COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

Blog di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA – Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa MISSIONARY ONGOING FORMATION – A missionary look on the life of the world and the church

Anima Christi


Crocifisso 2


Lettore: In occasione di questo periodo di Quaresima, abbiamo pensato di provare a cambiare lo stile del nostro pregare con una meditazione del canto/preghiera Anima Christi, che con tanta devozione cantiamo al termine di ogni nostro incontro. A volte il continuare a ripetere una preghiera può condurci all’abitudine, a non saperci più soffermare sul significato profondo delle parole che compongono la nostra preghiera e il nostro canto, rischiando di dire parole senza che queste entrino nel nostro cuore per trasformarlo e condurlo in sintonia con i pensieri di Dio Padre.

La preghiera “Anima Christi”, preghiera privata e personale (è l’io che prega!) è di autore ignoto della prima metà del 1300 ed è stata apprezzata sin dal Medio Evo tanto che fu elevata a preghiera eucaristica da recitarsi dopo la S. Messa come preghiera di ringraziamento. Essa “ci fa riflettere sulla vera e concreta umanità di Cristo” (S. Agostino), Gesù Cristo vero Dio e vero uomo, in tutto simile a noi eccetto per il peccato, tanto da far dire al Beato card. Newman che questa preghiera aveva per lui il valore di “un mio credo”.

“Anima Christi” ci accompagna quindi alla morte e risurrezione di Gesù e ci aiuta a cogliere nel profondo il senso dell’espressione di S. Paolo: “Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal. 2,20). Qui c’è tutta la teologia e la spiritualità della Croce.

Anima di Cristo, santificami – Noi, “i chiamati da Gesù Cristo … diletti da Dio e santi per vocazione” (Rom. 1,6-7) non possiamo sottrarci al dovere di tendere alla santità e di attingerla alla fonte stessa della santità, cioè dall’anima di Cristo e dal suo cuore sacratissimo. Nessuno, quindi, pensi di essere santificato se non nella misura in cui è unito intimamente con Cristo. Nessuno, poi, gli può appartenere se non possiede lo Spirito di Cristo. Sarò di certo santificato se saprò seguire il cammino tracciato da Cristo, quello di una vita evangelica di conversione, di vigilanza, di preghiera e di umiltà.

Corpo di Cristo, salvami – Il Corpo di Cristo è fatto di carne che è a sua volta fango della terra. Adamo ed Eva peccarono e la loro carne divenne principio di allontanamento da Dio e per ritornare a Dio fu necessario che il Figlio si facesse carne simile alla nostra, Egli ci richiama a sé con il suo Amore. Una volta la carne era simbolo di corruzione, ora è diventata principio di salvezza per l’incarnazione di Cristo e quindi non è più motivo di perdizione. Corpo di Cristo, salvami, salvami per quell’amore misericordioso che tu hai manifestato attraverso il tuo corpo appeso al legno della croce!

Sangue di Cristo, inebriami – E’ l’ebbrezza dell’amore fino a dare la vita, fino all’ultima goccia di sangue. E’ questa la pazzia dell’amore di Dio, amore sconfinato e inspiegabile che ci fa desiderare di amare Dio senza misura come Lui ha amato noi senza misura. San Bernardo diceva: “la misura per amare Dio è amarlo senza misura, perché Lui misure per il suo Amore non ne ha messe“. Dicendo: Sangue di Cristo inebriami, è come implorarlo perché io possa rispondere al suo amore con un amore che assomigli al suo nella qualità, che sia un amore disinteressato che non si arrende davanti alle prove, che, come è disinteressato per Dio, lo diventi anche nell’amare il prossimo. Dobbiamo giungere a dire: “io amo Dio e amo il prossimo per amore di Dio“. Questa è l’ebbrezza dell’amore perfetto.

Acqua del costato di Cristo, lavami – L’acqua che uscì dal suo costato trafitto sulla Croce ha le stesse proprietà dell’acqua del Battesimo. L’acqua del Battesimo lava i peccati perché Gesù, nell’immergersi nel Giordano, prese su di sé tutti i peccati per lavarli sulla Croce. Noi siamo sempre peccatori perché abbiamo comunque sempre peccati quotidiani e abbiamo quindi sempre bisogno di purificazione. “.. lavami ancora, lavami più a fondo..” dice David pentito delle sue colpe. Nessuno davanti al costato aperto di Cristo può sentirsi giusto e perfetto, non bisognoso di essere sempre più lavato da quell’acqua benedetta e santa. L’acqua del costato di Cristo è il nostro lavacro, acqua che disseta, che lava, che purifica, che dona vita, poiché là dove non c’è acqua, c’è deserto e morte.

Passione di Cristo confortami (fortificami) – “Confortare” non vuol dire solo dire buone parole, ma, soprattutto, “dare forza”, perciò la passione di Cristo ci dona la forza nelle prove. Nella sua passione Cristo ha provato tutta la debolezza umana e le sofferenze fuorché il peccato. La passione di Cristo è la forza di Dio. San Paolo dice che “la debolezza di Dio è più grande della forza degli uomini”. Nella sua sofferenza Cristo ha dato forza alla nostra debolezza. Se noi possiamo resistere al male, la nostra forza viene da Dio, fatto uomo, che si è lasciato maltrattare durante la sua passione.

Passione di Cristo confortami, passione di Cristo sii la mia forza!

O buon Gesù, esaudiscimi – L’aggettivo qualificato “buono” esprime non solo bontà, ma, qui in questa preghiera, anche mansuetudine, umiltà, dolcezza e persino innocenza. Il senso di “buono” ci richiama quell’invito che Gesù ci fa: “Venite a me voi tutti che siete affaticati ed oppressi e io vi ristorerò” (Mt. 11, 28). La bontà e la mitezza del Signore sono come un balsamo sulle piaghe e un unguento sulle ferite: “Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me che sono mite ed umile di cuore e troverete ristoro per le vostre anime” (Mt. 11, 29). (Ora seguono le preghiere in nostra difesa).

Nelle tue piaghe, nascondimi – Che vuol dire “mettimi dentro le tue piaghe, concedimi di abitare dentro di Te”. Diceva San Bonaventura: “Beati quelli che hanno posto la loro tenda nel cuore di Gesù.” Siamo pellegrini sulla terra ma il cuore di Gesù è il nostro rifugio e la nostra salvezza, là dove il maligno non potrà mai entrare. Questo desiderio è un concreto desiderio di sfuggire al mondo e alle sue attrattive o concupiscenze per appartenere unicamente e totalmente a Cristo. Le piaghe di Gesù sono segno tangibile e riconoscibile di quanto il suo corpo ha patito e subito per redimerci dai nostri peccati.

Non permettere che io sia separato da Te – Separarsi da Cristo vuol dire allontanarsi dalla nostra sorgente spirituale, da quell’acqua zampillante per la vita eterna (GV. 4,14) e della quale abbiamo tutti noi sempre bisogno, Il Cuore di Gesù deve essere la nostra casa da cui non dobbiamo scappare. Rimanere in Cristo è rimanere sul suo amore (GV. 15,9) e le “sue parole rimangono in noi” (15,7). È il peccato, “negazione di amore verso il Signore e il nostro prossimo, verso i nostri fratelli”, quindi, a separarci dal Signore. E, se separarci da Cristo non è difficile, separarci dal nostro prossimo è, invece, molto facile. Ricordiamo le parole di S. Paolo: “Peccando contro i fratelli e ferendo la loro coscienza debole …. voi peccate contro Cristo!” (I Cor. 8,12).

Dal nemico maligno difendimi – Qui ritornano le parole di S. Pietro ai cristiani: “State attenti e vigilate perché il vostro nemico, il diavolo, come un leone ruggente gira intorno in cerca di chi divorare.” La nostra difesa contro il maligno è la preghiera, con “l’armatura” della fede, della speranza e della carità (1Ts. 5,8).

Nell’ora della mia morte, chiamami – “Chiamare” in latino si dice “vocare”.

La morte è una chiamata, è una vocazione. La prima chiamata dell’uomo alla vita è nel concepimento. Poi siamo entrati nella Chiesa con il Battesimo e, questa, è la seconda chiamata che ci fa divenire figli di Dio. Poi, con la terza chiamata, la morte, si apre per noi la gloria dei figli di Dio. Dobbiamo imparare a vedere la morte come una chiamata. Come dice Gesù agli Apostoli: “… passiamo all’altra riva …” (Mc 7), anche noi dobbiamo passare dalla riva del tempo alla riva dell’eternità, chiamati e assistiti da Lui.

E comandami di venire a Te
perché con i tuoi Santi ti lodi
nei secoli dei secoli. Amen – La morte è una chiamata che mette spavento. Chi non teme la morte o è un gran bugiardo o un santo, come afferma San Paolo quando dice: ”Non vedo l’ora di morire per congiungermi a Cristo …“.

Infine, la parola AMEN, di un ebraismo molto significativo, ci assicura significati insospettati nel nostro linguaggio profano: suggerisce la fermezza, la solidità e, quindi, la sicurezza della fede. Dio è il Dio dell’Amen: colui al quale possiamo rispondere e aderire con fiducia. Gesù Cristo è l’Amen, l’affermazione ultima e definitiva di Dio e la risposta perfetta dell’umanità.

L’Amen chiude la preghiera Anima Christi, confermando a ritroso il compimento di tutti i desideri espressi nella preghiera stessa: dal santificami, salvami, inebriami, lavami…. all’incontro con Cristo glorioso. Per lodarlo in eterno e rendere giuste e stabili le richieste espresse, come a dire che ciò che si chiede è non solo valevole, ma ottimo sotto ogni aspetto per il nostro bene spirituale. Aderire al comando di Gesù di recarci da Lui è possibile solo se abbiamo creduto e crediamo nella sua opera redentiva e salvifica: “quando sarò andato alla casa del Padre mio e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate dove sono io” (Gv. 14,3). Sappiamo di certo che, nella vita beata, cesserà la fede, sostituita dalla visione beatifica (II Cor. 5,7); cesserà la speranza, perché si è raggiunto ciò che si sperava (Rom. 8,27), ma non cesserà l’amore-carità, il cui oggetto non verrà mai meno, poiché sarà Dio stesso, il quale è “Amore-Carità” (I Gv. 4,8).

I Salmi dicono: “esaudisci, o Signore, la mia richiesta”, cioè fammi vedere il tuo volto e avrò tutto, “il tuo volto Signore io cerco, non nascondermi il tuo volto per tutta l’eternità”.  Questo è il coronamento di una vita riuscita, affidata al Sacro Cuore di Gesù.

Opera dell’Amore Sacerdotale (Verona)

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Questa voce è stata pubblicata il 10/04/2020 da in Fede e Spiritualità, ITALIANO, Preghiera, Settimana Santa.

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San Daniele Comboni (1831-1881)

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Combonianum è stata una pubblicazione interna nata tra gli studenti comboniani nel 1935. Ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e di patrimonio carismatico.
Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
Pereira Manuel João (MJ)
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