COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

Blog di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA – Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa MISSIONARY ONGOING FORMATION – A missionary look on the life of the world and the church

Commento al vangelo della Settimana Santa

Commento al vangelo della Settimana Santa
Paolo Curtaz

Settimana Santa4.jpg

Lunedì 6 Aprile > 
(Feria – Viola)
Lunedì della Settimana Santa
Is 42,1-7   Sal 26   Gv 12,1-11: Lasciala fare, perché essa lo conservi per il giorno della mia sepoltura.
Martedì 7 Aprile > 
(Feria – Viola)
Martedì della Settimana Santa
Is 49,1-6   Sal 70   Gv 13,21-33.36-38: Uno di voi mi tradirà… Non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte.
Mercoledì 8 Aprile > 
(Feria – Viola)
Mercoledì della Settimana Santa
Is 50,4-9   Sal 68   Mt 26,14-25: Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito!
Giovedì 9 Aprile > 
( – Bianco)
GIOVEDI SANTO (MESSA DEL CRISMA)
Is 61,1-3.6.8-9   Sal 88   Ap 1,5-8   Lc 4,16-21: Lo Spirito del Signore è sopra di me.
Giovedì 9 Aprile > 
( – Bianco)
GIOVEDI SANTO (MESSA NELLA CENA DEL SIGNORE)
Es 12,1-8.11-14   Sal 115   1Cor 11,23-26   Gv 13,1-15: Li amò sino alla fine.
Venerdì 10 Aprile > 
( – Rosso)
VENERDI SANTO (PASSIONE DEL SIGNORE)
Is 52,13- 53,12   Sal 30   Eb 4,14-16; 5,7-9   Gv 18,1- 19,42: Passione del Signore.
Sabato 11 Aprile > 
( – Bianco)
VEGLIA PASQUALE NELLA NOTTE SANTA (ANNO A)
Es 14,15- 15,1   Da Es 15,1-18   Rm 6,3-11   Mt 28,1-10: È risorto e vi precede in Galilea
Domenica 12 Aprile > 
(SOLENNITA’ – Bianco)
DOMENICA DI PASQUA – RISURREZIONE DEL SIGNORE (ANNO A)
At 10,34a.37-43   Sal 117   Col 3,1-4   Gv 20,1-9: Egli doveva risuscitare dai morti

Lunedì della Settimana Santa
Gv 12,1-11: Lasciala fare, perché essa lo conservi per il giorno della mia sepoltura.

Gli ultimi giorni, le ultime ore. È iniziata la più grande fra le settimane. Ora dopo ora seguiremo i passi del Signore, cercando di scrutare le sue emozioni, in punta di piedi. Si ripete, la grande settimana, ora e per sempre. Anche noi, andando al lavoro, preparandoci ad una lunga giornata da passare in casa, cercheremo di pensare spesso al Signore. Come staremmo se sapessimo di vivere le ultime giornate della nostra vita terrena? Quali emozioni, quali paure, quali delusioni, quali speranze colmerebbero i nostri cuori? Gesù inizia la settimana in casa di amici, un pranzo straordinario che vede Lazzaro fra i commensali. È durante quell’incontro che, secondo Giovanni, avviene l’unzione ad opera di Maria, sorella di Lazzaro. Tutti gli evangelisti raccontano questo episodio, anche se lo situano in momenti diversi. Poco importa: Giovanni lo pone qui per sottolineare il gesto gratuito e semplice della sua discepola. Ha ragione Giuda (ma anche gli altri apostoli pensano la stessa cosa!): il gesto di Maria è uno spreco. Visione utilitaristica e meschina della fede: i poveri li abbiamo con noi, li dobbiamo accogliere nella comunità. Gesù dimostra di gradire quel gesto ingenuo e pieno di speranza. Anche noi, oggi, facciamo qualcosa di bello per Dio!

Martedì della Settimana Santa
Gv 13,21-33.36-38: Uno di voi mi tradirà… Non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte.

Leggiamo in questi ultimi giorni le diverse versioni della cena. Oggi tocca a Giovanni che, come sempre, vola alto. Gesù, nel momento più tragico della sua vita, radicalmente turbato, vuole ancora salvare due suoi discepoli. Deve salvare Giuda dal suo delirio, convinto com’è di forzare la mano per far incontrare Gesù e il sinedrio. E anche se tenta di farlo rinsavire, con la comunione che viene data a Giuda, anche a lui (!) ormai, è abitato dalle tenebre. È perso, certo, ma Gesù non è forse venuto per chi è perduto? Esulta, il Signore: ora è il momento della glorificazione, ora potrà dimostrare inequivocabilmente l’autentico volto di Dio. E deve salvare Pietro dalla sua supponenza, dal suo credersi migliore degli altri. È questo il cuore del vangelo: la volontà invincibile di Gesù di salvare chi gli è affidato. E anche noi. Non esiste tenebra che ci possa definitivamente allontanare da Dio. Non esiste orgoglio che ci impedisca di rinascere. Come arriviamo a questa Pasqua? Il Signore desidera ancora donarsi e ogni eucarestia che celebriamo diventa il luogo in cui ripercorriamo e rendiamo presente la sua intatta volontà di redenzione per ogni uomo.

Mercoledì della Settimana Santa
Mt 26,14-25: Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito!

Abbiamo ridicolizzato Giuda, facendolo diventare una specie di macchietta. La nostra è un’operazione scorretta e sospetta perché lascia intendere che, in fondo, noi siamo migliori di lui. Ci fa comodo dividere il mondo in buoni e cattivi. Noi, pur non essendo santi, siamo certamente migliori di uno come lui… Il vangelo, invece, è molto attento nel suo giudizio: Giuda è e resta un apostolo e ciò deve farci riflettere. Giuda non accetta la predicazione di Gesù: egli, scoraggiato dalla reazione negativa del sinedrio che non vuole nemmeno incontrare il Nazareno, pensa di forzare la mano. Vuole un messianismo politico, vuole obbligare Gesù a manifestarsi davanti al mondo. Il suo ruolo nella congiura contro Gesù, ci dicono gli storici, è molto ridimensionato: la sua opera consiste nell’indicare il luogo e il momento propizio per arrestare Gesù senza troppo clamore. Ma la scelta di Giuda ferisce il Signore che cerca ancora di recuperarlo, di spingerlo alla conversione. Gesù, alla domanda di Giuda, risponde: tu lo dici. Come a dire: scegli tu, Giuda, se continuare, sei tu che dici di essere un traditore. Io non credo che tu lo sia, non crederci nemmeno tu…

GIOVEDI SANTO (MESSA IN CENA DOMINI)
Gv 13,1-15: Li amò sino alla fine.

È finita. Lo sa bene, il Maestro. Ha fatto di tutto per convertire il cuore degli uomini, il cuore del suo popolo. cosa gli resta da fare? È finita. Gesù, come accade anche a noi, sperimenta il limite, misura la fragilità, pesa il rifiuto dell’uomo. Che ce ne facciamo di un Dio che dialoga? Che ci lascia liberi di scegliere? Che ce ne facciamo di un Dio che rifiuta le regole per chiedere di amare, e amare non può restringersi nell’alveo ristretto di un codice? Che ce ne facciamo di un Dio che ci chiama “amici”, costringendoci a schierarci? È finita. Lo sa bene Giuda, l’unico fra i dodici che ha davvero capito cosa stia succedendo, l’unico che cerca un’ultima, disperata soluzione. È finita. Gesù si ritrova, solo, a decidere sul da farsi. Andarsene? Mollare tutto? Arrendersi all’evidenza? No. In quella cena che diventa pasquale Gesù va oltre, si dona, si consegna alla nostra assordante indifferenza. Quella cena che rifacciamo, in obbedienza. Quella cena che è la prima, quella da cui tutto nasce. Quella cena che oggi rifaremo, con fede, silenzio, adoranti. Siamo qui a misurare l’amore di Dio e ne siamo travolti. Ecco, Dio si dona in un pezzo di pane.


Inizia con la cena l’ultima notte di Gesù. Una cena pasquale celebrata secondo il calendario antico, contrapposto a quello del rinato tempio, quasi a segnare una presa di distanza. E stasera, in tutte le nostre chiese, ripeteremo quella cena in obbedienza all’ordine del Maestro di rifare quel gesto in sua memoria. E noi lo rifacciamo, giorno per giorno, a volte senza pensarci, distrattamente, ma consapevoli dell’immenso dono che ci è stato donato. Sì, Signore, ripetiamo quella cena ogni domenica e quell’incontro ci rende discepoli. In questa notte quel gesto assume un significato particolare: è espressione del grande amore che Dio ha per noi, ed è anche l’inizio del sacerdozio. Riviviamo con intensità e verità quella cena, lasciamo che sia ancora il Signore il protagonista, non rendiamo vano quel gesto. Nel cuore della notte, poi, seguiamo Gesù al Getsemani, sediamoci poco lontano e osserviamo il Maestro che decide di andare fino in fondo. Facciamo compagnia al Signore, questa notte, raccogliamoci in preghiera per un quarto d’ora, per dirgli che quel sacrificio non è stato inutile. Davanti a quella croce, noi ancora professiamo la nostra fede nel vero volto di Dio.

VENERDI SANTO (PASSIONE DEL SIGNORE) 
Gv 18,1- 19,42: Passione del Signore.

Il Venerdì santo è il giorno in cui la Chiesa sosta ai piedi della croce per meditare ancora sull’immenso valore dell’amore di Cristo definitivamente manifestato dalla sua morte.
Tace, la Chiesa. Tacciono, i discepoli. Le nostre chiese sono spoglie, disadorne, silenziose. Durante la giornata ci ritroveremo per ascoltare la passione. Non si celebra l’eucarestia, da nessuna parte: l’unico sacrificio resta quello di Cristo appeso sulla croce per siglare il legame definitivo fra il cielo e la terra. Tace anche il nostro cuore e le nostre (troppo spesso inutili) preghiere. Ecco Dio: osteso, mostrato, appeso ad una croce da cui pende esanime. Fino a questo punto Gesù ha voluto arrivare per manifestare la misura senza misura del suo amore. Tutto è compiuto, tutto è stato detto, tutto è stato dato. A noi, ora, di piegare le ginocchia e di professare, come solo sa fare il pagano centurione, che davvero Gesù è il Cristo di Dio. Lo è. E quella croce, per noi discepoli, diventa luminosa, segno di salvezza, esplicita e definitiva testimonianza d’amore. Quella croce che dovrebbe pendere sulle nostre scelte, che dovrebbe orientare tutte le nostre scelte. Croce diventata unità di misura dell’amore che Dio ha per noi. Fermiamoci ai piedi della croce nel silenzio dell’anima: fino a questo punto siamo amati.


Ecco la grande notte che vede Gesù in preghiera andare incontro al suo destino. Tutto è pronto, ora, e il Signore sa che solo così potrà dimostrare che le parole che ha detto non sono solo i discorsi di un esaltato, ma la definitiva manifestazione del volto di Dio. Altro è parlare, altro pendere da una croce. Eppure quella notte è la madre di tutte le lotte, di tutte le tentazioni. Perché mai Gesù dovrebbe andare a farsi uccidere? Per gli apostoli che non hanno capito la gravità della situazione? Per la folla di Gerusalemme che sembra già averlo dimenticato? Per i capi religiosi del popolo e i farisei che lo vivono con esplicita insofferenza? Per quale misteriosa ragione il suo sacrificio dovrebbe cambiare qualcosa? La grande tentazione di Gesù. L’ultima tentazione di Cristo, è la consapevolezza che la croce può essere un sacrifico inutile, eccessivo… Tutti siamo disposti a sacrificarci per qualcuno, a patto che il nostro sacrificio serva! Gesù accoglie il rischio di essere il per sempre dimenticato. Si dona, si offre, si consegna. La Chiesa, oggi, smette le solenni vesti liturgiche e si fa silenziosa e penitente, partecipando allo spettacolo di un Dio che muore per amore.

VEGLIA PASQUALE NELLA NOTTE SANTA (ANNO A)
Mt 28,1-10: È risorto e vi precede in Galilea

Durante il sabato santo la Chiesa ferma ogni sua attività, aspettando la veglia pasquale, la madre di tutte le veglie, il cuore della nostra fede. Durante questa notte faremo memoria della resurrezione.
Per arrivare fino a qui ci siamo lungamente preparati. Abbiamo camminato nel deserto con autenticità per riscoprire noi stessi, per riconoscere la nostra sete interiore, il nostro immenso desiderio di luce e di vita. Fino a qui siamo arrivati, per questa notte in cui, in tutta la Chiesa, dalla foresta amazzonica alle grandi metropoli dell’Asia, alle vecchie comunità europee, risuona lo stesso annuncio: non cerchiamo fra i morti uno che è vivo, non è qui, è risorto! Gesù è vivo, amici. Non rianimato, non vivo nei nostri pensieri, no. È per sempre il vivente è per sempre il presente. La morte, ogni morte, quella fisica e quella spirituale, quella dell’anima e quella della gioia, è sconfitta. Gesù risorto è la sorgente inesauribile della nostra gioia! Se Gesù è vivo allora tutto ciò che ha detto e fatto acquista una luce diversa, una prospettiva inattesa. Ora sappiamo tutto, conosciamo i segreti della storia e della vita. Dio ci ha creati per amare e per gioire e il peccato che ci impedisce di amare e di gioire è definitivamente sconfitto. Leggeremo, durante la veglia, il racconto della storia della salvezza, dalle origine al sepolcro, dalla creazione alla redenzione. Gioiamo, amici, Cristo è risorto!


Donne e guardie
Continuiamo a cercare il crocefisso, non ci sono santi.
Pensiamo davvero che Dio ami essere imbalsamato.
Ci crediamo e finiamo con l’adeguare la nostra vita e la nostra pastorale alla tragica logica dell’imbalsamazione.
Come se Dio amasse essere venerato come una mummia. O in un mausoleo.
È pia e devota la fede delle donne che, il giorno dopo il sabato, vanno a completare ciò che non sono riuscite a fare quel tragico venerdì.
Cercano il loro Maestro, drammaticamente travolto dagli eventi.
Lo cercano con disperazione e rassegnazione.
Vogliono restituire una parvenza di dignità a quell’uomo che hanno amato e seguito.
Che le ha amate e istruite.
Illuse.
Dio è già altrove. Risorto.

Fuggire il sepolcro
Devono allontanarsi dal sepolcro, non vegliarlo. Andarsene altrove, là dove il Signore le aspetta. È risorto, il Nazareno. Non rianimato, né reincarnato (ma dai!), splendidamente risorto. Nemmeno sappiamo bene cosa significhi essere risorti, nessuno è mai risorto come lui.
Lazzaro è tornato in vita, ma morirà, di nuovo.
Gesù no. È vivo. Splendido. Non un fantasma, non un ectoplasma.
È proprio lui: si fa riconoscere attraverso dei segni, mangia con i suoi sbalorditi discepoli.
Gesù è risorto, cercatori di Dio.
Che ce ne accorgiamo o meno, che lo crediamo o meno.
È risorto. E tutto cambia, ogni cosa assume una luce diversa. Allora il Nazareno non è solo un grande uomo, un rabbi, un profeta.
È di più.

Terremoti
Matteo, nel suo racconta, parla di due terremoti: uno alla crocefissione e uno alla resurrezione. Terremoti interiori, ovviamente, che il discepolo sperimenta quando vede la misura dell’amore di Dio che muore, sconfitto, per mostrare quanto ci ama.
Terremoto che siamo chiamati a vivere quando scopriamo che il Maestro è vivo e lo possiamo incontrare.
E, davanti alla resurrezione, possiamo essere donne o guardie.
Donne: discepoli che amano il Maestro, lo seguono, lo individuano nelle pieghe della propria vita, della storia. Discepoli fragili e incapaci di togliere le tante pietre che chiudono il sepolcro. Pietre interiori, drammi del passato, errori commessi. Tutto ciò che ci impedisce di vivere da risorti.
L’angelo ribalta la pietra e vi si siede sopra.
Somma ironia.
Guardie: pagate (come Giuda, di nuovo il denaro!) per mentire, per sconfessare l’evidenza, per non avere guai. Per loro la resurrezione è inciampo, inghippo, problema. Come per la nostra civiltà occidentale distratta e feroce, arrogante e decadente che nega l’evidenza, che irride la fede, che scorda se stessa e le proprie radici.

Conversioni
Buona Pasqua, discepoli del risorto. Buona Pasqua, voi che avete superato la croce e che seminate speranza e luce. Buona Pasqua anche a chi è rimasto inchiodato al Golgota, come Tommaso, come Pietro. Avremo ancora del tempo per convertirci alla gioia, dopo esserci convertiti alla logica di un Dio che muore per amore.
Buona Pasqua, perché se Gesù è risorto dobbiamo cercare le cose di lassù. Lasciare in fretta il sepolcro, perché la morte non è riuscita a custodire la forza immensa della vita di Dio.
Raccontatelo, che Gesù è vivo: pochi lo sanno. Anche i cristiani sembrano esserselo dimenticato.
Eppure è tutta in quella tomba la nostra fede.
Lo so bene, è un momento difficile per la nostra rissosa e squallida Italia che ha perso l’anima. Perciò dobbiamo risorgere.
E non venitemi a dire che non siete capaci, che nessuno vi ascolta. Quel buontempone di Gesù ha affidato il più prezioso messaggio della storia dell’umanità a donne che non avevo diritto di parlare in pubblico!
Animo, allora.
Viviamo da risorti, cerchiamo le cose di lassù.

Sepolcri
E se ancora dubitate fatevi un giro a Gerusalemme, in uno dei posti più brutti della cristianità, una basilica sporca e caotica in cui prevalgono le grida dei devoti. In quella basilica è conservata una tomba, quella tomba, straordinariamente vuota.
Da millenni, migliaia di uomini e donne hanno sfidato la morte per andare a vedere quella tomba vuota. Splendidamente vuota.
Buffo: di solito le persone fanno viaggi per venerare un mausoleo che custodisce le spoglie di qualche grande politico, o cantante, o uomo spirituale.
I cristiani vanno a vedere una tomba vuota.
E questo al dice lunga su quanto siamo anche noi un po’ fuori di testa!

Perché quella tomba vuota ci dice che la morte non ha vinto,
E non vince.
Mai.

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Questa voce è stata pubblicata il 05/04/2020 da in ITALIANO, Settimana - commento, Settimana Santa.

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San Daniele Comboni (1831-1881)

COMBONIANUM

Combonianum è stata una pubblicazione interna nata tra gli studenti comboniani nel 1935. Ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e di patrimonio carismatico.
Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
Pereira Manuel João (MJ)
combonianum@gmail.com

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