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A 100 anni dalla sua nascita. «Chiara Lubich fu il segno di speranza»

Il presidente Mattarella ricorda a Trento la fondatrice dei Focolari, a 100 anni dalla nascita: si è impegnata nel dialogo con tutti fondato sulla cultura della fiducia. Anche nell’abisso della guerra

Diego Andreatta
sabato 25 gennaio 2020
Avvenire


Centenario Chiara Lubich

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, saluta Maria Voce, presidente del Movimento dei Focolari, durante la visita alla mostra dedicata a Alcide De Gasperi a Palazzo Thun a Trento, dopo la cerimonia per il centenario dalla nascita della fondatrice del Movimento dei focolari Chiara Lubich – Ansa

«Si può essere forti, molto forti, pur essendo miti. E aperti alle buone ragioni degli altri. Anzi, in realtà, per dirla con sincerità, soltanto così si è veramente forti». Commosso parla di Chiara Lubich nella città natale il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e conclude così il suo gioioso ricordo personale di questa donna «che è stata un grande segno di speranza nell’abisso della guerra». Ne parla a cent’anni dalla nascita, accolto dai focolarini e tanti trentini nell’abbraccio circolare del Centro Mariapoli di Cadine, inaugurato nel 1986 dalla stessa Chiara con l’invito a «infiammare il mondo dell’amore di Dio».

Lascia il testo scritto Mattarella, e riecheggia i testimoni venuti da tutto il mondo sottolineando alcuni aspetti del carisma della fondatrice: l’unità «che nasce dalla fede ma che ha anche un forte senso sociale, perché porta ad abbattere barriere e pregiudizi», la sua declinazione nella politica, «che porta ad amare la patria altrui come la propria», e anche nell’economia di comunione che per il presidente della Repubblica rappresenta «un orizzonte nuovo, tutt’altro che marginale nella società, che è compatibile con l’ambiente e fa superare le disuguaglianze».

Applaudono i numerosi rappresentanti di altre confessioni quando il presidente afferma che «il dialogo oggi appare decisivo per la pace» e ringrazia Chiara per averlo portato nel mondo come «costruttrice di pace». Confidando una riflessione personale Mattarella rileva che «fra le tre parole chiave della rivoluzione francese il termine “fraternità” appare oggi più indietro, quasi relegato in secondo piano, per effetto degli interessi materiali, delle nostre paure, dell’utilitarismo, mentre rimane invece elemento cruciale per la convivenza».

Riprende poi due spunti colti nell’intervento della presidente del Movimento dei Focolari Maria Voce in risposta a due Gen, i giovani del Movimento che vogliono tenere alta per il futuro «la bandiera dell’unità»: l’impegno a vivere «l’estremismo del dialogo verso tutti», fondandolo sulla «cultura della fiducia».

Due aspetti evidenziati anche dall’arcivescovo di Trento, Lauro Tisi che riprende con forza quanto detto nell’omelia di mercoledì 22 gennaio, anniversario della nascita di Chiara Lubich, davanti al fonte battesimale in Santa Maria Maggiore: «Chiara scopre il Dio dei cristiani non ferisce, non alza la mano ma prende su di me il dolore del mondo. E scopre che la forza dell’uomo sta nel perdono e nell’abbraccio del nemico». È un messaggio di attualità sorprendente per l’Europa di oggi e, continua Tisi, «per chi crede che la libertà stia nell’avere come unico riferimento il proprio gesto o il proprio pensiero». L’arcivescovo di Trento ricorda ai focolarini il ruolo del predecessore monsignor Carlo de Ferrari che «ha protetto il carisma di Chiara» riconoscendovi allora «il dito di Dio» e invitando la Chiesa trentina ad ascoltare «il grido di questa figlia della nostra terra».

Anche il presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti e il sindaco di Trento Alessandro Andreatta sottolineano la capacità di Chiara di «andare oltre» portando l’ideale della fraternità in 182 Paesi del mondo; sempre fedele alle intuizioni avute tra le sue montagne, richiamate dai canti di montagna proposti dal Coro della SAT, gli stessi che i focolorini eseguivano sotto le guglie del Primiero.
Alle Mariapoli estive fu determinante la presenza di Igino Giordani («Il padre costituente che ho conosciuto personalmente – dice il presidente della Repubblica Mattarella, il cui padre, Bernardo, fu anch’egli componente dell’Assemblea Costituente per la Democrazia Cristiana, più volte ministro e deputato della Repubblica nelle prime cinque legislature – e pure affascinava per la sua autenticità e spiritualità») e si ricorda anche una visita di Alcide De Gasperi. Dello statista trentino – che ha guidato il Paese come presidente del Consiglio dal luglio 1946 all’agosto 1953 presiedendo ben sette esecutivi, e leader della Democrazia Cristiana nel secondo dopoguerra (prima come segretario nazionale e poi come presidente) – ieri il presidente Sergio Mattarella ha potuto visitare uno spazio espositivo inaugurato dal Comune grazie alla disponibilità delle figlie.

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Questa voce è stata pubblicata il 26/01/2020 da in Attualità ecclesiale, ITALIANO con tag .

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