COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

Blog di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA – Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa MISSIONARY ONGOING FORMATION – A missionary look on the life of the world and the church

Don Farinella si strappa le vesti!… Povera Chiesa così male servita!


Paolo Farinella


Don Paolo Farinella è un prete cattolico, “orgoglioso di esserlo”, che si autoproclama “parroco di confine per chi crede e per chi non crede… un prete dal cuore laico” (https://www.ilfattoquotidiano.it)

Questa mattina ho letto un suo articolo (vedi sotto) che mi ha lasciato il cuore pieno di tristezza e amarezza. Le posizioni critiche di don Paolo sono assai note. Per lui il pontificato di Benedetto XVI è stato “una sciagura per la Chiesa” e “Giovanni Paolo II e Benedetto XVI i due Papi peggiori del millennio”. Leggendo questo suo articolo, pare che nemmeno Papa Francesco si salvi. Egli vede “il Papa solo e disperato che va in giro per Roma, come un amante abbandonato, alla ricerca del miracolo impossibile e di qualche Madonna disponibile a implorare che «la mano potente di Dio fermi la pandemia»; il Papa che, solitario, va in ricerca di crocifissi miracolosi e Madonne disponibili”.
Tra propositi che pure potremmo condividere, il suo tono sarcastico (vedi i preti del “ciucciotto sacramentario”) e la sua pretesa di essere il garante del Vaticano II sono uno schiaffo a quanti cercano di servire il Popolo di Dio, pur con i loro limiti ma talvolta con il sacrificio della propria vita.
Il suo è uno schiaffo a un collega e carissimo amico che ieri, 21 marzo inizio della primavera, è deceduto a Milano, dopo aver reso un servizio pastorale in una parrocchia alcune settimane fa. Questi pastori, non mercenari, sono le primizie di una nuova Primavera nella Chiesa!

MJ
22/3/2020

PREGHIERA, MEMORIA, MESSA, MIRACOLI E MAGIA
di Paolo Farinella, prete

Leggo sui giornali che in TV spopolano rosari e preghiere: il 19 marzo 2020, memoria di San Giuseppe, la TV della Cei, Sat 2000, ha avuto uno share del 31% per il solo rosario (4 milioni e 220 mila), preceduto da un messaggio del Papa. Vedo il Papa solo e disperato che va in giro per Roma, come un amante abbandonato, alla ricerca del miracolo impossibile e di qualche Madonna disponibile a implorare che «la mano potente di Dio fermi la pandemia». Vedo preti in streaming che, splendidamente isolati, in cima a un altare vuoto in una chiesa vuota, s’illudono di «celebrare l’Eucaristia» con una comunità inesistente che mai hanno voluto far nascere nelle loro parrocchie. Vedo preti che benedicono i loro paesi con il «Santissimo Sacramento» in Ostensorio in elicottero. Vedo il card. Bagnasco che dà disposizioni ai preti su quali precauzioni prendere nel portare i Sacramenti agli ammalati e moribondi, considerando in questo modo, i parroci come bambini da imboccare con ciucciotto sacramentario. 

È il trionfo della religione materialista che ha bisogno di «vitelli» più o meno d’oro o di latta da toccare, vedere e di luoghi aperti dove non si può nemmeno andare per disposizioni sanitarie d’emergenza. È la pietra tombale sulla teologia del Vaticano II, mai entrato nel cuore e nella prassi delle parrocchie che ne hanno preso la forma esteriore, ma ne hanno lasciato l’anima fuori, a debita distanza, come fosse un Covid-19 da cui difendersi. Diceva Umberto, un ragazzo messo alla prova in una struttura del modenese, che «I cattolici hanno il vizio di andare a Messa», sottolineando così la Messa come «obbligo-precetto» e non come atto di amore e bisogno interiore. Questo «vizio di andare a Messa» è centrato sulla figura del prete in una dimensione di clericalismo spinto che non è mai venuto meno, ma che si è aggravato nell’arco di questi ultimi settant’anni. 

Non importa se Gesù ha detto che i luoghi materiali sono (possono essere) superflui giacché «Né su questo monte né a Gerusalemme [sic!] adorerete il Padre…i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità» (Gv 4,21-24). 

L’evangelista Giovanni non cita nemmeno l’Eucaristia che nell’ultima cena sostituisce con la lavanda dei piedi» (Gv 13,1-20). «Lavare i piedi» è l’equivalente dell’Eucaristica e la sostituzione è in linea col giudaismo post esilico: «Chi dedica la notte allo studio della Toràh è considerato dalla Scrittura come se avesse partecipato al sacrificio del Tempio» (R. Yohanan). Non è necessario accedere al tempio, perché, come insegnano i Rabbini, in casi di necessità, è sufficiente dire «’Amen» che è il credo in un soffio, atto di fede e di comunione con «Dio, mio re fedele» (queste parole in ebraico formano l’acrostico di «’Amen»). Andare alla ricerca di miracoli è non avere compreso che con la morte di Gesù in croce è stata crocifissa l’onnipotenza del Dio «faraone, imperatore, re, dominatore». Ora è presente un «dio svuotato» (Fil 2,7) che vuole «misericordia, non sacrificio» (Mt 9,13 e Os 6,6). 

Per secoli i monaci vivevano l’intimità con Dio senza Messa e Benedetto da Norcia invitava i monaci a lavorare d’inverno nelle domeniche di sole e a pregare di più in quelle piovose. Avere l’ossessione della Messa significa non avere capito la «teo-drammatica» (Urs von Balthazar) che essa esprime, riducendola solo a «pia pratica di pietà» che il prete può celebrare da solo, senza l’assemblea. È il ritorno, anzi la prosecuzione lineare del mondo religioso d’Israele prima del 70 d.C., prima della distruzione, quando il tempio di Gerusalemme era un mattatoio predisposto per i sacrifici cruenti. La Messa come sacrificio è finito per sempre e questa teologia sacrificale, servita, a giustificare la mistica della sofferenza cercata a ogni costo, non ha più nulla da dire in una rivelazione dove il Padre è padre e non sovrano assetato di sangue, dove i figli sono affettivamente legati a lui, dove Gesù si lega al «memoriale» dei suoi discepoli. Memoriale, non ritualismo asettico e ripetitivo «a ore»: una Messa a ogni ora. 

Il Papa che, solitario, va in ricerca di crocifissi miracolosi e Madonne disponibili, il vescovo che dà disposizioni di celebrare da soli o di portare sacramenti, sono il segno trionfante della religione del ricatto e del mercato, della religione di scambio che crede di comprare Dio a suon di parole e azioni sacrificali per rabbonire la vendetta divina e farlo recedere dal suo proposito di castigo, dimenticando il monito di Gesù prima di introdurre il «Padre nostro»: «Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate» (Mt 6,7-8). 

«L’avete mai detto che andare a messa è come iscriversi a un’azione di guerriglia? L’avete mai detto che coloro che partecipano alla messa stanno facendo l’atto più pericoloso del mondo? Avete mai detto a quelli che assistono alla messa pacificamente, sbadigliando, che non vedono il momento di uscire fuori, che stanno facendo un atto pericolosissimo?» (Arturo Paoli, Camaldoli, 1991). 

Dice Bonaventura, biografo di San Francesco, che egli «non era uno che pregava, ma era preghiera lui stesso» (non tam orans, quam oratio). L’evento eucaristico e la riforma del Vaticano II ci hanno consegnato una dimensione «ekklesiale», liberandoci da un peso di obblighi e doveri che confliggono con l’amore, la giustizia, lo sperpero, la fame, la sete, la cura, la salute. Non è un caso che nell’Eucaristia gli elementi proprio sono « la parola, il pane, il vino, l’acqua, la fraternità e condivisione («spezzò il pane e lo diede loro»), cioè gli elementi/alimenti fondamentali dell’umanità cui tutti hanno diritto e finché sulla terra vi sarà un assetato di parola e acqua o un affamato di pane, l’Eucaristia, altro che sacrificio, è un atto di condanna irreversibile su un mondo perverso e perduto. 

La Messa oggi è prendersi cura degli altri, mettendoli al sicuro dal diffondersi del virus e dei virus; è imparare cosa significa «discernere tra le priorità», difendere i più fragili e non cercare Totem ancestrali cui chiedere protezione vanesia. Quando impareremo noi cattolici a «non nominare il Nome di Dio nel vuoto?» (Es 20,7). 

http://www.paolofarinella.eu/

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Questa voce è stata pubblicata il 23/03/2020 da in Attualità ecclesiale, ITALIANO.

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San Daniele Comboni (1831-1881)

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Combonianum è stato una pubblicazione interna di condivisione sul carisma di Comboni. Assegnando questo nome al blog, ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e patrimonio carismatico.
Il sottotitolo Spiritualità e Missione vuole precisare l’obiettivo del blog: promuovere una spiritualità missionaria.

Combonianum was an internal publication of sharing on Comboni’s charism. By assigning this name to the blog, I wanted to revive this title, rich in history and charismatic heritage.
The subtitle
Spirituality and Mission wants to specify the goal of the blog: to promote a missionary spirituality.

Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
I miei interessi: tematiche missionarie, spiritualità (ho lavorato nella formazione) e temi biblici (ho fatto teologia biblica alla PUG di Roma)

I am a Comboni missionary with ALS. I opened and continue to curate this blog (through the eye pointer), animated by the desire to stay in touch with the life of the world and of the Church, and thus continue my small service to the mission.
My interests: missionary themes, spirituality (I was in charge of formation) and biblical themes (I studied biblical theology at the PUG in Rome)

Manuel João Pereira Correia combonianum@gmail.com

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