COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

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La Pasqua in Africa, tra Covid-19 e liturgie via radio

 


Africa e virus


di Luca Attanasio
9 aprile 2020
http://omnisterra.fides.org/


La Chiesa non è l’edificio ma è comunione e comunità: i battezzati nei diversi paesi africani non perdono il senso della fede nelle difficoltà delle “messe a distanza”, dovute alla minaccia del coronavirus, trovando soluzioni “creative” per non perdere il contatto con gli altri fedeli e con i sacerdoti. E’ comune l’osservanza alle indicazioni dei governi, nonostante le difficoltà nel “distanziamento sociale”.

Il Covid-19, anche se più lentamente rispetto ad altre parti del mondo, è arrivato da tempo in Africa. Al momento 50 dei 54 Stati sono stati toccati dal fenomeno (gli unici ancora coronavirus-free sono Sao Tome e Principe, Comoro, Lesotho e Sud Sudan) per un totale di oltre 8000 contagi, 340 morti, 702 guariti. Tutti i governi stanno prendendo misure per contenerlo e le Chiese,e allineate con le direttive politiche e allarmate, vivono la settimana liturgica più importante dell’anno per la prima volta nella storia con forti limitazioni e, allo stesso tempo, pronte a “reinventare” la celebrazione della passione, la morte e la resurrezione di Cristo, in modi nuovi, creativi, aggiornati al diffondersi del virus

Il Sud Africa è lo Stato più colpito del continente, con 1505 casi di contagio e 9 morti. Il lock-down imposto dall’esecutivo è totale con esercito schierato in strade e misure strettissime. La Chiesa segue fedelmente le direttive governative. “I Vescovi hanno dichiarato che le messe le celebrazioni liturgiche non saranno pubbliche in nessun caso” – spiega al’Agenzia Fides Mons. William Slattery, Arcivescovo emerito di Pretoria. “Nel pieno rispetto alle linee guida del governo che è stato molto saggio, ci siamo organizzati per trasmettere le funzioni in streaming, via radio in alcuni casi via tv. Molte parrocchie nel Paese hanno queste possibilità. La gente è impaurita e triste perché la santa Pasqua è il momento più entusiasmante dell’anno e in genere, specie per le Palme, ci sono processioni lunghissime. Ma l’alternativa sarebbe essere possibili diffusori del contagio mentre a Pasqua celebriamo l’amore supremo: il miglior modo di festeggiare quindi è amare e restare a casa in preghiera. Siamo molto preoccupati per i tanti poveri che non hanno case adeguate e non possono effettuare il social distancing, sudafricani e tanti immigrati da Zimbabwe, Zambia, Angola e Mozambico e dobbiamo fare quindi molta attenzione”.

La Tunisia, con i sui 500 casi accertati e una ventina di morti, è un altro degli Stati più colpiti dal coronavirus. Il contagio, trasmesso da un italiano il 2 marzo, si è rapidamente diffuso mettendo in grande difficoltà il governo di Elyes Fakhfakh insediatosi, dopo 5 mesi di infinite quanto estenuanti trattative, appena qualche giorno prima, il 27 febbraio. “L’esecutivo si è mosso bene – afferma a Fides monsignor Antoniazzi, arcivescovo di Tunisi – agendo in anticipo e imponendo una chiusura totale fin dai primi giorni. Noi ci siamo subito adeguati e, esattamente come le funzioni in moschea in tutto il paese, anche quelle cristiane sono sospese. I nostri fedeli sono in gran parte immigrati, molti provengono dall’Africa Sub-Sahariana, sono molto radicati ormai in Tunisia e sentono anche loro il dovere di mostrare rispetto e fare di tutto per limitare il contagio. I parroci celebreranno ovunque senza popolo, ma si stanno organizzando in tutto il Paese utilizzando la tecnologia, trasmetteremo le liturgie pasquali via social in ogni parrocchia. Nel frattempo, la recessione, già grave prima, ora si fa sentire ancora di più e come Chiesa abbiamo attivato un programma di assistenza ai più poveri. Penso che questa possa essere unì’occasione per approfondire la nostra fede: senza cerimonie, senza incontri, saremo chiamati all’essenziale. I luoghi possono anche chiudere ma la Chiesa, che è fatta dal popolo di Dio, resta sempre aperta”.

Il Congo, appena uscito dal dramma dell’Ebola (2500 morti su 3200 contagi tra agosto 2018 e marzo 2020), ripiomba nel terrore con il diffondersi del Covid-19. Gli infettati sono 148 e i morti 16, ma in un paese stremato da un conflitto atroce in alcune sue regioni (Nord-Kivu e Ituri), una annosa instabilità politica e milioni di persone in fuga o ridotte alla fame, la diffusione potrebbe avere effetti devastanti. “Siamo molto, molto preoccupati – confida a Fides Mons. Ambongo, Arcivescovo di Kinshasa – il numero cresce di giorno in giorno e temo che le misure decise dal governo non siano sufficienti. Si vede meno gente per strada ma ancora molti continuano a portare avanti i piccoli lavori senza i quali le famiglie non sopravvivrebbero. Come Chiesa abbiamo reagito subito e chiesto ai fedeli di non venire alle funzioni, le chiese restano aperte ma le liturgie saranno senza popolo. Potremmo incontrare i fedeli ma non più di uno alla volta. Fortunatamente a Kinshasa abbiamo una tv una e radio cattoliche e ogni giorno si potranno seguire tutte le funzioni di Pasqua. Le funzioni della Settimana Santa saranno tutte presiedute da me dalla cattedrale. In ogni parrocchia ho dato indicazioni chiare, il parroco farà le celebrazioni senza fedeli, al massimo piccolissimi gruppi. Il problema sarà per tutte quelle diocesi in cui non ci sono tv né radio ed è difficile anche connettersi online. Nei villaggi le catechiste organizzano iniziative pasquale per piccoli gruppi non superari a 20 persone come prevede il decreto governativo. In ogni caso, anche dove il contagio è minore, rispetteremo le disposizioni, abbiamo troppa paura: le misure in prese in Europa qui da noi dove si vive in 15 o 20 persone in un’unica abitazione, dove l’acqua corrente può essere un bene introvabile, sarebbero impensabili”

In Etiopia, 35 casi accertati, funestata dalla morte di monsignor Angelo Moreschi vescovo di Gambella a seguito del contagio dal covid-19, la Conferenza Episcopale ha deciso di limitare i servizi liturgici solo ai sacerdoti e di chiedere ai fedeli di restare a casa fino alle prossime indicazioni del governo. Le chiese continuano a suonare le campane per invitare a determinati orari i fedeli a unirsi come comunità nella preghiera. Il canale nazionale della Tv, a seguito di un fruttuoso scambio di idee tra governo e leader di tutte le fedi, ha offerto alle istituzioni religiose spazi per trasmettere dal vivo alcune funzioni e diffondere messaggi di speranza, in particolare saranno aumentai gli spazi per la Settimana Santa e la Pasqua dei copti e dei cattolici.

Il Segretario Generale della Conferenza Episcopale della Tanzania (20 casi, un morto per Covid-19), Padre Charles Kitima, ha esplicitamente chiesto ai fedeli di adeguarsi alle direttive e accettare le modifiche nel culto durante la Settimana Santa, ben sapendo che la distanza non muta la dottrina nè la liturgia della Chiesa Cattolica. La domenica delle Palme la messa è stata celebrata alla presenza di fedeli, ma senza processioni; non ci sarà il rito ella lavanda dei piedi nel corso della messa di giovedì santo e durante la Via Crucis solo il sacerdote potrà baciare la croce mentre i fedeli si inchineranno. Non si celebreranno battesimi la notte di Pasqua e, in tutti i casi, le funzioni saranno moto brevi. Ai fedeli malati o in condizioni non di perfetta salute i vescovi chiedono di restare a casa e partecipare attraverso radio e televisione.

“In Camerun i contagiati cominciano a essere tanti (oltre 500 e i morti 9, ndr)”, dice a Fides Mons Esua, arcivescovo emerito di Bamenda, il capoluogo delle regioni anglofone. “L’impressione è che specie in città come Yaoundé o Douala il coronavirus si stia velocemente diffondendo. In tutto il Paese come cittadini e quindi come Chiesa, dobbiamo essere molto fermi nel rispettare le direttive del governo secondo cui non possono esserci assembramenti maggiori di 50 persone e bisogna stare a distanza di sicurezza oltre a lavarsi spesso le mani. I vescovi hanno scritto una lettera ai fedeli e deciso di modificare, limitare o addirittura cancellare alcune funzioni. In alcune diocesi chiediamo esplicitamente di rimanere a casa. In ogni caso le messe si terranno solo nelle parrocchie principali mentre nelle chiese di missione, saranno totalmente sospese. Per precauzione la comunione verrà consegnata nelle mani, non ci sarà nessuna processione e la liturgia della lavanda dei piedi si compirà con piccoli gruppi di persone. In tutte le chiese del Paese, comunque, sarà permesso di partecipare a un massimo di 50 fedeli . per fortuna abbiamo radio e tv cattoliche che trasmetteranno per intero le funzioni, la nostra gente è stata avvertita e invitata a restare a casa il più possibile. Possiamo però registrare anche un aspetto positivo in questa situazione preoccupante, il conflitto tra governo centrale e indipendentisti della regione anglofona ha subìto un forte rallentamento e da settimane non abbiamo notizie di scontri a fuoco”.

La situazione in Sierra Leone è piuttosto tranquilla con solo due casi registrati. Ugualmente i vescovi hanno ritenuto opportuno inviare una lettera a tutti i fedeli in cui, dopo aver espresso apprezzamento per l’operato del presidente Maada Bio e del governo e le misure messe in atto tra le quali la dichiarazione di stato di emergenza nazionale, chiedono ai sacerdoti, i religiosi e i laici di attenersi scrupolosamente alle indicazioni e di fare di tutto per incoraggiare amici colleghi, conoscenti e vicini a fare lo stesso. “Siamo chiamati a rinnovare il nostro senso di Chiesa – si scrive nella lettera – la Chiesa non è solo un edificio o un luogo di preghiera. È “koinonia”, ovvero comunione e comunità, è il raccogliersi dei fedeli attraverso la preghiera, l’amore e la cura per gli altri. In questo periodo quindi essere Chiesa si attua attraverso nuove forme che la tecnologia ci mette a disposizione. A coloro che non hanno mezzi adeguati assicuriamo la nostra preghiera e la nostra vicinanza spirituale”. Nella conclusione si dice esplicitamente che i fedeli non potranno partecipare fisicamente alle messe e alle preghiere.

Lo Zimbabwe registra fin qui una decina di casi e un morto. Ma la vicinanza con il Sud Africa e l’estrema povertà in cui versa il Paese ha messo in allarme l’intera popolazione e le Chiese presenti sul territorio, al 90% cristiano. Il Paese è in lockdown, il confinamento nelle case, dal 30 marzo al 19 Aprile. “Le funzioni di tutte le confessioni religiose – risponde padre Fradereck Chiromba Segretario Generale dello Zimbabwe Council of Churches – sono sospese fino a data da destinarsi. I preti e i pastori presiederanno alle funzioni ma senza popolo e non concelebreranno. Alcuni vescovi hanno posticipato la Messa del Giovedì Santo e i sacerdoti potranno raccogliere e distribuire l’olio santo quando lo riterranno opportuno. I credenti potranno assistere a tutte le funzioni della Settimana Santa attraverso lo streaming live su web. Il governo sta lavorando bene e sta assicurando la presenza di respiratori e strutture di emergenza. Tutti sono consapevoli che però la nostra migliore e forse unica arma è la prevenzione perché i problemi dello Zimbabwe sono giù tantissimi. I fedeli, quindi hanno accettato serenamente l’invito a restare a casa e muoversi poco. Per fortuna abbiamo tante comunicò di base che sono attive e vivaci e in un certo senso siamo registrando una nuova vitalità delle chiese domestiche con i genitori che presiedono le preghiere e la famiglia riunita. Come ci insegna la ‘Lumen Gentium’, la Chiesa non è un edificio. Sarà una Pasqua diversa, senza celebrazioni, senza feste e pasti assieme e sarà l’occasione per raccogliersi di più alla presenza del crocifisso e del risorto. Sarà molto interessante raccogliere le testimonianze dei fedeli dopo che questo incubo sarà passato”.

Dettagliate linee guida sono state preparate dalla conferenza episcopale dell’Uganda (48 casi accertati) sulle imminenti celebrazioni pasquali. Le celebrazioni saranno obbligatoriamente senza popolo in tutte le diocesi, l’olio crismale sarà benedetto in un orario prestabilito comunicato da ogni diocesi, la cerimonia della lavanda con i fedeli è cancellata così come le processioni, mentre il Sacramento benedetto dell’Eucarestia resterà nel Tabernacolo. Durante la via crucis, i fedeli, a un orario prestabilito, potranno genuflettersi e seguire dalla propria case, mentre per la Santa Pasqua ogni battesimo è rimandato.

Sono 18 i contagiati in Guinea Bissau, un Paese recentemente scosso da una crisi politica molto grave e con un’economia fragile. “Le celebrazioni si potranno seguire solo attraverso la Radio”, spiega a Fides Padre Davide Sciocco, missionario PIME fondatore di “Radio Sol Mansi”, l’emittente più seguita dalla popolazione sebbene i cattolici siano solo il 10% (40% musulmani, i restanti seguaci delle religioni tradizionali). “Radio Sol Mansi – riferisce – non trasmette solo le celebrazioni ma ha risistemato il palinsesto con un programma per i catecumeni che si preparano alla cresima, una novena per pregare per la fine della pandemia, trasmissioni per la quaresima con la possibilità di intervenire e la Via Crucis. Per la Settimana Santa, trasmetteremo dalle cattedrali di Bissau e Bafata via radio anche con l’aiuto della radio nazionale. Il venerdì santo sarà interamente dedicato alla meditazione sulla croce, qui è considerata la giornata più importante. Per noi sarà anche l’occasione per far conoscere a tutti l’insegnamento di Gesù visto che il 90% degli ascoltatori non sono cattolici. La benedizione delle palme, qui molto sentita, è stata fatta via radio”.

Padre Heriberto Cabrera è il delegato pastorale giovanile della diocesi di Port Llouis, nelle Isole Mauritius, uno degli Stati più ricchi del continente e tra i più colpiti (196 contagiati e una decina di morti, alcuni dei quali giovanissimi). Così spiega a Fides come la Chiesa si sta organizzando per celebrare la Pasqua. “In Africa chiedere alla gente di restare a casa è molto complesso: l’infezione è una possibilità, la fame e la morte, invece una certezza. Certo noi siamo più privilegiati qui ma in solidarietà con tutta l’Africa siamo molto preoccupati. Qui c’è un totale lock-down e noi agiremo di conseguenza. Le celebrazioni pubbliche sono sospese e cerchiamo in tutti i modi di arrivare nelle case dei fedeli con internet o radio. Da noi si utilizzano molto i social media come Facebook e Whatsapp e abbiamo invitato i giovani a essere creativi: fare una piccola croce con foglie di palma, per il giovedì un piccolo pane tradizionale da condividere, per venerdì una croce e il sabato una piccola luce. Stiamo facendo celebrazioni per i giovani sul nostro canale youtube e invitato i ragazzi a mandarci le foto delle croci. Cerchiamo di avere un contatto personale con tutti anche con whatsapp, uno a uno, sono molto scoraggiati. Nn ci sarà messa crismale, è rimandata in un altro momento. I laici poi aiutano a distribuire i pacchi del governo ai poveri segnalati e ad altri che nessuno raggiungerebbe. Questo tempo ci sta mettendo in crisi e permette di chiederci qual è la specificità dei cristiani. Bisognerà rivedere tutto il sistema economico, il rapporto con la natura, le misure degli Stati sono assolutamente ridicole. Il Covid 19 ci costringerà anche a ripensare il nostro modo di essere Chiesa, che non sarà più la stessa. C’è una tensione tra norme tradizionali e nuove forme. Dovremo considerare internet, probabilmente, non solo come mezzo ma anche come spazio sacramentale e pastorale così come ora stiamo facendo. Immagino che sarà un lungo cammino”.

L’avvento del primo degli attuali 41 casi di Coronavirus in Togo (3 morti) ha colto il Paese in pieno caos istituzionale a seguito delle elezioni presidenziali del febbraio scorso. Convinto che i risultati che hanno dichiarato vincitore per il quarto mandato consecutivo Faure Gnassingbe non fossero conformi alla verità dell’urna, il candidato del Movimento patriottico per la democrazia Kodjo Agbeyome, sostenuto anche dagli USA, ha chiesto il riconteggio e aperto una grave crisi politica “L’arrivo del virus – spiega a Fides monsignor Barrigah-Bènissan, arcivescovo di Lomè – ha ovviamente oscurato i problemi politici. Come Chiesa abbiamo deciso di allinearci alle misure preventive del governo e quindi chiuso le chiese alle celebrazioni pubbliche. Durante la Settimana Santa, la messa sarà celebrata nella cattedrale senza la partecipazione del popolo di Dio. Lo stesso vale per le parrocchie. Abbiamo chiesto ai fedeli di sottolineare la preghiera personale e familiare. Poiché le celebrazioni si terranno senza la partecipazione del popolo di Dio, abbiamo chiesto ai sacerdoti di essere più creativi a livello pastorale per offrire riflessioni, omelie ed esortazioni ai fedeli attraverso i social network. Dobbiamo anche cogliere questa opportunità per vivere meglio la solidarietà in modo piuttosto concreto. Non si tratta di visitare le persone, ma di avvicinarci a loro in vari modi: tramite chiamate, messaggi sulle reti, ecc. Dobbiamo anche aiutare coloro che hanno difficoltà a vivere nel contenimento per trovare i mezzi per farlo. Una buona parte delle nostre popolazioni vive in una situazione precaria e non sarà in grado di sostenere le misure di contenimento. Sta a noi aiutarli”.

Il Sud Sudan – stando ai dati fino a oggi risparmiato dal coronavirus – esce da un lungo periodo di terribile conflitto che ha causato decine di migliaia di morti e milioni di sfollati. Il Paese in percentuale più cristiano al mondo, passato da una lunghissima passione, vuole ore celebrare serenamente la Pasqua e festeggiare la resurrezione di Cristo e quella del popolo. A questo proposito, terrorizzate da un possibile arrivo di contagi che lo troverebbe stremato e totalmente impreparato, le autorità politiche hanno dichiarato un lock-down di 30 giorni e le Chiese tutte hanno scelto di adeguarsi. In un documento a firma del Consiglio Ecumenico, si sono unite nel dichiarare sospese tutte le forme di funzioni pubbliche. “Sarà l’occasione – recita la lettera – di concentrarci su ciò che è essenziale attraverso digiuni e preghiere continui secondo quanto ci raccomanda l’Apostolo Paolo nella sua I Lettera ai Corinti “Tre cose dureranno per sempre, Fede, Speranza e Carità, ma la più grande è la carità”.

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Questa voce è stata pubblicata il 09/04/2020 da in Attualità ecclesiale, ITALIANO con tag , , .

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Combonianum è stata una pubblicazione interna nata tra gli studenti comboniani nel 1935. Ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e di patrimonio carismatico.
Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
Pereira Manuel João (MJ)
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