COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

Blog di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA – Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa MISSIONARY ONGOING FORMATION – A missionary look on the life of the world and the church

Ricordando P. Anselmi Romualdo


Anselmi


Funerale del P. Romualdo Anselmi

Romualdo era nato in un paesino della valle d’Illasi, Selva di Progno, 90 anni fa. Paese di origine cimbra, come di origine cimbra è il suo cognome, Anselmi. I libri di storia dicono che le  popolazioni che per prime occuparono queste zone erano di origine bavaro-tirolese che alla fine del XII secolo, per concessione di un vescovo, poterono colonizzare le montagne. Vi hanno portato lo loro fede cristallina e con costanza e determinazione, in mezzo a enormi difficoltà seppero trasformare i terreni montani incolti in luoghi abitabili e coltivabili. Un cimbro illustre di queste zone fu il P. Carcereri, dal carattere forte e volitivo a cui Comboni scrisse: “Vi amo sempre come vi ho amato perché siete sempre cimbro primogenito”. “Cimbro” si definì anche il Comboni  quando volle mostrare la sua inflessibilità e la sua fermezza nelle decisioni. “Ricordi, ché io son Cimbro: Indrio ti e anca muro”, scrisse al card. Franchi. 

Mi sembra che alcune caratteristiche proprie di queste popolazioni siano state ben presenti nel modo di essere missionario del P. Romualdo: determinazione, costanza, testardaggine e continuità nel fare il bene, una fede “profonda, antica, straordinaria”, che ha manifestato fino agli ultimi giorni della sua vita. Se nel lavoro missionario dei suoi 50 anni di Mozambico ha mostrato capacità di lavoro notevoli e continuità di impegno nelle attività pastorali, anche a Castel d’Azzano non è stato da meno. Le ultime “litigate” con il personale sanitario sono state di pochi giorni fa, quando volevano tenerlo in stanza e impedirgli di andare in chiesa a pregare, visto che anche lui era uno dei tredici positivi al test sierologico e doveva fare due settimane di isolamento. Fiato sprecato: appena l’infermiere si allontanava, con le poche forze e il poco fiato che gli erano rimasti, si dirigeva imperterrito alla cappella. Non poteva stare lontano dal Signore. Poco importava se poi lo si trovava addormentato sulla carrozzina: l’importante era essere là, davanti al Signore che ha amato e servito tutta la vita. 

Nel dialogo con lui, più di una volta abbiamo parlato dell’imminente incontro con Dio. “Romualdo, hai servito il Signore tutta la vita. Pensi che il Signore sarà contento di te?” “Non lo so, rispondeva, però quando ero in missione in Mozambico, tutti i giorni andavo fuori per visitare le comunità, formare i catechisti, celebrare la liturgia, visitare I malati … Tutti i giorni, tutti i giorni…” ripeteva. Si può dire che ha amato i fratelli e ha servito il Signore.

Il giorno in cui è passato da questo mondo al Padre, il libro degli Atti degli apostoli parlava dei “nostri carissimi Paolo e Barnaba, uomini che hanno rischiato la loro vita, per il nome del nostro Signore Gesù Cristo”. 

Romualdo ha fatto parte di quella schiera di grandi missionari che hanno marcato la storia della Chiesa del Mozambico, e, per anni, in quella tormentata terra hanno saputo rischiare e perdere la vita per amore di Gesù. Vedendo arrivare il lupo, non sono fuggiti: sono rimasti accanto al gregge, sempre. Pensiamo a Fr. Alfredo Fiorini a cui è dedicato questo Centro, a Sr. Teresa Dalle Pezze, anche lei veronese e quindi a quel gruppo unitissimo, solidale e fraterno di missionari “mozambicani” che hanno trascorso gli ultimi anni della loro vita in questa casa: Fr. Giovanni Tomas, P. Graziano Castellari, P. Francesco Antonini, P. Gino Centis, P. Romualdo Anselmi. A questi possiamo aggiungere P. Cornelio Prandina, P. Bruno Tonolli, deceduto da poco, che vi ha trascorso i primi 6 anni della sua vita missionaria, P. Firmino Cusini, spentosi da poco a Milano, che vi è rimasto ininterrottamente dal 71 fino a pochi mesi fa. E non dimentichiamo il P. Jacob Sodokin, beninese, che vi ha trascorso le primizie del suo sacerdozio, prima di spegnersi, quarantenne, nel paese natio, il Benin. 

Questi confratelli sono patrimonio prezioso dell’Istituto e il suo orgoglio. Lo Spirito che Gesù ha consegnato morendo sulla croce, è stato raccolto da loro che hanno disprezzato la vita fino a perderla per amore, come il Maestro e il Signore. Hanno raccolto anche la sua sete, trasformandola in zelo missionario, in passione verso i più “necessitosi e derelitti”, come amava ripetere Comboni.

Abbiamo scelto il Vangelo di Giovanni perché sotto la croce di Gesù era presente Maria, sua madre e Madre della Chiesa. Pensiamo che Maria è stata vicina al P. Romualdo sempre, fino agli ultimi istanti della sua vita. La devozione alla Madonna è stata una delle caratteristiche della vita di P. Romualdo. Quanti pellegrinaggi a Medjugorje, quante persone confessate, quanti rosari recitati, quante immagini di Maria con cui aveva tappezzato la sua stanza e quante polemiche  attorno alle apparizioni… Ha sostenuto la giusta causa della presenza di Maria nella vita della Chiesa, come compagna di viaggio del missionario, come madre a cui si può e si deve ricorrere nelle difficoltà. Non dimentichiamo che ci ha lasciati nel tempo di pasqua, il tempo della risurrezione; durante il mese di maggio, dedicato al Rosario e il giorno successivo alla Madonna di Fatima. Il tredici maggio è stata una giornata vissuta serenamente, con le forze che gli erano tornate, in cui ha pronunciato probabilmente le ultime parole, e in cui ha recitato l’Ave Maria con l’ultimo filo di voce.

Grazie, P. Romualdo. Ci dispiace darti l’ultimo addio con la cappella vuota… Ci dispiace soprattutto perché con te se ne va “l’ultimo dei mozambicani”, l’ultimo di un gruppo che ci ha evangelizzato per l’unione, la fraternità, l’amicizia, la gioia di ritrovarsi associati dalla missione. Lo sai che i confratelli ti hanno voluto bene e ti hanno stimato. Hanno visto in te il missionario vero, un pastore secondo il cuore di Dio e non ti dimenticheranno. Continua a essere cimbro e testardo nella preghiera e ricordati di noi perché le forze non vengano meno in questa assenza forzata dalla vita comune e dall’incontro con il Signore. E che, anche grazie la tua intercessione,  questo virus sia sconfitto e possiamo continuare a servire il Signore in serenità. E visto la tua confidenza con la Madre del Signore, chiedi per noi la sua preghiera e la sua consolazione per questo tempo di “fitta oscurità”. Amen. 

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Questa voce è stata pubblicata il 18/05/2020 da in ITALIANO, Vocazione e Missione con tag .

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San Daniele Comboni (1831-1881)

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Combonianum è stata una pubblicazione interna nata tra gli studenti comboniani nel 1935. Ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e di patrimonio carismatico.
Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
Pereira Manuel João (MJ)
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