi per gli otto giorni sono:

Giorno 1: Riconciliazione: gettare il carico in mare
Giorno 2: Luce: cercare e rendere manifesta la luce di Cristo
Giorno 3: Speranza: il discorso di Paolo
Giorno 4: Fiducia: non aver paura, credere
Giorno 5: Forza: spezzare il pane per il viaggio
Giorno 6: Ospitalità: accogliere con gentilezza
Giorno 7: Conversione: cambiare la nostra mente e il nostro cuore
Giorno 8: Generosità: ricevere e dare.

LETTURE BIBLICHE, COMMENTI E PREGHIERE
PER OGNI GIORNO DELLA SETTIMANA

PRIMO GIORNO
Riconciliazione: gettare il carico in mare

  • Atti 27, 18-19.21
    La tempesta continuava a sbatterci qua e là con violenza: perciò, il giorno dopo, si cominciò a gettare in mare il carico. Il terzo giorno, i marinai stessi scaricarono con le loro mani anche gli attrezzi della nave. […] Da molto tempo nessuno più mangiava. Allora Paolo si alzò in mezzo ai passeggeri e disse: ‘Amici, se mi davate ascolto e non partivamo da Creta, avremmo evitato questo pericolo e questo danno’.
  • Salmo 85 [84], 1-14
  • Luca 18, 9-14

Commento
Noi cristiani di differenti chiese e tradizioni, abbiamo, purtroppo, accumulato lungo i secoli un pesante fardello di reciproca sfiducia, amarezza, sospetto, ma rendiamo grazie a Dio per la nascita e la crescita del Movimento ecumenico nel secolo scorso. Il nostro incontro con cristiani di altre tradizioni e la nostra comune preghiera per l’unità ci incoraggiano a cercare perdono, riconciliazione e accoglienza reciproci. Non dobbiamo permettere ai fardelli del passato di ostacolare il nostro percorso verso l’unità, è anzi volontà del Signore che noi li lasciamo andare per lasciare spazio a Lui.

Preghiera
O Dio del perdono, liberaci dalle dolorose memorie del passato, che feriscono la nostra comune identità cristiana. Guidaci verso la riconciliazione cosicché, per la potenza dello Spirito Santo, possiamo vincere l’odio con l’amore, la rabbia con la gentilezza, e il sospetto con la fiducia. Te lo chiediamo nel nome del tuo amato Figlio, nostro Fratello, Gesù. Amen.

SECONDO GIORNO
Luce: cercare e rendere manifesta la luce di Cristo

  • Atti 27, 20
    Per parecchi giorni non si riuscì a vedere né il sole né le stelle, e la tempesta continuava sempre più forte. Ogni speranza di salvarci era ormai perduta per noi.
  • Salmo 119 [118], 105-110
  • Marco 4, 35-41

Commento
Cristo è la nostra luce e la nostra guida, senza le quali restiamo disorientati. Quando i cristiani perdono di vista Cristo, crescono pieni di paura e divisi gli uni dagli altri. E molte persone di buona volontà, lontane dalla Chiesa, non possono vedere la luce di Cristo, perché, con le nostre divisioni, noi la riflettiamo meno chiaramente, o a volte la oscuriamo completamente. Nel cercare la luce di Cristo, ci avviciniamo gli uni agli altri, e la manifestiamo meglio, divenendo realmente segno di Cristo, Luce del mondo.

Preghiera
O Dio, la tua parola è luce ai nostri passi, e senza di te noi siamo perduti e disorientati. Fa’ che, illuminati dalla tua parola, possiamo camminare sul tuo sentiero. Fa’ che le nostre chiese attendano la tua presenza che guida, consola e trasforma. Donaci onestà sufficiente per riconoscere quando oscuriamo agli altri la tua luce e la grazia necessaria per condividerla con gli altri. Te lo chiediamo nel nome del tuo Figlio, che chiama noi, suoi discepoli, ad essere luce nel mondo. Amen.

TERZO GIORNO
Speranza: il discorso di Paolo

  • Atti 27, 22.34
    Ora però vi raccomando di avere coraggio. Soltanto la nave andrà perduta: ma nessuno di noi morirà. […] Per questo vi prego di mangiare: dovete farlo, se volete mettervi in salvo. Nessuno di voi perderà neppure un capello.
  • Salmo 27 [26], 1-14
  • Matteo 11, 28-30

Commento
Come cristiani appartenenti a chiese e tradizioni non pienamente riconciliate tra loro, siamo spesso scoraggiati dalla lentezza nel progredire verso l’unità visibile. A dire il vero, alcuni hanno persino abbandonato ogni speranza e vedono questa unità come un ideale irraggiungibile; altri non vedono l’unità come necessaria alla loro fede cristiana. Preghiamo per il dono dell’unità visibile tra i cristiani con fede costante, pazienza instancabile e speranza vigile, confidando nella provvidenza amorevole di Dio. L’unità è la preghiera di Dio per la Chiesa ed Egli ci accompagna in questo viaggio: non saremo perduti.

Preghiera
O Dio di misericordia, ci rivolgiamo a te, perduti e sconfortati, istilla in noi il dono della speranza. Fa’ che le nostre chiese possano sperare e desiderare l’unità per cui il tuo Figlio ha pregato alla vigilia della sua Passione. Te lo chiediamo per lui che vive e regna con te e con lo Spirito Santo nei secoli dei secoli. Amen.

QUARTO GIORNO
Fiducia: non aver paura, credere

  • Atti 27, 23-26
    Questa notte, infatti, mi è apparso un angelo di quel Dio che io servo e al quale io appartengo. Egli mi ha detto: ‘Non temere, Paolo! Tu dovrai comparire davanti all’imperatore e Dio, nella sua bontà, ti dona anche la vita dei tuoi compagni di viaggio’. Perciò fatevi coraggio, amici! Ho fiducia in Dio: sono sicuro che accadrà come mi è stato detto. Andremo a finire su qualche isola.
  • Salmo 56 [55], 2-14
  • Luca 12, 22-34

Commento
Nell’imperversare della tempesta l’incoraggiamento e la speranza di Paolo si oppongono alla paura e alla disperazione dei suoi compagni. La nostra comune chiamata ad essere discepoli di Gesù Cristo implica essere segno di contraddizione. In un mondo lacerato dall’angoscia, siamo chiamati ad essere testimoni di speranza, e a riporre la nostra fiducia nell’amorevole provvidenza di Dio. L’esperienza cristiana ci mostra che Dio scrive dritto sulle righe storte, e noi sappiamo che, oltre ogni previsione, non annegheremo né saremo perduti, giacché l’amore instancabile di Dio dura per sempre.

Preghiera
O Dio onnipotente, la nostra sofferenza personale ci conduce a versare lacrime di dolore e siamo paralizzati dalla paura quando sperimentiamo la malattia, l’angoscia, o la morte dei nostri cari. Insegnaci a fidarci di te. Fa’ che le chiese cui apparteniamo siano segno della tua cura provvidente. Rendici autentici discepoli del tuo Figlio, Che ci ha insegnato ad ascoltare la tua parola e a servirci vicendevolmente. Te lo chiediamo, fiduciosi, nel nome di Gesù Cristo, tuo Figlio, per la potenza dello Spirito Santo. Amen.

QUINTO GIORNO
Forza: spezzare il pane per il viaggio

  • Atti 27, 33-36
    Nell’attesa che spuntasse il giorno, Paolo esortava tutti a prendere cibo. Diceva: ‘Da due settimane vivete sotto questo incubo senza mangiare. Per questo vi prego di mangiare: dovete farlo, se volete mettervi in salvo. Nessuno di voi perderà neppure un capello’. Dopo queste parole Paolo prese il pane, rese grazie a Dio davanti a tutti, lo spezzò e incominciò a mangiare. Tutti si sentirono incoraggiati e si misero a mangiare anche loro.
  • Salmo 77 [76], 2-21
  • Marco 6, 30-44

Commento
L’invito di Paolo a mangiare è un’esortazione, volta ai compagni sulla barca, a riprendere le forze per affrontare quanto li attende. L’atto di prendere il pane segna un cambio di atteggiamento, poiché i naufraghi passano dalla disperazione al coraggio. In modo simile, l’Eucaristia o la Cena del Signore ci provvedono del cibo per affrontare il viaggio e ci orientano nuovamente alla vita in Dio, ci fortificano. Spezzare il Pane – che è il fulcro della vita e del culto della comunità cristiana – ci edifica nel nostro impegno alla diaconia cristiana. Attendiamo il giorno in cui tutti i cristiani potranno condividere la stessa Mensa della Cena del Signore e ricevere forza dall’unico Pane e dall’unico Calice.

Preghiera
O Dio amorevole, il tuo Figlio Gesù Cristo ha spezzato il Pane e condiviso il Calice con i suoi amici la vigilia della sua Passione. Fa’ che possiamo crescere insieme nella comunione seguendo l’esempio dell’apostolo Paolo e dei primi cristiani. Donaci la forza di instaurare relazioni di compassione, solidarietà e armonia. Te lo chiediamo, per la potenza dello Spirito Santo, nel nome del tuo Figlio, che ha dato la sua vita perché noi potessimo vivere. Amen.

SESTO GIORNO
Ospitalità: accogliere con gentilezza

  • Atti 28, 1-2.7
    Dopo essere scampati al pericolo, venimmo a sapere che quell’isola si chiamava Malta. I suoi abitanti ci trattarono con gentilezza: siccome si era messo a piovere e faceva freddo, essi ci radunarono tutti intorno a un gran fuoco che avevano acceso […]. Vicino a quel luogo, aveva i suoi possedimenti il governatore dell’isola, un certo Publio. Egli ci accolse e ci ospitò per tre giorni con grande cortesia.
  • Salmo 46 [45], 2-12
  • Luca 14, 12-24

Commento
Dopo l’esperienza traumatica e i conflitti durante la tempesta in mare aperto, i gesti concreti di solidarietà degli isolani sono percepiti come una inusuale gentilezza da quanti erano stati trascinati a riva; tale cordialità mostra la nostra comune umanità. Il vangelo ci insegna che quando ci prendiamo cura di quanti sono nell’afflizione, mostriamo l’amore di Cristo stesso (cfr Matteo 25, 40). Inoltre, quando dimostriamo amorevole accoglienza verso coloro che sono deboli o privati di tutto, lasciamo che il nostro cuore batta all’unisono con il cuore di Dio, nel quale i poveri hanno un posto speciale. Accogliere gli stranieri – che siano persone di altre culture o di altre fedi, immigrati o rifugiati – significa sia amare Cristo stesso, sia amare come Dio ama. Come cristiani siamo chiamati ad accostarci con fede e a raggiungere, con l’amore di Dio che abbraccia tutti, anche coloro che noi troviamo difficile amare.

Preghiera
O Dio dell’orfano, della vedova e dello straniero, istilla nei nostri cuori un profondo senso di ospitalità. Apri i nostri occhi e i nostri cuori quando Tu ci chiedi di nutrirti, di vestirti e di visitarti. Fa’ che le nostre chiese si adoperino attivamente a porre fine alla fame, alla sete, alla solitudine, e a superare le barriere che impediscono di accogliere tutte le persone. Te lo chiediamo nel nome del tuo Figlio, Gesù, che è presente nel più piccolo dei nostri fratelli e delle nostre sorelle. Amen.

SETTIMO GIORNO
Conversione: cambiare la nostra mente e il nostro cuore

  • Atti 28, 3-6
    Anche Paolo raccolse un fascio di rami per gettarlo nel fuoco; ma ecco che una vipera, a causa del calore, saltò fuori e si attaccò alla sua mano. La gente del luogo, come vide la vipera che pendeva dalla mano di Paolo, diceva fra sé: ‘Certamente questo uomo è un assassino: infatti si è salvato dal mare, ma ora la giustizia di Dio non lo lascia più vivere’. Ma Paolo, con un colpo, gettò la vipera nel fuoco e non ne ebbe alcun male. La gente invece si aspettava che la mano di Paolo si gonfiasse, oppure che Paolo cadesse a terra morto sul colpo. Aspettarono un bel po’, ma alla fine dovettero costatare che Paolo non aveva alcun male. Allora cambiarono parere e dicevano: ‘Questo uomo è un dio’.
  • Salmo 119 [118], 137-144
  • Matteo 18, 1-6

Commento
La gente del luogo si rese conto che giudicare Paolo un omicida era stato un errore e cambiarono atteggiamento. Lo straordinario episodio della vipera rende capaci gli isolani di vedere le cose in modo diverso, un modo che li prepara ad accogliere il messaggio di Cristo attraverso le parole di Paolo. Nella nostra ricerca dell’unità e della riconciliazione siamo spesso sollecitati a ripensare il modo in cui consideriamo le altre tradizioni e le altre culture. È necessaria una continua conversione a Cristo, in cui le chiese imparino a non considerare l’altro come una minaccia; in tal modo la nostra percezione negativa degli altri svanirà e noi ci troveremo più vicini nel cammino verso l’unità.

Preghiera
O Dio onnipotente, ci rivolgiamo a te con cuore contrito; nella nostra sincera ricerca della tua verità purificaci dai nostri giudizi temerari sugli altri, e guida le chiese a crescere nella comunione. Aiutaci ad abbandonare i nostri timori così da poter comprendere meglio gli altri e gli stranieri che sono tra noi. Te lo chiediamo nel nome dell’Unico Giusto, il tuo amato Figlio Gesù Cristo. Amen.

OTTAVO GIORNO
Generosità: ricevere e dare

  • Atti 28, 8-10
    Un giorno il padre di Publio si ammalò di dissenteria ed era a letto con febbre alta. Paolo andò a visitarlo: pregò, stese le mani su lui e lo guarì. Dopo questo fatto, anche gli altri abitanti dell’isola che erano ammalati, vennero da Paolo e furono guariti. I maltesi perciò ci trattarono con grandi onori, e al momento della nostra partenza ci diedero tutto quello che era necessario per il viaggio.
  • Salmo 103 [102], 1-5
  • Matteo 10: 7-8

Commento
Il racconto narra di persone che donano e ricevono: Paolo ha ricevuto una inusuale accoglienza dagli isolani e dona guarigione al padre di Publio e ad altri abitanti. Pur avendo perduto tutto nel naufragio, le 276 persone ricevono abbondanti rifornimenti mentre si preparano a salpare nuovamente. Come cristiani siamo chiamati a mostrare una particolare amabilità. Ma per poter dare dobbiamo prima imparare a ricevere, da Cristo e dagli altri. Più spesso di quanto ci accorgiamo, riceviamo gesti di gentilezza da persone che sono diverse da noi. Questi atti mostrano anche la generosità e la guarigione di nostro Signore. Noi che siamo stati guariti dal Signore abbiamo la responsabilità di trasmettere agli altri ciò che abbiamo ricevuto.

Preghiera
O Dio datore di vita, ti ringraziamo per il dono del tuo amore compassionevole, che ci conforta e ci rafforza. Ti preghiamo che le nostre chiese: possano sempre ricevere i tuoi doni le une dalle altre. Donaci uno spirito di generosità verso tutti mentre camminiamo insieme verso l’unità dei cristiani. Te lo chiediamo nel nome del tuo Figlio che regna con te e con lo Spirito Santo. Amen.

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Questa voce è stata pubblicata il 12/01/2020 da in Ecumenismo, ITALIANO.

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Combonianum è stata una pubblicazione interna nata tra gli studenti comboniani nel 1935. Ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e di patrimonio carismatico.
Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
Pereira Manuel João (MJ)
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