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Lectio Primo Libro Samuele – Cap 8-12 Stancari (3)

Lectio sul Primo Libro di Samuele
Capitoli 8-12
Un popolo in crisi di identità

Pino Stancari sj

Testo doc Primo Libro Samuele – Cap 8-12 – Stancari (3)
Testo pdf Primo Libro Samuele – Cap 8-12 – Stancari (3)

Il popolo è insediato nella Terra (promessa) in un tempo di crisi che si è venuta configurando nel corso di un paio di secoli dopo l’ingresso delle tribù nella terra di Canaan. Il popolo si identifica in quanto interlocutore che il Dio Vivente ha voluto coinvolgere in un rapporto di alleanza. Ma è un’identità che va man mano logorandosi con compromessi di ogni genere, finché sembra che incomba una prospettiva di disintegrazione di questa identità di un popolo che ormai si confonde con quella che è la storia delle altre popolazioni che già vivono in quel territorio o confinano con esso. In questo contesto, dove abbiamo notato segni di una crisi che tocca esattamente il quadro liturgico che è stato predisposto fin dal tempo del Sinai per dare consistenza, continuità e coerenza al rapporto di alleanza, è la mediazione sacerdotale che è fortemente in crisi. D’altra parte, è proprio in quel momento che compare la figura di Samuele, il profeta in ascolto della Parola del Signore laddove essa continua a incalzare, irrompere, premere. La Parola è potenza creativa di Dio che, dal di dentro della storia umana, opera attraverso la presenza di una modalità di ascolto che diventa il principio costantemente rinnovato di una ripresa, un rilancio, un ritorno, un cammino di conversione che investe la situazione di quel popolo in crisi, che sta perdendo identità, che è costretto a confrontarsi con le situazioni problematiche, incerte che esprimono anche fenomeni di corruzione preoccupante nell’istituzione sacerdotale, che pure è necessaria per garantire il rapporto d’alleanza tra il Signore e il suo popolo. E in quel contesto la profezia: attraverso Samuele la Parola irrompe, ritorna, scava nella vicenda di un popolo esposto a una crisi così grave col rischio di smarrire la propria missione nella storia dell’umanità.

Samuele è un personaggio complesso; è una figura ricca di molte sfaccettature; parliamo di lui come profeta perché in questo contesto della storia di Dio è determinante; ha competenze sacerdotali, ma è anche un “giudice” (e adesso lo verificheremo) come quelle figure carismatiche che hanno svolto un ruolo occasionale, ma risolutivo, momento per momento, nel corso dei due secoli successivi all’ingresso nella Terra e l’epoca in cui si inseriscono le vicende che stiamo considerando. I “giudici” sono personaggi che vengono “suscitati” al momento opportuno in rapporto a un pericolo grave che minaccia un popolo; sono messi in grado di compiere gesti che risolvono quel particolare problema, ma che poi non assumono il valore di una soluzione piena, definitiva, universalmente valida. Non hanno niente a che fare con i nostri magistrati; sono figure da intendere nel linguaggio biblico.

Abbiamo avuto a che fare con le pagine che ci parlano della nascita di Samuele e della sua crescita in un tempo di sterilità nel contesto del quale si manifesta una fecondità ancora mai sperimentata: è nato Samuele da una madre che era sterile.

Ricordate poi le vicende del conflitto con i Filistei e l’Arca Santa conquistata prima da loro e poi restituita e collocata a Kiriat-Iearìm. Siamo arrivati alla fine del cap. 7: di nuovo in scena Samuele, ma l’Arca Santa, il grande sacramento che conferma nella storia del popolo di Israele l’Alleanza con il Signore, è collocata in questa posizione di frontiera, marginale. Tutto questo conferma la situazione di crisi nel senso ampio a cui accennavo poco fa; ed è una crisi che riguarda esattamente l’identità di Israele in relazione al Dio Vivente perché è in risposta alla relazione con cui il Signore ha chiamato, ha liberato, ha fatto alleanza che il popolo potrà assumere in pienezza la responsabilità della propria missione nel mondo. E adesso l’Arca Santa è sistemata in quella località di periferia come fuori scena.

Richiesta a Samuele: donaci un re!

Cap. 8, vv. 1-5: “Quando Samuele fu vecchio, stabilì giudici di Israele i suoi figli. Il primogenito si chiamava Ioèl, il secondogenito Abià; esercitavano l’ufficio di giudici a Bersabea (in questo caso “giudici” nel senso di quel valore carismatico che compete a personaggi che intervengono localmente; ulteriore sfaccettatura di questa figura carismatica è l’esercizio di una forma di sceiccato nel contesto in cui vengono interpellati come figure di riferimento dotate di un’autorevolezza tale per cui possono dirimere questioni, intervenire in situazioni di difficoltà; il contenzioso all’interno della comunità di Israele è sempre molto carico di incertezze e di tensioni). I figli di lui però non camminavano sulle sue orme (i figli di Samuele sono inaffidabili), perché deviavano dietro il lucro, accettavano regali e sovvertivano il giudizio (il carisma non si trasmette per via di discendenza. Là dove si volesse riprodurre artificialmente il carisma – che è sempre novità gratuita messa a disposizione da Dio per il bene del suo popolo – si va incontro a rischi quanto mai pericolosi. C’è una discontinuità generazionale che è la continuità dell’iniziativa di Dio che passa attraverso la gratuità dei suoi doni. I figli di Samuele non sono come lui, non sono Samuele. Notate bene che si diventa sacerdoti in quanto figli di sacerdoti, ma non si diventa profeti in quanto figli di profeti, né giudici in quanto figli di giudici: il carisma come tale non si trasmette per via generazionale. E interviene il popolo. Samuele si rende conto del fatto che l’identità di Israele nel corso di questa storia sta assumendo aspetti sempre più complessi. Oltretutto l’Arca Santa è stata sistemata in quella località periferica dimostrando in maniera scenografica come il popolo ha perso o comunque è in grave difficoltà per quanto riguarda il discernimento del proprio punto di riferimento, della propria identità).

Si radunarono allora tutti gli anziani d’Israele e andarono da Samuele a Rama. Gli dissero: «Tu ormai sei vecchio e i tuoi figli non ricalcano le tue orme. Ora stabilisci per noi un re che ci governi, come avviene per tutti i popoli»“. Siamo sulla soglia di una svolta che acquista una rilevanza decisiva nella storia del popolo di Dio: l’istituzione della monarchia. “Dacci un re, come hanno gli altri popoli”. D’altra parte il re garantisce la stabilità per quanto riguarda la vita interna; le diverse tribù sono dotate di caratteristiche che le rendono spesso autonome o in conflitto l’una con l’altra anche se all’interno dell’unica grande comunità di Israele; ma le tribù sono disperse sul territorio ed esposte naturalmente all’impatto con l’ambiente che è sempre minaccioso: l’istituzione monarchica dovrebbe garantire la solidità interna: l’impianto organizzativo, amministrativo, le strutture di governo che consolidano l’unità tra le diverse tribù e, in più, una stabilità nel tempo. È fondamentale, non dobbiamo dimenticarlo perché quando si parla di istituzione monarchica si intende una dinastia: la stabilità non è soltanto nell’immediato, ma è in vista del futuro perché il re è sovrano che esercita il compito di governo nel momento in cui garantisce il futuro: diventa re nel momento in cui c’è già un erede. Ancora oggi nel mondo arabo si diventa adulti quando c’è un figlio. Lo scià di Persia fu finalmente incoronato sovrano quando poté presentare un figlio divenuto adulto.

“Dacci un re! Vogliamo un’istituzione che conferisca al nostro popolo quella solidità di cui abbiamo bisogno perché siamo debolissimi”. A parte quel che riguarda la struttura della situazione interna, l’istituzione monarchica garantisce anche la relazione con l’esterno, con gli altri popoli attraverso relazioni diplomatiche o, al momento opportuno, di carattere militare. Il re darà forma a un esercito e a un apparato diplomatico.

Il Signore a Samuele: ascolta la voce del popolo

Vv. 6-9. Samuele reagisce negativamente: “Agli occhi di Samuele era cattiva la proposta perché avevano detto: «Dacci un re che ci governi» (la richiesta di un re è considerata come la rinuncia a custodire l’identità autentica di Israele che è popolo che si distingue perché appartiene al Signore; Israele è presente nella storia umana in quanto è il popolo con cui il Signore ha fatto alleanza. Chiedere un altro re significa adeguarsi agli altri popoli, tradire la vocazione che qualifica l’identità di Israele in maniera così singolare). Perciò Samuele pregò il Signore (Samuele è uomo coinvolto in un rapporto confidenziale con il Signore e il Signore lo sorprende). Il Signore rispose a Samuele: «Ascolta la voce del popolo per quanto ti ha detto, perché costoro non hanno rigettato te, ma hanno rigettato me, perché io non regni più su di essi. Come si sono comportati dal giorno in cui li ho fatti uscire dall’Egitto fino ad oggi, abbandonando me per seguire altri dei, così intendono fare a te. Ascolta pure la loro richiesta, però annunzia loro chiaramente le pretese del re che regnerà su di loro»“.

Samuele disapprova e il Signore approva; il Signore dice a Samuele: “è vero hanno rinnegato, ma non ce l’hanno con te, ce l’hanno con me”. Dunque, è una richiesta che dovrebbe essere rifiutata; e, invece, il Signore dice: “dagli un re”. È una svolta determinante nella storia della salvezza: questa istituzione monarchica è e rimane il segno di una debolezza del popolo. Tutto quello che è l’apparato istituzionale nella vita del popolo di Dio è espressione di una debolezza; soltanto che questa debolezza diventa l’occasione attraverso la quale il Signore avanza, approfittando per introdursi nella storia del suo popolo in maniera di dimostrare che è la sua misericordia che governa; questa istituzione voluta dal popolo – che adesso verrà instaurata secondo le sue prerogative – è la dimostrazione di come il popolo è segnato da una pesante precarietà, una debolezza carismatica che sembrerebbe preludere inevitabilmente a una dissoluzione di questo popolo in mezzo all’umanità senza lasciare traccia; a parte il fatto che al momento opportuno spunta il profeta. Il popolo in quanto tale si dissolve, è debolissimo; l’istituzione fa fronte a questa debolezza, ma l’istituzione diventa rivelazione della misericordia di Dio. Questo è sempre vero, ieri come oggi: è la misericordia di Dio che avanza.

E aggiunge: “Spiega bene loro a che cosa vanno incontro”. Le pagine che leggeremo stasera fino al cap. 12 mettono a fuoco tutto quello che avviene nel momento in cui per la prima volta viene attivata l’istituzione monarchica. E questo avviene in questo contesto nel quale la debolezza umana è avvolta dalla rivelazione della paziente misericordia divina. Il profeta è chiamato a contemplare le contraddizioni dell’animo umano e a riconoscere, in quelle contraddizioni, i segni della misericordia di Dio che apre strade nuove, di conversione, di crescita e di maturazione. Per lo stesso profeta sembra che siano diventate le definizioni di un’identità dal suo punto di vista fortemente condizionata dall’appartenenza al carisma; in realtà trasforma anche il carisma in un’istituzione. È il rischio di Samuele.

La necessità di un’istituzione

Vv. 10-22: “Samuele riferì tutte le parole del Signore al popolo che gli aveva chiesto un re. Disse loro: «Queste saranno le pretese del re che regnerà su di voi: prenderà i vostri figli per destinarli ai suoi carri e ai suoi cavalli, li farà correre davanti al suo cocchio,li farà capi di migliaia e capi di cinquantine (c’è di mezzo la leva militare quindi il re interverrà nella vita delle famiglie); li costringerà ad arare i suoi campi (saranno schiavi perché il re ha bisogno di garantire quei servizi per i quali è stato chiamato a governare), a mietere le sue messi, ad apprestargli armi per le sue battaglie e attrezzature per i suoi carri. Prenderà anche le vostre figlie per farle sue profumiere e cuoche e fornaie (ci sono di mezzo le opere pubbliche e la corte che non è soltanto il luogo dei festini; è il luogo dell’amministrazione e dei servizi). Si farà consegnare ancora i vostri campi, le vostre vigne (bisognerà pagare le tasse; interviene sul patrimonio, la terra, i dipendenti, il bestiame), i vostri oliveti più belli e li regalerà ai suoi ministri. Sulle vostre sementi e sulle vostre vigne prenderà le decime e le darà ai suoi consiglieri e ai suoi ministri. Vi sequestrerà gli schiavi e le schiave, i vostri armenti migliori e i vostri asini e li adopererà nei suoi lavori. Metterà la decima sui vostri greggi e voi stessi diventerete suoi schiavi (“voi che state invocando la monarchia sarete schiavi”). Allora griderete a causa del re che avrete voluto eleggere, ma il Signore non vi ascolter໓.

Si entrerà dentro una vicenda che avrà poi una vicissitudine ciclica, come già avvenuto in altri contesti. È una previsione onesta; Samuele avvisa: il Signore ha detto di spiegare che cosa accadrà, ma nello stesso tempo “hanno bisogno del re, dell’istituzione”. Non è un cedimento rispetto alla loro debolezza che sarebbe autodistruttiva; è una rivelazione della misericordia sovrabbondante di Dio che recupera quella vicenda all’interno di una Sua impresa redentiva che va ben oltre la soluzione nell’immediato. “Il popolo non diede retta a Samuele e rifiutò di ascoltare la sua voce, ma gridò: «No, ci sia un re su di noi. Saremo anche noi come tutti i popoli; il nostro re ci farà da giudice, uscirà alla nostra testa e combatterà le nostre battaglie». Samuele ascoltò tutti i discorsi del popolo e li riferì all’orecchio del Signore (sempre interessante la sottolineatura circa questo dialogo confidenziale tra il Signore e Samuele. Samuele parla bisbigliando queste notizie all’orecchio del Signore). Rispose il Signore a Samuele: «Ascoltali; regni pure un re su di loro». Samuele disse agli Israeliti: «Ciascuno torni alla sua città!»“.

Il profeta, che è l’uomo dell’ascolto, deve ascoltare la richiesta del popolo di Dio che chiede un re. L’esecuzione del programma resta in sospeso, ma ormai per Samuele, che è l’uomo che ascolta il Signore, il profeta, la testimonianza carismatica coincide con l’ascolto del popolo; la sua obbedienza al Signore, in ascolto della Parola di Dio, è l’ascolto di questa necessità che viene proclamata con tanta presunzione da parte di un popolo che vuole un re: “Daglielo”. Dare un re al popolo (c’è sempre di mezzo la figura di Samuele che in questa istituzione della monarchia svolge un ruolo imprescindibile) è dare a Dio uno sviluppo ulteriore nella storia della salvezza che già viene preannunciato come l’immersione progressiva nell’abbraccio della misericordia di Dio. Gli eventi con cui abbiamo a che fare sono determinanti.

Samuele incontra Saul

Cap. 9, vv. 1-26. Ora avremo a che fare col primo re che si chiama Saul, riferimento esemplare per quanto riguarda il disastro, il fallimento, ma ne parleremo più avanti. Noi già sappiamo che la figura verso cui è proiettata l’istituzione della monarchia è quella di Davide, il vero protagonista dei Libri di Samuele. Se ne parlerà dal cap. 16. E quando sarà la volta di fare i conti con Davide re (per antonomasia) dovremo registrare compromessi e contraddizioni che per noi sarebbero inimmaginabili. Eppure, tutto questo rientra dentro lo sviluppo di una storia che è rivelazione della misericordia di Dio. Questo è fondamentale; non mi stanco di ripeterlo.

Dal cap. 9 al cap. 11 tre racconti che descrivono come è avvenuto che Saul è diventato re. C’è sempre Samuele di mezzo. Il primo racconto è più ampio (dal cap. 9 al v. 16 del cap. 10).

C’era un uomo di Beniamino, chiamato Kis – figlio di Abièl, figlio di Zeròr, figlio di Becoràt, figlio di Afìach, figlio di un Beniaminita -, un prode. Costui aveva un figlio chiamato Saul (notate che il nome di San Paolo è Saul e suo padre si chiamava Beniamino; la tribù di Beniamino è una tribù di “teste volate”, un po’ avventurosi; d’altronde Beniamino è l’ultimo figlio di Giacobbe, coccolato in famiglia, scapestrato, che si può permettere di tutto e a cui bisogna perdonare sempre, anche se combina sempre guai), alto e bello: non c’era nessuno più bello di lui tra gli Israeliti; superava dalla spalla in su chiunque altro del popolo. Ora le asine di Kis, padre di Saul, si smarrirono e Kis disse al figlio Saul: «Su, prendi con te uno dei servi e parti subito in cerca delle asine». I due attraversarono le montagne di Efraim, passarono al paese di Salisa, ma non le trovarono. Si recarono allora nel paese di Saàlim, ma non c’erano; poi percorsero il territorio di Beniamino e anche qui non le trovarono. Quando arrivarono nel paese di Zuf, Saul disse al compagno che era con lui: «Su, torniamo indietro, perché non vorrei che mio padre avesse smesso di pensare alle asine e ora fosse preoccupato di noi»“. (Il servo) Gli rispose: «Ecco in questa città c’è un uomo di Dio, tenuto in molta considerazione: quanto egli dice, di certo si avvera. Ebbene, andiamoci! Forse ci indicherà la via che dobbiamo battere» (quest’uomo di Dio è Samuele. Saul è un uomo religioso, ma è una religiosità inquinata, superstiziosa, selvaggia, non educata). Rispose Saul: «Sì, andiamo! Ma che daremo a quell’uomo? Il pane nelle nostre sporte è finito e non abbiamo alcun dono da portare all’uomo di Dio; infatti che abbiamo?». Ma il servo rispondendo a Saul soggiunse: «Guarda: mi son trovato in mano un quarto di siclo d’argento (una religiosità che prescinde dalla gratuità della relazione). Dallo all’uomo di Dio e ci indicherà la nostra via». In passato in Israele, quando uno andava a consultare Dio, diceva: «Su, andiamo dal veggente», perché quello che oggi si dice profeta allora si diceva veggente. Disse dunque Saul al servo: «Hai detto bene; su, andiamo» e si diressero alla città dove era l’uomo di Dio“.

E ora l’incontro con Samuele; in tutto il seguito del cap. 9 si trovano coinvolti nella celebrazione di un sacrificio e di un banchetto. In questo contesto è Samuele che è in grado di riconoscere il valore di Saul; Samuele, uomo di Dio e ascoltatore della Parola, sfrutta la figura di Saul, intende il valore del personaggio che, nonostante le tragiche avventure, è persona di tutto rilievo; e Samuele si convince che proprio Saul sia l’uomo adatto per essere consacrato re.

Ripartiamo dal cap. 9 (facciamo un salto), il v. 25: “Scesero poi dall’altura in città; fu allestito un giaciglio per Saul sulla terrazza ed egli vi si coricò”.

La consacrazione di Saul

V. 27, cap. 9; cap. 10, vv. 1-27. “Al sorgere dell’aurora Samuele chiamò Saul che era sulla terrazza, dicendo: «Alzati, perché devo congedarti». Saul si alzò e i due, cioè lui e Samuele, uscirono. Quando furono scesi alla periferia della città, Samuele disse a Saul: «Ordina al servo che ci oltrepassi e vada avanti» e il servo passò oltre. «Tu fermati un momento, perché io ti faccia intendere la parola di Dio» (siamo all’alba di un giorno nuovo; Samuele, uomo di Dio e ascoltatore della Parola si rivolge a Saul per coinvolgerlo nell’ascolto). Samuele prese allora l’ampolla dell’olio e gliela versò sulla testa, poi lo baciò dicendo: «Ecco: il Signore ti ha unto il capo sopra Israele suo popolo. Tu avrai potere sul popolo del Signore e tu lo libererai dalle mani dei nemici che gli stanno intorno. Questo ti sarà il segno che proprio il Signore ti ha unto capo sulla sua casa: oggi quando sarai partito da me, troverai due uomini presso il sepolcro di Rachele sul confine con Beniamino in Zelzach. Essi ti diranno: Sono state ritrovate le asine che sei andato a cercare. Ecco tuo padre non bada più alla faccenda delle asine, ma è preoccupato di voi e va dicendo: Che cosa devo fare per mio figlio? Passerai in fretta di là e andrai oltre; quando arriverai alla quercia del Tabor, vi troverete tre uomini in viaggio per salire a Dio in Betel: uno porterà tre capretti, l’altro porterà tre pani rotondi, il terzo porterà un otre di vino. Ti domanderanno se stai bene e ti daranno due pani, che tu prenderai dalle loro mani (che cosa sta dicendo Samuele? “Stai andando incontro a un riconoscimento popolare: quel tale che incontrerai ti consegnerà due dei pani che sta portando al santuario di Betel. C’è per te da riscontrare il favore con cui il consenso popolare ti accoglierà e ti accompagnerà”). Giungerai poi a Gàbaa di Dio, dove c’è una guarnigione di Filistei e mentre entrerai in città, incontrerai un gruppo di profeti che scenderanno dall’altura preceduti da arpe, timpani, flauti e cetre, in atto di fare i profeti (uno stuolo di persone prese da questo entusiasmo religioso; una banda di profeti, gente che salta, canta, danza con una religiosità che dà spazio a una fenomenologia molto coreografica. Saul non è predisposto verso questo entusiasmo religioso che diremmo scomposto, disordinato, caotico). Lo spirito del Signore investirà anche te (c’è di mezzo lo Spirito del Signore ed è su questo valore carismatico, nel senso forte dell’aggettivo, che Samuele vuole insistere. “Quella religiosità che ti espone alla maniera di quei forsennati ti equipara a quella gente, ma c’è di mezzo lo Spirito di Dio) e ti metterai a fare il profeta insieme con loro e sarai trasformato in un altro uomo“. Diventare re per Saul, dal punto di vista di Samuele, significa assumere una responsabilità spirituale che ristruttura intrinsecamente il suo modo di vivere e di essere responsabile verso il popolo. Quella consacrazione regale è un’istituzione che viene conferita a Saul con l’unzione che fonda l’istituzione monarchica, ma trasmette a Saul un’identità carismatica. Anche in questo caso c’è un carisma di mezzo, tutto interno a quell’istituzione e che, proprio per questo, è esposto ai rischi più angosciosi per come sempre continua a rappresentare la debolezza del popolo. Per Saul, primo re, ma poi per tutti i re che verranno, si prospetta una vicenda che è altamente drammatica.

Vorrei che ce ne rendessimo conto sia perché Saul si troverà personalmente travolto da vicende immensamente più grandi di lui, ma perché è così: “tu ci sei come responsabile dell’istituzione, consacrato re, perché è un dono carismatico che ti innesta nella dinamica di un’istituzione che continua a riproporre la debolezza del popolo che da parte sua sta regredendo, sempre propenso a guardare indietro, a ritirarsi, a sottrarsi al rapporto d’alleanza con il Signore. Ma è proprio qui che la misericordia del Signore si sta alzando in rapporto con il re. Davanti a noi rimane come un segnale indimenticabile Davide: come essere re in un contesto di precarietà così pesante, segnato dalla miseria del popolo, diventa evento carismatico rivelativo della misericordia di Dio; come si può essere re in quel contesto istituzionale ed essere sacramenti della misericordia di Dio. Le pagine che stiamo leggendo non riguardano solo la storia antica di Israele, ma riguardano la storia del popolo di Dio in tutta la sua vicenda fino a quel che ci riguarda nell’esperienza della nostra partecipazione alla comunità del popolo cristiano.

Samuele dà un appuntamento a Saul in una località di nome Galgala. “Ed ecco, quando quegli ebbe voltato le spalle per partire da Samuele, Dio gli mutò il cuore e tutti questi segni si verificarono il giorno stesso. I due arrivarono là a Gàbaa ed ecco, mentre una schiera di profeti avanzava di fronte a loro, lo spirito di Dio lo investì e si mise a fare il profeta in mezzo a loro. Allora quanti lo avevano conosciuto prima, vedendolo d’un tratto fare il profeta con i profeti, si dissero l’un l’altro fra la gente: «Che è accaduto al figlio di Kis? È dunque anche Saul tra i profeti?» (questa è una valutazione che allude a un comportamento spregevole: “come è possibile che il figlio di Kis si comporti in questo modo?”). Uno del luogo disse: «E chi è il loro padre? (è un motivo di stupore per la gente). Quando ebbe terminato di profetare andò sull’altura. Lo zio di Saul chiese poi a lui e al suo servo: «Dove siete andati?». Rispose: «A cercare le asine e, vedendo che non c’erano, ci siamo recati da Samuele». Lo zio di Saul soggiunse: «Suvvia, raccontami quello che vi ha detto Samuele». Saul rispose allo zio: «Ci ha assicurato che le asine erano state ritrovate». Ma non gli riferì il discorso del regno, che gli aveva tenuto Samuele“. Il discorso del regno rimane in sospeso, ma Saul è già stato consacrato re da Samuele ed è una consacrazione che comincia ad assumere tratti imprevisti per Saul (povero lui) e anche per noi che stiamo cercando di decifrare lo sviluppo di questa storia dove è il mistero del Dio Vivente che avanza e si rivela.

Il secondo racconto nel cap. 10, dal v. 17: il popolo è convocato da Samuele in Mizpa e procede ad un’operazione di scelta. Ribadisce ancora una volta che non è d’accordo: “Avete ripudiato Dio che è l’unico re a cui dovremmo fare riferimento e avete detto: «Abbiamo bisogno di un re» e ora un re vi viene dato. “Samuele fece accostare ogni tribù d’Israele e fu sorteggiata la tribù di Beniamino (si va per sorteggio; è un modo per attribuire la decisione alla volontà di Dio. Anche quando si tratterà di decidere chi sarà il dodicesimo apostolo al posto di Giuda si tirerà a sorte. È un modo un po’ grezzo; il discernimento dei gesuiti andrebbe in un’altra direzione, ma va bene anche questo. È un modo per rispettare la libertà di Dio che decide. La figura di Beniamino, poi la famiglia di Matri, infine il casato di Kis e quindi Saul, v. 21), Si misero a cercarlo ma non si riuscì a trovarlo (Saul si è nascosto). Allora consultarono di nuovo il Signore: «E’ venuto qui l’uomo o no?». Rispose il Signore: «Eccolo nascosto in mezzo ai bagagli». Corsero a prenderlo di là e fu presentato al popolo: egli sopravanzava dalla spalla in su tutto il popolo. Samuele disse a tutta la folla: «Vedete dunque che l’ha proprio eletto il Signore, perché non c’è nessuno in tutto il popolo come lui». Tutto il popolo proruppe in un grido: «Viva il re!» (è l’avvio di una tappa nuova per il popolo di Israele). Samuele espose a tutto il popolo i diritti del regno e li scrisse in un libro che depositò davanti al Signore. Poi Samuele congedò tutto il popolo perché andasse ognuno a casa sua. Anche Saul tornò a casa in Gàbaa“.

È avviata questa nuova tappa, ma siamo appena all’inizio di un percorso e mancano tante strutture che man mano verranno costituite. Saul ritorna a Gabaa e attorno a lui ci sono già delle polemiche; ci sono quelli che si schierano subito dalla sua parte e quelli che, invece, lo trattano in maniera sprezzante.

Conflitto con gli Ammoniti: Saul diventa re

Cap. 11, vv. 1-15. C’è un terzo racconto. Gli storici dicono che il terzo racconto è quello più veritiero rispetto al probabile andamento della vicenda storica: Saul si comporta, in una certa occasione, come uno degli antichi giudici. “Circa un mese dopo, Nacas l’Ammonita si mosse e pose il campo contro Iabes di Gàlaad. Tutti i cittadini di Iabes di Gàlaad dissero allora a Nacas: «Vieni a patti con noi e ti saremo sudditi». Rispose loro Nacas l’Ammonita: «A queste condizioni mi alleerò con voi: possa io cavare a tutti voi l’occhio destro e porre tale gesto a sfregio di tutto Israele» (se volete restare in vita perderete solo un occhio). Di nuovo chiesero gli anziani di Iabes: «Lasciaci sette giorni per inviare messaggeri in tutto il territorio d’Israele. Se nessuno verrà a salvarci, usciremo incontro a te». I messaggeri arrivarono a Gàbaa di Saul e riferirono quelle parole davanti al popolo e tutto il popolo levò la voce e pianse. Or ecco Saul veniva dalla campagna dietro l’armento. Chiese dunque Saul: «Che ha il popolo da piangere?». Riferirono a lui le parole degli uomini di Iabes. Lo spirito di Dio investì allora Saul (in maniera equivalente nel caso di giudici che hanno svolto la loro missione in epoca precedente. Di loro si parla nel Libro dei Giudici. Saul emerge come uno di quelli e interviene) ed egli, appena udite quelle parole, si irritò molto. Poi prese un paio di buoi, li fece a pezzi e ne inviò in tutto il territorio d’Israele mediante messaggeri con questo proclama: «Se qualcuno non uscirà dietro Saul e dietro Samuele, la stessa cosa avverrà dei suoi buoi» (e mette insieme in pochi giorni una forza di armati veramente imponente e gli Ammoniti non se l’aspettano)”. “Dissero allora ai messaggeri che erano giunti: «Direte ai cittadini di Iabes di Gàlaad: Domani, quando il sole comincerà a scaldare, avverrà la vostra salvezza».

I messaggeri partirono e riferirono agli uomini di Iabes, che ne ebbero grande gioia. Allora gli uomini di Iabes diedero risposta a Nacas: «Domani usciremo incontro a voi e ci farete quanto sembrerà bene ai vostri occhi». Il giorno dopo Saul divise il grosso in tre schiere e irruppe in mezzo al campo nemico sul far del mattino; batterono gli Ammoniti finché il giorno si fece caldo. Quelli che scamparono furono dispersi talmente che non ne rimasero due insieme“. Una vittoria strepitosa: Saul ha coagulato le componenti diverse, le diverse tribù con questa impresa che diventa la premessa dell’attribuzione non solo di una qualifica occasionale di condottiero che ha risolto una situazione critica, ma del titolo di re. “Il popolo allora disse a Samuele: «Chi ha detto: Dovrà forse regnare Saul su di noi? Consegnaci costoro e li faremo morire» (il popolo ha trovato il re: è Saul). Ma Saul disse: «Oggi non si deve far morire nessuno (in questo contesto Saul è un personaggio molto magnanimo), perché in questo giorno il Signore ha operato una liberazione in Israele». Samuele ordinò al popolo: «Su, andiamo a Gàlgala: là inaugureremo il regno». Tutto il popolo si portò a Gàlgala e là davanti al Signore in Gàlgala riconobbero Saul come re; qui ancora offrirono sacrifici di comunione davanti al Signore e qui fecero grande festa Saul e tutti gli Israeliti“.

Il Signore non abbandonerà mai il suo popolo

Cap. 12, vv. 1-25. Diamo uno sguardo al cap. 12 perché la volta prossima (vi invito a leggere i capp. 13, 14 e 15 dedicati all’attività di Saul re) leggeremo questi capitoli che descrivono il fallimento della sua funzione monarchica. Povero Saul; è il primo; è già fallito, ma la misericordia di Dio avanza.

Allora Samuele disse a tutto Israele (interviene di nuovo Samuele e ci tiene, ancora una volta, a dichiarare che non era d’accordo): «Ecco ho ascoltato la vostra voce in tutto quello che mi avete chiesto e ho costituito su di voi un re. Da questo momento ecco il re procede davanti a voi. Quanto a me sono diventato vecchio e canuto e i miei figli eccoli tra di voi. Io ho vissuto dalla mia giovinezza fino ad oggi sotto i vostri occhi (ci tiene a ricevere un segno di riconoscimento circa il valore del servizio che ha svolto e a distinguersi rispetto a quelle che saranno le esigenze accampate necessariamente dal re: “ho svolto il mio servizio senza pretendere niente da nessuno”; vuole che sia riconosciuto il valore di questo suo servizio). Eccomi, pronunciatevi a mio riguardo alla presenza del Signore e del suo consacrato (anche il re è una figura sacramentale ed è Samuele che ha consacrato Saul re in obbedienza alla parola del Signore; ma continua a distinguersi. Situazioni del genere si ripropongono, tenendo conto delle dovute distinzioni, nel contesto del popolo cristiano, nella storia di quella comunità che il Signore ci ha lasciato come sacramento della sua volontà d’amore e opera di salvezza, la Chiesa). A chi ho portato via il bue? A chi ho portato via l’asino? Chi ho trattato con prepotenza? A chi ho fatto offesa? Da chi ho accettato un regalo per chiudere gli occhi a suo riguardo? Sono qui a restituire!». Risposero: «Non ci hai trattato con prepotenza, né ci hai fatto offesa, né hai preso nulla da nessuno». Egli soggiunse loro: «E’ testimonio il Signore contro di voi ed è testimonio oggi il suo consacrato (il re), che non trovate niente in mano mia?». Risposero: «Sì, è testimonio»“. Samuele pretende questo riconoscimento da parte del popolo alla presenza del Signore e del re. “Allora Samuele disse al popolo: «E’ testimonio il Signore che ha stabilito Mosè e Aronne e che ha fatto uscire i vostri padri dal paese d’Egitto (racconta quello che è avvenuto nel corso di una storia che va indietro nel tempo e risale a Mosè ed Aronne, al tempo in cui i padri furono liberati dalla schiavitù in Egitto; la traversata del deserto, l’ingresso nella Terra, al tempo dei giudici; il popolo che si dimenticava ed è stato costantemente incalzato; una storia che continua a manifestare la fragilità di questo popolo che è poi la fragilità umana. E, d’altra parte, è il Signore che è intervenuto, ha liberato, ha guidato, ha mandato i giudici ed è il Signore, Lui, il protagonista della svolta attuale.

V. 12: “Eppure quando avete visto che Nacas re degli Ammoniti muoveva contro di voi, mi avete detto: No, vogliamo che un re regni sopra di noi, mentre il Signore vostro Dio è vostro re (questa è l’opinione di Samuele). Ora eccovi il re che avete scelto e che avevate chiesto. Vedete che il Signore ha costituito un re sopra di voi. Dunque, se temerete il Signore, se lo servirete e ascolterete la sua voce e non sarete ribelli alla parola del Signore, voi e il re che regna su di voi vivrete con il Signore vostro Dio. Se invece non ascolterete la voce del Signore e sarete ribelli alla sua parola, la mano del Signore peserà su di voi, come pesò sui vostri padri“. Per Samuele la svolta che è in corso va intesa come un ulteriore segno della benevolenza con cui il Signore accompagna la storia del suo popolo, ma è un segno di benevolenza che esigerà una maturità sempre più consapevole del discernimento circa il dono ricevuto, che passa attraverso la presenza di un re che nel caso di Saul è un pover’uomo in grado di compiere i gesti più avventati. D’altra parte, questa povertà, questa miseria che adesso acquista una rilevanza istituzionale, è sacramento della misericordia di Dio. “L’avete voluto voi”, dice Samuele, “l’ha voluto il Signore per voi, lo vuole il Signore per voi”.

V. 16: “Ora, state attenti e osservate questa grande cosa che il Signore vuole operare sotto i vostri occhi (la grandezza di questa novità che qui viene appena annunciata, ma sarà confermata dallo svolgimento della storia successiva, fino a quando diremo che il re è un personaggio derelitto che ha come diadema un intreccio di spine ed è appeso a una croce. “Ecco il vostro re”, dice Pilato. E Samuele aggiunge: “questa cosa è così grande che ve ne do la dimostrazione con una manifestazione teofanica del tutto inimmaginabile perché nel mese di giugno piove). Non è forse questo il tempo della mietitura del grano? Ma io griderò al Signore ed Egli manderà tuoni e pioggia. Così vi persuaderete e constaterete che grande è il peccato che avete fatto davanti al Signore chiedendo un re per voi» (in quella grandezza del peccato si manifesta la grandezza superiore della misericordia del Signore). Samuele allora invocò il Signore e il Signore mandò subito tuoni e pioggia in quel giorno. Tutto il popolo fu preso da grande timore del Signore e di Samuele. Tutto il popolo perciò disse a Samuele: «Prega il Signore tuo Dio per noi (il popolo ha bisogno non solo del re e dell’istituzione per soddisfare quelle esigenze ritenute imprescindibili per la sopravvivenza, ma anche dell’intercessione di Samuele, del profeta; si affida a Samuele) tuoi servi che non abbiamo a morire, poiché abbiamo aggiunto a tutti i nostri errori il peccato di aver chiesto per noi un re». Samuele rispose al popolo: «Non temete (Samuele è una di quelle figure della storia della salvezza che, in certi momenti, assume proprio un aspetto tragico. Pensate a Geremia o a Giovanni Battista sulla soglia del Nuovo Testamento): voi avete fatto tutto questo male, ma almeno in seguito non allontanatevi dal Signore anzi servite lui (l’iniquità della nostra condizione umana non sfugge all’iniziativa del Signore; è inserita anch’essa all’interno di un disegno provvidenziale che è rivelazione della sua signoria, della sua vittoria, della sua gloria, della sua misericordia), voi avete fatto tutto questo male, ma almeno in seguito non allontanatevi dal Signore, anzi servite lui, il Signore, con tutto il cuore. Non allontanatevi per seguire vanità che non possono giovare né salvare, perché appunto sono vanità. Certo il Signore non abbandonerà il suo popolo (è espressione tipica dell’alleanza: “io sono il tuo Dio, tu sei il mio popolo; io sono per te, tu sei per me”; un’appartenenza assoluta, vicendevole), per riguardo al suo nome che è grande, perché il Signore ha cominciato a fare di voi il suo popolo. Quanto a me, non sia mai che io pecchi contro il Signore tralasciando di supplicare per voi (Samuele non si tira fuori dalla mischia: “questo popolo è il popolo a cui appartengo e in quanto faccio parte di questo popolo appartengo al Signore e la mia responsabilità carismatica, profetica, di orante è un’intercessione continua”. Anche altrove, nell’Antico Testamento, Samuele è citato come uno degli intercessori per antonomasia; una preghiera del profeta che è espressione di una responsabilità che fa tutt’uno con la consapevolezza di essere in presenza di una storia drammatica, ma, allo stesso tempo, di essere alle prese con l’epifania dell’amore di Dio) e di indicarvi la via buona e retta. Vogliate soltanto temere il Signore e servirlo fedelmente con tutto il cuore, perché dovete ben riconoscere le grandi cose che ha operato con voi. Se invece vorrete fare il male, voi e il vostro re sarete spazzati via»“. Sono conseguenze dolorosissime a cui il popolo non sarà sottratto, ma tutte interne alla rivelazione della grandezza che opera dall’interno di questa storia umana, derelitta com’è anche nelle sue espressioni istituzionali, che pure hanno una rilevanza così grandiosa nella gestione delle vicende. Ed è grandezza che fa di questa storia derelitta quella storia di conversione di cui il cuore umano ha bisogno.

Terzo incontro del ciclo 2017-2018

http://www.incontripioparisi.it/

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Questa voce è stata pubblicata il 20/01/2020 da in ITALIANO, Lectio Divina con tag , , .

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San Daniele Comboni (1831-1881)

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Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
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