COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

Blog di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA – Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa MISSIONARY ONGOING FORMATION – A missionary look on the life of the world and the church

1960-2020: Africa – sessant’anni di indipendenza, quanta democrazia?

Dossier
L’Africa oggi: sessant’anni di strategie, progressi e false partenze
Giovanni Carbone |Camillo Casola
28 aprile 2020
https://www.ispionline.it

africa_indipendenze

Il 1960 fu “l’anno dell’Africa”. Non solo diversi paesi a sud del Sahara ottennero proprio in quel momento l’indipendenza, affrancandosi formalmente dal dominio coloniale britannico o francese, ma è rimasto nella memoria come l’anno di avvio di una storia nuova. Quella, appunto, dei nuovi stati africani e delle loro ambizioni di sviluppo politico, economico e sociale. Sono passati esattamente sessant’anni da allora: decenni indubbiamente complessi, forse anche più di quanto ci si attendesse. Tra strategie di sviluppo e risultati concreti; traiettorie nazionali e processi di integrazione regionale; ingerenze esterne, conflitti, aperture democratiche, e oggi lo spettro di una nuova crisi economica: come è cambiata l’Africa? E quali prospettive future la aspettano?

Africa: quanta democrazia a sud del Sahara?

Alessandro Pellegata
28 aprile 2020
https://www.ispionline.it/

A distanza di sessant’anni dalle prime indipendenze in Africa sub-Sahariana è importante ricostruire come si è evoluta la traiettoria intrapresa dai diversi paesi in termini di sviluppo democratico e quale scenario oggi la regione presenta ai nostri occhi.

Solo sette dei 37 paesi che alla fine degli anni Sessanta avevano proclamato la propria indipendenza, pari a circa il 20%, avevano assetti istituzionali che, seppure ancora piuttosto fragili, venivano considerati democratici dai principali indicatori utilizzati per classificare i regimi politici (Polity IV project). Tra questi, quasi tutti (in particolare, stati come Botswana, Nigeria e Uganda) erano ex colonie britanniche che adottavano sistemi parlamentari simili a quello della ex madrepatria. A essi si affiancavano altri nove paesi (tra cui Congo-Kinshasa, Ghana e Kenya) in cui i primi leader post-indipendenza erano saliti al potere a seguito di elezioni multipartitiche seppure in contesti che non raggiungevano gli standard minimi richiesti per poter essere definiti democrazie. Quindi poco meno della metà dei leader in carica in Africa sub-Sahariana al momento dell’indipendenza aveva una qualche forma di legittimazione elettorale.[1]

A distanza di pochi anni questo scenario muta radicalmente. Botswana e Mauritius sono gli unici due paesi sub-Sahariani che nell’arco di sei decadi vengono sempre classificati come democratici. Tutti gli altri regimi politici che presentavano una qualche forma di apertura alla competizione multipartitica, se non istituzioni democratiche vere e proprie, si sono invece presto trasformati in regimi autoritari. Ciò è avvenuto attraverso due diverse traiettorie che però hanno condotto al medesimo risultato: per circa tre decenni, dai primi anni Sessanta ai primi anni Novanta del secolo scorso, l’Africa sub-Sahariana è stata quasi interamente caratterizzata dall’assenza di procedure elettorali per la scelta dei propri leader. In alcuni stati, come ad esempio Kenya e Zambia, i “padri della patria” Jomo Kenyatta e Kenneth Kaunda hanno rapidamente trasformato i loro paesi in regimi presidenziali a partito unico, rimanendo al potere per molti anni o cedendo ai loro delfini la carica di presidente. In altri stati, tra i quali Nigeria e Sierra Leone, la stabilità democratica dei primi anni Sessanta ha presto lasciato la scena a un susseguirsi di colpi di stato, dittature militari e, almeno in alcune fasi, anche guerre civili.

Dalla metà degli anni ’90 del secolo scorso però, molti paesi, anche tra quelli che avevano instaurato i regimi autoritari più chiusi, hanno via via adottato importanti riforme che hanno portato alla (re)introduzione di elezioni aperte alla competizione tra opposti schieramenti politici. Tali processi di riforma sono avvenuti sulla spinta sia di fattori esterni, come la fine della Guerra fredda e dell’egemonia operata da USA e URSS sul continente africano, sia delle pressioni da parte dell’opinione pubblica interna che, in una sorta di “effetto a catena”, vedeva sempre più paesi vicini aprirsi al multipartitismo. Questo nuovo scenario è andato consolidandosi nel corso dei due decenni successivi, in cui solo otto paesi hanno sperimentato colpi di stato con un conseguente ritorno autoritario. Ad oggi circa il 43% degli stati sub-Sahariani è considerato democratico (dati Polity IV al 2017) e solamente 4 paesi – Eritrea, eSwatini, Somalia e Sudan del Sud – non tengono periodicamente elezioni multipartitiche.

Per capire qual è stato l’impatto delle riforme anche in quei regimi politici che, pur non raggiungendo gli standard minimi di democrazia, organizzano elezioni multipartitiche periodiche è opportuno indagare com’è cambiata nel corso degli anni la dinamica della competizione politica per la formazione del governo. La figura 1 mostra il numero complessivo di successioni e alternanze elettorali avvenute in tutti i paesi sub-Sahariani nei sei decenni tra il 1960 e il 2020 (dati aggiornati al 29 Febbraio). Con successione elettorale indichiamo la situazione in cui, a seguito di elezioni multipartitiche, il nuovo leader che entra in carica – presidente nei sistemi presidenziali o primo ministro nei sistemi parlamentari – appartiene alla stessa forza politica del suo predecessore, mentre con alternanza ci riferiamo alla situazione in cui il nuovo leader eletto appartiene a uno schieramento politico che quando il suo predecessore era in carica si trovava all’opposizione.

demoafrica

Il grafico mostra chiaramente come tra il 1960 e il 1990 i cambiamenti di leadership di tipo elettorale siano stati un’estrema rarità. In tutto il subcontinente si sono avuti solo sei casi di successione elettorale e tre casi di alternanza al governo, due dei quali peraltro concentrati nei primi anni post-indipendenza. È evidente però come il panorama appaia radicalmente diverso a partire dagli anni Novanta, quando la maggior parte dei regimi politici si è aperto al multipartitismo. Sia il numero di successioni che quello di alternanze è decisamente cresciuto rimanendo stabilmente superiore ai 10 episodi in ognuno dei tre decenni successivi. Un dato su cui porre la nostra attenzione è quello dell’alternanza di governo che nel primo decennio post apertura contava già 18 episodi, un numero sei volte superiore a quello dell’intero periodo 1960-1990. Tra questi emergono casi particolarmente significativi in cui leader autoritari di lungo corso, come Mathieu Kérékou in Benin e Hastings Banda in Malawi, si candidarono alle prime elezioni multipartitiche tenutesi nei loro paesi, persero e accettarono di farsi da parte. Il dato sulle alternanze al governo si è ulteriormente consolidato nel decennio in corso con un “record” di 21 alternanze; un numero che potrebbe crescere ancora da qui a dicembre.

In conclusione, vale la pena ricordare che l’apertura al multipartitismo non ha avuto un impatto solamente sulle dinamiche di competizione politica ma anche sui livelli di sviluppo espressi dai paesi sub-Sahariani. Un più ampio studio condotto sulla base dei dati dell’Africa Leadership Change Project [2] mostra come i regimi con il maggior numero di elezioni multipartitiche e di alternanze di governo presentino tassi più alti di crescita economica, migliori di condizioni di benessere per i propri cittadini, amministrazioni statali più solide e minori livelli di corruzione rispetto ai regimi meno aperti al cambiamento politico.

1 In questo gruppo di paesi non rientra il Sudafrica in cui, sino al termine dell’apartheid, il suffragio era ristretto alla sola minoranza bianca.

2 Giovanni Carbone – Alessandro Pellegata, Political leadership in Africa. Leaders and development south of the Sahara, Cambridge University Press, 2020

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 16/05/2020 da in Attualità sociale, ITALIANO con tag , .

  • 437.017 visite
Follow COMBONIANUM – Spiritualità e Missione on WordPress.com

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

Segui assieme ad altri 857 follower

San Daniele Comboni (1831-1881)

COMBONIANUM

Combonianum è stata una pubblicazione interna nata tra gli studenti comboniani nel 1935. Ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e di patrimonio carismatico.
Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
Pereira Manuel João (MJ)
combonianum@gmail.com

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica. Immagini, foto e testi sono spesso scaricati da Internet, pertanto chi si ritenesse leso nel diritto d’autore potrà contattare il curatore del blog, che provvederà all’immediata rimozione del materiale oggetto di controversia. Grazie.

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: