COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

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“Una Giornata per riconoscerci fratelli e invocare lo stesso Padre”


Mondo Pandemia


da Giacomo Galeazzi
14/04/2020
http://www.interris.it

“In un’emergenza globale, e che coinvolge e colpisce tutti allo stesso modo, questa iniziativa ci invita a riconoscerci tutti fratelli e a invocare tutti insieme la misericordia dello stesso Creatore e Padre”, spiega a Interris.it il gesuita Pino Di Luccio, docente di Sacra Scrittura e decano della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, promotore lo scorso anno a Napoli della prima partecipazione di un Pontefice ad un convegno in una facoltà teologica.

Padre Di Luccio, quella di oggi è una giornata di preghiera, di digiuno e di invocazione a Dio Creatore per l’umanità colpita dalla pandemia. L’iniziativa, alla quale ha aderito Papa Francesco, è stata promossa dall’Alto Comitato per la Fratellanza Umana. Qual è il significato di questa iniziativa?

“L’Alto Comitato per la Fratellanza Umana è stato istituito dopo lo storico incontro dello scorso anno ad Abu Dhabi, con la firma del Documento sulla Fratellanza Umana per la Pace mondiale e la Convivenza comune da parte di Papa Francesco e del Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb. In questo Documento si dichiara che la fratellanza umana nasce dalla fede in Dio che ha creato l’universo, le creature e tutti gli esseri umani, e si esprime salvaguardando il creato e tutto l’universo e sostenendo ogni persona, specialmente le più bisognose e povere. Nel tempo della pandemia da Covid-19 sperimentiamo come al di là delle differenze e distanze geografiche, sociali, religiose e culturali siamo un’unica famiglia. Per questo l’iniziativa di una giornata di preghiera, digiuno e invocazione a Dio Creatore per l’umanità colpita dalla pandemia è molto bella e opportuna”.

“Tutti i credenti insieme, credenti di diverse tradizioni, per pregare, digiunare e fare opere di carità”, ha esortato il Pontefice. E’ un appello ecumenico nel solco del Concilio? E’ rivolto, come diceva Giovanni XXIII, a tutti gli uomini di buona volontà?

“Sì. È un appello nello Spirito del Concilio Vaticano II ed è rivolto a tutti i credenti, e a tutte le donne e gli uomini di buona volontà. In questa emergenza sono sorte e stanno sorgendo molte iniziative in cui le persone di buona volontà si riconoscono da gesti concreti: il coraggio di medici, infermieri e volontari negli ospedali, la generosità di chi condivide i propri beni con le persone più esposte alla crisi provocata dalla pandemia, la solidarietà di tante persone semplici, il desiderio di vivere insieme la “ripartenza” come occasione di conversione e di miglioramento. Lo sottolinea Papa Francesco quando dice che nella giornata di preghiera e di digiuno del prossimo 14 maggio sono incluse le opere di carità. Non solo preghiera e digiuno. Mi sono chiesto se da questa iniziativa sono esclusi i non credenti”.

E’ un richiamo alla centralità del dialogo interreligioso?

“Conosco molti ebrei che nel Giorno di Yom Kippur digiunano e fanno opere di carità, anche se non sono credenti. “Una lettera dopo la tempesta”, in questo senso, in continuità con le ricerche della Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale e con un convegno sulla Teologia nel Mediterraneo dello scorso giugno a cui partecipò Papa Francesco, è iniziativa di un gruppo trasversale e rappresentativo di persone impegnate nella promozione di una società accogliente solidale e tollerante, e si  rivolge a tutte le persone di buona volontà. Come il Documento sulla Fratellanza Umana questa lettera con l’interdisciplinarietà ha un carattere interconfessionale, inter-culturale e internazionale, con la consapevolezza non solo che una crisi globale abbia bisogno di una risposta globale, ma che l’attuale crisi globale richieda una modalità “globale” di affrontare le cause dell’ingiustizia, a sostegno soprattutto di coloro che sono più esposti agli svantaggi che la globalizzazione dell’economia può produrre: ammalati e carcerati, poveri e migranti, giovani e anziani. La Lettera concretamente propone quattro vie comuni alle persone di buona volontà: in compagnia dei più fragili, sul fondamento della nonviolenza, ripartendo dall’ecologia integrale, promuovendo politiche per uno sviluppo umano autentico”.

Quali sono stati i riflessi internazionali?

“La lettera è stata tradotta in più di dieci lingue e sta diventando occasione di incontro, di riflessione e di scambio tra persone di buona volontà in diversi parti del mondo: dalla Spagna alla Grecia, dalla Croazia alla Romania, a Israele, al Brasile, alla Colombia. Siamo certi che da questi confronti tra persone di buona volontà, credenti e non credenti, nasceranno iniziative di carità e sarà promossa la cultura della solidarietà”.

Papa Francesco ha raccomandato che la pandemia sia una opportunità di radicare nel nostro futuro il valore della fraternità e della coesistenza comune.  L’emergenza planetaria in corso può cambiare i nostri modelli di vita, di consumo, di sviluppo?

“Come avviene in tempi di crisi, in questa emergenza siamo chiamati a decidere, a scegliere come continuare le nostre attività, come reimpostare alcuni nostri atteggiamenti, le nostre relazioni, i nostri comportamenti, i nostri criteri. Un mio confratello mi dice che in questa emergenza ritiene determinante la scelta di appartenere a un’unica storia che è universale. Non solo il riconoscimento di un dato di fatto. Ma una scelta che coinvolge tutto il nostro vissuto. Fin da adesso la nostra vita cambia se respiriamo al ritmo di una responsabilità dettata dall’appartenenza all’unica famiglia umana. Nella Lettera che citavo prima si parla della scelta della solidarietà con l’altro che “è parte di me”. Siamo interdipendenti. La scelta di contribuire al bene influisce sull’equilibrio e sulla sostenibilità comune. Il male che facciamo agli altri è a noi stessi che lo facciamo”.

Alla giornata di preghiera e digiuno hanno aderito numerose personalità.  Può essere l’occasione per favorire la globalizzazione della solidarietà invece di quella dell’indifferenza?

“Nei giorni più difficili della pandemia il segretario generale delle Nazioni Unite fece un appello per un cessate il fuoco mondiale per dare alle persone coinvolte in zone di conflitto la possibilità di far fronte al contagio, favorendo in questo modo la globalizzazione della solidarietà invece di quella dell’indifferenza. Il momento di preghiera e di digiuno per l’umanità colpita dalla pandemia, come tutti i tempi di preghiera e di digiuno, può diventare occasione di conversione, a partire dal riconoscimento dei propri errori, innanzitutto, e per cercare di riformarsi, con la lucidità di una volontà che elabora principi sapienziali per praticarli. Nel “Principio e Fondamento” degli Esercizi Spirituali sant’Ignazio di Loyola sostiene che l’essere umano è creato per lodare, riverire e servire Dio nostro Signore. Per spiegare la lode sant’Ignazio aggiunge due termini: la riverenza e il servizio. Nella Bibbia la riverenza  è la consapevolezza di essere creature limitate, e di essere dipendenti dal Creatore. Il servizio è la pratica di questa consapevolezza e comporta il dono di sé. La solidarietà e la globalizzazione della solidarietà, per sant’Ignazio di Loyola, è la vocazione di ogni essere umano, e accomuna tutta la famiglia umana. In essa si riconoscono tutti i figli dello stesso Padre: ebrei, cristiani, musulmani, buddisti, atei… Tutti”.

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Questa voce è stata pubblicata il 14/05/2020 da in Dialogo Interreligioso, ITALIANO con tag .

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Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
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