COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

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“Domenica della Parola di Dio”: il contributo dei missionari alle traduzioni nelle lingue locali


Bibbia 1


Città del Vaticano (Agenzia Fides) – Domenica 26 gennaio si celebrerà nel mondo la prima “Domenica della Parola di Dio”, indetta da Papa Francesco con la Lettera apostolica “Aperuit Illis”, perché “non venga mai a mancare nella vita del nostro popolo questo rapporto decisivo con la Parola viva che il Signore non si stanca mai di rivolgere alla sua Sposa” (n.2). Il Papa sottolinea che “la Bibbia non può essere solo patrimonio di alcuni e tanto meno una raccolta di libri per pochi privilegiati. Essa appartiene, anzitutto, al popolo convocato per ascoltarla e riconoscersi in quella Parola” (n.4). In questa prospettiva, numerosi missionari hanno dedicato una parte consistente del loro impegno di evangelizzazione alle traduzioni delle Scritture nelle lingue locali, per favorire la crescita e la formazione delle comunità cristiane. Citiamo di seguito solo alcuni esempi.

Il Beato p. Gabriele Maria Allegra (1907–1976), missionario francescano, OFM, è noto per la prima traduzione in lingua cinese della Sacra Scrittura. Mandato in missione in Cina, dopo aver studiato la lingua cinese, nel 1935 iniziò la traduzione dell’Antico Testamento dall’aramaico, che terminò nel 1944. Purtroppo perse più della metà del testo tradotto durante le vicende belliche, quindi chiamò diversi confratelli cinesi ad aiutalo. Nel 1945 fondò a Pechino lo Studium Biblicum Franciscanum, trasferito ad Hong Kong nel 1948. Dopo aver completato la traduzione dell’Antico Testamento nel 1952, andò in Terrasanta per un periodo di formazione. Rientrato ad Hong Kong nel 1955, si mise a tradurre il Nuovo Testamento dal greco. Nel 1968 lo Studium Biblicum Franciscanum pubblicò per la prima volta nella storia, la Bibbia in lingua cinese (Antico e Nuovo Testamento).

Il 21 dicembre 2019 è stata ufficialmente pubblicata la “Baibil Khumur”, la Sacra Bibbia in lingua tiwa. La comunità Tiwa o Lalung è una tribù indigena che vive principalmente negli Stati indiani dell’Assam e del Meghalaya, nell’India nord-orientale, e anche in alcune parti dell’Arunachal Pradesh e di Manipur. L’opera di traduzione è stata guidata e coordinata dal salesiano (SDB) don UV Jose, che vi ha lavorato per oltre cinque anni spendendo fino a 14 ore al giorno in questa missione. Prima di lui un altro salesiano, don Michael Balawan, aveva tradotto in tiwa il Nuovo Testamento, oltre a scrivere un dizionario Tiwa-Inglese-Khasi e a curare diversi libri su temi religiosi.

I padri Piergiorgio Cappelletti e Mario Frigerio, missionari del PIME, vivono e operano in Camerun da mezzo secolo, e una parte rilevante del loro impegno missionario si è riversata nella traduzione della Parola di Dio nella lingua dei Tupuri. Hanno tradotto il Lezionario domenicale ed il Nuovo Testamento, e collaborato per l’Antico Testamento.

Sempre in Camerun, padre Giuseppe Parietti ha tradotto in Fulfuldé i libri Deuterocanonici e il Lezionario festivo, mentre padre Antonio Michelan ha tradotto la Bibbia e il Lezionario domenicale in Guiziga.
A padre Carlo Calanchi, missionario in Bangladesh, si deve la traduzione dei testi liturgici nella lingua del gruppo etnico Santal. Mentre in Guinea Bissau padre Luigi Scantanburlo ha lavorato alle traduzioni in lingua Felupe dei testi liturgici e del Nuovo Testamento; in lingua Balanta dei Vangeli; in Criolo dei testi liturgici, del Nuovo Testamento e dell’intera Bibbia (in collaborazione con gli Evangelici). Padre Giovanni De Franceschi, missionario PIME in Costa d’Avorio, ha tradotto i testi liturgici in Baulé.

In Messico, dopo 25 anni di lavoro, nel 2015 è stata completata la traduzione della Bibbia nella lingua tzotzil, lingua che viene dai Maya ed è parlata soprattutto sugli altopiani del Chiapas, dai popoli di etnia tzotzil, circa 350.000 persone. L’opera è stata portata avanti dai sacerdoti Missionari del Sacro Cuore e di Santa Maria di Guadalupe, insieme ad alcuni sacerdoti della zona e soprattutto ai catechisti delle parrocchie.

In Guatemala nel 2011 è stata pubblicata la Bibbia tradotta in k’iche, la più popolare delle 22 lingue prevalenti nel paese, frutto del lavoro di un gruppo coordinato dal sacerdote francese Bernardo Guos e da Isabel Sucuquí, di lingua maya, originaria di Chiché, El Quiché. La traduzione delle Scritture è stata fatta ma dalla lingua originale, attraverso un processo di costante revisione da parte di catechisti k’iché, per giungere al testo finale di una Bibbia che consente la lettura senza l’aiuto di altre lingue.

Negli anni ’60 del secolo scorso, i Missionari della Consolata (IMC) hanno collaborato alla traduzione portata avanti dalla Chiesa locale, in Kenya e in Tanzania, della Bibbia nelle lingue Kiswaili, Kimeru, Kikuyo. P. Giuseppe Frizzi ha curato la traduzione della Bibbia in lingua Xirima del popolo Macua, nel Niassa, in Mozambico. La traduzione fu rivista dal “Centro de Inserção Makhuwa-Xirima”, centro di studi culturali e artistici da lui fondato nella missione di Maúa, e venne pubblicata dalla Diocesi di Lichinga, edita dai Missionari della Consolata. La pubblicazione dei Vangeli avvenne nel 1997 e della Bibbia completa nel 2000, in occasione del Grande Giubileo dell’anno 2000.
P. Frizzi a tale riguardo ricorda un aneddoto: “Quando finii di tradurre la Bibbia in lingua macua-scirima venne a trovarmi un autorevole cheikh musulmano di Maúa, di nome Txirani: mi chiese se potevo tradurre anche il Corano. Dovetti declinare l’invito perché non conosco l’arabo, ma apprezzai molto la sua richiesta: essa esprimeva sia la sua piena fiducia in un cristiano sia il suo desiderio di rendere disponibile nella lingua locale il testo sacro dei musulmani, un desiderio nato dall’apprezzamento per l’opera dei cristiani, che traducono la Parola di Dio nelle diverse lingue del mondo”.

(SL) (Agenzia Fides 24/1/2020)

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Questa voce è stata pubblicata il 25/01/2020 da in Bibbia, ITALIANO.

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Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
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